I mezzi di comunicazione di massa sottolineano con enfasi le stime sull’incremento del Pil nel secondo trimestre dell’anno, stime comunicate dall’Istat.

Si tratta della seconda stima, il prossimo mese avremo la stima definitiva, ripeto, relativa al secondo trimestre dell’anno. I dati non si discostano dalla prima stima resa nota il mese scorso, ossia una crescita del 2,7% nei confronti del trimestre precedente, e quindi una crescita consolidata per l’anno in corso del 4,7%.

Non sto scherzando, ma se voi leggete la notizia sul sito ufficiale dell’Ansa, ossia è la prima agenzia di informazione multimediale in Italia e la quinta al mondo, leggerete che riporto fedelmente “Il dato conferma le stime preliminari e vede per l'ano in corso una crescita già acquisita del 4,7%”.

Io capisco il refuso, ma proprio quello … no! 

Scusate signori dell’ANSA, ma prima di pubblicare qualcosa sul vostro sito non c’è una persona che controlla eventuali refusi? No? I tagli al personale evidentemente hanno anche queste conseguenze.

Comunque torniamo a noi, ripeto, non c’è stata alcuna sorpresa, al momento quindi si conferma una ripresa di meno della metà della perdita di Pil avuta nel drammatico 2020.

Quindi non sarà facile, per non dire impossibile, tornare ai livelli pre Covid prima del 2023.

Oltretutto questa ripresa del Pil italiano lascia anche in molti analisti più di qualche perplessità, ed effettivamente le crisi aziendali rimangono stabili, per non dire che aumentano, non ci sembra di riscontrare un boom del comparto servizi, quindi occorrerebbe capire bene da dove arrivano i segni più.

I dati ufficiali dell’Istat indicano un forte recupero dell'attività produttiva ed un aumento marcato del valore aggiunto sia nell'industria, sia nel terziario. Sarà … ma …

I dati ufficiali parlano di consumi finali nazionali in aumento del 3,4%, gli investimenti fissi lordi salgono del 2,4%, le importazioni del 2,3% e le esportazioni del 3,2%.

Notizie non troppo positive invece arrivano dal lato dei prezzi, l’inflazione sembra possa tornare ad essere un problema, per la prima volta dal 2013 supera la soglia fatidica del 2%. Insomma si trova sul valore più alto degli ultimi otto anni.

Attenzione, quello dell’inflazione non sarebbe un brutto dato se in questi ultimi otto anni non fosse stata immessa nel sistema una quantità stratosferica di moneta, ossia la crescita dei prezzi non può essere messa in relazione con un miglioramento della nostra economia, ma semplicemente con la crescita smodata di operazioni di finanza straordinaria effettuate dalla Banca Centrale Europea.

Il super quantitative easing ha certamente drogato il mercato dei capitali, la crisi aveva nascosto questo smisurato intervento, ma ora comincia a manifestarsi una situazione che potrebbe diventare preoccupante.

Ovviamente quella immissione monetaria ha riguardato tutta la zona euro, o meglio tutta l’Unione europea, infatti il dato più significativo arriva infatti da Eurostat, ossia la società di Statistica a livello europeo.

Comunque per limitarci all’area euro per la prima volta da diverso tempo il dato sull’aumento dei prezzi ha raggiunto il livello di guardia: il 3%.

In questo caso stiamo parlando di dati mensili quindi ci stiamo riferendo al mese di Agosto. Il balzo che ha avuto è stato decisamente allarmante visto che nel mese precedente, ossia luglio, ci si era fermati ad un +2,2%.

Ovviamente tutti i media mainstream si sono affrettati a dare tutta la colpa ai prodotti energetici che effettivamente hanno subito forti aumenti, ma personalmente ritengo che non ci si debba limitare a quelli, aumenti di prezzo, personalmente, li ho riscontrati in tantissimi ambiti.

Attenzione perché a breve vedrete che l’inflazione diventerà un problema, e c’è quasi da augurarselo perché se così non fosse vorrebbe dire che saremmo ripiombati in una forte crisi economica, quindi … insomma … non si sa cosa augurarci.

Per concludere, se si leggono articoli tipo quello apparso sul Fatto Quotidiano 

Reddito di cittadinanza, i percettori e il lavoro: “Continuo a cercare, offerte solo in nero e non più di 700 euro al mese. E sono laureato”. “Un posto ce l’ho, ma prendo 290 euro”.

Articolo del quale vi leggo solo le prime righe:

Il lavoro che non si trova perché “troppo vecchi“. O perché il curriculum è troppo brillante e “nessuno vuole un cameriere con il dottorato“. Le offerte in nero, 10 ore al giorno per poche centinaia di euro al mese. I lavoretti accettati comunque, anche se a 60 anni il facchinaggio e la raccolta delle olive o dei pomodori sono pesanti. Il desiderio di sostituire il sussidio con uno stipendio – e il disagio provato nel sentirsi definire “fannulloni” – è una costante nelle decine di testimonianze di percettori di reddito di cittadinanza raccolte da ilfattoquotidiano.it

E leggete voi il resto dell’articolo.

Se si leggono articoli del genere, dicevo, si fa fatica a farli quadrare con i toni trionfalistici sui dati del Pil del nostro Paese.

Insomma non si sa a chi credere.

Concludo con una informazione di servizio. Questa sera dalle ore 19 e 30 circa sarò presente, col Senatore Paragone, al presidio che terremo davanti al Palazzo di Giustizia a Milano, che si trova in Via Freguglia.

E’ l’esordio della nuova campagna che abbiamo chiamato “C’è un Giudice a Berlino?”. Da tempo infatti riteniamo che le iniziative prese dal Governo siano in chiaro contrasto con i dettami costituzionali.

Ci sarà pure un Giudice che ha a cuore le libertà personali, libertà personali che pensavamo tutti di aver acquisito per sempre.

Ebbene davanti al Palazzo di Giustizia di Milano questa sera io ci sarò, il Senatore Paragone ci sarà, e voi? Ci sarete?

Sono certo di sì e così sarò felice di stringere la mano e scambiare qualche battuta con tutti coloro che vorranno partecipare.

A dopo quindi.