La pandemia di Covid-19 che ha tenuto in scacco il mondo e che, a quanto pare, continuerà a farlo ancora per un pò a causa delle sue varianti - come stiamo vedendo dall'apparizione della già famigerata Delta - non è stata un dramma per tutti. Come sempre accade, infatti, c'è stato anche chi vi ha guadagnato. E decisamente pure. Come riporta l'agenzia di stampa ANSA, il primo trimestre 2021 per AstraZeneca, una delle case farmaceutiche produttrici di vaccino anti-Covid-19, si è chiuso con un aumento di ricavi del 23% (15,5 miliardi di dollari). Nel secondo trimestre, poi, i risultati sono stati ancora migliori, registrando un +31%.

I soli vaccini hanno fruttato 894 milioni nel primo semestre e 1.169 nel secondo. Nel periodo aprile-giugno, se eliminiamo i ricavi del siero contro il Covid-19, rileviamo comunque una crescita del 14%. Il futuro appare roseo, comunque evolva la situazione pandemica, grazie anche alla recente acquisizione del gruppo Alexion Pharmaceuticals. Nonostante alcuni problemi incontrati nell'iter della vaccinazione (ricordiamo i casi di trombosi), AstraZeneca è riuscita a raddoppiare i suoi guadagni a inizio 2021, come sottolinea Il Messaggero.

AstraZeneca: Lauti guadagni dovuti al Covid-19

Per quanto riguarda i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2021, i primi nei quali si sia cominciato a vaccinare su ampia scala, in tutto il mondo, contro il Covid-19, AstraZeneca ha generato profitti per 275 milioni di dollari con le sole vendite del suo vaccino.

Il gruppo farmaceutico anglo-svedese è probabilmente quello che ha riscontrato i maggiori problemi a causa del siero, per via di un numero contenuto ma comunque significativo di effetti collaterali anche gravi, che in alcuni casi hanno persino portato alla morte di chi era stato inoculato. Il collegamento diretto tra la somministrazione del vaccino anti-Covid di AstraZeneca e la morte dovuta a trombosi è stato più volte smentito, anche a fronte di un drastico calo della problematica in seguito alla seconda dose del vaccino, come evidenziava anche Repubblica sulle sue pagine, qualche tempo fa.

In soldoni, l'utile netto di AstraZeneca è raddoppiato per merito del Covid-19. Secondo quanto riporta, in una nota, lo stesso gruppo anglo-svedese, nei primi 3 mesi dell'anno la casa ha generato un utile di 1,56 miliardi di dollari netti. L'anno precedente erano stati 780 milioni sullo stesso periodo. Accanto ai lauti guadagni arrivati grazie alla vendita del suo vaccino contro il Covid-19, AstraZeneca ha beneficiato anche di un aumento di altri suoi trattamenti, in particolare nel campo dell'oncologia, una delle specializzazioni della casa farmaceutica anglo-svedese.

Conseguentemente anche alla crescita del mercato nei paesi emergenti, infatti, i farmaci e le cure antitumorali hanno consentito a AstraZeneca di superare, e di molto, le originali aspettative di vendita - e conseguentemente guadagni - sul trimestre iniziale dell'anno.

Difendersi dal Covid-19: AstraZeneca mette il turbo grazie al vaccino

Quando Boris Johnson, premier del Regno Unito, fece acquistare al suo Paese un altissimo numero di dosi di Vaxzevria - questo il nome del siero prodotto da AstraZeneca - e riuscì a partire concretamente avvantaggiato per numero di vaccinazioni, rispetto a quella Unione Europea che ha orgogliosamente abbandonato, fu lapidario nell' affermare:

"Abbiamo avuto le dosi di vaccino contro il Covid-19 prima di tutti anche grazie al capitalismo e all'avidità."

Questo suo pensiero, riportato anche dal Corriere della Sera, fu esternato durante una videochiamata con alcuni esponenti del suo partito e, naturalmente, fece presto il giro del mondo. In tale fase - eravamo nei primi mesi dell'anno - la Gran Bretagna era veramente il più rapido Paese del vecchio continente nelle vaccinazioni, in quanto stava procedendo in maniera veramente spedita. Poi la situazione è cambiata perché anche l'UE ha finalmente ricevuto le dosi necessarie.

AstraZeneca è dunque riuscita a monetizzare il suo vaccino, il quale ha significato molto per i suoi ultimi dividendi, nonostante le azioni in Borsa non stiano salendo - si stima infatti un calo intorno allo 0,8% nel secondo trimestre 2021. Ciò è probabilmente dovuto tanto agli effetti collaterali che - a quanto si ritiene, senza alcuna prova inconfutabile - sarebbero stati scatenati dal siero e al complicato iter di approvazione di Vaxzevria per gli USA, ove la Food and Drug Administration non lo ha ancora autorizzato. Non siamo a conoscenza di quando verrà richiesto alla FDA di esaminare il siero anglosvedese per una eventuale messa in circolo nel Paese, come evidenzia Start Magazine.



AstraZeneca e Pfizer: l'impatto del Covid-19 sugli affari

Se la situazione di AstraZeneca, pur con qualche ombra, può dirsi tutto sommato piuttosto positiva, in Pfizer hanno proprio stappato lo spumante buono, per festeggiare l'enorme giro di affari e guadagni che la produzione del siero ha generato per loro. 

L'azienda farmaceutica americana, che come sappiamo ha sviluppato il proprio vaccino a quattro mani, per così dire, con l'azienda tedesca BioNTech, ha ordini confermati - per il 2021 - che ammontano a 2,1 miliardi di dosi. Ciò significa, a quanto ci riporta nuovamente Start Magazine, ricavi pari a 33 miliardi e mezzo di dollari; una cifra considerevolmente maggiore rispetto alla stima dei 26 miliardi che la stessa azienda aveva previsto lo scorso maggio.

