Le previsioni della Commissione europea, danno l'Eurozona in ripresa dalla fase di recessione causata dalla pandemia.  Addirittura le stime indicano che si sta riprendendo più velocemente rispetto le attese e questo "nonostante i crescenti venti contrari".

In effetti possiamo dire che i segnali di ripresa sono postivi ovunque ma in alcuni paesi sono più forti che in altri segno che forse le cose stano andando un po' meglio che in altri.

Tra questi paesi "virtuosi" senza dubbio c'è l'Italia dove è previsto che la crescita a fine anno possa far registrare un rimbalzo del 6,2%, ben oltre le aspettative dichiarate nella scorsa primavera.

Tuttavia su questo clima di ripresa soffiano dei venti contrari, o meglio dei campanelli d'allarme che non possono essere sottovalutati, per evitare che possano impattare in maniera profonda su questo clima di ritrovata fiducia nel prossimo futuro.

In effetti come ha sottolineato lo stesso Commissario per l'economia Gentiloni, tre sono i "venti contrari" che in questo momento soffiano minacciosi su Eurolandia:

1) la nuova preoccupante impennata dei contagi da corona virus che ha apertamente aperto le porte alla quarta ondata della pandemia nell'area euro;

2) le difficoltà delle catene di approvvigionamento su scala globale;

3) il rischio d'inflazione.

Unione europea e ripresa: un po' di dati.

L'economia europea si sta riprendendo più rapidamente di quanto previsto dalla stato di recessione post pandemico. 

In effetti in primavera, grazie alla spinta della campagna di vaccinazione e alla progressiva revoca delle chiusure imposte dal lockdown, la crescita è ripresa ed è proseguita senza particolari intoppi per tutta l'estate supportata da una ripresa dell'economia a livello globale.

Ad oggi nonostante ci siano delle chiare minacce e comunque segnali non proprio positivi all'orizzonte, le previsioni parlano di un'Europa ancora in recupero con un tasso di crescita del 5% per il 2021 correggendo al rialzo la previsione fatta in estate che parlava invece di un tasso del 4,8%.

Le stesse previsioni stimano questo tasso di crescita al 4,3% per il 2022 e al 2,5% per il 2023. Le stesse previsioni per l'area euro confermano analoghi dati per gli anni 2021 e 2022, mentre il tasso di crescita per il 2023 è previsto al 2,4%.

Su queste stime, spiega lo stesso Gentiloni incideranno profondamente due variabili: l'evoluzione dei contagi da Covid 19 a fronte di questa quarta ondata che sembra essersi chiaramente palesata, e il ritmo con lui l'offerta si adegua alla veloce inversione della domanda avvenuta a seguito della riapertura dell'economia.

Unione europea e la fase espansiva post covid.

Nel secondo trimestre del 2021 il tasso di crescita del Pil, è stato circa del 14% su base annua, il più alto fatto registrare. Tanto elevato quanto altrettanto profonda è stata la diminuzione del Pil fatta registrare nello stesso periodo dello scorso anno a seguito della prima ondata della pandemia, calo bisogna assolutamente dire senza precedenti.

Tuttavia nonostante questo, l'economia europea ha pienamente recuperato questo tonfo nel terzo trimestre del 2021 passando direttamente dalla ripresa all'espansione per la presenza di più fattori concomitanti.

L'accelerazione della campagna vaccinale e la revoca delle chiusure imposte dai lockdown in un contesto di ripresa economica internazionale, hanno indubbiamente rappresentato le leve di questa rapida inversione.

Le previsioni stimano che la fase di espansione continuerà perché sarà soprattutto trainata dalla domanda interna. 

In effetti gli esperti sostengono che i miglioramenti nel mercato del lavoro, a fronte di una diminuzione della propensione al risparmio, dovrebbero incentivare e sostenere, in un clima di ritrovata fiducia, la spesa per i consumi.

