Il 30 giugno è ormai vicino. E’ il termine fissato per la scadenza del blocco licenziamenti, blocco fissato dal Governo Conte nel febbraio 2020 per venire incontro ai lavoratori in vista della crisi economica conseguente a quella sanitaria dovuta all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Slittata e prorogata più volte questa misura sta giungendo ormai al termine. E, ad oggi, non ci sono state rettifiche. La scadenza del 30 giugno 2021 resta invariata.

Dunque i datori di lavoro saranno “liberi” di poter procedere con i licenziamenti. Da parte dei sindacati c’è grande fermento nella convinzione che, anche se mancano pochi giorni, si possa fare ancora qualcosa riguardo la scadenza imminente.

E’ prevista infatti una grande manifestazione Cgil, Cisl Uil sabato 26 giugno a Bari, Torino e Firenze con questo obiettivo principale, come leggiamo su cisl.it:

“L’obiettivo primario è conquistare la proroga della moratoria sui licenziamenti almeno fino al 31 ottobre, una riforma degli ammortizzatori sociali e nuove politiche attive per il lavoro”.

Blocco licenziamenti: cosa dicono i sindacati

I sindacati sono molto indignati sul mancato rinnovo della proroga del blocco licenziamenti. Se è vero che la situazione nazionale sta migliorando grazie all’incalzare della campagna vaccinale, è anche vero che la pandemia non ha fatto altro che ingigantire una serie di problemi che già esistevano come l’occupazione precaria e gli ammortizzatori sociali non riformati.

Dopo quest’ultimo anno di pandemia Covid, si è andato a perdere circa un milione di posti di lavoro e sono stati utilizzati circa 5 miliardi di ore di cassa integrazione.

Lo sblocco dei licenziamenti dunque preoccupa tantissimo i sindacati che, fino all’ultimo, cercheranno di combattere in favore dei lavoratori, per cercare di dare loro ancora speranza e forza per riprendersi da questo periodo così difficile per tutti.

Blocco licenziamenti: non per tutti avverrà il 30 giugno

In realtà, non per tutti i settori avverrà dal primo luglio la possibilità di riprendere a licenziare. Nel Dl Sostegni bis è stata introdotta un’eccezione.

Dal primo luglio al 31 dicembre 2021 sarà possibile per le imprese e le aziende ricorrere alla Cassa integrazione ordinaria o straordinaria senza dover versare i contributi addizionali ma anche con l’obbligo di non effettuare licenziamenti sia individuali che collettivi anche se per giustificato motivo oggettivo.

Blocco licenziamenti: le disposizioni sul lavoro del Dl Sostegni bis

Nel Dl Sostegni bis di fine maggio, ha trovato largo spazio il tema del lavoro, tanto da introdurre un vero e proprio “pacchetto-lavoro” al suo interno con varie misure di agevolazione come il contratto di rioccupazione e il potenziamento del contratto di espansione e di quello di solidarietà.

Per quanto riguarda il blocco dei licenziamenti, nell’art. 40 del Dl Sostegni bis viene indicato che quei datori di lavoro privati che nel primo semestre 2021 hanno riscontrato un calo del fatturato di circa il 50% rispetto al primo semestre 2019, per far sì di mantenere l’occupazione costante nella fase di ripresa dopo l’emergenza Covid, potranno richiedere la CIGS (Cassa integrazione Guadagni Straordinaria) o la CIGO per un massimo di 26 settimane a partire dall’entrata in vigore del Dl Sostegni bis fino alla fine del 2021.

Ma cos’è la Cassa integrazione Guadagni Straordinaria? Leggiamo sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali:

“La Cassa integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) è un’indennità erogata dall’INPS per integrare la retribuzione di lavoratori di aziende che devono affrontare situazioni di crisi e riorganizzazione o contratti di solidarietà difensivi”.

Quindi, esiste una sorta di “scappatoia” al termine del blocco licenziamenti fissato per fine giugno.

Blocco licenziamenti: la speranza momentanea della proroga fino ad agosto

Parlando della questione spinosa della scadenza del blocco licenziamenti, non si può non citare il breve momento felice in cui, per un attimo, grazie a delle dichiarazioni del Ministro del Lavoro Orlando, si è sperato di prorogare fino al 28 agosto 2021 il divieto di licenziare.

Il Ministro Orlando aveva dichiarato di aver introdotto, all’ultimo, nel Dl Sostegni bis (chiamato anche “Decreto imprese, lavoro, giovani e salute”) una nuova proroga con data di scadenza fissata a fine agosto per quelle aziende che avessero fruito della Cassa Integrazione Covid-19.

Ma questa proposta, alla fine, non è stata confermata. Resta valida soltanto la possibilità di ricorrere alla CIGO e alla CIGS fino a fine dicembre 2021, senza pagare contributi addizionali ma senza neanche licenziare alcun dipendente.

Blocco licenziamenti: cosa si intende e quando è iniziato

Per blocco dei licenziamenti si intende il divieto imposto ai datori di lavoro di porre al termine i rapporti con i loro dipendenti.

E’ una misura che si attua solitamente in situazioni di emergenza, così come è capitato quando non solo il nostro Paese ma tutto il mondo ha dovuto affrontare la pandemia globale di Coronavirus che ha visto fermarsi molte attività lavorative.

Il Governo Conte si è visto costretto ad adottare questa misura per evitare che molti lavoratori italiani perdessero il lavoro. A dire il vero, secondo le stime, nonostante il blocco dei licenziamenti che è stato in pratica prorogato fino ad ora, moltissimi italiani sono stati licenziati o hanno perso la loro occupazione. Si parla di circa 100mila persone. Un numero impressionante!

