L’era dello smart working, per la Pubblica amministrazione, sta per concludersi. Il mese di ottobre, oltre a segnare novità sul Green pass, dal 15 del mese obbligatorio per recarsi al lavoro, fa dire addio al lavoro agile, indispensabile durante il periodo più caldo della pandemia.

Tuttavia, non sarà cancellato completamente: previo accordo tra il datore di lavoro e il dipendente, lo smart working potrà continuare ad essere applicato. Dunque, dal mese di ottobre, oltre alle consuete regole dell'uso delle mascherine e del distanziamento interpersonale, si aggiungono il Green pass obbligatorio e il lavoro in presenza.

Analizziamo quali sono tutte le novità.

Smart working: dal 15 ottobre, cambia tutto!

Il lavoro agile ha accompagnato la maggior parte dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, durante il periodo più caldo della pandemia. Si è trattato di una grossa novità, che ha permesso la continuazione delle attività lavorative, per garantire tutti i servizi essenziali ai cittadini. 

Un esempio, lo abbiamo visto chiaramente dalla scuola: grazie alla didattica a distanza, gli studenti non hanno perso l’anno scolastico. Tuttavia, la fase più calda dell’emergenza del coronavirus, sembra essersi conclusa e con essa, anche lo smart working deve levare le tende.

Infatti, già per il mondo scolastico, le lezioni del nuovo anno 2021-2022 sono riprese in presenza, con la speranza e l’obiettivo di continuare ad essere tali fino alla fine. Sono stati presi, naturalmente, alcuni accorgimenti per poter garantire la maggior sicurezza possibile. Per tutto il personale scolastico, infatti, è obbligatoria l’esibizione del Green Pass, oltre che le consuete misure di distanziamento interpersonale e l’uso dei dispositivi di protezione individuale.

Ma non solo: l’uso del Green pass è obbligatorio anche per il personale esterno che presta, occasionalmente, servizio a scuola e anche per i genitori che vanno a prendere i figli.

Le stesse regole sono state applicate alle residenze sanitarie per anziani: il personale, per poter lavorare, è obbligato ad esibire la Certificazione verde.

Ma dal prossimo 15 ottobre, l’esibizione del Green pass sarà obbligatoria per tutti i lavoratori, sia pubblici che privati, per gli autonomi e i professionisti. Tutti dovranno essere in possesso della Certificazione verde, pena la sospensione dello stipendio, oltre che sanzioni economiche dai 600 ai 1500 euro.

Ma le novità non finiscono qui: il ministro Renato Brunetta ha annunciato già, così come si legge su un articolo pubblicato sul sito iltempo.it:

“Si apre l'era di una nuova normalità”.

Pertanto, per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, la parentesi dello smart working può dirsi conclusa.

Andiamo ad analizzare quali sono tutte le novità.

Fine dello smart working: ecco tutte le novità

Dal prossimo 15 ottobre, lo smart working sarà solo una “eccezione”: tutti i lavoratori statali ritorneranno in ufficio. Ad annunciarlo è stato il ministro Renato Brunetta, asserendo che, con il ritorno in presenza, così come si legge sul sito quotidiano.net:

“[…] si completa il quadro avviato con l'estensione dell'obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in presenza, e in sicurezza”.

Come c'era da aspettarsi! Con l'estensione dell’obbligatorietà della Certificazione verde per tutti i lavoratori, ivi compresi i dipendenti della Pubblica Amministrazione, era normale aspettarsi un ritorno alla presenza in ufficio.

Così come si legge sul sito informativo tg24.sky.it:

“Il provvedimento interessa circa 3 milioni e 200mila persone”.

Attendendo le linee guida definitive, analizziamo quali sono le regole da seguire per il rientro in ufficio in sicurezza.

Un primo nodo che è stato sciolto riguarda il possesso del Green pass per chi lavora sempre in smart working. L’esibizione della Certificazione verde, in questo caso, non sarà necessaria, anche perché è indispensabile solo nel momento in cui si accede nei luoghi di lavoro. Tuttavia, così come viene riportato sul sito informativo ilsole24ore.com:

“[…] lo smart working «non può essere utilizzato allo scopo di eludere l’obbligo di green pass»”.

Perché si parla di lavorare in smart working, se dal prossimo 15 ottobre è previsto il rientro in ufficio? Lo smart working rimane, semplicemente, come eccezione. Sarà applicato solo nel momento in cui saranno stipulati previ accordi tra datori di lavoro e dipendenti, ma sempre rispettando gli accordi collettivi del lavoro.

Smart working: possibile, solo previo accordo

La presenza in ufficio, come modalità ordinaria, ritornerà a pieno regime, a partire dalla metà del mese di ottobre 2021. Per quanto il riguarda lo smart working, è bene sottolineare da subito che non ci sarà un addio definitivo, ma potrà essere utilizzato, solo eccezionalmente, previo accordo tra le parti lavorative, ovvero tra il datore di lavoro e il dipendente.

A tal proposito, si legge su un articolo pubblicato sul sito informativo leggioggi.it che:

“È utile ricordare che ad oggi, in base a quanto previsto dal Decreto “Riaperture” (D.l. n. 52/2021 convertito in Legge n. 87/2021) il ricorso al lavoro agile “semplificato” (in assenza cioè di un accordo individuale) è garantito sino alla sua definizione da parte dei singoli contratti collettivi, comunque non oltre il 31 dicembre 2021”.

