Come ho spiegato in diversi articoli ultimamente, le sanzioni europee, ma soprattutto italiane, verso la Russia saranno un tremendo boomerang. Nel caso specifico del nostro paese, l'Italia, che è uno dei paesi più dipendenti dal gas russo (per circa il 45% del fabbisogno totale) il paese sanzionatore, paradossalmente, rischia di avere più problemi del paese sanzionato (la Russia).

Ovvero se la Russia dovesse chiudere i rubinetti del gas, in quali modo l'Italia potrebbe sopravvivere ad un più che probabile blocco delle esportazioni di gas da parte di una Russia sanzionata e molto arrabbiata?

La Russia è sempre stata il più grande fornitore di gas naturale dell'Unione Europea. Dopo le iniziali controversie con la Russia del 2006-2009, l'Europa ha tentato di ridurre la sua dipendenza dalle importazioni russe di gas naturale, ma ovviamente, non ci è riuscita del tutto. L'Europa attualmente importa ancora dalla Russia ben il 40% del totale del fabbisogno. L'Italia ha una percentuale di dipendenza dal gas russo ancora più ampia, di circa il 45%!

Le sanzioni economiche europee contro la Russia rischiano di portare quest'ultima a bloccare completamente il gas, come rappresaglia, vendetta, chiamatela pure come volete. Ma perché mai una Russia sanzionata dovrebbe continuare ad esportare gas verso i paesi sanzionatori, se bloccando le esportazioni sa bene di metterli in difficoltà?

La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia potrebbero bloccare del tutto il gas in arrivo

L'Europa, sotto una pesante pressione degli Stati Uniti, ha imposto salatissime sanzioni economiche alla Russia che, per quanto pericolose per quest'ultima, lo sono ancora di più, paradossalmente, per i paesi stessi che hanno spiccato le sanzioni.

Se ciò dovesse accadere, come farà l'Europa e, quindi l'Italia, a sostituire le importazioni di gas russe nei prossimi inverni? Come farà l'Italia a rispondere al fabbisogno invernale dei propri cittadini? Adesso siamo alle porte della primavera, ma se il problema dovesse prolungarsi per anni?

Qualunque cosa accada, la soluzione più efficiente non è di certo sostituire semplicemente il gas russo con importazioni da un altro paese (come il Qatar per esempio). Bisogna trovare soluzioni più indipendenti e, soprattutto, più a lungo termine.

Quali sono le mosse per sopravvivere nel caso in cui la Russi interrompesse le esportazioni di Gas? Vediamo gli otto scenari possibili.

Se la Russia chiudesse il gas, primo scenario per sopravvivere: finire il gas in stoccaggio

Se la Russia dovesse bloccare le esportazioni di gas verso l'Europa e dunque anche verso l'Italia e il clima continuasse ad essere rigido come in questi giorni, il gas naturale in stoccaggio servirebbe per sopravvivere un'altra ventina di giorni e, infine, si svuoterebbe definitivamente entro fine marzo, inizi di aprile. 

Pertanto, grazie anche al fatto che la guerra è iniziata a febbraio inoltrato, questo inverno lo stiamo superando e, anche se ci dovesse essere una drammatica e repentina interruzione di gas da parte della Russia, saremmo arrivati già a primavera. Ma dall'inverno prossimo in poi, come si farà? Ed eccoci arrivati al secondo scenario.

Se la Russia chiudesse il gas, secondo scenario per sopravvivere: applicare alcune misure di emergenza

Il primo ministro norvegese lo ha già specificato qualche mese fa: ha promesso che fornirà quanto più possibile all'UE.

Purtroppo la produzione interna di gas dell'UE è limitata, sia nei Paesi Bassi che altrove. Sarebbe possibile estrarre più gas dal giacimento di Groningen; ma ottenere qualche dozzina di TWh in più all'anno richiederebbe al governo olandese di superare la normativa molto stringente che limita fortemente la produzione di gas, per prevenire i terremoti nella regione.

Pertanto una completa interruzione delle importazioni di gas russe potrebbe comportare che alcuni paesi dell'UE debbano adottare misure di emergenza prima della fine di questo inverno. Superare mezzo inverno senza le importazioni russe potrebbe essere difficile, ma non impossibile. Ma gestire la mancanza di gas dalla Russia per anni, sarebbe impegnativo, se non impossibile.

