A breve sapremo quali sono le nuove disposizioni in materia blocco licenziamenti per il governo Draghi, e le ipotesi parlano di una nuova beffa verso gli italiani, con o senza partita iva.

Il blocco licenziamenti è stato stabilito dal governo precedente per arginare i danni collaterali delle chiusure delle attività causate dall’emergenza pandemia. Di fatto, i titolari di imprese e attività si sono trovati a gestire la crisi economica crescente con il sostegno della cassa integrazione, fornita dall’INPS per pagare i propri dipendenti.

Di fatto però, il blocco licenziamenti ha fatto scaturire una serie di polemiche: soprattutto quando i fondi destinati alla cassa integrazione sono arrivati con grossi ritardi.

A cosa serviva il blocco licenziamenti e perché cambierà con Draghi

Il blocco licenziamenti ha garantito a moltissimi italiani di non perdere il posto di lavoro, perché i titolari di azienda in difficoltà economica hanno avuto come alternativa al licenziamento la cassa integrazione. Il blocco licenziamenti è stato costituito per aiutare da un lato i dipendenti a non perdere il posto, e dall’altro ha garantito ai titolari d’impresa di poter in qualche modo pagare la propria forza lavoro.

Il problema è che i soldi non sono arrivati sempre come e dove dovevano. La somma, erogata dall’INPS, è stata garantita a chi ha ridotto la propria attività lavorativa, per evitare tagli sul personale. Ma i ritardi clamorosi che ha subito la cassa integrazione sono stati motivo di forti polemiche.

L’INPS, in evidente difficoltà a gestire sia le erogazioni a sostegno delle aziende, sia i bonus destinati alle famiglie, ha tardato i pagamenti non solo per il mondo del lavoro. Anche il reddito di cittadinanza per esempio, a febbraio ha visto un grosso rallentamento, e molti pagamenti slittano a marzo.

Per chi ha partita iva ed è titolare di azienda, questi ritardi possono essere fatali: i datori di lavoro anticipano di fatto la cassa integrazione, e la somma arriva in un secondo momento dall’INPS. I pesanti ritardi sono stati motivo di protesta e indignazione, generando non pochi problemi.

Con Draghi le cose sembrano essere messe nuovamente in discussione, e il Ministro del lavoro Andrea Orlando sta avanzando ipotesi.

Blocco licenziamenti e nuove misure contro il Covid-19: le misure Draghi

Mentre gli spostamenti tra regioni sono nuovamente vietati, il governo Draghi sta lavorando per intervenire su blocco licenziamenti e altre misure a sostegno come il Reddito di Cittadinanza.

Il blocco licenziamenti di fatto finirà di esistere a fine marzo, e il rischio è quello di bomba disoccupazione. Senza questo provvedimento attivo, e di conseguenza la cassa integrazione, si rischia di perdere fino a 150.000 posti di lavoro al mese.

Con un paese già messo in ginocchio dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica, un numero del genere è preoccupante, e il rischio sociale che si corre è altissimo.

Con le nuove misure il governo vorrebbe rivedere il blocco licenziamenti, e il Ministro del Lavoro Andrea Orlando, sta avanzando nuove proposte.

Principalmente la nuova riforma modificherebbe da un lato i termini del blocco licenziamenti, dall’altro vorrebbe applicare revisione alla cassa integrazione attualmente in uso. L’idea è quella di un nuovo tipo di cassa integrazione, che copra un bacino universale di persone, estesa a tutti i lavoratori.

Si parla inoltre di una nuova indennità di disoccupazione, chiamata di “protezione universale” riconosciuta anche a chi possiede partita Iva.

Blocco licenziamenti e riforma Orlando: il governo Draghi cambierà le cose?

Con la nuova cassa integrazione universale si terrebbe conto del totale dei contributi già versati, garantendo un trattamento equo per tutti i tipi di lavoratori, soprattutto quelli a cui sono state ridotte le ore lavorative a seguito delle chiusure causate dal Covid-19.

I sindacati hanno chiesto che l’attuale cassa integrazione venga prorogata ulteriormente, oltre i termini di scadenza previsti per fine marzo. E i lavoratori otterrebbero benefici da un’applicazione di questo tipo, perché potrebbero continuare a lavorare con o senza la cassa integrazione:

"I dati diffusi oggi dall'Inps confermano una situazione drammatica sul lavoro e mettono in evidenza l'urgente bisogno di prorogare il blocco dei licenziamenti ed estendere casse e indennità Covid". E’ quanto detto dal Segretario Generale Aggiunto Cisl, Luigi Sbarra.

