Il blocco licenziamenti è stato prorogato nei mesi fino ad arrivare a fine giugno 2021. Questa misura, ben vista dai dipendenti, ha tutelato molti posti di lavoro durante i mesi più critici della pandemia, e delle conseguenti limitazioni. Il blocco licenziamenti è una misura prorogata dal Decreto Sostegni dell’attuale governo Draghi, di cui si discute molto nel secondo Decreto Sostegni.

Secondo la normativa attuale, il blocco licenziamenti finirà il 30 giugno 2021, ma non per tutti. I lavoratori che stanno ricevendo particolari ammortizzatori sociali decisi dalla propria azienda, come la cassa integrazione, potranno usufruire del blocco licenziamenti fino a fine ottobre.

Mentre per chi si trova in cassa integrazione, il blocco licenziamenti è garantito oltre l’estate, non è così per tutti gli altri. E i timori fanno riferimento ad un possibile licenziamento collettivo da parte di molte aziende, una volta terminato il blocco.

Molti si chiedono se la NASPI, l’indennità di disoccupazione, basterà a coprire il possibile rischio licenziamenti a cui molti lavoratori dipendenti stanno andando incontro. Ricordiamo che per poter accedere alla NASPI, la si può richiedere fino a fine 2021, senza la necessità di aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nei mesi precedenti alla richiesta.

Stop al blocco licenziamenti: cosa può accadere

Già a febbraio la fine del blocco licenziamenti ipotizzato per marzo è stato motivo di dibattito, a cui è intervenuto il Decreto Sostegni con una proroga dello stesso, con divisione in due date di scadenza in base alla percezione o meno di ammortizzatori sociali.

Al momento la crisi economica non è ancora del tutto rientrata, nonostante si prospettano molte aperture scaglionate per i prossimi mesi. La fine del blocco licenziamenti comporta un cambio di rotta: le aziende e i datori di lavoro, potranno licenziare per giustificato motivo, e per ragioni strettamente connesse all’attività dell’impresa.

I timori dei lavoratori dipendenti sono più che fondati, perché le aziende, entrate in crisi profonda, potrebbero decidere da luglio di ridurre i propri dipendenti, almeno nel momento in cui non percepiscano cassa integrazione.

Solitamente nei casi in cui l’azienda, per motivi legati all’attività stessa, scelga di ridurre il numero di dipendenti, procedendo con almeno 5 licenziamenti in 120 giorni, come spiega Leggioggi.it, si può parlare di licenziamento collettivo.

Come spiegato da un video del canale Youtube ufficiale Speedy News, in parallelo allo stop al blocco licenziamenti, i lavoratori continueranno a ricevere sostegni mirati, e come vedremo tra poco, la NASPI è ancora disponibile per chi ha perso il lavoro, nonostante la ricezione del Reddito di Emergenza.

NASPI e fine del blocco licenziamenti

Il Decreto Sostegni bis introduce diverse novità in ambito di misure a sostegno dei cittadini, e in particolare alcune di queste riguardano la NASPI. L’indennità di disoccupazione già da marzo 2021 aveva subito alcune importanti modifiche, per cui non era più fondamentale aver lavorato 30 giorni nei 12 mesi precedenti, per poter accedere al sostegno.

Questa misura è stata decisa proprio a causa degli sviluppi della situazione legata alla pandemia, e la NASPI di fatto ha salvaguardato la situazione economica di moltissimi italiani che si sono trovati in stato di disoccupazione.

Di fatto la NASPI spetta a chi ha perso involontariamente il lavoro, e si tratta di un importo mensile erogato successivamente alla perdita del lavoro. La NASPI garantisce al lavoratore che ha perso la propria occupazione di ricevere il 75% delle entrate che è solito ricevere dal proprio lavoro.

La durata dell’assegno di disoccupazione varia in base a quanto il lavoratore ha lavorato dei quattro anni precedenti al momento in cui ha perso il lavoro, e non può andare oltre i due anni.

Stop blocco licenziamenti: provocherà un aumento nelle richieste di NASPI?

Quello che si ipotizza con la fine del blocco licenziamenti non è uno scenario incoraggiante, e potrebbe esserci un boom di richieste di accesso all’indennità di disoccupazione NASPI. Eppure c’è una novità, che riguarda una ulteriore proroga del blocco licenziamenti, proposta proprio dal Decreto Sostegni bis.

Il blocco licenziamenti, ad esclusione delle persone per cui è valida l’estensione fino ad ottobre, viene prorogato di un altro mese, si tratta di una mini proroga che lo vedrà applicato fino ad agosto 2021. Come ci spiega Money.it il governo sta pensando a tutti gli scenari successivi allo stop del blocco licenziamenti:

“Il nuovo decreto di governo contiene quindi un pacchetto di strumenti di sostegno al lavoro, come la proroga della Cigs per cessazione di attività, che ha anche il compito di sostenere le aziende per il post blocco licenziamenti a partire dal 1° luglio.”

Il Decreto Sostegni bis sta erogando tutta una serie di misure volte ad evitare lo scoppio della disoccupazione, che oltre alla già presente indennità di disoccupazione NASPI, prevedono anche l’applicazione di nuove iniziative, come il contratto di rioccupazione.