A questo bisogna aggiungere tutte le politiche monetarie di natura espansiva e di sostegno e la relativa attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) che stanno promuovendo ovunque investimenti di natura pubblica e privata.

Tuttavia questo ritrovato vigore ha delle serie minacce all'orizzonte che debbono essere affrontate o come li ha definite Gentiloni dei "venti contrari" che debbono essere sapientemente gestiti. Tre sono i principali motivi di preoccupazione.

In primo luogo le cosiddette strozzature o bottlenecks (colli di bottiglia) nelle catene di approvvigionamento globali dovuti ad una ripresa della domanda più forte del previsto a seguito delle revoche delle chiusure imposte dai lockdown che hanno provocato interruzioni sul lato dell'offerta con particolare effetto sul settore manifatturiero altamente legato.

In secondo luogo, un'impennata nei prezzi dell'energia, soprattutto del gas naturale dovuti a stock di riserve notevolmente ridotti, infine non meno importante la recrudescenza della pandemia che sta portando una nuova impennata nel livello dei contagi.

Impennata tra l'altro dalla quale per il momento nessuno stato risulta essere immune, ma che sta destando maggiore preoccupazione soprattutto nei paesi in cui la campagna di vaccinazione ha proceduto a ritmi più rallentati.

Se siete interessati ad approfondire l'argomento, un video tratto dal canale Marco Cavicchioli Economia e Finanza - YouTube, offre importanti spunti di riflessione.

Unione europea e la fase espansiva: il mercato del lavoro.

Con riferimento al mercato del lavoro, la situazione in Europa è notevolmente migliorata una volta che si sono allentate tutte le misure restrittive imposte sulle attività rivolte ai consumatori.

In effetti, nel secondo trimestre di quest'anno, l'economia dell'Unione Europea è stata in grado di creare un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro.

Molti lavoratori sono usciti da tutte quelle misure di protezione volte al mantenimento dell'occupazione e il tasso di disoccupazione è effettivamente diminuito, tuttavia, il numero totale degli occupati dell'Unione è ancora inferiore all'1% rispetto ai valori pre-pandemia, segno che ancora del terreno deve essere recuperato.

Dal secondo trimestre 2021 la disoccupazione è ancora diminuita, in effetti ad agosto 2021 si attestava ad un valore del 6,8% di poco superiore a quello dello stesso mese del 2019.

I dati di settembre ne fanno registrare un ulteriore lieve diminuzione, ma ciò che emerge da studi condotti dalla Commissione, è una situazione alquanto singolare perché si evidenziano carenze di manodopera in settori in cui l'attività invece, risulta essere in netta ripresa.

E' evidente che tanto più dureranno nel tempo tali disallineamenti, tanto maggiore sarà il rischio che si possa registrare una battuta d'arresto all'attività e al tempo stesso si alimenti una spirale inflazionistica a seguito di pressioni sui salari.

Ad ogni modo, le previsioni dell'Unione Europea stimano che il tasso di occupazione crescerà dello 0,8% per quest'anno, dell'1% per il 2022 e dello 0,6% per 2023. Sempre nell'Unione il tasso di disoccupazione scenderà dal 7,1% di quest'anno, al 6,7% del 2022, al 6,5% del 2023.

Analogamente anche nell'area euro è prevista una diminuzione progressiva del tasso di disoccupazione che passerà dal 7,9% di quest'anno, al 7,5% del 2022, al 7,3% del 2023.

Unione europea e disavanzo: prospettive di ribasso.

Il fatto che si abbiano per il 2021 prospettive di crescita migliori rispetto alle previsioni, è sintomatico del fatto che per quest'anno si avranno anche prospettive di disavanzo inferiori a quanto previsto solamente nella scorsa primavera. A fronte infatti di un disavanzo che aveva segnato il 6,9% del Pil nel 2020, le previsioni sono concordi nel ritenere che il disavanzo dovrebbe ridursi al 6,6% del Pil nel 2021, in virtù del sostegno di bilancio ancora alto dell'inizio dell'anno.

