La questione più importante della razza umana non viene quasi mai affrontata di questi tempi: chi dovrebbe essere il padrone, lo stato sull'individuo o l'individuo sullo stato? È particolarmente rilevante oggi, tenendo presente che Trump sta demolendo l'ordine stabilito sia a livello nazionale che a livello d'influenza dell'America all'estero. È molto rilevante per il processo della Brexit nel Regno Unito, in cui l'establishment sta cercando di far naufragare la volontà espressa dal popolo nel referendum.

Il dibattito su questa questione fondamentale ha le sue radici nella filosofia dell'antica Grecia e della Cina. Platone si schierò dalla parte dello stato ed Aristotele prese le parti dell'individuo. Lo studente di Aristotele, Alessandro Magno, scelse il compromesso essendo proto-mercantilista. In Cina, i legalisti si schieravano con Platone, i taoisti con Aristotele ed i confuciani erano nel mezzo. La rilevanza per la Cina moderna è che Mao era un legalista ed i suoi successori possono essere descritti come confuciani.

Le etichette usate per descrivere le scuole di filosofia peccano sempre di precisione, in particolare quando si confronta la filosofia di una cultura con quella di un'altra e in diversi momenti della storia. Ma non è questo il punto. Nel corso della storia della filosofia c'è stato un dibattito continuo sulla domanda fondamentale posta nel titolo di questo saggio. Questo fino agli ultimi decenni, quando il dibattito è ormai più o meno cessato ed è stato sostituito da un'ipotesi generale secondo cui lo stato è padrone dell'individuo.

Lo scopo di questo saggio è quello di contestare questa ipotesi. Per fare ciò, dobbiamo prima stabilire in quale sottoinsieme della filosofia si trova il dibattito e considerare anche la validità del mercantilismo, una sorta di via di mezzo tra il bianco e il nero tra lo stato e l'individuo.