Per riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus, per permettere una ripresa dell'economia dei paesi europei e per proteggere i posti di lavoro, la Commissione Europea ha proposto il 26 maggio 2020 un importante piano di ripresa, il Recovery Plan, appunto.

Il 21 luglio 2020 i leader dell'UE hanno concordato questo piano di ripresa e il quadro finanziario pluriennale per il 2021-2027. La decisione su come sfruttare le risorse, dovrebbe essere approvata dagli Stati membri quanto prima possibile.

La Commissione Europea ha ricevuto un totale di 13 piani di recupero e resilienza, da Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Austria, Portogallo, Slovacchia e Slovenia, ha confermato l'esecutivo europeo.

Bruxelles ha affermato che "continuerà a lavorare a stretto contatto con gli altri Stati membri per aiutarli a sviluppare piani di alta qualità ”.

La Commissione europea afferma che questi fondi dell'UE svolgeranno "un ruolo cruciale nell'aiutare l'Europa a uscire più forte dalla crisi e garantire transizioni verdi e digitali".

L'esecutivo dell'UE ha ora due mesi per valutare i piani, sulla base di undici criteri, tra cui l'obiettivo di dedicare almeno il 37% della spesa a investimenti e riforme a sostegno degli obiettivi climatici e il 20% alla transizione digitale.

Le priorità che la Commissione Europea vuole raggiungere con i Recovery Plan

La scorsa settimana, poco prima della scadenza del venerdì, i ministri delle finanze di Germania, Francia, Italia e Spagna hanno sollecitato la Commissione europea ad accelerare la valutazione degli investimenti.

Il presidente della Commissione ha elencato le gli obiettivi prioritari che l'Europa vuole raggiungere: 

  • Proteggere il clima;
  • Sviluppare il verde;
  • Creare posti di lavoro sostenibili;
  • Investire nella digitalizzazione;
  • Rndere l'Europa più competitiva e innovativa;
  • Rendere l'Europa più resiliente e più pronta ad affrontare crisi future;

Entro questa settimana il Consiglio dei ministri intende approvare il decreto che conterrà il via libera per le tremila assunzioni di specialisti da dedicare a questo importante tassello per lo sviluppo della nostra economia.

E poi c’è il decreto Semplificazioni, necessario per semplificare tutto il procedimento delle autorizzazioni per i lavori pubblici.

Riuscirà l'Italia a sfruttare al meglio e velocemente le risorse del Recovery Plan?

Siamo ottimisti? Non proprio. L'italia finora è sempre stata incapace di spendere i fondi europei a sua disposizione (in media dieci miliardi di euro l'anno da destinare soprattutto al Sud) e quindi il pessimismo per come il nostro Paese potrebbe gestire questi enormi fondi (duecento miliardi di euro, è più che giustificato.

Se ai duecento miliardi aggiungiamo poi anche i  fondi per gli investimenti della Bei, i fondi del Mes, il piano Sure e le risorse ordinarie destinate all’Italia dal bilancio europeo, nei prossimi cinque anni l'Italia si troverà a dover essere in grado di gestire ben 500 miliardi di euro.

Quali sono i progetti che l'italia finanzierà con il Recovery Plan?

Ancora non è chiaro. La cosa certa è che i fondi europei saranno erogati a stati di avanzamento di lavori e non in anticipo. Verranno consegnati in tranche, man mano che le fasi dei lavori andranno avanti. Ma i progetti per questi lavori ancora non ci sono.

La vera sfida è mettere sul tavolo dei progetti che siano per il vero interesse del paese, del popolo e che non si dia seguito all'assalto dei fondi, per far approvare il progetto che sta a cuore a questo o a quell'altro partito, a questo o a quell'altro politico. 

Ci fidiamo di Draghi? Sicuramente è una figura di spicco e degna di fiducia, non è il primo arrivato. Ma non ha mai avuto a che fare con i politici, non è mai stato un politico e potrebbe non essere abituato ai giochi di palazzo che si verificano sempre, figurarsi quando sul piatto ci sono quasi 500 miliardi di euro.

I progetti per il recovery plan saranno presentati in tempo?

Anche questo è un bell'enigma. Considerando che solo per approvare un primo progetto embrionale riguardante l'assegno unico per i figli, ci sono voluti la bellezza di 1007 giorni! E considerando che il tempo medio di iter parlamentare per approvare una legge di inizativa giovernativa è di circa 312 giorni, le prospettive non sono clementi e il futuro non sembra proprio roseo.

