Mancano ormai meno di due mesi al debutto dell'assegno unico per le famiglie con figli a carico fino a 21 anni di età. E come spesso avviene quando un regime – in questo caso previdenziale – cambia completamente, sostituendo tante misure diverse con una nuova misura unica, non mancano fake news, confusione e timore di caos amministrativo, periodi di “vuoto” nella percezione del sussidio o penalizzazioni rispetto al regime vigente. 

Vediamo allora in questo articolo che cos'è l'assegno unico per le famiglie, come funziona, come richiederlo e anche quali misure va a sostituire. Facendo anche i conti nelle casse dello Stato. Il punto di riferimento, in attesa delle schede sul sito dell'INPS, è questo articolo de Il Sole 24 ore; ma ci sono anche Il Giorno e siti più specializzati, come Provitaefamiglia.it, che aiuta a chiarire alcuni possibili equivoci.

Cos'è l'assegno unico per le famiglie

L'assegno unico universale (AU) è un nuovo sussidio di sostegno al reddito delle famiglie con figli a carico fino all'età di 21 anni. Va richiesto all'INPS – le domande si potranno presentare da gennaio, accedendo con CRS, SPID o CIE (dal 1° ottobre 2021 non sono più utilizzabili i codici PIN). 

Si distingue dalle misure di sostegno familiare attuali (bonus bebè, premio alla nascita, assegno al nucleo familiare, detrazioni fiscali) perché tiene conto dell'ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente), mentre le varie misure attuali sono attribuite solo in base alla situazione lavorativa dei genitori (tipo di rapporto di lavoro e reddito percepito). Non va confuso con l' “assegno unico figli”, che è una misura transitoria destinata a terminare a fine 2021.

Si può anche notare che “universale” è un temine efficace per la comunicazione ma anche un po' ambiguo, perché in realtà la misura di sostegno non riguarda tutti i nuclei familiari, e nemmeno tutti i nuclei familiari con figli a carico, ma solo per quelle con figli a carico fino a 21 anni di età. 

La definizione convenzionale vuole però sottolineare come questa nuova misura sia unica, cioè non differenziata in base a situazioni particolari (come era il bonus bebè o il premio alla nascita) e riguardi tutte le famiglie con figli a carico fino a 21 anni. Una platea stimata in nove milioni di nuclei familiari. Compresi quelli di lavoratori immigrati con permesso di soggiorno da almeno 6 mesi. In questo la normativa italiana si adegua alle regole dettate dall'Unione Europea.

A quanto ammonta

L'assegno unico universale parte da 175-180 Euro mensili a figlio per ISEE sotto i quindicimila Euro, che diventano 250 Euro a figlio dal terzo in poi; al crescere dell'ISEE l'importo dell'assegno unico cala progressivamente, fino ad arrivare a 40-50 Euro a figlio per ISEE oltre i quarantamila Euro. 

Quando i figli raggiungono i 18 anni rimanendo a carico l'importo dell'assegno unico comincia a diminuire. Inoltre è stabilito che debbano inserirsi in percorsi formativi, di avviamento al lavoro o iscritti nelle liste di collocamento. 

Questo evidentemente allo scopo di scoraggiare il fenomeno dei “neet”, gli inattivi che non studiano, non si formano e non lavorano. Per inciso, ricordiamo che si considerano “a carico” i familiari con un reddito annuo lordo inferiore ai 2840,51 Euro, che diventano 4000 Euro per i figli di età inferiore ai 24 anni.

Viceversa, sono previsti incentivi sull'importo dell'assegno unico per le famiglie: per le madri fino ai 21 anni o per i figli disabili (50 Euro in più), e inoltre 30 Euro in più al mese per le madri che lavorano: questo per scoraggiare l'abbandono del lavoro da parte delle donne. Cosa che sarebbe senza un incentivo perché naturalmente un reddito in più allontana dai requisiti ISEE per avere diritto all'assegno unico.

L'assegno unico universale è compatibile con il reddito di cittadinanza, ma si taglieranno dall'assegno unico le quote corrispondenti al reddito di cittadinanza spettante per la presenza dei figli, evitando così di sovvenzionare due volte in base allo stesso requisito di diritto.

Il problema della transizione

Il passaggio al nuovo sistema pone, come è facile immaginare, vari problemi. Il primo problema del passaggio dalle attuali diverse misure di sostegno alle famiglie con figli minori a carico all'assegno unico è che potrebbe passare parecchio tempo tra la percezione dell'ultimo sussidio in busta paga (tra assegno al nucleo familiare e maggiore reddito netto per effetto delle detrazioni fiscali al 100% per i figli a carico) e la percezione del primo assegno unico universale. Anche perché CAF e patronati non possono gestire in due mesi la preparazione nove milioni di ISEE. 

Da parte sua, il Governo si impegna a gestire la fase di transizione in modo da renderla “morbida” per le famiglie. E anche a dare il tempo alle famiglie di presentare la domanda senza il rischio di perdere le mensilità arretrate per i primi mesi del 2022, come ha dichiarato il ministro per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti.