Se la Russia chiudesse il gas, terzo scenario per sopravvivere: contattare fornitori alternativi alla Russia

Contattare paesi fornitori alternativi alla Russia, potrebbe, in teoria, consentire all'UE di sostituire interamente i flussi di gas russi. 

  • Per esempio si potrebbero importare più di 400 TWh dal Regno Unito, con due gasdotti di collegamento, ma questo dipenderebbe dalla domanda interna stessa del Regno Unito.
  • Si potrebbero anche aumentare le importazioni dall'Algeria, dall'Azerbaijan, dalla Libia e aumentare le importazioni di GNL dal Qatar, che già l'anno scorso hanno toccato quota 30 miliardi di metro cubi (per l'Europa tutta).

Quest'ultima soluzione, però, non è molto fattibile perché lo sceicco del Qatar, al Thani, ha già inequivocabilmente risposto all'Europa che il gas liquido da esportare è già legato a contratti di vendita, verso mercati asiatici (Cina e Giappone) e solo un 10-15% aggiuntivo potrebbe essere disponibile per l’Europa. 

Se la Russia chiudesse il gas, quarto scenario per sopravvivere: importare il gas dagli USA

Gli Stati Uniti, fautori delle sanzioni contro la Russia, che da tempo chiedono e, quasi impongono all'Europa di limitare la propria dipendenza energetica dalla Russia, fornirebbero loro stessi il gas metano all'Europa e all'Italia, spingendo più navi metaniere verso il vecchio continente? È questo il vero obbiettivo americano?

Nei primi dieci mesi 2021 dagli Usa sono arrivati circa 20 miliardi di metri cubi di gas, ma c'è un ostacolo, se arrivasse più gas, non sapremmo dove metterlo, perché nel vecchio continente mancano questo tipo di infrastrutture. L'Europa non ha strutture sufficienti; la Germania, per esempio, non possiede alcun rigassificatore, la Spagna ne ha sei, l’Italia ne ha tre: Cavarzere, Panigaglia e Livorno.

Se la Russia chiudesse il gas, quinto scenario per sopravvivere: l'Italia aumenterebbe la produzione nazionale

Questa sarebbe una soluzione, ma solo parziale, perché l'aumento interno della produzione italiana, potrebbe aumentare solo di due miliardi di metri cubi e riempire gli stoccaggi di 1,5 miliardi di metri cubi. Inoltre si poterebbero installare altri 3 nuovi rigassificatori galleggianti, oltre ai tre già esistenti, galleggianti, che potrebbero assicurare altri 10 miliardi di metri cubi. Ma questa è una soluzione che richiederebbe molti anni.

Le infrastrutture di importazione e i mercati del gas dell'UE non sono stati progettati per rifornire tutta l'Europa centrale e orientale da ovest. Ecco perché non si può fare affidamento solo sulle importazioni di gas estero e quindi aumentare l'offerta per sostituire il blocco di gas da parte della Russia, non può essere la soluzione definitiva

Se la Russia dovesse chiudere il gas, settimo scenario per sopravvivere: ridurre la domanda

La riduzione della domanda non è un'opzione, se la Russia dovesse bloccare il gas verso l'Italia e l'Europa, anzi sarebbe una delle prime cose da fare a breve termine. 

I produttori di acciaio, di silicio, di prodotti chimici, di fertilizzanti, dovrebbero ridurre la domanda e, di conseguenza, ridurre la produzione per avere bisogno di meno gas. In uno scenario ancora più disastroso addirittura è previsto che le industrie chiudano per un certo periodo di tempo

Potrebbe anche essere imposta dal governo la riduzione del riscaldamento nelle case private e negli uffici.  Insomma ci attendono tempi davvero difficili.

Se la Russia dovesse chiudere il gas, ottavo scenario per sopravvivere: utilizzare il risparmio energetico

Se noi cittadini abbassassimo leggermente i termostati durante l'inverno o apportassimo piccoli miglioramenti di efficienza energetica equivalenti (come per esempio isolare le porte), si potrebbe risparmiare circa il 2% del gas utilizzato per il riscaldamento.

Per incoraggiare questo, i governi europei, come l'Italia, potrebbero legiferare alcuni incentivi  economici. Risparmiare energia paga. 

Ma se una sospensione del gas russo dovesse essere prolungata nei prossimi inverni, sarebbe più difficile per l'UE farvi fronte.