Salta la norma sul blocco dei licenziamenti prevista dal decreto Sostegni bis: nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 maggio 2021, infatti, appariva una proroga del blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto 2021, ma le mediazioni del Ministro del lavoro Andrea Orlando con le parti sociali e i sindacati di categoria non hanno portato a un compromesso. È dovuto intervenire, in tal senso, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ottenendo una mediazione. 

Il blocco dei licenziamenti rimane così come è adesso fino al 30 giugno 2021, senza modifiche, mentre è saltata la possibilità di bloccare i licenziamenti per ulteriori 60 giorni (fino al 28 agosto, come previsto dalla bozza del provvedimento). Rimane, invece, la norma relativa alla fruizione della cassa integrazione gratuita fino alla fine dell’anno (31 dicembre 2021).

Ciò significa, in altre parole, che dal 1° luglio le aziende di manifattura e costruzioni che usciranno dalla cassa integrazione non avranno più il divieto di licenziare. Cosa cambia dal 1° luglio sul blocco dei licenziamenti e sulla cassa integrazione? Quanti sono i posti di lavoro a rischio e come si può incentivare l’occupazione? Ci sono importanti novità.

Blocco dei licenziamenti, salta la proroga nel dl Sostegni bis!

Non è bastato un lungo pomeriggio di confronto tra il Ministro del Lavoro Andrea Orlando e le parti sociali per porre fine al dibattito sul tema di blocco dei licenziamenti. La norma che Orlando aveva fatto approvare e inserire nella bozza del decreto Sostegni bis è saltata: ciò significa che il blocco dei licenziamenti rimane al 30 giugno 2021 (come previsto dal primo decreto Sostegni) e non al 28 agosto 2021, come prevedeva l’articolo 1 del nuovo provvedimento economico.

All’esito di un percorso di approfondimento tecnico - riporta un comunicato di palazzo Chigi diffuso subito dopo la discussione -, svolto sulla base delle proposte avanzate dal Ministro Orlando in Consiglio dei Ministri che prevedono un insieme più complessivo di disposizioni per sostenere le imprese e i lavoratori nella fase della ripartenza, è stata definita una proposta che mantiene la possibilità per le imprese di utilizzare la cassa integrazione ordinaria, anche dal primo di luglio, senza pagare addizionali fino alla fine dell’anno impegnandosi a non licenziare. Nell’ambito di questo percorso resta aperto il confronto con le parti sociali”.

Dunque salta la nuova scadenza, ma rimane la possibilità di fruire della cassa integrazione ordinaria anche dal 1° luglio 2021 senza pagare le addizionali previste fino al 31 dicembre 2021, solo con l’impegno di non licenziare i lavoratori.

Blocco dei licenziamenti: quando finisce? La scadenza

Alla luce delle nuove intese, molti si stanno chiedendo: quando termina il blocco dei licenziamenti? Cancellate le proroghe inserite nel decreto Sostegni bis, torna in vigore la disposizione contenuta nel primo decreto Sostegni, che prevedeva una scadenza del blocco dei licenziamenti a doppio binario, ovvero:

  • al 30 giugno 2021 per le aziende del settore della manifattura ed edilizio;
  • al 31 ottobre 2021 per tutti gli altri, come per esempio il settore terziario e le piccole imprese, che rientrano nel campo di applicazione della cassa integrazione in deroga e del Fis (cioè il fondo di integrazione salariale).

Nonostante Confindustria non sia estremamente soddisfatta, questa mediazione permette di attuare da subito una riforma degli ammortizzatori sociali. I sindacati Cgil, Cisl e Uil, invece, sono sul piede di guerra e ritengono “pericolosa” la posizione di Confindustria, che si ostina a “rifiutare il blocco dei licenziamenti”.

Blocco licenziamenti: cosa prevedeva la misura di Andrea Orlando

Il Ministro del lavoro Andrea Orlando aveva fatto pressing sui membri del Governo affinché venisse approvata la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto 2021 per lo meno per le aziende che fruivano della cassa integrazione ordinaria dal 1° luglio 2021. 

La giustificazione di tale scelta derivava dal fatto che le aziende che avessero richiesto la cassa integrazione dal 1° luglio 2021 sarebbero state esentate dal pagamento delle addizionali del 9, 12 o 15 per cento, previste a seconda dei casi per chi utilizza questo strumento. Cancellando la prima arte della norma, quindi, è rimasta valida la seconda parte (l’esonero sulle addizionali).

La misura proposta da Orlando, inoltre, prevedeva anche la possibilità di estendere il blocco dei licenziamenti al 28 agosto 2021 alle aziende che avessero chiesto la cassa integrazione emergenziale causa Covid-19 entro fine giugno 2021, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis.

Saltate queste misure, quindi, rimangono in vigore le disposizioni contenute nel primo decreto Sostegni, ovvero la previsione della scadenza del blocco dei licenziamenti in due date.

Blocco dei licenziamenti e cassa integrazione: cosa cambia dal 1° luglio?

