Probabilmente Trump ha inteso le cose alla rovescia sin dall'inizio. Il vero problema, infatti, non era il male che presumibilmente arrivava dall'estero: importazioni, immigrati, o terroristi. È il flusso verso l'esterno dell'imperialismo monetario e militare di Washington che ha distrutto la prosperità capitalistica sul piano nazionale e ha generato un colpo di stato terroristico all'estero.

I veri colpevoli sono sempre stati le politiche della Finanza delle Bolle della FED che hanno costretto le banche centrali straniere ad acquistare dollari ed a cestinare le proprie valute per continuare a mantenere "competitive" le loro esportazioni; il complesso militare/industriale/intelligence/aiuti esteri dell'Impero il quale ha drenato le risorse fiscali e morali dell'America; le istituzioni insolventi del welfare state (previdenza sociale ed assistenza sanitaria statale); e il livello folle della spesa federale per l'assistenzialismo (Medicaid, buoni pasto, ecc.).

Di conseguenza non aveva la minima idea che la catastrofe fiscale fosse imminente e che la sua amministrazione non aveva altra scelta se non quella politicamente sgradevole di tagliare la spesa e/o aumentare le tasse; o essere sepolto da un'alta marea fiscale ereditata alla fine di una ripresa fallita (113 mesi).

Né ha capito che la vera causa del disagio dell'entroterra americano è il regime pluridecennale targato FED di repressione finanziaria e politiche di mantenimento dei prezzi a Wall Street che:

  • fagocita i salari reali dei lavoratori ed esternalizza i posti di lavoro attraverso l'assurdo obiettivo d'inflazione al 2% del FOMC;
  • fagocita i saldi bancari di risparmiatori e pensionati tramite la ZIRP;