Un nuovo studio effettuato nel Regno Unito sull'efficacia del vaccino anti-Covid Pfizer, ha dato un risultato davvero entusiasmante.  PITCH , questo il nome dello studio, è stato condotto dalle Università di Sheffield e Oxford e finanziato dal Dipartimento di Salute.

Il risultato è stato più sorprendente di quello che ci si aspettava:  una sola dose di Pfizer genera la produzione di cellule T e anticorpi nel 99% delle persone!

La ricerca è stata effettuata sottoponendo 237 operatori sanitari al vaccino, nell'ambito di uno studio più approfondito sulla risposta immunitaria delle vaccinazioni anti-Covid.

Vaccino Pfizer, quali sono i primi risultati dello studio PITCH?

I primi risultati dello studio PITCH hanno mostrato come già solo dopo la prima dose di vaccino Pfizer, avviene una robusta produzione di cellule T e anticorpi nel 99% delle persone.

I livelli di immunizzazione aumentano sensibilmente, però, dopo due dosi, ecco perché è importante fare sempre anche la seconda dose.

Questo nuovo studio condotto dalle università di Sheffield e Oxford con il supporto del Coronavirus Immunology Consortium (UK-CIC) del Regno Unito ha scoperto che il 99% delle persone genera una robusta risposta immunitaria contro Covid-19 dopo una sola dose del vaccino Pfizer

Lo studio ha quindi dimostrato che anche dopo una sola dose, i vaccinati sono già protetti dagli esiti gravi che potrebbe avere il Covid-19, valutando come positiva la decisione di alcuni paesi di ritardare la data del richiamo in modo da poter far immunizzare più persone, soprattutto quelle facenti parte delle categorie a rischio. 

Dopo due dosi, come è stato dimostrato dallo stesso studio PITCH, i livelli di immunizzazione si sono dimostrati ancora più alti, dando una protezione quasi completa ai vaccinati. 

Coloro che hanno avuto il Covid come reagistcono al vaccino Pfizer?

Nell'arco di circa un anno, i ricercatori delle università di Sheffield, Oxford, Liverpool, Newcastle e Birmingham hanno analizzato i campioni di sangue di 237 operatori sanitari per comprendere le risposte delle cellule T e degli anticorpi dopo la vaccinazione del vaccino Pfizer. Alcuni di loro erano stati infettati dal virus in passato e si erano negativizzati.

Lo studio, infatti, chiarisce anche la risposta del sistema immunitario che ha già combattuto il Covid, dopo il vaccino Pfizer.

I ricercatori hanno scoperto che le persone che erano guarite spontaneamente da Covid-19, mostravano risposte più elevate di cellule T e anticorpi dopo la prima dose, rispetto a coloro che non avevano mai avuto il virus.  

Questo significa che anche coloro che hanno avuto il Covid, con una sola dose di vaccino Pfizer potrebbero aumentare ancora di più la risposta immunitaria, rispetto alla risposta immunitaria dall'infezione naturale.

Quanto dura la rispostsa immunitaria del vaccino Pfizer? 

Numerosi gruppi di ricerca, a livello mondiale, stanno tentando di dare una risposta certa a questa domanda che tutti si fanno. A tal proposito è partito uno studio proprio in Italia, denominato Sierovac, che studia proprio la sieroprevalenza post vaccinazione anticovid. Sarà effettuato sugli operatori sanitari dell'Ausl della Romagna.

Come spiega Vittorio Sambri, direttore dell'Unità Operativa Microbiologia del Laboratorio Unico di Pievesestina dell’Ausl Romagna, lo studio ha come scopo primario valutare la durata della immunità umorale post vaccinale per Covid. Al momento, afferma il dottore, i dati disponibili dimostrano che i vaccini (Pfizer BioNTech e Moderna) hanno una durata di protezione documentabile attorno a 4/5 mesi: è pertanto molto importante ottenere dati in merito alla reale durata. 

Stabilire questo è estremamente indispensabile per stabilire la corretta programmazione delle future strategie di somministrazione vaccinale. Bisognerà inoltre anche capire quanto tempo duri la risposta delle cellule T e degli anticorpi dopo l'infezione e la guarigione spontanea.

Il responsabile di PITCH, la professoressa Susanna Dunachie, NIHR Global Research Professor presso il Nuffield Department of Medicine, University of Oxford, ha dichiarato: "Il nostro studio evidenzia l'importanza di studiare entrambi gli aspetti della protezione immunitaria quando si cerca di comprendere i meccanismi alla base della risposta immunitaria a Covid -19 vaccinazioni". 

Coloro che hanno avuto il virus e successivamente si vaccinano anche solo con una dose, producono una risposta immunitaria più ampia che servirà a essere protetti da eventuali mutazioni e dagli effetti gravi

In sostanza coloro che hanno ricevuto due dosi di vaccino Pfizer producono una risposta immunitaria pari a coloro che hanno preso il virus e poi si sono vaccinati con una dose. 

Il vaccino Pfizer funziona contro le varianti? 

Uno studio israeliano ha chiarito che il vaccino Pfizer-BioNTech è molto efficace contro la variante inglese del virus, ma è meno efficace contro la cosiddetta variante sudafricana.