Ad essere introdotto per la prima volta (dall’inizio della pandemia) è stato il Decreto Cura Italia (D.l. n.18/2020) di marzo 2020 ed era previsto all’inizio che durasse dal 17 marzo 2020 al 16 maggio 2020. Sia per quanto riguardava i licenziamenti individuali che collettivi.

Con il Decreto Rilancio poi, considerando il protrarsi dello stato di emergenza, si è pensato di prorogare i termini del blocco licenziamenti, facendolo slittare fino al 17 agosto 2020 per poi arrivare fino al 31 dicembre 2020.

Lo slittamento successivo al 31 gennaio 2021 ad opera del Decreto Ristori è stato ulteriormente prorogato al 31 marzo 2021 con la Legge di Bilancio 2021. Infine, il Dl Sostegni è intervenuto andando a prorogare i termini al 30 giugno 2021.

Blocco licenziamenti: cosa prevedeva il Dl Sostegni

Soffermiamoci un momento sul Dl Sostegni di marzo. Il primo decreto emanato dal Governo Draghi che ha preso il posto dell’esecutivo capitanato da Giuseppe Conte. E’ stato molto atteso per capire (e sperare) che Draghi continuasse una serie di aiuti e agevolazioni che sono stati le caratteristiche principali del Governo Conte II.

Anche se l’obiettivo di Draghi è stato quello di erogare meno sussidi e spingere invece sulla ripresa dell’economia e del mondo del lavoro, con il Dl Sostegni sono continuati una serie di aiuti per le famiglie e i lavoratori italiani in difficoltà.

Riguardo il settore del lavoro e la questione del blocco dei licenziamenti, il Dl in questione aveva previsto la proroga della scadenza a fine giugno 2021 e il divieto di licenziamento prolungato dal primo luglio al 31 ottobre 2021 per i datori di lavoro beneficiari della CIGD (Cassa integrazione Guadagni in deroga), ASO (Assegno ordinario dei fondi di solidarietà) o della CISOA (Cassa integrazione salariale Operai Agricoli).

Con il Dl Sostegni bis successivo e pubblicato a fine maggio invece resta invariata la data di scadenza del blocco licenziamenti generalizzato al 30 giugno 2021 e non viene confermata l’ipotesi/proposta di Orlando (molto discussa) della proroga fino a fine agosto 2021 per chi usufruisce della Cassa Integrazione Covid-19.

Blocco licenziamenti: quando non si verifica

Ci sono però dei casi di esclusione, in cui non vale questo blocco dei licenziamenti. Si tratta dei seguenti casi:

  • cessazione definitiva dell’attività d’impresa;
  • cessazione in seguito alla messa in liquidazione della società senza che l’attività prosegui anche in maniera parziale;
  • licenziamenti che avvengono per giusta causa;
  • quando di verificano accordi aziendali che incentivano alla risoluzione del rapporto di lavoro;
  • i licenziamenti per motivo soggettivo;
  • quando l’azienda va in fallimento;
  • licenziamento che avviene per superamento del periodo di comporto o per raggiungimento dei limiti di età previsti per la fruizione della pensione di vecchiaia;
  • termine del periodo di apprendistato;
  • licenziamento dei lavoratori domestici.

Blocco licenziamenti: il punto di vista delle aziende e dei datori di lavoro

Certo, se da un lato viviamo il blocco dei licenziamenti dal punto di vista soprattutto del lavoratore e delle sue sorti, è anche vero che bisogna anche mettersi nei panni delle aziende e dei datori di lavoro.

Così come i loro dipendenti, anche le imprese si sono viste in estrema difficoltà a causa delle misure restrittive per arginare la diffusione della pandemia. Il blocco licenziamenti in realtà è stata una misura che ha voluto soprattutto tutelare i dipendenti ma che ha anche tenuto conto di chi il lavoro lo fornisce.

Sin da febbraio 2020 infatti sono state previste una serie di indennità e di ammortizzatori Covid da parte del Governo per venire incontro alle aziende e permettere loro di fornire uno stipendio ai loro dipendenti.

Con l’approssimarsi (si spera) dell’uscita dal periodo di emergenza e quindi di imbocco verso la ripresa economica, sia il blocco licenziamenti che i vari ammortizzatori Covid si apprestano ad essere ormai uno strumento “protettivo” che volge al termine. Nel bene e nel male, bisognerà iniziare ad affrontare la realtà lavorativa sperando che sia il datore di lavoro sia il dipendente si vengano incontro spinti dagli stessi obiettivi di produrre ed essere attivi nel mondo concorrenziale e occupazionale.

Blocco licenziamenti: la differenza tra motivo oggettivo e motivo soggettivo

In tema di blocco dei licenziamenti, sia in questa sede che in generale, si è spesso fatto riferimento ad una differenza fondamentale tra licenziamento per motivo oggettivo e licenziamento per motivo soggettivo.

Il primo caso si riferisce a delle condizioni economiche che riguardano l’azienda, il secondo caso è di natura soggettiva nel senso che riguarda il comportamento, la prestazione e l’inadempimento rispetto agli obblighi contrattuali da parte del lavoratore.

Abbiamo visto che il blocco dei licenziamenti vale fino al 30 giugno e nel caso dei licenziamenti sia collettivi che individuali per motivi oggettivi, mentre viene escluso il licenziamento per motivo soggettivo che viene esonerato da tale blocco. Il quale, come abbiamo visto, volge ormai inesorabilmente verso il termine.