Oggi l’assegno previdenziale rappresenta un aspetto più che mai fondamentale per poter salvaguardare il benessere di quella parte della popolazione italiana che attualmente non ha più l’età anagrafica necessaria per poter continuare a svolgere un’attività lavorativa remunerata e che quindi ha diritto a percepire ed ottenere un assegno previdenziale mensile relativo alla propria pensione di vecchiaia. 

A questo proposito, già negli scorsi mesi, l'Istituto Nazionale Previdenza Sociale ha provveduto all’erogazione di diversi aumenti riconosciuti direttamente sugli assegni della pensione di centinaia di migliaia di pensionati italiani, in relazione a differenti benefici e sostegni.

Si trattava, in questo caso, di aumenti dell'assegno della pensione dovuti in alcuni casi alla risultanza contabile derivata dal conguaglio fiscale del modello 730, da cui emergeva chiaramente un credito nei confronti di alcuni cittadino; così come anche, in altri casi, l’incremento degli importi legati all’assegno della pensione INPS potevano derivare dal riconoscimento di indennità di accompagnamento oppure delle maggiorazioni che sono previste nei confronti dei titolari dell’assegni per il nucleo familiare.

A queste novità si aggiunge poi la questione del ritiro in maniera anticipata dell’assegno della pensione in contanti, anche nei casi in cui questo sia interessato effettivamente dagli aumenti degli importi, attraverso cui gli uffici di Poste Italiane hanno offerto la possibilità ai cittadini di poter provvedere alla ricezione dei soldi legati all’assegno previdenziale in anticipo rispetto al calendario tradizionale, così da ridurre al minimo il rischio di possibili contagi.

In questo contesto, si segnala inoltre una nuova grande novità che farà certamente piacere a milioni di cittadini italiani che attualmente si ritrovano a percepire l’assegno di pensionamento o che sono effettivamente prossimi ad accedere alla pensione. 

Si parla infatti di un nuovo aumento della pensione che vedrà ciascun assegno previdenziale coinvolto da un incremento di 300 euro all’anno per tantissimi cittadini che risultano essere effettivamente in possesso di specifiche condizioni e di determinati requisiti, grazie al nuovo sistema di calcolo in riferimento all’ammontare degli importi che caratterizzeranno le pensioni.

Dunque, al fine di comprendere al meglio quali saranno effettivamente i cittadini italiani che potranno finalmente ottenere i nuovi aumenti delle pensioni INPS anche a partire dal mese di gennaio del nuovo anno 2022, è necessario effettuare un breve riepilogo di tutti gli aspetti che caratterizzeranno il nuovo sistema di calcolo.

Per questo motivo, all’interno del seguente articolo saranno affrontate tutte le novità che il Governo italiano ha deciso di approvare per il prossimo anno, così da comprendere a pieno anche quali saranno i pensionati che potranno beneficiare degli importi incrementati e a quali condizioni questi aumenti saranno effettivamente erogati. 

Aumento pensioni 2021: come funziona ora

Prima di procedere al riepilogo di tutte le novità che interesseranno effettivamente gli assegni legati alla pensione a partire dal mese di gennaio del prossimo anno 2022, è necessario anche comprendere quali saranno le categorie di pensionanti che possono iniziare a beneficiare di alcuni aumenti dell’assegno della pensione già prima dell'arrivo del nuovo anno, mediante il riconoscimento di alcuni aspetti peculiari già durante gli ultimi mesi dell’anno 2021.

In effetti, già a partire dal mese di ottobre, così come anche durante i mesi di novembre e dicembre, saranno centinaia di migliaia i cittadini titolari di una pensione che potranno ottenere già degli aumenti direttamente sul proprio assegno previdenziale, in ottemperanza alle disposizioni che sono state esposte all’interno della Legge di Bilancio 2021, ovvero la legge numero 128 pubblicata il 30 dicembre.

A questo proposito, come esposto anche all’interno del cedolino della pensione, i cittadini potranno effettivamente ottenere un aumento del proprio assegno previdenziale, non soltanto nei casi in cui essi risulteranno essere titolari di un assegno previsto nei confronti dei nuclei familiari con più figli con età anagrafica inferiore ai diciotto anni.

In questo panorama potranno ottenere l’aumento della pensione anche durante i mesi di ottobre, novembre e dicembre di quest’anno, anche quei cittadini a cui spetta il riconoscimento e l'erogazione di un assegno sostitutivo riconosciuto nei confronti di chi ha i requisiti per ottenere l’accompagnamento militare e l'accompagnamento di invalidità.

Inoltre, potranno ottenere anche sulle pensioni di novembre e di dicembre degli aumenti derivanti dalle eventuali operazioni riferite al calcolo delle risultanze fiscali, ottenute in seguito alla trasmissione e all’invio telematico del famoso modello 730 in riferimento all’anno 2021.

Come aumentano le pensioni da gennaio 2022

Occorre specificare quindi che, a partire dall’anno 2022, centinaia di migliaia di assegni previdenziali delle pensioni saranno interessati da aumento esponenziali degli importi, che porterà di fatto ad incrementi di circa 300 euro ogni anno, nei confronti di tantissime categorie di pensionati italiani.

