Il Reddito di cittadinanza ha pesato sulle casse dello Stato più del previsto; cinquantaduemila euro per ogni nuova assunzione, più del doppio rispetto a quello che in un anno un imprenditore del settore privato spende per retribuire un operaio con contratto indeterminato a tempo pieno (circa venticinquemila euro): il risultato è frutto di uno studio condotto dalla Confederazione Generale Italiana dell'Artigianato (Cgia).

Il computo è facile, difatti stante 1 milione le persone a cui viene corrisposto il Reddito di cittadinanza e che effettivamente lavorano, sono solo 152mila quelle che sono riuscite a trovare un'occupazione per mezzo dell'aiuto dei navigator (quelle figure che supportano gli operatori dei Centri per l'Impiego nel mettere a punto un percorso che implichi un coinvolgimento dei beneficiari del Reddito di cittadinanza dalla prima convocazione fino all'assunzione).

Se si ipotizza che coloro i quali hanno diritto al sostegno economico statale lo abbiano percepito per almeno 365 giorni prima di essere assunti a tutti gli effetti di legge, avendo avuto modo di incamerare qualcosa come settemila euro, la stima approssimativa che riguarda l'esborso economico da parte dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) verso i famosi centocinquantadue mila nuovi lavoratori è pari a sette miliardi e novecento mila euro.

Ed ecco che saltano fuori i cinquantadue mila euro a testa, riferiti ad ogni nuovo assunto, un valore decisamente esoso se paragonato a un numero così modesto di soggetti entrati nel mondo del lavoro grazie all'ausilio fortemente voluto dai pentastellati.

Reddito di cittadinanza: uno strumento utile?

Da più parti è convinzione comune che sia necessario creare nuovi posti di lavoro anziché stremare le già esangui casse dello Stato erogando un sostegno che non ci si può permettere; difatti solamente i più ingenui credono ancora che i soldi per coprire il Reddito di cittadinanza vengano presi da un fantomatico "tesoretto", mentre in realtà, come per tutte le iniziative benefiche verso i suoi cittadini di cui lo Stato si fa portavoce e che sembrano essere frutto di un sincero e amorevole impulso paterno, questi soldi non sono altro che il risultato di incrementi fiscali e nuove tasse che gravano ancora una volta su quei cittadini onesti che lavorano per vivere e per far vivere chi non lavora.

Uno Stato assistenziale che, non volendo rinunciare a nulla per sé e non essendo in grado di adoperarsi per studiare soluzioni intelligenti alternative all'imposizione di nuovi balzelli, commette sempre gli stessi errori:

Il Reddito di cittadinanza non è uno strumento adeguato nella lotta contro la disoccupazione perché se da una parte può sembrare che aiuti chi apparentemente venga a trovarsi in uno stato di miseria ed emarginazione sociale, nella realtà dei fatti non è immaginabile che un sostegno di carattere economico possa contribuire all'ingresso nel mondo del lavoro dei destinatari di tale provvedimento. 

Reddito di cittadinanza: dati alla mano

Se i dati che si possono evincere dallo studio della Ggia evidenziano senza tema di smentita una realtà statale volutamente assistenziale e non risolutiva ma che al contrario insiste nel chiedere ai bravi cittadini continui e sempre maggiori sforzi economici, è sufficiente estendere il computo per la totalità del periodo di validità del provvedimento per ottenere un dato ancor più allarmante: l'impatto economico che ne risulta è ancor più preoccupante.

Difatti, stanti i primi mesi del 2019, momento in cui ha fatto la sua comparsa ed è entrato in vigore la misura voluta dai grillini, se chiudiamo il periodo a dicembre 2021 osserviamo con estremo rammarico e molta apprensione che lo sforzo economico a cui lo Stato italiano è stato chiamato a compiere è di ben diciannove miliardi e seicento milioni di euro, di cui tre miliardi e ottocento milioni erogati nel 2019, sette miliardi e duecento milioni sborsati nel 2020 e otto miliardi e seicento milioni nel 2021.

Fondamentale tener presente che per gli anno 2019/2020 le somme sono quelle effettivamente elargite, mentre per gli anni successivi ci si riferisce alle risorse messe a disposizione.

Dallo studio della Cgia si manifesta un ulteriore dato che preoccupa, ovvero che, tenuto conto di quanto sostiene l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, (Anpal), i soggetti percepenti il Reddito di cittadinanza raramente sono occupabili.

Questa agenzia reputa infatti che la possibilità di rimanere senza lavoro dopo 12 mesi tocca il novanta percento, in considerazione del fatto che l'insieme dei beneficiari non ha sufficienti esperienze nel mondi del lavoro e una parte di questo non abbia nemmeno mai lavorato: si capisce dunque quanto possa risultare minima l'occupabilità di questi soggetti.

E' lo stesso Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a confermare la questione, rendendo noto che, dopo aver analizzato il passato contributivo di questo insieme nella fascia d'età compresa fra i diciotto e i sessantaquattro anni, solamente un terzo del campione preso in esame ha avuto un lavoro a tutti gli effetti di legge.