Non solo NASPI: il contratto di rioccupazione

Oltre alla possibilità dei lavoratori di accedere alla NASPI, e di scongiurare così gli scenari peggiori dopo lo stop al blocco licenziamenti, il Decreto Sostegni bis prevede anche un contratto di rioccupazione. Il contratto di rioccupazione è una nuova forma di sostegno per i datori di lavoro che assumono dipendenti a tempo indeterminato.

Il contratto di rioccupazione prevede sgravi al 100% sui contributi previdenziali, e per come è stato formulato presuppone che il lavoratore venga assunto a tempo indeterminato dopo un accurato percorso di formazione, che deve essere proposta dall’azienda stessa.

Il contratto di rioccupazione è paragonabile ad un vero e proprio cuscinetto che funziona da ponte tra una ipotetica situazione di perdita di lavoro, connessa allo stop al blocco licenziamenti, e una situazione che garantisca per il futuro una maggiore stabilità per i dipendenti.

La NASPI da sola non basterà, se prendiamo in considerazione gli scenari peggiori dello sblocco della misura che ha tutelato in questi mesi i lavoratori. La misura è stata ideata dal ministro del lavoro Andrea Orlando, all’interno di un più ampio pacchetto di misure destinate al lavoro e all’occupazione.

Fine blocco licenziamenti: cosa comporta per le imprese

Abbiamo visto che per i lavoratori subordinati la fine del blocco licenziamenti può essere vista come un problema a cui trovare soluzioni nelle misure ulteriori che il governo sta proponendo, tramite il Decreto Sostegni bis. Ma cosa accadrà per le imprese?

Il contratto di rioccupazione potrebbe essere una valida alternativa al licenziamento, perché invita le aziende a tenere i propri dipendenti, e a venire esonerati completamente dal versamento dei contributi a tutti i datori di lavoro che scelgono di non licenziare nonostante lo stop al blocco.

Bisogna anche ricordare che il contratto di rioccupazione prevede che l’impresa restituisca l’intero importo dello sgravio fiscale nel momento in cui decide, terminati i sei mesi del contratto, di non assumere il dipendente per cui ha ottenuto gli sgravi. La misura quindi è a senso unico: le aziende dovranno assumere a tempo indeterminato, pena la restituzione dello sconto che hanno ricevuto.

Confermata la mini-proroga del blocco licenziamenti fino al 31 agosto

Secondo le più recenti indiscrezioni, comunque il governo non intende mettere subito in soffitta il blocco licenziamenti, perché applicherà una mini proroga valida fino a fine agosto. Le ipotesi al vaglio sono state molte, ma sembra che il governo abbia cambiato strategia all’ultimo momento, introducendo la proroga per determinate categorie.

Come ci spiega Fiscoetasse.com:

“Si tratta di una nuova proroga di due mesi, fino al 31 agosto 2021 del blocco dei licenziamenti che interessa le aziende che utilizzano la Cassa integrazione ordinaria (industria ed edilizia).”

Il ministro Orlando ha voluto andare incontro alle esigenze dei lavoratori, mentre i sindacati ritengono che la nuova proroga non basti per tutelare il lavoro.

Lo scenario rimane comunque instabile, e moltissimi lavoratori si chiedono effettivamente cosa accadrà con l’estate, soprattutto dal momento che le attività in ogni caso possono ricominciare a lavorare in modo attivo, grazie alla diminuzione del contagio e alla ripresa di moltissime attività in presenza. 

Da poco infatti il governo ha reso pubbliche le date di riapertura delle principali attività, dal comparto dedicato al turismo alla ristorazione, dai negozi ai centri commerciali, dalle palestre alle piscine, fino ai centri termali. 

Ripresa attività in presenza: la situazione oggi

Al momento è prevista una riapertura quasi totale delle attività, e siamo di fronte ai primi allentamenti delle strette sugli spostamenti e sullo svolgimento di attività in presenza. Complice la diffusione massiccia dei vaccini, il contagio sta scendendo, e il governo ha stabilito quali saranno le prossime aperture, scaglionate per tutto il periodo estivo.

Aperture tanto attese e sperate anche per il mondo del turismo, che potrà finalmente riprendere per l'estate 2021.

Valutando che l’Italia è passata quasi interamente in zona gialla, si prospetta in positivo la ripartenza, e le attività ricettive potranno finalmente ricominciare a lavorare a pieno ritmo, e respirare una boccata di ossigeno anche a livello economico.

La ripresa delle attività in presenza riguarda sia il mercato del lavoro che le scuole, il turismo e lo sport, e gradualmente anche i luoghi in cui solitamente avvengono maggiori affollamenti di persone potranno di nuovo riaprire.

I centri commerciali presto potranno aprire anche nei weekend, e i ristoranti e i bar possono ammettere i clienti all’interno dei locali, secondo le date stabilite dal governo.

Nonostante lo stop al blocco licenziamenti, i cittadini potranno comunque beneficiare, secondo le prospettive più rosee, di una ripresa del mondo del lavoro e dell’economia supportata da un lato dalle riaperture e dall’altro dall’approvazione delle misure volte al sostegno del lavoro del Decreto Sostegni bis.