In questo senso, secondo quanto preannunciato da parte del nuovo Governo guidato attualmente dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, dall’anno 2022 scatterà nuovamente il meccanismo legato all’adeguamento totale per gli assegni legati all’inflazione con l’obiettivo di evitare il rischio di una perdita di potere di acquisto da parte dei pensionati. 

Tale aumento delle pensioni può derivare a partire dall’anno 2022, da una vera e propria rivalutazione dei trattamenti pensionistici, la quale dovrà dunque tenere sicuramente conto della nuova andatura legata all’inflazione nonché della conclusione della fine dell’anno 2021, in merito al sistema di indicizzazione basato su sei fasce differenti.

In tal senso a partire dal mese di gennaio 2022 dovrebbero scattare automaticamente gli aumenti legati agli assegni previdenziali in base al costo della vista, il quale, secondo le recenti statistiche, irsuta essere cresciuto particolarmente durante la seconda metà dell’anno in corso 2021.

In cosa consiste la rivalutazione delle pensioni 2022

Come appena detto, l’aumento delle pensioni che potrebbe interessare l’anno prossimo 2022, è di fatto correlativo al meccanismo di rivalutazione o perequazione in riferimento ai trattamenti previdenziali. In questo panorama, al fine di comprendere pienamente gli effetti della rivalutazione delle pensioni, occorre sicuramente capire il funzionamento alla base di tale meccanismo.

A questo proposito, dunque, ogni anno gli assegni delle pensioni sono coinvolte da una rivalutazione degli importi, prendendo come riferimento l’indice medio dei prezzi al consumo indirizzato in particolar modo alle famiglie di impiegati e di operai.

In tal senso, ogni anni, l’Istituto ISTAT provvede al calcolo degli indici mensili, della percentuale di variazione nonché della media annuale, comunicando poi i risultati di tali calcoli direttamente al Ministero dell’Economia e delle Finanze che, durante il mese di novembre, andrà ad emettere un nuovo decreto, in collaborazione con il Ministero del lavoro.

Mediante questo decreto, infatti, i due ministeri provvederanno ad indicare, solitamente in maniera provvisoria, la percentuale legata alla perequazione automatica relativa alla pensioni, che sarà attuata durante l’anno successivo, rendendo anche noto il valore definitivo legato all’aumento riferito all'anno in corso del decreto, il quale, potrà coincidere o meno con quello indicato per l’anno precedente. 

La rivalutazione delle pensioni: il quadro normativo 

Occorre sottolineare che con l’anno 2014 si è assistito di fatto al blocco relativo all’adeguamento al costo della vita che era stato precedentemente stabilito ed approvato con la legge Fornero/Monti, attraverso cui era stato di fatto impostata durante gli anni 2012 e 2013 la perequazione automatica nei confronti esclusivamente di quelle persone che percepivano una pensione con un importo complessivo inferiore ai 1.405 euro.

Successivamente, con la legge di stabilità per l’anno 2016 sono state prorogate le scadenze degli ultimi due anni, fino all’anno 2018, in riferimento alla Legge di Stabilità adottata per l’anno 2014.

A partire dall’anno 2019, invece, si sarebbe dovuto tornare alle disposizioni che sono state stabilite dalla legge numero 388 dell’anno 2000, la quale stabilisce di fatto un sistema volto alla rivalutazione degli assegni, sulla base di differenti fasce di reddito, basato sul 100% dell'indice di rivalutazione nei casi in cui l’ammontare dell’assegno è pari a fino a tre volte il trattamento minimo. Tuttavia, ciò non è avvenuto, per cui attualmente è possibile fare riferimento al sistema di rivalutazione dell’assegno previdenziale che è ancora oggi in vigore.

Come saranno calcolati gli importi delle pensioni dal 2022

Come anticipato nei precedenti paragrafi, dunque, a partire dal prossimo anno 2022, quei cittadini pensionati che percepiscono circa 1.500 euro lordi mensilmente, ovvero circa tre volte il trattamento minimo INPS, potrebbero essere coinvolti da un aumento dell’assegno previdenziale pari a circa 25 ogni mese, ovvero per un totale di 300 euro all’anno. 

Dunque, il criterio attraverso cui sarà effettivamente effettuato ed elaborato il calcolo dell’assegno pensionistico potrebbe variare anche in base all’anzianità contributiva che viene maturata dal cittadino a partire dalla data del 31 dicembre dell’anno 1995.

Tuttavia, verosimilmente potrebbe essere fatto riferimento ad un sistema di rivalutazione automatica della pensione, che consente di rivalutare interamente tutti i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo è pari a quattro volte il trattamento minimo.

Mentre, per le pensioni con importi tra quattro o cinque volte superiori al trattamento minimo, la rivalutazione avverrà nella misura del 77% del valore; la percentuale diminuisce notevolmente fino ad arrivare al 52% e al 47% rispettivamente nei confronti di quei cittadini con pensioni dall’importo compreso tra le cinque e le sei volte il trattamento minimo nel primo caso, e tra le sei e le otto volte nel secondo caso; fino a raggiungere il 40% per quei pensionati che usufruiscono di una pensione il cui importo risulta essere superiore a nove volte il trattamento minimo INPS.