Stato di emergenza e Green Pass: proroga anche nel 2022?

Il 31 dicembre 2021 scadrà lo stato di emergenza in vigore in Italia dall'inizio della pandemia di covid. Quella è anche la data prevista per il termine dell'obbligo del Green Pass sui luoghi di lavoro. Ma che la fine del 2021 rappresenti anche la chiusura della fase di emergenza, e di conseguenza l'abbandono dei dispositivi come lo stesso Green Pass, è soltanto una speranza destinata con ogni probabilità a non realizzarsi. Vediamo quali sono in questo senso le prospettive per i cittadini italiani nel 2022!

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Per capire quello che si prospetta in futuro riguardo a due elementi strettamenti interconnessi e divisivi come lo Stato di emergenza ed il Green Pass, occorre partire ritornando agli albori della pandemia, quando contagi, distanziamento e lockdown non erano ancora termini di uso quotidiano sui mass media italiani.

Era il 31 gennaio 2020 quando il Governo dichiarò lo Stato di emergenza per la prima volta, con l'idea di utilizzare questo strumento per poter prendere decisioni anche drastiche e veloci per fronteggiare la pandemia di covid, senza il bisogno dunque di passare dall'interazione con il Parlamento.

Questa misura straordinaria è prevista dall'articolo 24 del decreto legislativo 1/2018, il quale ne indica anche la durata temporale massima in 12 mesi, con una eventuale proroga che non può superare 12 mesi ulteriori.

Il limite è quindi fissato al 31 gennaio 2022: con le attuali disposizioni in vigore, infatti, lo Stato di emergenza non può adare oltre questa data. Almeno in teoria.

Proprio in questi giorni, in realtà, il Governo, e nello specifico il Ministro della Sanità Roberto Speranza, non ha escluso che lo Stato di emergenza possa continuare nel 2022 ben oltre la fine di gennaio. Dice il Ministro:

Proroga dello Stato di emergenza per il Covid? Come Governo ci baseremo sull'evidenza scientifica: se sarà necessario prorogare lo Stato di emergenza lo faremo senza timore. Ricordo che ad oggi la curva è in risalita.

Ma, nella pratica, perché è così importante continuare ad adottare questo strumento per far fronte alle esigenze quotidiane, non solo legate all'ambito sanitario? E quale relazione esiste tra lo Stato di emergenza ed il Green Pass, un'altra misura che dovrebbe scadere a fine 2021, ma che invece si pensa quasi certamente di mantenere ancora per molti mesi?

Analizziamo brevemente la situazione dopo questo utile video, proposto dal canale YouTube HDblog, che riepiloga i concetti che stanno alla base del Green Pass italiano e risponde alle domande più frequenti su questo strumento fortemente controverso.

A cosa serve lo Stato di emergenza?

Per rendere l'idea potremmo dire, pur banalizzando molto il concetto, che una delle funzioni principali dello Stato di emergenza sia quella di permettere di guadagnare tempo.

In situazioni di forte crisi, infatti, occorre agire in maniera rapida e tempestiva: può essere dunque necessario operare in deroga alle disposizioni legislative, oppure dover approvare leggi o decreti in modo più celere rispetto al normale iter.

Nello specifico della pandemia legata al Covid, ad esempio, è stato utilizzato più e più volte l'escamotage dei DPCM, così da poter agire superando di fatto il bisogno dell'attività e dell'approvazione del Parlamento (le polemiche non sono mancate in merito alla costituzionalità o meno di tale strumento, ma ovviamente non è questa la sede per discuterne).

È dunque il fatto di trovarsi formalmente in Stato di emergenza che permette l'uso di misure che possono anche limitare alcuni diritti altrimenti imprescindibili per i cittadini, come il diritto alla circolazione praticamente sospeso durante i lockdown più severi.

Allo stesso modo, lo Stato di emergenza ha concesso la possibilità di introdurre le varie misure sanitarie che abbiamo visto negli ultimi 2 anni, dal distanziamento sociale all'obbligo delle mascherine. Così come, in ambito lavorativo, ha reso più facile per le aziende sia il ricorso allo smart working, che all'utilizzo della cassa integrazione

I limiti temporali dello Stato di emergenza

Come abbiamo già anticipato, lo Stato di emergenza non può proseguire in maniera ininterrotta per sempre. Anzi, proprio per la tipologia di misure particolari che permette di adottare, spesso ben al di là dei canoni utilizzati normalmente, occorre evidentemente un limite a livello temporale.

Questo limite è fissato per legge a 12 mesi più altri 12 mesi di potenziale proroga, per una durata massima di 2 anni. Essendo stato introdotto dal Governo Conte ancora prima dell'ondata iniziale di Covid, precisamente il 31 gennaio 2020, siamo ormai giunti quasi al termine di scadenza legale dello Stato di emergenza.

L'ultima proroga risale al luglio 2021 ed arriva fino al 31 dicembre. Dopodiché allungare ancora questa condizione sarà possibile solo per un ulteriore mese, fino a fine gennaio.

Eppure abbiamo già citato le ultime dichiarazioni del Ministro Speranza, il quale lascia intendere che lo Stato di emergenza potrebbe proseguire anche nei mesi successivi, qualora il quadro epidemiologico lo richieda.

Perché questo avvenga, tuttavia, questa volta occorre passare dal Parlamento. Le procedure potrebbero allungarsi rispetto alle semplici proroghe adottate fino ad oggi, ed il 31 gennaio 2022 non è poi così lontano. Cosa succederebbe se lo Stato di emergenza dovesse effettivamente terminare?

Stato di emergenza: cosa cambia senza la proroga?

Senza lo Stato di emergenza in primo luogo cambierebbero alcune situazioni legate al mondo del lavoro. Lo smart working semplificato non esisterebbe più, ed i lavoratori dovrebbero accordarsi individualmente con le singole aziende sulle modalità di lavoro da casa.

