È dal 2015 che il ministero delle Infrastrutture ha avviato una strategia di revisione progettuale delle grandi opere previste dalla precedente Legge obiettivo, Torino-Lione compresa. I risparmi sono notevoli, pur senza inutili e costosi contenziosi.

La nuova strategia infrastrutturale

Dal 2015 il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sviluppato una strategia di politica infrastrutturale che ha cercato di superare gli errori del passato derivanti dalla Legge obiettivo, che non aveva una coerente pianificazione strategica, un’accurata valutazione dei costi e dei benefici delle soluzioni alternative e una condivisione con i territori, e con un livello di realizzazioni molto basso e una modesta qualità delle opere realizzate. La nuova strategia introdotta con l’allegato al Documento di economia e finanza 2016 ha richiesto non pochi passaggi normativi e regolamentari. Ha anche dovuto incorporare l’esigenza di non paralizzare l’attività degli investimenti pubblici in corso in una fase di debole ripresa dalla lunga recessione, in cui la paralisi avrebbe avuto effetti macroeconomici disastrosi, oltre a generare contenziosi e costi per le amministrazioni pubbliche che avevano sottoscritto obbligazioni giuridicamente vincolanti (Ogv). Iniziare una sorta di “valutazione universale” delle opere già decise, finanziate e in parte realizzate avrebbe comportato troppi rischi – politici, economici, giudiziari e diplomatici – specie quando i risultati fossero stati negativi: un’opera che per Ogv deve essere portata avanti, ma che risultasse generare benefici minori dei costi (anche tenendo conto di quelli già sostenuti e irrecuperabili) sarebbe un imbarazzante casus belli politico e un caso giudiziario (anche internazionale, in alcuni casi) interminabile.