Per quanto riguarda invece i titolari di partita iva, e di conseguenza i proprietari di attività, un ulteriore prolungamento potrebbe risultare una vera e propria beffa: essere obbligati a non licenziare, e dover subire anche i ritardi INPS per ulteriori mesi non è un’eventualità ben vista.

Per questo Confindustria chiede una riforma più flessibile, che non vada ad agire universalmente ma caso per caso. Ci si chiede se effettivamente per i proprietari di aziende e attività il governo Draghi possa in questo frangente cambiare qualcosa rispetto ai mesi trascorsi.

Non solo blocco licenziamenti e governo Draghi: cosa sta succedendo in Italia

Secondo una recente comunicazione di Confindustria i mercati finanziari hanno ottenuto più fiducia per l’Italia, mentre invece i consumi delle famiglie rimangono in calo. Il settore dei servizi è quello più colpito di tutti, con le strette e le chiusure di attività.

Il settore industriale invece sembra vedere un maggior rilancio, positivo sia per il lavoro che per la ripresa. Già ad inizio anno, Confindustria notava che, anche grazie alla ripresa delle esportazioni a livello europeo e mondiale, si possono contare alcuni punti positivi:

“Nel complesso del 2020 l’export è caduto del 9,2%, ma con una progressiva e accidentata risalita dopo il crollo iniziale: tale recupero è stato trainato dalle vendite in Germania, USA e Cina.”

Il settore turismo invece, non può dire lo stesso: da solo solitamente produce il 6,0% del PIL del paese, ma è stato fortemente penalizzato dall’inizio della pandemia. Da sottolineare poi come anche le aziende che ruotano intorno ai trasporti stanno continuando a subire perdite.

E’ il caso per esempio delle compagnie aeree, tra cui anche Alitalia, i cui introiti sono quasi azzerati. I dipendenti delle compagnie sono per una grande fetta in cassa integrazione, e sicuramente aspettano risposte dal nuovo governo Draghi e dalle proposte presentate dal ministro Orlando.

Blocco licenziamenti: eventuale proroga con Draghi è vista come una beffa

Gli italiani sono provati dalla situazione, e anche se la cassa integrazione è stata ed è tutt’ora una soluzione valida ad affrontare la crisi momentanea, non può essere protratta per sempre.

Una continuità dell’attuazione del blocco licenziamenti e della cassa integrazione, oltre ad essere un danno per chi ha Partita Iva, è un allontanarsi nuovamente da una situazione di normalità che tanto è attesa.

Di fatto è una vera e propria beffa per chi vorrebbe ricominciare a lavorare normalmente, che vede nuovamente prorogata la situazione di crisi.

Se da un lato si spera nella fine della pandemia, dall’altro la speranza è quella che con il governo Draghi possano arrivare nuovi ristori per imprese e famiglie, che possano fornire un sostegno reale alla ripresa dell’economia.

Cosa potrebbe succedere senza blocco licenziamenti

I posti di lavoro a rischio sono ancora molti, troppi, e chi ha partita Iva spesso non sa come gestire le spese fisse a fronte delle ridotte entrate. L’ipotesi che il blocco licenziamenti venga del tutto eliminato fa paura quanto l’idea di una cassa integrazione universale.

Nel primo caso si assisterebbe, molto probabilmente, ad un incremento della disoccupazione ulteriore, mentre nel secondo caso, ci si chiede come possa venir applicato un sussidio di questo tipo senza andare a discapito di qualcuno.

Gli italiani vogliono risposte a lungo termine, e il continuo prolungarsi di misure di emergenza alternate tra loro, anche a causa della crisi di governo degli scorsi mesi, è destabilizzante per le attività quanto per i lavoratori.

Blocco licenziamenti e cassa integrazione costano, anche con il prolungarsi con il governo Draghi

Un altro fattore di cui tenere conto riguarda i costi della cassa integrazione per lo stato. Il blocco licenziamenti è stato istituito dal Decreto Cura Italia, ed è in uso da quasi un anno, prorogato ulteriormente con la Legge di Bilancio 2021.

Nonostante la sua applicazione abbia evitato licenziamenti in massa da parte delle aziende in crisi, l’applicazione di questo sussidio ad oltranza diventa un vero e proprio problema da gestire per le casse dello stato, oltre ad essere insostenibile per le imprese.

Ricordiamo che, secondo il blocco licenziamenti in vigore, le imprese non possono licenziare in modo collettivo, ma neanche avvalersi della procedura per recedere dal contratto con giustificato motivo. Il licenziamento attualmente è consentito di fatto solo per fallimento o come conseguenza di un accordo collettivo aziendale.