Andare in pensione prima conviene solo in questi casi, altrimenti è un grosso rischio

Conviene andare in pensione prima soltanto in alcuni specifici casi, perché per il resto diventa solo una grossa perdita. Ecco quando c'è convenienza

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Conviene andare in pensione prima soltanto in alcuni specifici casi, perché per il resto diventa solo una grossa perdita.

Ad oggi si può andare in pensione a 67 anni, secondo quanto previsto dalla Legge Fornero del 2012, ovviamente a parità di contributi.

Ma il nostro sistema previdenziale prevede l'anticipo pensionistico se si ha una quota contributiva più ricca rispetto a quella prevista dalla legge. Grazie a questa disposizione, se uno ha versato più contributi, può uscire molto prima rispetto agli altri.

Ma non è detto che ottenga lo stesso assegno mensile di chi è uscito a 67 anni. Infatti la convenienza dell'anticipo pensionistico cambia a seconda dei casi. In pochi casi, perché nella maggior parte si va incontro ad una perdita considerevole.

Andare in pensione prima conviene, ma solo in questi specifici casi

Partiamo col fatto che, qualora si dovesse subire di un taglio alla propria pensione anticipata, essa sarà temporanea.

Il sistema prevede che prima di aver raggiunto l'età per la pensione di vecchiaia, l'importo di quella anticipata possa essere più basso per tutto il periodo che va dall'uscita fino al raggiungimento dell'età stabilita dalla Legge Fornero.

Ma questo non significa che i tagli sono previsti per tutti i casi. Per questo è possibile andare prima in pensione senza rimetterci.

Sono i casi della RITA e di Quota 103.

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata permette di compensare l'eventuale taglio dovuto all'uscita anticipata con la rendita maturata grazie a questo strumento di previdenza complementare.

Ovviamente anche la RITA prevede dei requisiti, quali:

  • almeno 5 anni di iscrizione alla previdenza complementare;

  • 20 anni di contributi versati;

  • avere meno di 5 anni per raggiungere l'età per la pensione di vecchiaia;

  • aver cessato l'attività lavorativa.

Non a caso si consiglia sempre di pià a puntare a forme di previdenza complementare, e la RITA è una delle tante disponibili oggi.

Per quanto riguarda Quota 103, oltre a permettere ulteriori entrate annuali, fino ad un massimo di 5000 euro lordi (in forma di prestazione occasionale), è possibile andare in pensione con 41 anni di contributi e avere un assegno previdenziale fino a 5 volte il trattamento minimo INPS.

Ed essendo il trattamento minimo definitivo per l’annualità 2023 è pari a 567,94 euro, la pensione massima percepibile con la quota 103 è pari a 2.839,70 euro.

È vero che chi ha versato di più, al punto da avere un assegno molto più ricco, si ritroverà per almeno 5 anni con un una pensione bloccata a 2.839,70 euro. Ma è altresì vero che, rispetto a Opzione Donna e APE Sociale, il limite è decisamente più generoso.

Quando non conviene andare in pensione prima

L'uscita anticipata non è molto conveniente se si sceglie come opzione d'uscita APE Sociale od Opzione Donna. Per quanto allettanti nei loro rispettivi requisiti, entrambe prevedono dei robusti tagli a livello di assegno previdenziale.

Vediamo il caso di Opzione Donna. Con la Legge di Bilancio 2023, Opzione Donna prevede l'uscita anticipata per le lavoratrici dipendenti o autonome soltanto se hanno almeno 58-60 anni e 35 anni di contributi versati.

Ma solo se si è caregiver, lavoratrici di aziende in crisi, o se aventi un handicap pari al 74%. Non sembrerebbe invece così sicuro l'accesso per quanto riguarda le lavoratrici licenziate.

Oltre ad essere molto limitata a livello di requisiti, anche a livello di assegno lo è altrettanto: tra l'ultimo stipendio percepito e assegno previdenziale si stima un taglio medio del 30%.

A sua volta, l'APE Sociale permette di uscire a 63 anni e con soli 30 anni di contributi (o 36 anni per chi esercita mansioni usuranti).

Sebbene sia più estesa la platea di riferimento, comprendendo anche gli invalidi, i caregiver, i disoccupati, l'APE prevede un calcolo misto, che la porta ad essere particolarmente restrittiva a livello di importi.

Oltre al blocco di 1.300 euro nell'assegno previdenziale in qualsiasi caso, l'APE non prevede nessuno dei benefit previsti per la pensione di vecchiaia o anticipata, quali:

  • la reversibilità,

  • la tredicesima,

  • le maggiorazioni sociali,

  • gli assegni familiari,

  • l'indicizzazione al tasso di inflazione.

Quanto si perde se si va in pensione prima

Se con l'Opzione Donna la perdita per l'uscita anticipata è stimata attorno al 30%, per la maggior parte dei casi la perdita è commisurata al limite disposto per legge e a quanto si avrebbe diritto a seconda dei contributi versati.

Se con la pensione di vecchiaia, a parità di contributi versati, avresti diritto ad un assegno di 2.000 euro, se esci:

  • con l'APE sociale, dovrai limitarti a 1.300 euro al mese;

  • con Opzione Donna, perderai almeno il 30% dell'assegno.

Mentre nel caso di Quota 103 puoi avere fino a 2.839,70 euro, pertanto non ci sarebbe alcuna perdita, anche nel caso si volesse fare richiesta di Quota 103 nel 2024. E nel caso della RITA, a seconda di quanto versato nella previdenza complementare, potresti avere una buona compensazione.

Attenzione però, anche nel caso di Pensione Anticipata, ovvero quella prevista dalla Legge Fornero, si andrà comunque incontro ad una perdita, pari al 1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni, e 2% per gli anni ulteriori ai primi due.