La Russi sta diventando sempre più simile alla Corea del Nord, con la quale condivide l'attitudine dittatoriale del proprio leader squinternato, una propaganda atta a gettare la polvere negli occhi dei propri abitanti (o sudditi, vien da dire) in stato di prostrazione e una malsana passione per le armi nucleari.

Pare che la Russia stia davvero abbandonando la rete mondiale, dopo che le grandi multinazionali del web (da META a Twitter ad Apple a Tik Tok) l'han a loro volta messa in condizione di non nuocere limitando i servizi, oscurando le mappe.

E dopo che le altre multinazionali, dei settori merceologici più svariati, da Ikea a Mac Donald's, l'ultima ha chiudere i battenti, han deciso di sospendere i loro rapporti, negozi, produzioni, importazioni, adesso la chiusura definitiva alla realtà globale pare avverrà l'11 marzo con l'impossibilità di accedere a Internet.

Se tutto ciò diventasse una realtà, anche se non sembra vi sia un'accelerazione da parte del ministero della Trasformazione digitale, questo condurrà la Russia verso un crollo in termini di performance della loro rete web. 

queste le considerazioni di Marco Iavernaro, manager di Yarix, società per la sicurezza informatica, sulle pagine di ilgiorno.it

Quello che emergerebbe, sempre secondo Yarix, come conseguenza immediata e palese, sarebbe una comunicazione stentata o impossibilitata con società e imprese che con la russia intrattengono ancora rapporti di partership o commerci.

Gli uffici amministrativi e finanziari sarebbero gettati nell'impedimento operativo più totale di rivolgersi all'esterno del Paese, a qualsiasi titolo, senza contare le imprese più digitalizzate o che di questo tipo di produttività si occupano.

La news è stata diffusa sui social da Nexta tv e anche da un messaggio riconducibile agli hacker militanti facenti capo ad Anonymous.

Leggiamo su ilgiornale.it

Questi soggetti riferibili ad Anonymous, tramite i loro account, avrebbero reso visibili dei files relativi a una documentazione da Mosca dove si evince il proposito governativo di isolare il paese dalla rete internet consultabile a livello mondiale e registrare i server in una IntraNet statale.

Da quanto si apprende dal messaggio, presumibilmente del viceministro Cernenko, facente capo al ministero si occupa di digitalizzazione e sviluppo tecnologico, l'affrancamento definitivo è previsto in data 11 marzo. 

Manca pochissimo quindi. Staremo a vedere se tutto ciò accadrà veramente e se accadrà nei termini prescritti, perchè potrebbe essere un evento epocale in termini non di protezione di uno Stato ma di limitazione della libertà dei suoi cittadini.

Il popolo russo è sotto dittatura

La disconnessione della Russia dalla rete internazionale nasconde diversi aspetti su cui vale la pena di riflettere.

Come abbiamo visto in altri articoli, la propaganda anti occidentale che promuove la visione di un'Europa cattiva  che arma l'Ucraina contro il soldato russo che rischia la vita per la patria, è già stato un tentativo del leader russo di riportare i suoi cittadini a un'estremizzazione dei valori nazionalisti e patriottici.

Un tentativo insomma, di richiamare le pecore all'ovile.

Cittadini non scemi, e dissidenti, che hanno riempito le piazze russe con i loro cortei di protesta verso una guerra iniqua di cui loro non si sentono addosso la responsabilità, un massacro che avrebbero evitato, i cui slogan sono stati soffocati nel sangue, tra arresti e manganellate.

Abbiamo visto come lo stesso Gorbaciov, ormai in fin di vita, sia sia espresso a favore di una libertà di stampa che si sta definitivamente spegnendo, se non per alcune testate coraggiose come quella del Nobel per la Pace Dmitry Muratov, che lo ha intervistato, direttore di Novaya Gazeta.

Che oltre ad essere una delle poche testate indipendenti a tentare la resistenza, è anche il giornale per cui lavorava la nota detrattrice di Putin Anna Politkovskaya, uccisa in circostanze mai chiarite. 

Alla luce di queste considerazioni, la disconnessione paventata da Putin non pare avere quelle motivazioni di sicurezza informatica a causa dei cyberattacchi che i server governativi avrebbero subito, no.

Suona come l'ultimo, estremo bavaglio.

Con questa mossa putin potrebbe suonare il Requiem della libertà di espressione del suo popolo, già martoriato da una recessione sempre più acuta a causa delle sanzioni che il loro leader si è guadagnato.

Dalla mancanza di servizi cui erano abituati (anche se i ricchi potranno sempre servirsi di Ikea in Cina o i. Kazakistan, ammesso ne riamangano, di ricchi).

