Martedì è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Sostegni Bis, oggetto di enormi discussioni soprattutto per la proroga del blocco dei licenziamenti, prima inserita e poi ritirata dalla versione ufficiale del decreto.

Nella versione definitiva del decreto legge non c'è più la proroga al 28 agosto per il blocco dei licenziamenti, che dunque terminerà a fine giugno.

Dal primo luglio le aziende facenti parte del settore dell'industria e dell'edilizia, potranno licenziare. Da cosa è dovuto questo sblocco dei licenziamenti per questi settori? 

Dietro questo sblocco c'è un inaccettabile ritardo nel nuovo avvio degli ammortizzatori sociali e un nulla di fatto per le politiche attive del lavoro, da parte del Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Ed è proprio a causa di questo ritardo che il Ministro ha voluto inserire quasi di soppiatto, una norma nel Decreto Sostegni bis (di cui alcuni ministri hanno detto di non sapere nulla, nonostante Orlando assicuri che tutti ne erano a conoscenza)inerente a una proroga fino a fine agosto del blocco dei licenziamenti proprio per i settori suddetti: industria ed edilizia. 

La marcia indietro del Ministro Orlando: niente proroga del blocco licenziamenti

Ma è finita qui? No, affatto. Il Ministro, infatti, avendo scatenato il putiferio con Confindustria, è stato costretto a fare marcia indietro. Dal  primo luglio le aziende facenti parte dei settori industria ed edilizia potranno licenziare (con la sola esclusione di quelle che chiederanno di usufruire della cassa integrazione ordinaria gratuita).

Il dato dei possibili licenziamenti secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio è impietoso: si parla di circa 130 mila dipendenti. Ben 130 mila persone rischiano di perdere il posto di lavoro.

Il Governo aiuterà chi resta senza lavoro a trovare un altro posto? Sono state messe in campo delle politiche attive di lavoro? Vi starete probabilmente chiedendo. Ebbene ad oggi non c'è alcuna misura al vaglio del Governo. Non ci sono strumenti validi, proposte concrete che possano aiutare questi lavoratori che rischiano il posto dopo lo sblocco dei licenziamenti.

Il blocco dei licenziamenti: Draghi costretto a mediare

Si presume che ci sia maretta tra il Premier Mario Draghi e il ministro Orlando. Non dimentichiamo, infatti, che proprio Draghi durante il suo primo discorso da Premier dinanzi al Senato, aveva parlato di  “protezione di tutti i lavoratori” e il rafforzamento del sistema di formazione e ricollocazione, come obbiettivi primari del suo governo. Questa mossa del ministro Orlando, invece, sembra andare in senso completamente contrario. Che flop!

C'è da dire, ad onor del vero, che il Ministro Orlando si è trovato inaspettatamente tra due fuochi molto potenti: da un lato i sindacati non intenzionati a rinunciare ai fondi bilaterali che erogano l’assegno a chi oggi non è coperto dalla cassa integrazione e dall'altro lato Confindustria  che non accetta di vedersi aumentare le aliquote di contribuzione che versa per aver diritto alla cassa integrazione.

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi parla di “ristrutturazioni aziendali”, ma in effetti sono licenziamenti, la maggioranza dei quali si vedranno soprattutto nei settori più colpiti dalla crisi come il tessile. I posti a rischio dopo queste ristrutturazioni aziendali, potrebbero essere ben 130 mila. 

Insomma il blocco dei licenziamenti è destinato ad essere tolto a breve, ma c'è una rete di sicurezza? Non esiste e non è nemmeno in fase di preparazione.

Ed è proprio questa corsa contro il tempo che ha portato il Ministro Orlando ad "infilare" letteralmente nel testo del Decreto Sostegni bis una norma costruita ad hoc e in modo repentino, come ha detto il Ministro stesso in conferenza stampa, che avrebbe portato le aziende di industria ed edilizia che hanno richiesto la Cig Covid, a non poter licenziare fino al 28 agosto.

Secondo il leader della Uil, i posti a rischio con lo sblocco licenziamenti sono oltre 500 mila

La scoperta di questa norma, però, come detto prima, ha mandato su tutte le furie gli industriali e Confindustria ed ecco che il Ministro ha fatto marcia indietro e la proroga è stata cancellata dal testo definitivo del decreto.

Dal primo luglio, dunque, si potrà licenziare. Il divieto resterà salvo solo per le aziende che richiederanno la Cassa Integrazione, a questo punto non Covid, ma ordinaria. 