La scadenza del blocco dei licenziamenti è fissata al 30 giugno 2021, per coloro che fruiscono della cassa integrazione ordinaria: cosa può accadere dal 1° luglio 2021? Le aziende potranno decidere di mandare a casa i lavoratori oppure richiedere la cassa integrazione.

Infatti, nel decreto Sostegni bis, è confluita una nuova norma che prevede la possibilità – per le aziende – di richiedere dal 1° luglio la cassa integrazione ordinaria gratuita per tutto il 2021, con l’impegno di non licenziare i lavoratori per tutta la durata dell’ammortizzatore sociale. Nella bozza del provvedimento appare, infatti, l’esenzione – per le aziende – dal pagamento delle addizionali del 9, 12 o 15 per cento (a seconda della durata dell’utilizzo) previste per le richieste della cassa integrazione. La possibilità si estende fino alla fine dell’anno, al 31 dicembre 2021.

Il costo della nuova norma e del provvedimento modificato è di 165 milioni di euro per una platea di potenziali beneficiari che include almeno 380 mila lavoratori interessati.

Confermati anche, nel decreto Sostegni bis, il contratto di rioccupazione, di solidarietà e di espansione, oltre agli sgravi contributivi e gli incentivi sulle nuove assunzioni 2021. In arrivo nuove mensilità anche per il Reddito di emergenza e alcune importanti novità sull’assegno di disoccupazione Naspi.

Fine blocco dei licenziamenti: arrivano nuovi contratti

Per le aziende che non dovranno più sottostare al blocco dei licenziamenti, dopo il 30 giugno arriva la possibilità di fruire del contratto di solidarietà e del contratto di espansione.

Le novità, introdotte proprio dal decreto Sostegni bis, prevedono – per le aziende che hanno registrato un calo del fatturato di almeno il 50% nel primo semestre del 2021 – la possibilità di fruire della cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga alle disposizioni contenute negli articoli 4 e 21 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 per una durata non superiore a 26 settimane nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis e il 31 dicembre 2021.

Per presentare la domanda è necessario effettuare dapprima una stipula di accordo collettivo aziendale in merito alla riduzione dell’orario di lavoro. Il decreto Sostegni bis, a tal fine, stabilisce anche che la riduzione dell’orario di lavoro non può essere superiore all’80% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile; e comunque non può essere complessivamente superiore al 90% nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo collettivo è stato stipulato.

Infine, nel decreto Sostegni bis viene introdotto anche il nuovo contratto di rioccupazione che permette di fruire di un esonero contributivo pari al 100% (entro i 6 mila euro in totale) per le aziende che assumono lavoratori disoccupati dal momento di entrata in vigore del provvedimento e fino al 31 ottobre 2021. È necessario, in questo caso, prevedere un periodo di prova di 6 mesi per l’inserimento in azienda del nuovo lavoratore. La misura decade – e l’esonero goduto va interamente restituito – nel momento in cui il datore di lavoro licenzia il lavoratore al termine del periodo di prova di 6 mesi.

600 mila posti di lavoro a rischio: l’allarme di Unimpresa

Come spiegato sino a qui, dal 1° luglio le aziende non dovranno più rispettare il blocco dei licenziamenti e saranno libere di licenziare i lavoratori: ma quanti sono i posti di lavoro a rischio con la scadenza del blocco al 30 giugno 2021? 

Una stima di Unimpresa parla di 600 mila posti di lavoro a rischio dal 1° luglio 2021, nonostante le misure sul lavoro che sono contenute nel decreto Sostegni bis.

Si parla di incentivi per le assunzioni, sgravi contributivi anche al 100% per le nuove assunzioni, ma sono tutte misure di stampo assistenzialistico e politiche passive che non permettono alle aziende di favorire l’occupazione. Lo sgravio contributivo potrebbe essere l’unico incentivo utile per rilanciare l’occupazione, ma la misura permette di risparmiare solo il 10% del costo del lavoro che devono sostenere le aziende che assumono.

Come ha denunciato il Consigliere nazionale di Unimpresa, Giovanni Assi, nel corso della pandemia sono stati – in totale – 945.000 i posti di lavoro persi, mentre altri 300/600.000 sono “pronti a evaporare allo spirare del blocco dei licenziamenti che con un colpo di spugna all'ultimo istante è stato riproposto”, ha denunciato Assi.

Decreto Sostegni bis bloccato in CdM: mancano le intese

Mentre si attende di conoscere le prossime mosse del Governo in merito al blocco dei licenziamenti – che pare essere confermato al 30 giugno 2021, come previsto dal primo decreto Sostegni – i lavoratori attendo i bonus e i ristori previsti dal decreto Sostegni bis. Senza intese, però, il secondo provvedimento economico del Governo Draghi rimane in attesa.

Il decreto Sostegni bis – che vale 40 miliardi di euro e introduce bonus a sostegno di imprese, famiglie e lavoratori, novità sulle indennità Covid-19, nuovi contributi a fondo perduto e altre misure a sostegno dell’economia – doveva approdare in Gazzetta Ufficiale lunedì 24 maggio 2021, ma è ancora fermo al palo.