Per l’Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd, in italiano Ocse) è allarme. La crisi innescata dalla pandemia di Covid-19, per quanto dura, non è minimamente paragonabile a quella che il mondo affronterà nei prossimi decenni. Serviranno riforme per reagire a tendenze secolari come l'invecchiamento della popolazione e la crescita del costo dei servizi. Il colossale debito già ammassato in seguito alle misure di stimolo per reagire alla recessione causata dalla pandemia è destinato a crescere ulteriormente e per questo l'Ocse sottolinea come le riforme non siano più rinviabili. Riforme che non devono necessariamente passare da un aumento della pressione fiscale ma anzi devono andare a intervenire sui tassi di occupazione e sull'innalzamento dell'eta pensionabile.

Per l'Ocse è allarme, quella del Covid-19 non la vera crisi globale

Nell'aggiornamento del suo Long Term Scenario, intitolato The Long Game: Fiscal Outlooks to 2060 Underline Need for Structural Reform (in italiano, Il gioco lungo: le prospettive di bilancio al 2060 sottolineano la necessità di una riforma strutturale), l'Ocse spiega come una decelerazione nelle grandi economie emergenti, il cambiamento demografico e il rallentamento dei guadagni di produttività faranno scendere la crescita economica tendenziale tra i 38 Paesi membri dell'organizzazione e le nazioni del G20 all'1,5% nel 2060 da circa il 3% attuale. Allo stesso tempo, gli Stati dovranno fare fronte a costi crescenti, in particolare per quanto riguarda l'aspetto previdenziale e dell'assistenza sanitaria.

Necessarie riforme per evitare vera crisi globale in prossimi decenni

"Le tendenze secolari come l'invecchiamento della popolazione e l'aumento del prezzo relativo dei servizi continueranno ad aumentare la pressione sui bilanci del governo", hanno spiegato Yvan Guillemette e David Turner, curatori del rapporto citato da Bloomberg. “E la pressione fiscale di queste tendenze di lungo periodo fa impallidire quella associata al servizio del debito pubblico legato al Covid-19”, aggiungono. Per l'Ocse si rende necessaria una combinazione di azioni su età pensionabile e tasso di occupazione. In particolare per quanto riguarda le pensioni, è fondamentale la garanzia che l'età di accesso cresca solo di due terzi rispetto ai previsti futuri guadagni nell'aspettativa di vita. Solo questo fattore contribuirebbe a dimezzare l'aumento medio previsto per la pressione fiscale entro il 2060. 

Per l'Ocse è cruciale intervenire su età pensionabile e occupazione

Nei Paesi membri, le riforme finalizzate a migliorare le impostazioni delle politiche occupazionali potrebbero aumentare di mezzo punto percentuale la crescita del Pil reale pro-capite medio dell'Ocse, facendo salire il tenore di vita di quasi il 7% entro il 2060. Guadagni che potrebbero raggiungere anche il 10% nei Paesi oggi più lontani dalle migliori pratiche, come Belgio, Francia e anche Italia. Negli Stati che più hanno da guadagnare dalle riforme del mercato del lavoro, la potenziale riduzione della pressione fiscale potrebbe raggiungere i 4-5 punti percentuali del Pil nei prossimi decenni. (Raffaele Rovati)