Arrivano i dati dell’andamento economico dei Paesi europei nel primo trimestre dell’anno e … neanche a farlo apposta, non solo sono deludenti, ma peggiori delle attese.

Ed attenzione stiamo parlando del primo trimestre, quindi il conflitto russo/ucraino influisce solo in maniera parziale.

Diciamolo subito l’Italia è la peggiore, forse per molti di voi non è una sorpresa, però è davvero sconfortante. Ed attenzione perché io temo proprio che i dati forniti siano stati anche edulcorati.

Al solito, naturalmente, nessuno è in grado di mettere in dubbio quelle stime, quindi … insomma … l’Istat ossia l’Istituto Italiano di Statistica e l’Eurostat ossia l’Istituto Europeo di Statistica, non possono essere smentiti.

O meglio possono essere smentiti dal buon senso e dalla realtà dei fatti.

Noi siamo però costretti a prendere in esame i loro dati, non possiamo fare altrimenti ed allora eccoli:

Nel primo trimestre dell’anno il Prodotto Interno Lordo dell’Italia è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, ma l’Istat esulta facendo notare che nel Def era previsto un calo dello 0,5%. Chi s’accontenta …

La Francia è rimasta ferma, ossia il Pil nel primo trimestre è rimasto invariato, mentre il Pil è cresciuto dello 0,2% in Germania e dello 0,3% in Spagna.

Se la cosa può consolarci ricordo che ieri era stato reso noto il dato degli Stati Uniti che nel primo trimestre dell’anno hanno subito un vero tonfo, il Pil, infatti è sceso dell’1,4% un dato più che allarmante in quanto gli analisti avevano previsto un aumento dell’1%.

Ma viste le buone notizie che arrivano dall’economia a stelle e strisce (sono ironico, sia ben chiaro), il Presidente Biden ha chiesto al congresso altri 33 miliardi di dollari per acquisto di armi da inviare in Ucraina, penso che i lavoratori statunitensi siano felici della notizia.

Ma torniamo a casa nostra, il calo del Pil è dovuto essenzialmente al tonfo dei servizi, l’industria infatti ha fatto registrare una sostanziale parità mentre l’agricoltura è addirittura cresciuta.

Ma a me pare veramente singolare la “tenuta” dell’industria, come vi avevo detto, perlomeno nel mio microcosmo, la situazione per la nostra industria era da considerare piuttosto critica, principalmente per i rincari energetici, ma anche per la difficoltà nell’approvvigionamento delle merci.

Ed in effetti è parso strano anche a Confindustria che si è affrettata a comunicare che l’industria italiana risentirà pesantemente della crisi nel secondo trimestre, e se lo dice Confindustria che ha sempre cercato di edulcorare la pillola, possiamo esser certi che davvero nel secondo trimestre arriverà una botta dura da digerire.

E che dire del terzo e quarto trimestre? Vabbé, ma non spingiamoci troppo in là e rimaniamo sui dati economici attuali e diamo uno sguardo a quelli relativi all’aumento dei prezzi.

Anche sotto questo punto di vista le notizie non sono buone, nonostante cerchino ancora di indorare la pillola dicendo che ad aprile, attenzione il dato sull’inflazione è mensile non trimestrale, ad aprile, dicevo, l’aumento dei prezzi ha rallentato.

Ha rallentato l’aumento, ma comunque c’è stato, quindi ad aprile i prezzi sarebbero (io uso il condizionale) aumentati dello 0,2% e siamo al 6,2% su base annua, quindi sui massimi dal 1991 (ossia da oltre 30 anni).

In questa classifica, tuttavia, non siamo i peggiori, c’è chi fa peggio di noi.

L’inflazione media su base annua dell’area euro, quindi rilevata da Eurostat, è del 7,5% in aumento dal precedente 7,4%.

In Germania il tasso d’inflazione su base annua ad aprile è risultato del 7,4%, ma l’aumento dei prezzi è particolarmente sensibile in Spagna ad aprile è stato calcolato all’8,4% ma a marzo era addirittura schizzato al 9,8%.

Gli spagnoli quindi non hanno troppo di che vantarsi nel vedere il loro Pil salire dello 0,3% nel primo trimestre dell’anno, con un tasso d’inflazione del genere hanno ben poco da stare allegri.

Ma ripeto, questi tassi di inflazione sono una vera mazzata per i cittadini che vedono intaccare il potere d’acquisto dei loro salari, ed andando avanti di questo passo è chiaro che la situazione non potrà che peggiorare.

Ripeto a mio avviso sarà dall’industria che nei prossimi mesi arriveranno le notizie peggiori, e chiaramente la crisi industriale va ad intaccare i servizi e naturalmente anche le finanze pubbliche.

Se le industrie non guadagnano non pagano imposte, o meglio ne pagano molto meno perché sappiamo che in Italia le imposte, per una certa parte, si pagano anche se non si hanno utili.

E per concludere andiamo a vedere un altro comparto che sapete io considero importantissimo, anzi vitale per la nostra economia, come vanno le nostre Banche?

Le notizie, ovviamente, devono in questo caso giungere da Bankitalia che avrebbe tutta la convenienza, anche lei, a gettare acqua sul fuoco, a non drammatizzare a minimizzare, ed invece sentire cosa c’è scritto nel “Rapporto sulla stabilità finanziaria” pubblicato appunto dalla nostra Banca d’Italia.

La guerra rappresenta una significativa fonte di incertezza per il sistema bancario; può produrre conseguenze rilevanti attraverso molteplici canali, di natura finanziaria ed economica.

Ed ancora

L'esposizione diretta verso controparti russe è nel complesso limitata, ma concentrata nei due gruppi di maggiore dimensione e appare gestibile.

Ovviamnte quando parla dei due gruppi di maggiore dimensione si riferisce ad Intesa ed Unicredit.

Ed infine:

Le conseguenze del conflitto sono potenzialmente rilevanti; tuttavia le esposizioni dirette attraverso esportazioni nei mercati interessati appaiono contenute. 

Insomma si cerca di minimizzare, ma non si possono nascondere le forti preoccupazioni.

Ed ora a voi cari ascoltatori un commento a questi dati ed a queste prospettive.