Il blocco licenziamenti è un nodo importantissimo che, nelle prossime settimane, andrà a tutti i costi sciolto. I tempi sono stretti, le opinioni delle forze di maggioranza sono tante e contrastanti, gli elementi da tenere in considerazione sono innumerevoli. Cosa succederà? Proviamo a fare chiarezza su cosa sta per fare il Governo.

Mario Draghi, ex Governatore della Banca Centrale Europea ed attuali Presidente del Consiglio, ha sul tavolo una partita importante. Una di quelle partite a scacchi in cui una sola mossa può fare la differenza ed innescare un “effetto domino” che porta alla vittoria oppure alla sconfitta.

Proroga o non proroga, questo è il dilemma.

Il Decreto Sostegni Bis, in fin dei conti, ha rimandato il problema. Nelle bozze era infatti presente una proroga del divieto al 28 agosto (rispetto alla precedente scadenza del 30 giugno), che però è poi scomparsa nel testo definitivo del Decreto, lasciando un buco che tutt’ora non è stato colmato.

Cosa accadrà al blocco licenziamenti? Le ipotesi sul tavolo sono davvero tante, così come tante sono le opinioni delle forze di maggioranza. Un tema caldo, sempre sentito dall’opinione pubblica e su cui i partiti si giocano la propria credibilità, con l’obbligo di battersi per far valere la propria posizione.

Uno di quei temi su cui nessuno vuole mollare niente, ma in cui anche il tempismo fa la differenza. Non c’è concretamente il tempo per farne una guerra partitica, è nell’interesse del paese arrivare ad una soluzione sì efficace, ma anche e soprattutto rapida.

Proviamo a districarci nel complicato mondo del lavoro, vedendo perché è così complesso trovare la quadra ed ipotizzando ciò che potrebbe succedere nelle prossime settimane, con delle novità che devono arrivare entro fine mese, perché proprio per fine mese è fissata la scadenza attuale del blocco.

In questo video YouTube del canale “Redazione The Wam” puoi vedere come nel periodo in cui circolavano le bozze (circa un mese fa) l’indiscrezione fosse una totale proroga del blocco licenziamenti, che però nel testo definitivo non è arrivata:

Blocco licenziamenti: perché è stato adottato?

Piccola panoramica sul blocco licenziamenti: è una misura proposta dal Governo Conte II, naturalmente in concomitanza con il primo lockdown iniziato a marzo 2020. Una misura forte, definita straordinaria in tempi straordinari. Sembrava, insomma, assolutamente giustificata dalle circostanze.

In buona parte lo è, sia chiaro, ma bisogna guardare anche l’altra faccia della medaglia, come si suol dire. Il blocco totale dei licenziamenti, come l’abbiamo conosciuto in Italia, non è stato adottato da praticamente nessun’altra nazione. Tante, praticamente tutte, sono state colpite dalla pandemia, eppure la risposta più forte nella protezione dei lavoratori è arrivata proprio qui in Italia.

Una misura che infatti molti esperti ed operatori del settore avevano criticato: non tanto perché non fosse necessaria (è evidente la ratio con cui è stata proposta), quanto perché non andavano sottovalutati i problemi che avrebbe generato.

Il rischio è stato ed è tutt’ora quello di ingessare in maniera artificiale l’economia reale ed il mondo del lavoro. Il ricambio delle figure lavorative e la possibilità di licenziare fanno parte della vita delle aziende, dalle più grandi alle più piccole e questo blocco costituisce a tutti gli effetti una forzatura che va ben valutata.

A scanso di equivoci, si ripete che è evidente la necessità che ha portato a questa decisione, ma non possono essere messe da parte le conseguenze. Anche perché, considerando che tutti sono consapevoli che questo blocco non può durare in eterno, bisogna capire quanto sarà duro il contraccolpo e cosa fare per attenuarlo. Solo tra qualche tempo potremo capire se ne sarà valsa la pena oppure se questa ingessatura dell’economia reale abbia portato più problemi che benefici.

Blocco licenziamenti: serve gradualità

Anche alla luce di quanto considerato nel precedente paragrafo, il Governo è consapevole che bisogna assolutamente trovare delle soluzioni intermedie. I partiti premono per soluzioni diverse, tenendo presente che la maggioranza è molto forte ma anche molto eterogenea, dunque le forze coinvolte hanno certamente una visione della situazione diversa tra loro.

Gradualità significa prevedere degli ammortizzatori sociali ed attuare delle politiche attive nel mondo del lavoro, seguendo anche la traccia definita dal precedente Governo, targato Giuseppe Conte. Una soluzione già attuata che con ogni probabilità rimarrà è quella che prevede che le aziende che continuano a mantenere i dipendenti in cassa integrazione possano beneficiare della possibilità di non pagare i contributi addizionali fino a fine anno, quindi fino al 31 dicembre.

Naturalmente, questa possibilità va di pari passo con l’impegno a non licenziare in questo lasso di tempo, altrimenti chiaramente non si tratterebbe di una soluzione efficace.

Va anche considerato che la fine del blocco licenziamenti non comporta obbligatoriamente un numero di licenziamenti incontrollato e su questo aspetto fanno leva le forze di maggioranza che non ritengono utile la proroga, Forza Italia su tutte.