E' chiaro ed evidente, dunque, che questo non è più un blocco assoluto dei licenziamenti, ma relativo. E dunque le aziende che dal primo luglio vorranno licenziare, potranno farlo.

Secondo quanto ha dichiarato il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri parlando a Radio Anch'io, le cui dichiarazioni sono state riportate anche dall'Ansa, il pericolo è che i posti a rischio siano da 500 mila a due milioni. 

Se prima della fine del blocco dei licenziamenti non si mette in campo una riforma vera degli ammortizzatori sociali, questa bomba sociale potrebbe scoppiare facendo molti danni. 

Secondo Bombardieri, il presidente del Consiglio, sulla questione del blocco  dei licenziamenti non ha ascoltato le parti in causa, ma "ha ascoltato solo Confindustria".

Sottosegretaria Nisini: "proroga blocco licenziamenti è stata un'imboscata"

La sottosegretaria leghista al Lavoro Tiziana Nisini ha parlato di imboscata e la rabbia di Confindustria non si è fatta attendere.

Domenica 23 maggio Il Sole 24 Ore apriva con questo titolone: «Licenziamenti, l’inganno di Orlando». Parlando proprio della norma inserita che prorogava i licenziamenti fino al 28 agosto per le imprese che avrebbero chiesto  la cassa Covid fino al 30 giugno.

Ieri invece, il Sole 24 ore ha pubblicato un nuovo articolo con gli aggiornamenti, con questo titolo: "Licenziamenti, dal 1° luglio blocco solo con la Cig ordinaria scontata"

Più che imboscata, quella di Orlando è sembrata un'azione disperata. Il ministro si è trovato tra due fuochi. Da una parte i sindacati che ritenevano la data del 28 agosto insufficiente, dall'altra gli industriali che hanno fatto di tutto affinché questa proroga fosse tolta. 

E mentre Orlando si ostina ad affermare che il decreto è stato approvato all’unanimità dal governo, molti ammettono di non essere stati messi a conoscenza. La sottosegretaria leghista al Lavoro Tiziana Nisini a infatti dichiarato al Messaggero che i ministri non sono stati stati informati.

Nel testo definitivo del decreto, comunque, la norma sulla proroga non c'è. La marcia indietro è stata fatta. Dal primo luglio le imprese di industria ed edilizia potranno licenziare, salvo che decidano di usufruire della cassa integrazione ordinaria. 

Dal primo gennaio, secondo le regole ordinarie, gli imprenditori dovranno tornare a pagare fra il 9 e il 15% del contributo. Tranne per le piccole e medie imprese, per le quali il blocco resta confermato fino al 31 ottobre.

Blocco licenziamenti causa tensioni tra Draghi e Orlando

Ci sarebbe una forte tensione a questo punto tra Draghi e Orlando, che pare abbia paventato anche l'ipotesi di dimettersi dal dicastero del lavoro.

Il Ministro Orlando, infatti, avrebbe minacciato le dimissioni, dopo aver subito le accuse da parte di Confindustria di aver ceduto alle pressioni della Cgil. Draghi ha cercato di riportare la calma anche se, secondo quanto dice Il Tempo, è rimasto più che sorpreso di ritrovare nel decreto una norma che prorogava il blocco. Grazie alla sua mediazione si è trovato un punto di incontro sulla cassa integrazione gratuita per le aziende che decideranno di non licenziare.

Secondo Confindustria, Orlando avrebbe ceduto alle pressioni della Cgil  ed è per questo che avrebbe optato per questo cambio repentino prorogando il blocco dei licenziamenti fino a fine agosto.

Secondo la sottosegretaria Nisini, invece, Orlando ha rotto un patto di fiducia con le aziende e questo genera un clima di sfiducia. Ora, per riparare al danno, ci vuole un tavolo di confronto con tutte le parti sociali.

I sindacati Cgil, Cisl e Uil,  delusi e all'attacco, parlano apertamente di sciopero generale e nel frattempo cercano aiuto e appoggio da parte della sinistra, del Pd e da una parte dei Cinque Stelle, per prorogare il blocco dei licenziamenti almeno fino ad ottobre.

Gli industriali si rivolgono ai partiti di destra, ma anche ad Italia Viva e a una parte del Movimento Cinque Stelle, affinché questa proroga non venga legiferata. 

Mentre gli scontri continuano probabilmente toccherà ancora a Draghi mediare.