Il blocco licenziamenti è una questione profondamente complessa.

Una di quelle questioni ideologiche, potremmo dire, che dividono profondamente la Destra e la Sinistra, soprattutto dopo il difficilissimo periodo della pandemia e tutte le conseguenze che ha causato.

Una questione che è complessa anche perché coinvolge moltissimi attori: non solo la politica, ma anche i sindacati ed i rappresentanti degli interessi delle imprese, oltre naturalmente ai lavoratori, principali soggetti che si prendono le conseguenze di queste scelte senza poter far granché attivamente.

Se da un lato i licenziamenti sono il male assoluto per i lavoratori che subiscono tale trattamento, dall'altro il blocco è una vera e propria forzatura dell'intero sistema che porta il mondo del lavoro verso consguenze gravi, talvolta gravissime. 

Sembra quasi di dover scegliere il male minore, scelta a cui è chiamata proprio la poitica italiana, incastrata tra interessi contrastanti, Governo instabile ed un'infinità di problemi nel mondo del lavoro che purtroppo ci sono da molto prima che arrivasse la pandemia.

Se però da un lato il problema dell'occupazione post pandemica è molto grave, dall'altro la pandemia ha portato ad una forzata propensione all'innovazione. Ne avremmo fatto a meno, potrebbe dire qualcuno vedendo le tante altre conseguenze negative, ma è certamente un modo per vedere il "bicchiere mezzo pieno", come si dice in questi casi.

Una forzata conversione del lavoro da ufficio al lavoro da remoto, certamente aspetto su cui l'Italia era ben più indietro rispetto a tanti altri paesi d'Europa, ma anche una spinta alla digitalizzazione in generale ed all'innovazione.

Tra le tante conseguenze dell'attuale campagna vaccinale, portata avanti con determinazione e forza dal Governo, c'è proprio l'aspetto positivo del ritorno alla normalità che, seppur graduale, ci fa sperare di tornare davvero a quella che era la vita pre-Covid.

Più che in termini concreti - perché tornare indietro è impossibile - almeno in termini di tranquillità e serenità, visto che la pandemia ci ha portato via sopratutto quello e ce ne rendiamo conto solo ora che sembra essere sotto controllo.

In ogni caso, proprio perché la pandemia è sotto controllo come ha detto lo stesso Mario Draghi, sono in arrivo importanti novità, non più generalizzate ma solo per chi opera in alcuni settori.

Non solo in termini di blocco licenziamenti, di cui parleremo diffusamente in seguito, ma anche di aiuti.

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Blocco licenziamenti 2021: dalla sua nascita ad oggi

Il blocco licenziamenti è una questione ormai "vecchia", dato che è nato oltre un anno e mezzo fa. Il Governo Conte Bis, ritrovatosi nel bel mezzo di un disastro, ha deciso di obbligare le imprese a non licenziare i propri dipendenti per motivi economici.

In cambio, le imprese avevano la possibilità di accedere alla cassa integrazione a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle solite. Una scelta sensata, sia al momento sia ripensandola ora. Questa decisione arrivò precisamente il 17 marzo 2020 e fece tirare un grande sospiro di sollievo a tante famiglie italiane.

Certo, tutti sapevano e sapevamo che alcune conseguenze erano solo rimandate e se possibile accentuate, ma tempi straordinari richiedono scelte straordinarie ed il primo lockdown è stato palesemnte un tempo straordinario.

Il blocco si è protratto per mesi, ogni volta creando discussioni e confronti anche molto accesi tra le parti ad ogni nuova proroga, fino ad arrivare al 30 giugno 2021.

Il 1° luglio il blocco era in scadenza e si dava per scontato che il Governo Draghi, fin da subito etichettato come "cinico" ed economicamente irreprensibile, non lo avrebbe mai prorogato.

Il buon evolvere della situazione pandemica ha effettivamente il premier a fare una scelta impegnativa, seppur intermedia: blocco licenziamenti scaduto, ma non per tutti.

I settori più colpiti, come spettacolo e turismo, erano comunque aiutati nel continuare ad erogare la cassa integrazione a condizioni vantaggiose, ma solo fino al 31 ottobre.

Blocco licenziamenti 2021: addio proroga?

Proviamo subito a capire cosa accade ora, o meglio tra poche settimane. Il blocco licenziamenti è formalmente in scadenza per tutti, nel senso che anche quei pochi settori ancora tutelati ed aiutati vedranno presto sparire questa agevolazione.

La proroga, ad ora, non sembra essere prevista.

Però è presto per giungere a conclusioni affrettate. In sostanza, il Governo sta snocciolando tantissime questioni che faranno parte della Legge di Bilancio 2022, quel documento che va a spiegare come verranno gestiti ed investiti i fondi pubblici nell'anno solare 2022.

Una fase sofferta e molto impegnativa per le forze di maggioranza, chiamate da un lato a sostenere le tematiche a cuore del loro elettorato, ma dall'altro anche a trovare un compromesso per poter arrivare al 31 dicembre con le idee più chiare possibile.

Un periodo delicato, insomma, in cui si vanno a sovrapporre anche altre questioni molto delicate, proprio come il blocco licenziamenti. Nessuno possiede la sfera di cristallo e ipotizzare cosa accadrà nel prossimo futuro è davvero complesso, ma nei prossimi paragrafi forniremo un quadro della situazione il più completo possibile, in modo da chiarire le idee e cogliere tutte le sfumature dei possibili scenari.