Se il genocidio ucraino fa spargere lacrime amare, non crediate che i russi sotto il dominio di Putin se la passino molto meglio, sia che questa disconnessione sia una realtà o una semplice voce di corridoio: la loro libertà è già compromessa da un pezzo.

Putin vuole mantenere il regime e lo status quo

Il file sulla disconnessione ci metterebbe al corrente del fatto che per funzionare, i domini e i server dovranno essere registrati in Russia.

Inoltre sarebbe in corso una catalogazione dati emersi dai vari siti fino ad oggi.

Significherebbe che le maglie del controllo che si avvinghiano sul collo degli utenti sarebbero sempre più strette.

Inoltre sarebbere prevista una lista di 8 voci perentorie da osservare: la numero tre allude all'uso Dns entro il perimetro governato dal Cremlino. Il quarto prevede l'eliminazione di tutti i Javascript provenienti dal resto del mondo.

Il quinto vorrebbe la transizione delle pubblicazioni in hosting stranieri a quelli russi.

L'agghiacciante conclusione del messaggio è un riferimento alle risorse operanti nel settore: segnalazione in caso di rifiuto.

Con la messa in pratica di tutte le disposizioni in oggetto, centoquaranta milioni di utenti passeranno a RuNet, e potranno accedere solo a informazioni filtrate dalla propaganda vigente, approvate dal Cremlino, senza poter avere nessuna finestra, sia critica che informativa, sul resto del pianteta.

Rimarrebbero lì, congelati in una bolla dove si verrebbe a sapere solo ciò che noi decideremo che voi sappiate.

E qui il paragone con la politica del dittatore coreano Kim Jong-un diventa sempre più squillante. Mette i brividi.

Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire.

viene da citare George Orwell perchè mai come in questo periodo storico, i suoi romanzi suonano come vere e proprie profezie.

La sovranità informatica di Putin

A ben vedere, il progetto di isolare la Russia anche sotto il profilo informatico era nei  disegni di Vladimir Putin da un bel pezzo.

Il tentativo di togliere ogni senso critico alla sua popolazione e privarla della libertà di informazione e opinione può essere completato da un momento all'altro, utilizzando come scusa gli attacchi informatici e la guerra con l'Ucraina, che non ha fatto altro che mettere benzina al suo piano propagandistico.

Nel maggio 2019, Putin approvava un progetto legislativo finalizzato a regolamentare l'uso e le modalità di accostamento al web nel territorio russo, atto ovviamente a consolidare il dominio del governo.

Indovinate un po' la scusa?

All'epoca aveva tirato in ballo l'urgenza di limitare i toni poco cordiali e il marketing screditante messo in atto dagli USA contro di lui.

Ora, senza voler fare l'apologia di un sistema, quello statunitense, che ha le sue falle, manchevolezze e che certamente a sua volta è foriero di una propaganda nefasta, già vista in tema di intervento su territori afflitti da guerre intestine, è palese che si tratti di un inganno.

Trappola per trappola, impedire a una popolazione di formulare un pensiero critico è in antitesi con ogni definizione accettabile di civiltà. Si sfocia nella barbarie. 

Tutto ciò che è virtuale ha ripercussioni anche sulla vita quotidiana degli individui. 

Quello che la scuola e i media dovrebbero incoraggiare è un'autonomia di ricerca delle nozioni e di rielaborazione delle informazioni.

Viene da chiedersi per quanto tempo il popolo russo accetterà ancora queste vessazioni come normali.

Anche l'Ucraina aveva chiesto la disconnessione della Russia

Per quale motivo l'Ucraina aveva chiesto l'isolamento della Russia dal web?

Il vicepremier ucraino, Mykhailo Fedorov, si era fatto portavoce di questa istanza, per mettere il regime di Putin nelle condizioni di non nuocere, non consultare le mappe e non promulgare notizie mendaci e frasi incitanti l'odio e la rappresaglia. 

Da dire, i grandi colossi del web tra cui Apple e META si erano subito schierati con l'Ucraina, sia interrompendo produzioni esportazioni e rapporti commerciali, sia cercando di tutelare i civili.

Pare che Putin come al solito abbia preso la palla al balzo e cavalcato l'onda di questo schieramento contrario al suo agire. E non per ripicca, ma perchè l'ha trovato conveniente e perchè era un risultato a cui ambiva da diversi anni.

“Cercando informazioni sul regime russo ci si può rimettere le penne” disse Muratov. E  la giornalista Politkovskaya nemica della politica putiniana, brutalmente assassinata, affermava: ‘Sono nel terrore, ma é il mestiere che ho scelto’

affermazioni riportate da ilfattoquotidiano.it

Esternazioni che alla luce di ciò che sta accadendo, suonano ancora più veritiere e sconvolgenti.