I tempi lenti, a volte lentissimi, di Camera e Senato rischiano di mettere in serio pericolo il cammino spedito che invece dovrebbe avere il Recovery Plan, per rispettare la tabella di marcia stabilità da Bruxelles.

I tempi questa volta non sono una "probabilità" non sono una "scelta" dei paesi, ma sono una "necessità". Senza il rispetto dei tempi stabiliti dall'Europa, infatti, non ci sarà alcuna erogazione. 

Sui tempi di approvazione dei progetti per il recovery plan anche Mattarella ha espresso preoccupazione e ne ha parlato anche il Presidente della Repubblica in un colloquio con i presidenti di Camera e Senato. 

Il Recovery Plan e l'attuazione del Pnrr

I primi decreti in agenda riguardano le semplificazione (per i lavori pubblici) e la governance del Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il piano si compone di sei missioni:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile
  • Istruzione e ricerca
  • Inclusione e coesione
  • Salute

Anche i provvedimenti di ripresa e resilienza varati dal Parlamento avranno una corsia più veloce.

Sono ben 9  i progetti  annunciati dal governo:

  1. Riforma della giustizia tributaria;
  2. Incentivi dedicati alle imprese e allo sviluppo al Sud;
  3. Disegno anticorruzione;
  4. Delega per la riforma fiscale;
  5. Riforma degli ammortizzatori sociali;
  6. Riforma della proprietà industriale;
  7. Lauree abilitanti;
  8. Legge quadro sulle disabilità; 
  9. Prevenzione sanitaria.

Il Recovery Plan e i 312 giorni necessari in media per l'approvazione delle Camere

La media dei 312 giorni per l'approvazione di una legge di iniziativa governativa da parte delle due camere, che emerge dalle statisiche, è impietosa. Senza contare i decreti legge e i tempi per la loro conversione in legge. Per  la conversione dei Dl, invece, mediamente servono 42 giorni

Il premier lo sa perfettamente e infatti queste sono state le sue parole di qualche giorno fa:

"Le riforme saranno adottate con strumenti legislativi (disegni di legge, leggi delega e decreti legge), nei cui procedimenti di adozione il Parlamento avrà, com’è ovvio, un ruolo determinante nella discussione e nella determinazione del contenuto. Una fruttuosa collaborazione tra il potere legislativo e l’esecutivo è cruciale in questa prospettiva".

L'ultimo dossier dei tecnici della Camera sui tempi di produzione legislativa su iniziativa governativa, durante la diciottesima legislatura non è affatto confortante per i provvedimenti importanti da del  Pnrr. 

La legge sull'istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari ci ha messo 623 giorni per essere approvata da entrambe le camere. La legge di delegazione europea ha avuto bisogno di 355 giorni. La legge sulla tutela delel vittime di violenza di genere ha avuto bisogno di 174 giorni per il via libera.

Iter più lunghi per i provvedimenti volti a ratificare i trattati internazionali. Il Protocollo n. 15 relativo all'emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo ha avuto bisogno di ben 720 giorni dall'inizio dell'esame del testo, pe ressere approvato.

E come dicevamo prima, il disegno di legge di iniziativa parlamentare riguardante l'assegno unico per i figli ha assurdamente avuto bisogno di 1007 giorni dal momento della presentazione, per inglobare tutte le varie proposte ed essere approvato se pur ancora in via embrionale. 

Se pensiamo che ci sono voluti 657 giorni per arrivare a stabilire se il mal di testa da cefalea può essere considerata una malattia sociale, beh allora l'ottimismo lascia spazio ad un realismo che a volte sfocia nel pessimismo.

La corsa contro il tempo del Recovery Plan è totalmente incompatibile con i tempi necessari al nostro paese per approvare una legge. 

Intanto si è raggiunta l'intesa su una governance per il Pnrr, a tre livelli: uno politico, con cabina di regia a Palazzo Chigi e direzione generale al Mef; uno sociale con un dialogo permamente e attivo con parti sociali ed enti territoriali; uno tecnico con una segreteria tecnica presso la presidenza del Consiglio.

La cabina di regia, avrà lo scopo di indirizzare e dare impulso e coordinamento agli interventi del Pnrr.

Il governo sembra anche intenzionato a portare in Consiglio dei Ministri questa settimana stessa, il decreto che conterrà le misure per il reclutamento del personale necessario all'attuazione del Pnrr. 

In conclusione: il Recovery plan è l'unica opportunità per risolvere i problemi strutturali del nostro paese. Abbiamo solo quest'occasione. Risuciremo a portare a casa il risultato?