Pfizer ha rivisto, al rialzo, tutte le prospettive di profitto e vendite annuali

"La velocità e l'efficacia dei nostri sforzi congiunti con BioNTech per aiutare a vaccinare il mondo contro il Covid-19 non hanno precedenti. Abbiamo somministrato più di un miliardo di dosi a livello globale."

Ha affermato, orgoglioso, Albert Bourla, amministratore delegato del gruppo Pfizer.



Il tweet di Huffington Post rimanda all'approfondimento sui ricavi di Pfizer dovuti al loro vaccino contro il Covid-19.

Il Covid-19 determina perdite e guadagni

Sulla stessa linea del suo collega Bourla troviamo anche Pascal Soriot, CEO (chief executive officer) del gruppo AstraZeneca. Egli ha dichiarato, la settimana scorsa, come la sua azienda abbia rilasciato oltre un miliardo di dosi del suo vaccino da somministrare in circa 170 Paesi in tutto il mondo, assieme ai suoi partner globali di produzione. Entro la fine di giugno sono già state consegnate 700 milioni di queste dosi. È proprio grazie a esse, scrivevamo, che la casa anglosvedese è riuscita ad aumentare in maniera così drastica i suoi guadagni sul secondo trimestre 2021.

Non è però certo tutto oro quel che luccica, come sovente accade.

Gli investimenti che sono stati necessari affinché il vaccino Vaxzevria contro il Covid-19 giungesse all'efficacia che oggi gli viene riconosciuta, e non sono ancora stati interamente ammortati, ammontano ad almeno 13 milioni di dollari, stimati sullo stesso periodo del secondo trimestre 2021. Gli utili per azione di AstraZeneca, un calcolo un pò complicato che ci fa ben capire come stia andando un'azienda quotata in Borsa, sono calati di un centesimo nel periodo aprile-giugno 2021 e di 4 centesimi nei tre mesi precedenti.

Le spese annesse e connesse alla ricerca scientifica, concentrate in prevalenza sul Covid-19, sono aumentate del 28% per AstraZeneca nel 2021. Ad aprile, la stessa casa anglosvedese aveva reso noto di aver perso 40 milioni di dollari a causa del siero. Era naturalmente un dato riferito al primo trimestre dell'anno. Aggiungendovi quella, ridotta ma consistente del secondo trimestre, che ammonta come scritto a 13 milioni, raggiungiamo un totale di perdite, a fine luglio, dell'ordine di 53 milioni di dollari.

AstraZeneca fiduciosa per il futuro

Ovviamente, l'investimento iniziale è una prerogativa ogni qualvolta si debba immettere sul mercato un nuovo prodotto - indipendentemente da quale sia il settore di riferimento, medicina o altro. - e dunque va sempre messo in conto. In AstraZeneca sono piuttosto ottimisti sul futuro, tanto che pianificano di riuscire ad affermare una stabile crescita, sul medio periodo, diversificando la ricerca e sperimentando anche soluzioni mediche per patologie diverse da questo fastidioso virus.

L'acquisizione di Alexion Pharmaceuticals va proprio in quella direzione. Essa permetterà infatti al gruppo anglosvedese di ricavarsi in una nicchia importante in un mercato che non è certo il suo forte, come quello dell'immunologia e della lotta contro le malattie rare.

Oltre il Covid-19: la ricerca farmaceutica di AstraZeneca

Pur destinando gran parte dei propri sforzi alla produzione, lo sviluppo e il miglioramento del vaccino, com'è inevitabile in un momento di altissima domanda come quello che stiamo vivendo, AstraZeneca non rinuncia certo alle altre soluzioni medicinali cui stava lavorando prima che il mondo conoscesse, malvolentieri, il Covid-19.

Nelle parole del CEO Soirot:

"AstraZeneca ha vissuto un altro periodo di forte crescita grazie a solide prestazioni in tutti i settori. Di conseguenza, abbiamo ottenuto un’ulteriore progressione degli utili. Continuiamo a far progredire il nostro portafoglio di farmaci che cambiano la vita con ulteriori progressi significativi"

Il riferimento è alle cure che stanno uscendo dai laboratori della casa non impegnati sul fronte del Covid-19. La specializzazione di AstraZeneca è in oncologia e, proprio a tale riguardo, è stata presentata quest'anno - in plenaria - la ricerca giunta ormai in fase III di Lynparza (INN-olaparib, qui le caratteristiche esplicate da EMA, l'agenzia europea per i medicinali) in sede dell'American Society of Clinical Oncology Annual Meeting. Simultaneamente la ditta anglosvedese ha notificato alla comunità scientifica i risultati dello studio su Calquence, farmaco a base di acalabrutinib, approvato due anni fa dalla FDA, come spiega Pharmastar.

Per quanto riguarda invece il non più troppo marginale settore della biofarmaceutica, oggi tra i più attivi all'interno della ricerca per la salute, AstraZeneca si è vista approvare, negli Stati Uniti, il suo farmaco Forxiga (bene illustrato da Codifa, l'informatore farmaceutico), per combattere la malattia renale cronica. Sempre gli States, poi, hanno garantito a tezepelumab (pensato per combattere l'asma, le peculiarità le descrive Pharmastar) priorità di revisione - priority review, in inglese, processo che precede solitamente l'approvazione. Si tratta di un trattamento per agevolare i pazienti con asma.

Possiamo dunque affermare, in definitiva, come per qualcuno il Covid-19 sia davvero stato un grande affare.