USA, i democratici hanno un problema...si chiama Joe Biden

I sondaggi sulle intenzioni di voto per le presidenziali negli Stati Uniti lo vedono in caduta libera, ed è una tendenza che pare inarrestabile, naturalmente mi sto riferendo a Joe Biden.

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I sondaggi sulle intenzioni di voto per le presidenziali negli Stati Uniti lo vedono in caduta libera, ed è una tendenza che pare inarrestabile, naturalmente mi sto riferendo a Joe Biden.

Anche il 70% di coloro che dichiarano di votare il candidato democratico alle prossime elezioni presidenziali si augura che il candidato non sia Joe Biden.

Obiettivamente in effetti la candidatura di Biden sta diventando sempre più imbarazzante, ai problemi di salute del Presidente ora si aggiungono i serissimi problemi legali del figlio.

Insomma per i democratici urge trovare un sostituto.

Ebbene in casi simili è chiaro che il pensiero si rivolga immediatamente al vice, in questo caso alla vice, ma il timore di passare dalla padella alla brace è un timore più che fondato.

Sorge anche il dubbio che quattro anni fa Biden abbia scelto come propria vice Kamala Harris proprio per non avere un possibile concorrente in casa nell’eventualità di una possibile ricandidatura.

I democratici però sembra siano intenzionati a preferire comunque la Harris a Biden, magari affiancando alla Harris un vice di un certo spessore che sia visto poi come il vero Presidente, come colui che materialmente disporrà della celebre “valigetta presidenziale”.

Certo potrebbe essere una eventualità, anche se non l’unica.

Per i democratici qualsiasi eventualità, anche la più astrusa è da ritenere migliore rispetto alla ricandidatura di Joe Biden.

Col passare del tempo, infatti, nei sondaggi, il vantaggio di Trump nei confronti di Biden si fa ogni volta sempre più netto, sempre più marcato, e questa tendenza non pare destinata ad invertirsi, anzi al contrario, appare evidente che più si avvicina l’appuntamento elettorale e maggiore è la probabilità che Biden continui a dar prova di non essere in grado di ricoprire nuovamente la carica di Presidente.

Se pare sicura la vittoria di Trump nei confronti di Biden i democratici potrebbero augurarsi che non sia Donald a risultare il candidato per il partito Repubblicano.

Potrebbero quindi intensificare gli sforzi per impedire a Trump di essere il candidato alle presidenziali.

Certo è questa una eventualità da non escludere, ma è bene sottolineare immediatamente che solo l’estromissione di Trump impedirebbe una sua rielezione.

I sondaggi, infatti, per le primarie repubblicane non lasciano alcun dubbio, Trump non solo è dato al 52%, ma gli viene attribuito uno scarto abissale nei confronti del suo sfidante più accreditato, il Governatore della Florida, Ron DeSantis, che segue, si fa per dire, con quaranta punti di distacco, al 12%.

L’attuale Governatore della Florida sarebbe addirittura tallonato dal giovane (ha solo 37 anni) giornalista Vivek Ramaswamy vero astro nascente del partito Repubblicano che potrebbe addirittura aspirare alla carica di vicepresidente.

Il sistema elettorale statunitense, un sistema totalmente maggioritario, improntato alla vittoria nei diversi Stati o meglio nei vari collegi elettorali e la conseguente nomina dei cosiddetti grandi elettori fa sì che, in un certo senso, siano avvantaggiati i repubblicani che vengono sconfitti in Stati popolosi, ma vincono in molti stati invece poco popolati.

Ricordiamo ad esempio che Trump sconfisse Hillary Clinton ottenendo un numero di voti inferiore rispetto alla sfidante.

Oggi nell’ultimo sondaggio effettuato dalla Harvard-Harris Trump avrebbe addirittura 5 punti percentuali di vantaggio nei confronti di Joe Biden, punti percentuali che si potrebbero tradurre, ripeto, per il particolare sistema elettorale statunitense, in una vittoria schiacciante.

Da notare, inoltre che mentre i Repubblicani continuano a sfornare nuovi candidati, segnale di vitalità, la stessa cosa non accade in casa democratica.

La candidatura Kennedy, che personalmente riterrei un’ottima candidatura, trova invece quasi paradossalmente, più ostacoli all’interno del Partito Democratico rispetto agli avversari repubblicani.

O meglio, il fatto che Kennedy abbia più nemici all’interno del partito democratico non è proprio un paradosso.

Il programma del nipote di John Fitgerald e figlio di Bob, ha veramente poco a che vedere con il Partito Democratico, peccato per i democratici che, bruciando la candidatura Kennedy, così si precludono la possibilità di rimanere alla Casa Bianca.

Piuttosto di cambiare un folle ed insensato programma i Democratici preferiscono consegnare la Casa Bianca ai Repubblicani.

Come posso concludere quindi se non con il classico … chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

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Foto di Alessandra Todde

Giancarlo Marcotti

01 mar 2024