La bassa crescita economica mette in dubbio la futura sostenibilità del sistema pensionistico definito nel 1995. Ma il governo è impegnato su questioni di breve termine, come “quota 100”, la pensione di cittadinanza e i tagli per i pensionati d’oro.

Sostenibilità del sistema in dubbio

Tra il 2008 ed il 2017 la crisi economica e finanziaria ha ridotto sensibilmente la crescita reale del prodotto dell’economia italiana. Il costo del rallentamento sugli importi delle pensioni future, calcolate con la regola contributiva, potrebbe portare a riduzioni non trascurabili rispetto a quanto atteso al momento dell’introduzione del nuovo regime nel 1995.

Nel corso del 2018 varie organizzazioni nazionali e internazionali, dalla Ragioneria generale dello stato al Fondo monetario, alla Commissione europea, hanno rivisto al ribasso le prospettive di crescita di lungo periodo dell’economia italiana. Se gli scenari più pessimisti si realizzassero, la sostenibilità del sistema pensionistico tornerebbe in discussione e il rapporto tra spesa per pensioni e Pil potrebbe aumentare tra i 2 e i 6 punti percentuali rispetto ai valori previsti nelle proiezioni formulate nel corso del 2015.

In ogni caso, quindi, una crescita economica più bassa rispetto a quella immaginata nel 1995, nel momento dell’introduzione del sistema contributivo, mette in discussione l’adeguatezza delle prestazioni, la sostenibilità finanziaria e la capacità del sistema di reagire agli shock economici e finanziari. Un po’ paradossalmente quindi un metodo di calcolo delle pensioni introdotto più di venti anni orsono che, a causa di una transizione scandalosamente lunga, inizia solo in questi anni ad esercitare effetti finanziari, necessiterebbe di interventi strutturali per funzionare adeguatamente e per essere tenuto lontano dagli appetiti della politica.