È nella lista degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e tra i progetti immediati del presidente del consiglio, l’assegno di ricollocazione è un bonus di cui possono beneficiare i lavoratori disoccupati. 

L’Assegno di ricollocazione (ADR) è un Buono Servizio spendibile presso i centri per l’impiego o presso le Agenzie private accreditate a svolgere funzioni e compiti in materia di politiche attive (Agenzie per il lavoro accreditate). lavoro.gov.it

A oggi, però, si discute sulla sua reale efficacia e sugli obiettivi ancora privi di dettagli concreti che potrebbero portare a una dispersione delle risorse con aumento del divario tra territori svantaggiati e quelli dove la manovra funziona meglio. Come ha ipotizzato Andrea Garnero per ilfattoquotidiano.it

Scopriamo intanto in cosa consiste questa forma di sostegno al lavoro e chi ne può beneficiare.

Cos’è l’Assegno di ricollocazione

L’assegno di ricollocazione, o ADR, fa parte degli strumenti delle Politiche Attive per il Lavoro a supporto dei soggetti disoccupati.

Gestito da Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro), consiste in un importo erogato tramite bonus che il beneficiario può utilizzare attraverso i centri per l’impiego o le agenzie di lavoro private, per ricollocarsi nel mercato del lavoro.

Queste infatti avranno il compito di supportare la persona in tutto l’iter di ricerca lavorativa e a loro verrà riconosciuto in diverse misure l’importo del suddetto voucher.

La sua nascita risale al DL n. 150 del 14 settembre 2015 inizialmente come strumento di sostegno all’occupazione rivolto solo ai percettori di Naspi da almeno 4 mesi.

Dal 2018 ne è stata ampliata l’utenza e poi con il DL n. 4 del 28 gennaio 2019 è diventato complementare al Reddito di cittadinanza per ora fino al 31 dicembre 2021.

Dopo che nel 2019 questa misura era stata sospesa per i percettori di Naspi e altri ammortizzatori sociali, la Legge di bilancio 2021 per l’anno corrente ha deciso di re-introdurla a supporto della situazione attuale.

Come funziona l’assegno di ricollocazione

Il beneficiario può scegliere l’ente che lo supporterà consultando tra l’elenco di quelli accreditati che, per ognuno, forniranno un tutor per la ricerca, preselezione ed eventuale inserimento attraverso un programma personalizzato.

La scelta va fatta entro 30 giorni dalla domanda, alla scadenza dei quali sono previste delle sanzioni.

La durata massima della procedura è di 180 giorni a partire dal primo appuntamento e può essere prorogata di altri 180 in caso di assunzione con contratto a termine di almeno 6 mesi.

In caso di soggetti in Cig straordinaria la proroga è possibile fino a 360 giorni se entro la fine del trattamento non è stato utilizzato l’intero importo del bonus.

Nel caso il rapporto di lavoro sia inferiore a 6 mesi il servizio riparte dopo una sospensione e riprende dopo la fine del lavoro con l’utilizzo del restante importo dell’assegno.

Importo dell’Assegno di ricollocazione

Infatti, nel momento in cui la ricerca va a buon fine viene riconosciuto all’ente un importo che varia da 250 a 5000 euro a seconda del tipo di contratto ottenuto dal candidato:

  • Da 1000 a 5000 in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato
  • Da 500 a 2500 se il contratto è pari o superiore a 6 mesi
  • Da 250 a 1250 con contratto a termine che va dai 3 ai 6 mesi.

Quest’ultima opzione è però valida solo per 5 regioni considerate svantaggiate: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.

Gli importi verranno riscossi dall’ente in caso di assunzione del candidato, altrimenti  spetterà loro solo una quota fissa, “free 4 services”, per il servizio di affiancamento.

A chi spetta l’assegno di ricollocazione

Come abbiamo visto l’assegno di ricollocazione era stato introdotto con l’intento di supportare i disoccupati percettori di Naspi. Misura poi sospesa e reintrodotta con l’ultima Legge di bilancio.

Al momento quindi possono beneficiare della misura:

  • I lavoratori in Cassa integrazione straordinaria nel caso in cui siano stati stipulati accordi per una ricollocazione degli stessi in caso di crisi aziendale;
  • Percettori del Reddito di cittadinanza dopo aver sottoscritto il patto di servizio con DID;
  • Disoccupati con Naspi o Dis-Coll da almeno 4 mesi.

Nello specifico per i cassa integrati l’assegno può essere rilasciato solo se i loro profili e ambiti professionali rientrano nell’Accordo di ricollocazione eventualmente sottoscritto dall’azienda con i sindacati e per i quali non sia previsto un reinserimento lavorativo.

Chi riceve il Reddito di cittadinanza è invece tenuto a stipulare un patto di servizio con Dichiarazione di immediata disponibilità (DID) al lavoro, proprio per accompagnare questa forma di sostegno al reddito con un processo di formazione e di reinserimento lavorativo.

Come richiedere l’assegno di ricollocazione

Tutte le domande per l’assegno di ricollocazione sono gestite da Anpal.

La procedura per la richiesta può essere eseguita on line accedendo o registrandosi sul loro portale; in alternativa esiste la possibilità di recarsi presso il Centro per l’impiego dove si è firmato il Patto di lavoro.

Sul sito di Anpal esistono comunque manuali dettagliati sulle procedure per i percettori di Naspi e Rdc.

Assegno di ricollocazione, gli sgravi per il datore di lavoro

Secondo la legge n.205 del 27/12/2017 nel caso in cui un datore di lavoro assuma soggetti beneficiari dell’assegno di ricollocazione può usufruire di uno sgravo pari al 50% degli oneri contributivi complessivi nel limite di 4030 euro annui.