Si studiano diverse soluzioni per la transizione al nuovo sistema. Una è dare la possibilità di usare l'ISEE 2020, già scaduto, oppure mantenere gli assegni al nucleo familiare (già autorizzati fino a giugno 2022) per dare tempo alle famiglie di procurarsi l'ISEE aggiornato e poter fare domanda per il nuovo assegno, oppure ancora, analogamente, mantenere gli attuali assegni per i figli, e poi procedere per conguaglio una volta che si partirà con l'effettiva erogazione dell'assegno unico. 

Le misure attuali: ANF e AT

In attesa dell'avvio del nuovo regime di sostegno al reddito delle famiglie con figli a carico fino a 21 anni, va chiarito come funziona quello attuale, in particolare su un punto: non sono compatibili l'assegno al nucleo familiare e l'assegno temporaneo per i figli minori (AT): quest'ultimo è stato inserito nel periodo tra luglio e dicembre 2021, per coprire il ritardo nella partenza del nuovo assegno unico universale, che avrebbe dovuto debuttare lo scorso 1° luglio. 

L'INPS aveva spiegato in una circolare di fine giugno che l'assegno temporaneo è una misura residuale, nel senso che spetta alle famiglie a cui non spettano altre forme di sostegno, in particolare l'assegno al nucleo familiare. 

L'assegno temporaneo (AT) va quindi a: nuclei familiari di lavoratori autonomi, nuclei familiari di soggetti richiedenti disoccupati, a titolari di pensione da lavoro autonomo, alle famiglie che beneficiano degli assegni familiari destinati a coltivatori diretti, coloni e mezzadri (CDCM) in base al D.P.R. 30 maggio 1995 n. 797. L'assegno temporaneo spetta solo se entrambi i genitori soddisfano uno dei requisiti elencati.

L'assegno al nucleo familiare (ANF) copre invece un'ampia gamma di casistiche: tra gli altri, lavoratori dipendenti, iscritti alla Gestione Separata INPS, agricoli, domestici, lavoratori delle ditte cessate, fallite e inadempienti, lavoratori in aspettativa sindacale, lavoratori marittimi sbarcati, lavoratori titolari di prestazione sostitutiva alla retribuzione, come la NASPI, cioè l'indennità di disoccupazione, e pensionati da lavoro dipendente. 

L'ANF può essere richiesto anche da genitori conviventi e anche da uno dei due sulla base dei requisiti posseduti dall'altro. La condizione per avere diritto all'ANF però è che il reddito da lavoro dipendente o assimilato rappresenti almeno il 70% del reddito totale del nucleo familiare.

Per poter richiedere gli arretrati dell'assegno temporaneo da luglio la domanda doveva essere presentata entro il 31 ottobre. Le domande presentate a novembre dovrebbero essere evase entro il mese. La scadenza per poter chiedere questo assegno comunque resta fissata alla fine del 2021.

Delle misure attualmente in vigore, dal 2022 spariranno bonus bebè, premio alla nascita e anche gli assegni erogati dai Comuni, mentre resta in vigore il bonus asilo nido. 

Aiutare chi ci perde

Una domanda importante che molti – anche tra gli analisti – pongono è: chi ci guadagna e chi ci perde con l'entrata in vigore dell'assegno unico? Il Sole 24 ore fa un esempio: con un reddito familiare di 40700 Euro e tre figli, la busta paga di un dipendente che guadagna 22750 Euro all'anno potrebbe perdere 293 Euro netti a causa della perdita della detrazione fiscale al 100%, di 75 Euro di Assegno al nucleo familiare (che sparisce) e altrettanti in base al decreto ponte 79/2021 (assegno temporaneo per i figli minori nel periodo luglio – dicembre 2021). 

Secondo i calcoli del Ministero dell'Economia e delle Finanze, a perdere reddito dovrebbero essere circa duecentomila nuclei familiari, e comunque si stanno studiando delle misure compensative temporanee per coprire la differenza. 

Mentre secondo il deputato Pd Stefano Lepri circa metà dei nuclei familiari interessati riceverà l'importo massimo, e i quattro quinti avranno oltre 100 Euro a figlio. Nonostante l'analisi de Il Sole 24 ore si concentri sulla situazione dei lavoratori dipendenti, va ricordato che il nuovo assegno unico riguarderà anche autonomi e titolari di partita IVA.

Quanto costa l'assegno unico

L'altra domanda è: si riuscirà davvero a partire dal 1° gennaio 2022? Perché la legge delega per il riordino dei sussidi alle famiglie (L. 46/2021) è stata approvata a marzo 2020, ma per attuarla occorre il decreto legislativo e il parere delle Commissioni parlamentari competenti. E poi ci sono i tempi tecnici perché le famiglie interessate ottengano l'ISEE aggiornato da presentare all'INPS.

Altra domanda ancora: ma quanto costerà alle casse dello Stato l'assegno unico? La stima complessiva si aggira sui 19 miliardi di Euro all'anno: buona parte di queste risorse verranno recuperate dalle misure di sostegno che l'assegno unico universale va a sostituire; sei miliardi vengono dal fondo per la riforma fiscale istituito dalla legge di bilancio 2021, e un miliardo dal fondo per la famiglia avanzati dalla manovra economica 2020.