La sostanza è che ci si trova dinanzi a dei soggetti con una fortissima tendenza all'esclusione sociale, esclusi da qualsivoglia opportunità in ambito lavorativo in quanto completamente sprovvisti di quelle competenze che potrebbero portarli ad ottenere un posto fisso: trovare un'occupazione per la gran parte di queste persone è difficilissimo e molto costoso.

Reddito di cittadinanza: 1 (forse) su 10 trova lavoro

Se leggiamo i dati che si riferiscono ad agosto di quest'anno scopriamo che i destinatari del provvedimento grillino sono stati tre milioni e cinquecento mila, suddivisi in circa un milione e cinquecento mila nuclei familiari; la media mensile erogata è stata paria € 579,00 e tra i percepenti il sostegno solamente un milione e cinquecento mila fra gli over 18 si sono resi disponibili a cercare e trovare un posto di lavoro, sottoscrivendo il "Patto per il lavoro": la Corte dei Conti ci informa che di questi solo centocinquantadue mila hanno effettivamente trovato un'occupazione

Reddito di cittadinanza: le posizioni di alcune forze politiche

Il leader della Lega sottolinea quanto il Reddito di cittadinanza non stia funzionando come dovrebbe; il capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia sostiene che questo provvedimento non ha saputo spingere la crescita dell'occupazione e che abbia un costo devastante per l'erario: ovviamente i 5 stelle sono di tutt'altro avviso.

Il capogruppo per il Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro al Senato sostiene che quella dei partiti di destra sia solamente una posizione atta a speculare politicamente sulla questione, mentre il Ministro degli Esteri, che si può definire il padre politico della misura, è convinto che si debba intervenire su centri per l'impiego e che il sussidio debba rimanere ad ogni costo: il Ministro del lavoro infine offre pieno appoggio al sussidio, presentando ai sindacati il programma per le politiche attive, basato su cinque miliardi di euro che andranno a sommarsi ai miliardi previsti dai grillini.

Reddito di cittadinanza: gli ostacoli agli sgravi frenano le assunzioni

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, ad oggi le assunzioni direttamente derivate dal Reddito di cittadinanza ammonterebbero a sole 400 unità; in questi 50 mesi è stato fatto pochissimo e una delle cause (ma non l'unica) è rintracciabile nella macchinosità delle procedure previste dal Governo alla quale devono far fronte quegli imprenditori che intendono beneficiare degli incentivi.

Sulla questione deve esprimersi il Ministro del Lavoro, che coadiuvato dal Comitato scientifico dovrà migliorare le misure per l'ottenimento degli incentivi da parte dei datori di lavoro: difatti, malgrado vengano messi a disposizione i sostegni al mondo imprenditoriale, i moltissimi limiti imposti dalla legge istitutiva n° 26 del 2019, rendono molto complesso beneficiare dello sgravio fiscale contributivo.

In particolare è previsto che l'assunzione debba essere a tempo indeterminato e a tempo pieno, anche in regime di apprendistato; quest'ultima deve prevedere un aumento occupazionale netto dei dipendenti che godono di un contratto a tempo indeterminato: una volta che la persona originariamente percepente il sostegno statale divenga un dipendente a tutti gli effetti non sarà possibile licenziarla nei successivi trentasei mesi, salvo quei casi che prevedano la giusta causa.

Inoltre lo sgravio verrà concesso solamente in quei casi in cui "vi sia sufficiente capienza di aiuti de minimis in capo al datore di lavoro", come di evince dal sito dell'INPS.

Reddito di cittadinanza: in cosa consiste lo sgravio

Il sostegno che lo Stato garantisce alle aziende offre la possibilità di non versare i contributi previdenziali assistenziali, ma ovviamente ha dei paletti : beneficio mensile del Rdc che spetta al nucleo familiare, limite di € 780,00/mese e contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore calcolati con riferimento al rapporto di lavoro a tempo pieno.

Non proprio uno scenario festoso quello che si trovano davanti gli imprenditori, preoccupati anche dal fatto che su tutto permea l'incertezza e il relativo rischio di vedersi costretti a rimborsare allo Stato gli sgravi qualora si evinca da una valutazione a posteriori che non si siano seguite correttamente le procedure: questo sicuramente non incoraggia le aziende ad assumere con questa formula.

Reddito di cittadinanza: i canali

L'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche (INAP) ha condotto un'indagine per capire quali siano i canali migliori per trovare un posto di lavoro: il sessanta per cento viene assunto attraverso indicazioni arrivate da parenti e amici, mentre solo tre persone su cento trovano lavoro attraverso i centri per l'impiego, rete che aiuta efficacemente i soggetti appartenenti alle categorie protette. 

Reddito di cittadinanza: Caserta e Napoli in testa

Quali sono quelle provincie che percepiscono maggiormente il Reddito di cittadinanza?

Caserta con i suoi 147.036 percettori e Napoli con i suoi 555.646 soggetti si attestano in cima alla classifica delle città più bisognose e più sovvenzionate, che con 703.000 beneficiari complessivi fanno il 20% dei percettori complessivi previsti dal provvedimento.

Significativi anche i dati di altre città: Bari (92.233), Catania (169.250) e Palermo (212.544).