Blocco licenziamenti 2021: gli altri Paesi cosa fanno?

La vera domanda è: negli altri paesi d'Europa hanno inserito il blocco dei licenziamenti?

Ci sono due risposte: la prima è , la seconda è ben più complessa e necessità di un quadro più completo. Praticamente tutti i Paesi hanno approvato misure come il blocco licenziamenti o l'incentivo al ricorso alla cassa integrazione (o comunque a una misura simile), ma nessuno lo ha fatto per così tanti mesi.

Nessuno ha ancora oggi il problema di dover scegliere tra un'eventuale proroga di tale misura ed una dignitosa fine, perché l'hanno tutti interrotta ormai mesi fa. Insomma, gli altri Paesi hanno forse trattato questa misura per quello che realmente è: emergenziale.

Quindi, approvata solo per brevi periodi ed in maniera oculata, senza la concezione italiana di blocco indiscriminato a tutti i settori per mesi e mesi.

Eppure, le economie degli altri Paesi non sembrano essersela passata tanto peggio (almeno quelli europei) rispetto all'Italia, ma a onor del vero neanche tanto meglio.

Il blocco licenziamenti, alla luce di questa visione sul resto d'Europa, sembra essere una questione più politica ed ideologica che d'impatto economico concreto. Vediamo allora cosa potrebbe succedere e come viene vista un'eventuale proroga rispetto ad una fine definitiva per il blocco.

Blocco licenziamenti 2021: e adesso?

Mentre il Governo Draghi è chiamato a scelte complesse ed in parte anche dovute, i cittadini si interrogano in un generale senso di incertezza su alcune tematiche che più colpiscono la loro situazione economica e patrimoniale.

La paura è quella di vedersi concretizzare un periodo di austerity, con tante cattive notizie come aumenti di tasse e di costi in generale. Al momento il Governo Draghi non si sta muovendo in quella direzione, ma il blocco licenziamenti è una di quelle tematiche in cui ci si aspetta una scelta dura e decisa.

Scelta che forse arriverà, ma più che per cinismo o esigenza di bilancio, a causa di una verità che si è già potuta vedere nel nostro Paese: lo sblocco dei licenziamenti non ha costituito un problema così grande come si pensava. 

Sia chiaro, l'intenzione non è quella di sminuire il dramma delle famiglie in cui un soggetto rimane senza lavoro, seppur in maniera ormai prevista o quanto meno pronosticabile, ma piuttosto di capire gli effetti a lungo termine di queste decisioni.

Dopo lo sblocco del 1° luglio per la maggior parte dei settori, cosa è successo?

No, non sono stati licenziati tutti di colpo come poteva sembrare. I licenziamenti ci sono stati e sono stati numerosi, ma la corsa al licenziamento compulsivo che ci si aspettava non si è realizzata, per fortuna.

Tra imprese che si sono reinventate ed altre che hanno ricominciato la propria attività, il colpo non è stato così duro come si pensava. In particolare, diversi report dimostrano come siano stati in crescita i nuovi posti di lavoro in questo 2021.

Difficile riportare dati numerici in quanto recenti e, per questo, non ancora perfettamente affidabili, ma si parla di circa 900.000 nuovi posti di lavoro contro i 600.000 del 2020 e gli 800.000 circa del 2019.

Ripetiamo che le cifre sono indicative, ma mostrano come ci sia una tendenza nel mondo del lavoro ad andare avanti ed a farlo subito, al contrario di quanto ipotizzato. In effetti, anche gli indicatori di crescita economica sono positivi e lo scenario permette di essere almeno cautamente ottimisti. 

Blocco licenziamenti 2021: "the dark side"

C'è anche qualche lato negativo nel blocco licenziamenti e nelle prospettive attuali, una "dark side" per citare i Pink Floyd nel loro celebre album.

Tra questi c'è purtroppo la grande incertezza che caratterizza il post-pandemia: non è colpa del blocco licenziamenti, ma il suo mantenimento fino ad ora (o comunque fino a giugno) non ha certamente aiutato imprenditori e datori di lavoro ad aver fiducia nel futuro prossimo.

Per questo motivo, tantissimi dei nuovi posti di lavoro citati in precedenza sono a tempo determinato, proprio a manifestare un'incertezza sistemica non solo nel Covid, nella salute e nei contagi, ma anche e soprattutto nelle istituzioni e nelle scelte che prendono di conseguenza.

Un altro lato negativo riguarda la forzatura che il blocco licenziamenti ha costituito fino ad ora, bloccando quasi la crescita di nuovi posti di lavoro di cui si è parlato.

Il blocco licenziamenti è una misura che nasce per morire prima possibile: tutti sanno che è insostenibile nel lungo periodo e che è fatta per decadere il prima possibile.

La digitalizzazione e l'innovazione in generale creano nuovi posti di lavoro che il blocco licenziamenti non fa altro che "ingessare", bloccando artificiosamente il mondo del lavoro.

Elementi di cui Mario Draghi è perfettamente a conoscenza, sia chiaro, e che potrebbero portare il Governo a mettere definitivamente da parte questa misura. Nel frattempo restiamo in attesa di capire le scelte in ottica di manovra di bilancio, con gli occhi puntati non solo sul blocco licenziamenti ma su tutte le misure più urgenti.