Allo stesso modo anche le regole relative alla cassa integrazione tornerebbero quelle di sempre, senza più la possibilità da parte di determinate aziende di poter sfruttare la cig emergenziale.

Anche in tema di mobilità cadrebbero molte limitazioni. Non si potrebbe più impedire l'arrivo di stranieri dai paesi considerati più a rischio covid, né viceversa si potrebbe impedire ai cittadini italiani di viaggiare a loro volta verso questi stessi paesi, anche solo per turismo. Non sarebbe necessaria ovviamente nemmeno la quarantena al ritorno, per non parlare di eventuali lockdown o restrizioni varie sugli spostamenti anche verso altre località italiane.

Se lo Stato di emergenza è la condizione che determina la possibilità di utilizzare tutti questi strumenti al fine di preservare la salute dei cittadini, la domanda che sorge spontanea è questa: cosa accadrà alla fattispecie del Green Pass quando non saremo più ufficialmente nella fase di emergenza?

Green Pass anche senza Stato di emergenza?

Il Green Pass (EU Digital Covid certificate) nasce all'inizio della scorsa estate inizialmente su proposta della Commissione Europea. Lo scopo, come specifica il sito del Governo italiano, è quello di:

...agevolare la libera circolazione dei cittadini nell'Unione europea durante la pandemia di COVID-19. È una certificazione digitale stampabile (cartacea), che contiene un codice a barre bidimensionale (QR Code) e un sigillo elettronico qualificato.

Il Green Pass indica che una persona ha completato la vaccinazione anti-Covid, oppure è guarita dalla malattia o ancora ha effettuato un tampone risultato negativo, quindi non ha il Covid neppure in forma asintomatica.

Il Green Pass è in vigore in Europa dal 1 luglio 2021, mentre in Italia il suo utilizzo è stato addirittura anticipato di un paio di settimane. E, come tutti ormai sappiamo, nel corso del tempo l'uso del Green Pass è stato reso obbligatorio per partecipare alla vita sociale quotidiana: per entrare nei ristoranti al chiuso, oppure nei cinema, nei teatri o ancora negli stadi. Da strumento pensato per la libera circolazione si è tramutato in oggetto indispensabile per tornare ad una quotidiana "normalità".

L'ultimo step è stato quello di rendere obbligatorio il certificato per lavorare (e non solo per accedere ai luoghi di lavoro, poiché il lavoratore che non possiede il Green Pass non può ad esempio richiedere lo smart working per eludere la normativa), con una norma entrata in vigore il 15 ottobre e che ha nel 31 dicembre il previsto termine.

Tuttavia difficilmente il 31 dicembre il Green Pass cesserà di esistere. Ed è molto probabile che verrà mantenuto l'obbligo per i lavoratori anche nel 2022, almeno fino alla prossima estate. Lo ha sottolineato il Ministro Speranza, ma è del resto anche una logica conseguenza delle azioni del Governo, che si è speso molto su questo provvedimento e difficilmente lo manterrà in vigore soltanto per un paio di mesi. 

Questa situazione naturalmente genera però diverse perplessità: in primo luogo, una misura tanto invasiva può rendersi necessaria solo con una situazione di grave emergenza, come la pandemia è certamente stata e come forse potrebbe ancora essere in futuro (si spera ovviamente di no!).

Se però lo Stato di emergenza dovesse decadere per i raggiunti limiti temporali, come abbiamo visto, come potrebbe il Green Pass venire accettato anche per i mesi a venire? Si prospetta anche uno scenario con il Green Pass ancora in vigore senza che lo Stato di emergenza sia attivo, ma naturalmente questo significherebbe andare molto oltre le idee originarie alla base della nascita del Pass stesso

Stato di emergenza, l'esempio dei Paesi Bassi

Per concludere, è interessante portare una testimonianza di quanto avvenuto lo scorso inverno nei Paesi Bassi. Anche quella zona è stata pesantemente colpita dall'epidemia di Covid, e di conseguenza ha scelto di adottare una serie di limitazioni tra cui un coprifuoco previsto tra le 21:00 e le 04:30. Proprio come in Italia (anzi, ad onor del vero molto di più) questa scelta ha portato a grandi proteste da parte di alcune frange della popolazione.

Non si è però trattato soltanto di mere proteste di piazza: addirittura un tribunale dell'Aja ha sentenziato che il coprifuoco doveva venire eliminato, in quanto si trattava di una misura necessaria nel momento peggiore dell'emergenza, ma non più giustificabile una volta passata la fase più acuta

Questa sentenza fu una vittoria per gli oppositori delle restrizioni governative degli scorsi mesi. Tuttavia è importante sottolineare che l'appello a cui il Governo decise di ricorrere ribaltò totalmente la decisione soltanto una settimana dopo, quando una Corte di livello superiore stabilì che il coprifuoco era reso necessario dalle circostanze, non era incostituzionale.

Questo episodio dovrebbe però portare ad una serie di riflessioni, perfettamente traslabili al caso italiano, in merito al concetto stesso di Stato di emergenza: all'interno di una pandemia come quella che sta attanagliando il mondo da quasi due anni ci sono stati dei momenti davvero molto critici, ma accanto ad essi, per fortuna, anche dei periodi relativamente normali.

Se anche i periodi normali vengono trattati alla stregua di condizioni di emergenza, allora siamo e saremo sempre in emergenza perenne! E pensare di rimanere in emergenza per anni e anni è un'idea molto pericolosa, perché le situazioni di emergenza, la Storia lo insegna, possono giustificare decisioni drastiche che in un futuro più o meno remoto rischiano di sfociare in circostanze potenzialmente anche drammatiche.

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