Blocco licenziamenti: in quali casi si poteva comunque licenziare

Va ricordato, per completezza, che vi erano comunque delle situazioni in cui le imprese potevano scegliere di licenziare, anche durante questo periodo in cui il blocco era (ed è ancora) attivo. Si tratta di situazioni specifiche che hanno riguardato un numero abbastanza ridotto di imprese, ma è comunque bene ricordare i casi in cui ciò è possibile:

  • Licenziamenti per cessazione definitiva dell’attività senza continuazione, anche parziale;
  • Risoluzioni per accordo collettivo aziendale con incentivi per i lavoratori aderenti;
  • Licenziamenti per fallimento quando non ci sia esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione;
  • Licenziamenti in caso di appalto se il personale è riassunto dal nuovo appaltatore;
  • Sono stati poi comunque possibili: licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, per superamento del periodo di comporto, durante o dopo il periodo di prova, dei dirigenti (non collettivi) e dei lavoratori domestici.

Blocco licenziamenti: nella testa dei partiti

Come suddetto, le forze di maggioranza sono parecchio suddivise su questo fronte. Da un lato Partito Democratico e Movimento 5 Stelle spingono per una proroga totale, un ulteriore gesto forte per dimostrare la vicinanza a quella fetta di popolazione composta da lavoratori dipendenti che potrebbero ritrovarsi disoccupati nel giro di poche settimane. Dall’altro lato Forza Italia, che invece ritiene che la misura sia già stata portata avanti per troppo tempo. A metà strada la Lega, che inizialmente sembrava contraria alla proroga ed invece si è poi detta ottimista nei confronti di una misura intermedia, probabilmente capendo che è proprio il tipo di soluzione verso cui si andrà.

Queste le parole di Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico: “le preoccupazioni dei sindacati meritano la massima attenzione. Il governo ha costruito un percorso differenziato di superamento del blocco dei licenziamenti. È una scelta condivisibile. Ma la ripresa economica è a macchia di leopardo. Ci sono interi settori che rimangono in profonda crisi. Tutelare al meglio chi ci lavora è indispensabile". La conversione del Decreto Sostegni Bis, però, andrà ormai di certo oltre il 30 giugno e bisogna quindi intervenire in altro modo.

"Non si tratta di un tema ideologico. È necessario prima riformare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive, muovendosi lungo il percorso avviato dal Governo Conte II - proseguono gli esponenti M5S - e poi arrivare a uno sblocco. Ne va della tenuta sociale del Paese. Auspichiamo una convergenza di tutte le altre forze che compongono la maggioranza". Questa è la posizione ufficiale del Movimento 5 Stelle, che ci tiene moltissimo a questo tema e che auspica per un accordo che ad oggi sembra andare, come suddetto, verso una soluzione intermedia.

Infine, ecco la posizione del leader della Lega, Matteo Salvini: "I settori che crescono, che corrono che hanno bisogno di assumere non di licenziare, e penso all'industria e all'edilizia, devono essere assolutamente liberi di agire sul mercato e poi i settori che hanno sofferto di più, penso al commercio, ai servizi, al turismo, avranno tempo fino a ottobre per riorganizzarsi con l'obiettivo di un'estate da boom economico". Sempre Salvini si è anche detto pienamente in sintonia con il premier, come è possibile che sia vista questa presa di posizione ufficiale, continuando sulla linea di fiducia a Mario Draghi adottata praticamente da quando è nato questo Governo (tolta qualche piccola deviazione).

Blocco licenziamenti: palla al Governo

È chiaro che la responsabilità principale spetta al Governo, che deve adottare soluzioni efficaci ma anche veloci, sia nell’approvazione che nell’attuazione. Un’impresa non da poco. Il blocco licenziamenti potrebbe quindi essere prorogato solo per alcuni settori (o per alcune tipologie di azienda? Vedremo), ma va capito il criterio.

Si è schierato anche il Ministro dell’economia Franco, con queste parole: "Non mi aspetterei un'ondata enorme di licenziamenti dal 1 luglio. Ovviamente il governo monitorerà quanto accade ed è molto attento su questi temi. Qualsiasi fossero situazioni di tensione o di consolidamenti di grande portata il governo sarà pronto ad intervenire".

Da queste parole sembra trasparire una voglia non prorogare il blocco se non per alcune (poche) categorie e restare pronti ad intervenire in base a come andranno le cose nelle prossime settimane. Un atteggiamento forse un po’ difensivo, anche dal punto di vista comunicativo, perché la sostanza sarebbe fondamentalmente una non proroga del blocco. Una soluzione intermedia, lo ripetiamo ancora, è auspicabile ed anche ragionevole, soprattutto visto il miglioramento dell’andamento dei contagi e la campagna vaccinale che procede finalmente spedita.

Le posizioni dei singoli partiti sono chiare, vedremo chi la spunterà e soprattutto quale sarà la decisione ultima dell’uomo a cui spetta anche l’onere di prendersi la responsabilità di queste scelte, Mario Draghi, a cui giustamente toccherà “metterci la faccia”, come si dice in questi casi. Nel frattempo, qualsiasi novità o aggiornamento ufficioso o ufficiale dovesse filtrare dal Governo, saremo assolutamente pronti a riportarlo e raccontarlo qui sul nostro portale.