I ricercatori dell'Università Ben-Gurion del Negev sono arrivati alla conclusione che il vaccino produce alti livelli di anticorpi che combattono efficacemente sia il ceppo generico del virus che la variante britannica.

Hanno raccolto campioni di sangue da 10 persone negativizzate dal COVID-19, da cinque persone che hanno ricevuto la prima dose del vaccino e da 10 persone che hanno ricevuto anche la seconda. I campioni sono stati prelevati dai partecipanti 21 giorni dopo la prima dose o 10 giorni dopo la seconda.

Hanno quindi misurato la capacità degli anticorpi di proteggere dalle infezioni. Lo studio ha convalidato l'efficacia clinica del vaccino Pfizer, ma solleva alcune preoccupazioni sulla sua validità contro specifiche varianti. Probabilmente serviranno a breve nuovi vaccini con una potenza neutralizzante migliorata contro le varianti SARS-CoV-2.

Anche i ricercatori israeliani, come quelli inglesi, hanno riscontrato, durante lo studio, un aumento di undici volte dei livelli di anticorpi per le persone che avevano completato il trattamento con il vaccino rispetto alle persone guarite naturalmente dall'infezione.

Lo studio è stato pubblicatoo sulla rivista scientifica Cell Host & Microbe. La massiccia campagna vaccinale israeliana che, ricordiamolo, ha coinvolto più della metà dell'intera popoazione, si basa principalmente sul vaccino Pfizer.

Le varianti però preoccupano i funzionari israeliani, ed è per questo che il governo ha limitato i viaggi internazionali. La maggior parte delle infezioni in Israele sono causate dal ceppo britannico del virus.

Ci si può infettare anche dopo essersi vaccinati? 

Sì, anche dopo aver concluso la doppia vaccinazione, una percentuale di soggetti potrebbe infettarsi se venisse a contatto con il virus. E' solo una probabilità che riguarda il 10% di coloro che si sono vaccinati con Pfizer o Moderna, che sono vaccini a mRna, e il 30,40% di coloro che si sono vaccinati con Astrazeneca, vaccino a vettore virale

Ma allora i vaccini non sono così efficaci? Certo che lo sono, e lo dimostra lo studio che abbiamo riportato prima, fatto in Israele. Inoltre se una persona vaccinata dovesse contrarre il virus, non lo contrarrebbe mai in forma grave e non rischierebbe la vita.

Comunque proprio perché anche se vaccinati c'è una piccola possibilità di essere infettati ugualmente, dobbiamo continuare a rispettare le regole: distanziamento, mascherina e igiene delle mani.

Anche se, come abbiamo già detto, tutti i vaccini in circolazione azzerano la possibilità di aggravarsi nel caso si contragga il virus, dobbiamo comunque seguire le regole per evitare che il virus continui a circolare. Lo facciamo soprattutto per proteggere gli altri, le persone più fragili

Vaccini e varianti, come si prepara la comunità scientifica?

Tutti i vaccini ad oggi in circolazione, hanno un'altissima efficacia anche contro la variante inglese. E' stato dimostrato in Israele, dove la variante maggioritaria è proprio quella inglese e i vaccini Pfizer hanno funzionato e stanno funzionando benissimo.

Più preoccupazioni sorgono in merito alle varianti sudafricana e brasiliana. Rispetto a queste, tutti i vaccini contro il ceppo originario sembrano perdere di efficacia. Questo significa che se una persona vaccinata con un vaccino oggi in circolazione, si infetta con la variante brasiliana o sudafricana, potrebbe ammalarsi. In forma grave? Purtroppo questo non si sa ancora.  

Ecco perché bisogna continuare a proteggersi seguendo le regole, anche se vaccinati.

La variante del Sud Africa è emersa in ottobre e presenta cambiamenti potenzialmente più importanti nella proteina spike, cioè la parte di virus che si lega alle cellule umane. Si tratta di una mutazione, chiamata E484K, che porta il virus a eludere gli anticorpi prodotti dopo essere guariti dal coronavirus, o dopo essere stati vaccinati. Anche la variante brasiliana ha questa mutazione

I primi risultati di laboratorio, suggeriscono che il vaccino Pfizer può proteggere dalle nuove varianti, ma non con la stessa efficacia del ceppo originario. Anche due nuovi vaccini, Novavax e Janssen, sembrano offrire una certa efficacia contro le varianti presenti.

I dati del team del vaccino Oxford-AstraZeneca suggeriscono che protegge altrettanto bene per la variante inglese, meno efficace sulle altre varianti.

I primi risultati di Moderna suggeriscono che il suo vaccino è efficace contro la variante del Sud Africa, anche se con una minore efficacia.

Come si sta preparando la comunità scientifica? I vaccini saranno quasi sicuramente riprogettati e ottimizzati per le varianti nel giro di settimane o mesi, affermano gli esperti.

Come succede con il virus influenzale, per il quale ogni anno viene somministrato un vaccino diverso da quello dell'anno precedente, così potrebbe accadere con il coronavirus.

Il governo britannico, nel frattempo si è portato avanti e ha già annunciato un accordo con la società biofarmaceutica CureVac per sviluppare vaccini contro le varianti future, con un preordine di 50 milioni di dosi.