Il perdurare della fase espansiva poi, produrrà indubbiamente un ridimensionamento alle misure di sostegno e al funzionamento di tutti gli stabilizzatori, cosicché si prevede che il disavanzo dell'UE si dimezzerà ad un valore di circa il 3,6% del Pil per il 2022, per poi abbassarsi ulteriormente al 2,3% per il 2023.

Il rapporto debito/Pil aggregato dopo essersi attestato su un valore del 92% per l'Unione europea, il 99% nell'area euro, sarà destinato a stabilizzarsi per quest'anno, per poi diminuire nel 2022 fino ad arrivare ad un valore dell'89% del Pil nel 2023, il 97% se si considera l'area euro.

Unione europea e disavanzo: prospettive di inflazione.

Su queste prospettive di ripresa soffia il vento freddo dell'inflazione, che in virtù di quelle che sono state le pressioni sui prezzi a livelli mondiale, ha fatto sentire i sui effetti anche nell'eurozona.

Che siano transitori o meno - questo in effetti sembra uno dei dibattiti più accesi sul tema - poco importa, fatto sta che questa fiammata dei prezzi ha spinto l'inflazione fino a raggiungere il massimo storico degli ultimi dieci anni.

In effetti, dopo un lungo periodo caratterizzato da inflazione bassissima, la forte ripresa dell'attività economica dell'Unione Europea e di altri paesi sviluppati è stata caratterizzata da un'analoga ripresa dell'inflazione con andamento sicuramente superiore alle previsioni.

Praticamente l'inflazione nell'area euro è stata caratterizzata da un valore addirittura negativo, pari al -0,3% fino all'ultimo trimestre del 2020, poi è schizzata immediatamente al 2,8% nel terzo trimestre del 2021.

Ad ottobre 2021, il tasso rilevato ha fatto registrare un'ulteriore impennata attestandosi al 4,1%, valore che si è registrato una sola volta da quando si sono cominciati a registrare i dati dell'inflazione dell'intera zona euro nel lontano 1997. 

Questo dato basta già da solo a spiegare l'eccezionalità della situazione.

Tutti sono concordi nel ritenere questa impennata attribuibile all'aumento dei prezzi dell'energia tuttavia, sembra essere anche strettamente connesso a tutta una serie di aggiustamenti post pandemia.

Ad ogni modo si stima che l'inflazione nella zona euro segnerà il suo massimo nel 2021 raggiungendo quota 2,4%, per poi tornare a scendere nel 2022 e nel 2023 al 2,2% e all'1,4% rispettivamente, proprio perché i prezzi dell'energia dovrebbero tornare a stabilizzarsi.

Nell'Unione europea le previsioni parlano di un'inflazione al 2,6% per il 2021, e al 2,5% e 1,6% rispettivamente per il 2022 e 2023.

Ad ogni modo seppur in rialzo la situazione nel continente europeo risulta essere comunque diversa e in parte ancora migliore rispetto a quello che accade dall'altra parte dell'oceano e tipicamente negli Usa, dove i livelli inflazionistici hanno fatto registrare i valori più alti degli  ultimi trent'anni.

In effetti il Consumer price index americano ha fatto segnare un +6,2% a fronte invece di un aumento dei prezzi in Europa che sono comunque circoscritti a determinati settori come quelli dell'energia, dei veicoli e pochi altri ancora. 

Non senza sottovalutare poi il fatto che a tutt'oggi permangono colli di bottiglia importanti nelle catene di rifornimento dei beni e servizi che per alcuni rami dell'economia stanno ancora alterando in modo molto più significativo il ciclo della domanda e dell'offerta.

Ecco perché nonostante tutto, pur essendo fortemente attenzionato il fenomeno inflattivo, sia la Fed che la Bce continuano a considerare il rialzo meramente transitorio e destinato a rientrare non appena saranno rientrati tutti gli shock che la pandemia ha prodotto sull'economia.

