Se in questo articolo vi dicessi che i social network sono pericolosi tanto quanto il Covid e tutte le sue varianti, mi prendereste per pazza?

Se iniziassi ad illustrarvi i motivi che giustificano la mia affermazione, ci sarebbe la possibilità di aprirvi gli occhi verso un mondo che, ormai, credete reale ?

E se in questi pochi paragrafi, vi spiegassi che l’unico scopo della manipolazione dei social media fosse quello di diffondere volontariamente fake news a vostro danno, continuereste a credere ad ogni cosa che leggete su Facebook?

Probabilmente questo articolo non vi piacerà, ma vi assicuro che alla base delle mie considerazioni vi è una valida e comprovata riflessione.

Social network: come hanno cambiato la nostra vita?

I social network fanno parte della nostra vita da ormai molto tempo.

Da quando internet ha dato il via a quella che in molti hanno definito come l’era della rivoluzione digitale, la nostra quotidianità è stata rapidamente capovolta.

Ribaltando le nostre abitudini e scandendo tempi tutti nuovi, è stata in grado di aprire le porte ad interessanti orizzonti virtuali mediante la costruzione di piattaforme digitali, facili da utilizzare e molto attraenti dal punto di vista dei contenuti.

Con l’avvento di Facebook, abbiamo iniziato a tessere soltanto una minima parte di quella che è la grandissima rete di relazioni mondiale, dando vita a quella che gli esperti chiamano “cultura della partecipazione”.

Come spiega blog.bizen.it:

"I social network offrono forme di comunicazione sincrone che si sviluppano in tempo reale (come i messaggi istantanei) ma anche come asincrone, ovvero quelle interazioni che richiedono tempo come nei forum dove le discussioni si sviluppano su periodi molto lunghi.”

Fondandosi su reti di relazioni basate principalmente sulla capacità e sulla volontà di interagire liberamente con chiunque in qualunque parte del mondo, Facebook ha reso la comunicazione non solo veloce ma anche efficiente.

Il fatto che i cambiamenti apportati dai social network abbiano influenzato il nostro modo di vivere è, di fatto, innegabile.

Basti pensare a come il semplice rapportarsi con le altre persone sia cambiato dal giorno alla notte.

Una volta alzavamo la cornetta del telefono o mandavamo mille messaggini con la famosa Summer card, mentre ora ci bastano i like, i tag e ci sembra che sia sufficiente due parole sotto ai post.

L’incontro fisico viene inconsciamente ridotto al minimo e la comunicazione verbale faccia a faccia si nasconde dietro ad un profilo virtuale.

Il nostro modo di pensare, in passato fortemente radicato nei valori e negli insegnamenti, ora si lascia facilmente influenzare dalle opinioni altrui.

Il nostro modo di comportarci è soggetto a costanti sfide, l’educazione si rafforza o si indebolisce in base alle occasioni che i social network ci presentano per confrontarci con gli altri. 

La nostra identità diventa un elenco puntato nella home page, dove tutti possono sapere ogni cosa senza fare troppa fatica.

Il video del Garante per la protezione dei dati personali ci ricorda, a maggior ragione, di connettersi consapevolmente, usando la testa: 

Social network: perché sono utili ma pericolosi?

Si stima che, in Italia, ad utilizzare smartphone e social network sia ben l’89% della popolazione.

Secondo uno studio recente, ogni singola persona attiva il display del proprio telefono dalle 47 alle 80 volte al giorno, per un impiego medio di due ore e mezza ed uno massimo di quattro ore e mezza.

In un arco di 24h, questa perdita di tempo potrebbe sembrare relativamente ininfluente ma se facciamo due calcoli, il tempo che decorre dall’ultimo tap sul display arriva a meno di 12 minuti.

Le domande che sorgono sono queste:

  • perché abbiamo la necessità di assentarci dal mondo reale per così tanto tempo?
  • perché non appena sentiamo il suono della notifica molliamo quello che siamo facendo e siamo già dentro ai social network?

In molti vi risponderebbero che si tratta di una cattiva abitudine o peggio ancora, di un riflesso incondizionato.

Gli esperti, invece, definiscono questo comportamento come una dipendenza dai social network, anche se identificarla così si va a localizzare soltanto il palesarsi di una patologia nell’individuo, senza affrontare le origini del  problema.

La responsabilità dell’abuso di queste piattaforme virtuali, in realtà, sarebbe da attribuire a coloro che progettano lo smartphone e a chi disegna l’ambiente digitale rendendolo appositamente coinvolgente.

Come spiega www.zai.net:

“In poche parole non sono gli utenti a essere incapaci di resistere alle sirene di Facebook e Instagram, sono i social network e gli smartphone a essere progettati appositamente per ottenere questo risultato.”

Mediante l’utilizzo di una grafica attraente e l’aggiornamento del software di programmazione, i produttori e i designer adottano l’inserimento di contenuti pienamente in linea con i trend del momento rendendo l’esperienza irrinunciabile.

I messaggini, i tag, le dediche con l’immagine e le gif diventano le ricompense virtuali di cui abbiamo bisogno per sentirci bene e far parte di qualcosa, anche se solo per un minuto.

Quel singolo minuto potrebbe essere pericoloso e dannoso tanto quanto un virus. 

L'articolo di Rosita Mazzei ci aggiorna elencando altri 50 effeti negativi causati dai social network!

Social network: le fake news sono ovunque!

Finora abbiamo parlato di quanto sia dannoso abusare dei social network dal punto di vista psicologico, ma c’é anche un’altra questione che ne renderebbe la fruizione ancor più pericolosa.

Sebbene la nascita dei social network abbia portato enormi vantaggi, i rischi che derivano dall’utilizzo di queste piattaforme virtuali a scopo di informazione occupano ancora una grande fetta della “torta”.

Durante l’emergenza che ha colpito drasticamente il nostro Paese, il web e i social network hanno consentito agli italiani di costruirsi una quotidianità digitale pur rimanendo saldamente ancorati alla realtà della condivisione di informazioni a livello globale.

Poiché una delle capacità dei social network è proprio quella di generare contenuti in tempo reale permettendo agli utenti di rimanere aggiornati su qualsiasi notizia, non è un caso che la diffusione di fake news abbia influenzato l’intera visione della faccenda.

Partendo dal fatto che la comunicazione nei social media è differente dalla tradizionale comunicazione, spiega agi.it:

"Il rischio è quello di rifugiarsi in una sorta di spazio chiuso in cui si apprendono notizie solo sulla base delle proprie tendenze e inclinazioni, a scapito della capacità di discernimento rispetto a quello che accade intorno a noi.”  

Ciò significa che nella grande quantità di notizie riportate e opinioni contrastanti, spesso e volentieri si rischia di cadere nella trappola costituita da informazioni prodotte per creare confusione e terrore.

Non tutte le notizie che vengono pubblicate sui social network devono essere, quindi, prese per vere.

Per questo motivo è fondamentale riuscire ad attivare controlli più rigidi e dare maggiore spazio di azione alle agenzie di comunicazione, che non solo garantiscono la qualità delle notizie ma utilizzano canali di produzione e distribuzionie verificati. 

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