Tuttavia, bisogna aggiungere anche un altro particolare. Il lavoro agile, anche se deciso da un accordo, non deve mai venire meno a tre condizioni fondamentali:

  • Non deve far diminuire i servizi;
  • L’amministrazione deve essere in possesso di una piattaforma o di un qualsiasi altro strumento, in grado di garantire “la sicurezza delle comunicazioni tra lavoratore e amministrazione” (così come si legge su tg24.sky.it);
  • I dipendenti devono disporre di strumenti tecnologici adeguati e necessari al lavoro agile e, inoltre, deve esserci un piano per smaltire il lavoro arretrato, ove presente.

In ogni caso, quello che potrebbe accadere è un nuovo lavoro ibrido, ovvero giorni di lavoro in presenza alternati a giorni di lavoro agile.

Ma analizziamo adesso quali sono le norme che si applicheranno.

Lavoro in presenza: le regole per la sicurezza

Una prima idea su come garantire una maggiore sicurezza è quella di organizzare il lavoro in presenza, in base a fasce orarie di turnazione per gli ingressi e le uscite dai luoghi di lavoro, al fine di evitare una concentrazione maggiore dei dipendenti in un unico momento.

Ma anche per un altro scopo. Sappiamo bene che una buona parte dei lavoratori si reca a lavoro prendendo i mezzi pubblici. Le fasce orarie di ingresso e uscita sono pensate anche per evitare un eccessivo assembramento sui mezzi di trasporto pubblici.

Un’altra questione riguarda il distanziamento interpersonale tra i lavoratori. Negli uffici dove è impossibile mantenerlo, anche in questo caso, sarà adottato il sistema delle fasce orarie.

In ogni caso, è bene ricordare che il passaggio al lavoro in presenza sarà graduale. Si terrà sempre in considerazione la sicurezza, soprattutto fino al 31 dicembre 2021, data in cui è previsto il termine dello stato di emergenza.

Green pass: cosa cambia dal 15 ottobre?

Le nuove disposizioni sul ritorno del lavoro in presenza vanno di pari passo all’obbligo di esibizione del Green pass, nei luoghi di lavoro, a partire dal 15 ottobre.

L’esibizione della Certificazione verde dovrebbe garantire maggior sicurezza tra i lavoratori, soprattutto in vista della stagione invernale.

L’obbligo del possesso del Green pass è valido sia per i lavoratori impiegati nel pubblico impiego sia per i lavoratori del settore privato, oltre che gli autonomi e i professionisti.

Decisione che era già nell’aria. Già per il nuovo anno scolastico, il personale della scuola è stato obbligato al possesso della Certificazione verde per potersi recare a lavoro; idem per il personale delle residenze sanitarie per gli anziani. Obbligo che, successivamente, è stato esteso anche al personale esterno, che occasionalmente presta intervento in quei luoghi, oltre che ai genitori o accompagnatori che vanno a prendere i figli a scuola.

Per molti si è trattato di una vera doccia fredda. Per quale motivo? Chi è sprovvisto della Certificazione verde sarà considerato come assente ingiustificato, fin quando non l’avrà, ma non oltre il 31 dicembre 2021.

Se nella prima “bozza” del Decreto-legge n. 127/2021, era prevista anche la sospensione dal lavoro, nel Decreto approdato in Gazzetta Ufficiale non c’è più. Resta fermo sempre la sospensione dello stipendio, per tutti i lavoratori sprovvisti di Green pass, oltre che le sanzioni per chi accede a lavoro senza Certificazione verde. Sanzioni che vanno da 600 a 1500 euro.

Ovviamente, sono previste sanzioni anche per i datori di lavoro che non hanno vigilato e non hanno messo in pratica i controlli necessari.

E per quanto riguarda i professionisti che prestano lavoro presso le case private? Per quanto riguarda badanti e colf, i datori di lavoro sono obbligati a chiedere il possesso della Certificazione verde, mentre, per esempio, nel caso di elettricisti ed idraulici no. Perché? In questo caso, non si tratta di datori di lavoro, anche se rimane la facoltà, a discrezione di ognuno, di chiedere se l’artigiano possiede o meno il Green pass.

Infine, come abbiamo già ribadito in precedenza, non sono tenuti a possedere il Green pass i lavoratori in regime di smart working.

È bene sottolineare che il Green pass non è, necessariamente, equivalente a vaccinarsi. Si può possedere la Certificazione verde anche dopo aver eseguito un tampone molecolare oppure un test antigenico, o essere guariti dal Covid. Ovviamente, in questi casi la durata del Green pass sarà inferiore a chi, invece, si è vaccinato.

A proposito di tamponi, nel Decreto Green pass sono previsti anche prezzi ridotti, fino al 31 dicembre 2021. Per gli adulti, il prezzo sarà di quindici euro, mentre per i minorenni, di età compresa tra i dodici e i diciotto anni, sarà pari a otto euro. Per quanto riguarda i cittadini che non possono sottoporsi a vaccinazione, per certificati motivi di salute, i tamponi saranno gratuiti.