Ad ogni modo il Board dell'Eurotower ha espressamente dichiarato che nonostante questo fenomeno inflattivo stia perdurando più del previsto, comunque ritiene sia destinato a rientrare e comunque che il consiglio direttivo è sempre vigile e pronto ad utilizzare immediatamente tutti gli strumenti affinché l'inflazione si stabilizzi intorno al target del 2% stabilito dalla Bce per il medio termine.

Segnale incoraggiante che ha spinto le Borse europee al rialzo e a resistere anche all'ondata di aumento generalizzato dei prezzi che invece arriva dagli Usa.

Unione europea e crescita: Italia traino della ripresa.

In Europa quindi, nonostante tutto, spingono venti di ripresa e per giunta, ci sono paesi in cui la ripresa è percepita più che in altri, essendo così considerati motori trainanti. L'Italia è proprio uno tra questi paesi. 

In effetti,  le stime dicono che solo cinque paesi con la moneta unica faranno registrare performance migliori dell'Italia, dove a fine anno è previsto che il Pil farà segnare un balzo del 6,2%, quando stime della scorsa primavera parlavano di una crescita attesa solo del 4,2%.

Performance imbattibili saranno quelle dell'Irlanda che farà registrare un +14,6%, seguita dall'Estonia al 9% e dalla Croazia all'8,1%. 

Il Pil tricolore crescerà comunque più del doppio rispetto a quello tedesco previsto al 2,7% e di quello spagnolo dato al 4,5%. La crescita si ridurrà nel 2022 ad un valore del 4,3%, attestandosi comunque, sempre ad un valore più alto rispetto alle previsioni iniziali della Commissione e sarà previsto intorno al 2,3% per il 2023 fermandosi, anche in questo caso, ad un valore nettamente superiore alla media di lungo periodo del continente europeo.

Queste previsioni non tengono conto del settore turistico i cui flussi si ritiene potranno ritornare a livelli pre-covid solo nel 2023, per cui c'è tutto un potenziale sommerso che non può che farci ben sperare per il futuro.

Unione europea: Italia traino della ripresa. L'importanza delle riforme.

E' ovvio che tutto questo ottimismo è suffragato dal fatto che tutte le riforme messe in atto siano portate a termine spendendo in modo responsabile ed adeguato i fondi che Bruxelles a messo a disposizione.

In effetti, si stima che nel nostro paese l'occupazione dovrebbe crescere meno della produzione e questo potrebbe essere un grande ostacolo alla ripresa laddove non si facessero le opportune riforme.

Così come adeguate misure servono per poter ridurre il debito pubblico che è previsto pari al 154,4% alla fine di quest'anno, e dato in diminuzione per il 2022 e il 2023 al 151,4% e 151% rispettivamente.

Per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil la Commissione europea prevede che quest'anno in Italia si attesti ad un valore del 9,4%, per scendere al 5,8% nel 2022 e al 4,3% nel 2023.

Anche per quanto riguarda i dati dell'inflazione l'Italia fa registrare valori più contenuti rispetto a quelli di Eurolandia. La Commissione prevede infatti, che in Italia l'inflazione raggiungerà l'1,8% nel 2021, si alzerà al 2,1% nel 2022 ma tornerà di nuovo a scendere all'1,6% nel 2023 per la stabilizzazione progressiva dei pezzi dell'energia.

Allo stato attuale delle cose è dunque evidente che ci sono le basi perché la ripresa possa essere cavalcata in modo da poter perdurare nel tempo facendo attenzione a tutti i segnali di pericolo che sono stati evidenziati. 

Tra quelli menzionati non possiamo non considerare come impellente la problematica associata al rapido aumento dei contagi, soprattutto in quelle regioni dove la percentuale dei vaccinati è decisamente più bassa, Germania in testa, che può far avanzare lo spettro di nuove chiusure che colpirebbero come una scure pesantissima un'economia che mai come oggi ha davvero messo in campo strumenti poderosi per consentire la ripartenza.