La circolare Inps n. 109 del del 26/07/2019 conferma il limite temporale dello sgravo che sarà di 12 mesi per i contratti a tempo determinato e di 18 per quelli a tempo indeterminato.

Si può richiedere l’agevolazione scaricando il modulo BADR nell’apposita area Inps. Lo sgravo verrà applicato tramite il conguaglio o compensato con la dichiarazione dei redditi.

L’assegno di ricollocazione nel Recovery Plan

Durante il discorso per fiducia in Senato del 17 febbraio il nuovo presidente del consiglio Mario Draghi ha ribadito l’importanza di un supporto nella ricollocazione dei disoccupati con ipotetici interventi anche sull’assegno di ricollocazione. 

Nel PNRR si è parlato infatti di uno strumento da potenziare all’interno delle politiche attive del lavoro. È in effetti uno dei punti salienti del Recovery Plan le cui risorse mirano a migliorie nella formazione, nell’occupazione e sostegno del mercato del lavoro.

Per questi obiettivi sono stati stanziati circa 6 miliardi di euro, di cui 4,4 destinati a a formazione e politiche attive per il lavoro secondo la missione 5,  “Inclusione e coesione”, del Pnrr. Altri 600 milioni, invece, sarebbero destinati ai centri per l’impiego. 

Gli obiettivi del Pnrr per l’assegno di ricollocazione

Il Piano di ripresa e resilienza quindi punterebbe ad ampi interventi sulle politiche attive del lavoro soprattutto in un momento in cui queste misure rappresentano una delle priorità.

Vediamo di seguito le principali aree di intervento.

L’assegno di ricollocazione è inserito all’interno del GOL, il piano nazionale di Garanzia Occupabilità dei Lavoratori, il cui obiettivo sarebbe quello di offrire lo stesso percorso per il reinserimento a ogni soggetto livellando soprattutto le differenze tra regioni. 

Il “Piano Nazionale Nuove Competenzeprevede investimenti per la formazione dei cittadini senza occupazione, mentre sono già attivi 1 miliardo di euro per incrementare le competenze di chi è già occupato attraverso percorsi di formazione, integrandola anche attraverso strutture private.

Anche i Centri per l’impiego dovrebbero essere i destinatari della manovra che però stenta a prendere il via. Erano infatti partiti i concorsi per circa 11600 addetti del settore che ancora non sono stati completati.

Altro obiettivo è il rinnovo della rete dei servizi per il lavoro integrando i singoli servizi regionali con quelli nazionali e costruendo una comunicazione attiva tra le diverse regioni.

L’assegno di ricollocazione oggi

Durante il 22esimo Festival del Lavoro, il Consiglio Nazionale Ordine dei Consulenti del Lavoro ha discusso sulle proposte per la ripartenza e sulla necessità di intervenire sull’assegno di ricollocazione con finanziamenti e proposte differenziate a seconda dei destinatari. 

È altresì necessario rifinanziare l’Assegno di Ricollocazione e renderlo obbligatorio (prevedendolo quale requisito di condizionalità per la fruizione di misure di sostegno al reddito), strutturarlo in modo differenziato in base ai diversi beneficiari a cui si rivolge (percettori di NASpI, di CIGS, di Reddito di Cittadinanza etc.), diversificare la remunerazione per gli operatori, in parte a processo e in parte a risultato, in base alla tipologia di percettori. Prevedere, inoltre, la sospensione del servizio per consentire la partecipazione a percorsi di job experience o di formazione finalizzata all’acquisizione delle competenze necessarie ad aumentare l’occupabilità dei beneficiari. (da ipsoa.it)

Assegno di ricollocazione perché potrebbe essere un flop?

In realtà tutte le proposte presenti nel Pnrr e le buone intenzioni affermate da Draghi rappresentano degli obiettivi a oggi privi di dettagli concreti.

Una delle perplessità è che gli interventi possano beneficiare le regioni già avvantaggiate lasciando indietro quelle in difficoltà con conseguente aumento del divario. 

Si vocifera anche che il flop sia legato all’inefficienza di Anpal e alcune indiscrezioni suggeriscono che il ministro del lavoro Andrea Orlando lo voglia depotenziare. 

Con una testimonianza raccolta dal fattoquotidiano.it Andrea Garnero, economista alla direzione per l‘Occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse, afferma:

Tutto dipende dall’effettiva attuazione, ma per le riforme sono indicati solo obiettivi generali, senza dettagli su come si intende cambiare le cose. C’è il rischio serio di non riuscire a spendere i soldi, come successo negli ultimi decenni, o di riuscirci solo nei territori dove già oggi le cose funzionano.

Il sole24ore.com ha raccolto a gennaio inoltre dei dati relativi al reale utilizzo dell’assegno di ricollocazione da parte degli aventi diritto.

La misura è stata proposta tramite lettere, sms ed e-mail a circa 28122 giovani disoccupati percettori di Naspi e le adesioni sono arrivate appena a 2778 soggetti (il 9,9% del totale).

Per quanto riguarda i percettori del Reddito di cittadinanza degli 1,3 milioni è riuscito a ottenere almeno un contratto il 25,7%.

L’assegno di ricollocazione potrebbe quindi essere uno strumento davvero utile a supporto della crisi che ha falciato innumerevoli posti di lavoro. Servirebbero solo interventi più decisi circoscritti alle diverse realtà ma anche capaci di creare una rete di comunicazione e coesione indispensabile soprattutto in questo momento.