E' deciso, la possibilità di andare in pensione anticipata con Quota 100 (62 anni d’età e 38 di contributi) è ufficialmente tramontata, il provvedimento voluto dal governo giallo verde e più precisamente dal leader della Lega Matteo Salvini vedrà come termine ultimo il 31 dicembre 2021,il governo Draghi ha infatti detto stop per il 2022.

Inoltre un documentato riportato dalla Corte dei conti ha evidenziato delle criticità importanti sulla sostenibilità dell'attuale modello previdenziale italiano, nel rapporto pubblicato poche settimane fa' emerge che dal 2012 al 2020 ( arco temporale di riferimento della riforma Fornero), il sistema delle deroghe ha portato ad oltre 711mila pensionamenti anticipati, fra i quali  le salvaguardie degli esodati.

Alla luce di questi numeri la Corte dei conti ci ha tenuto a sottolineare l'impossibilità di continuare a sostenere questi numeri a causa dell'enorme spesa che comporterebbe per i conti pubblici, dando chiare indicazioni, bocciando Quota 100, quindi l'uscita anticipata a 62 anni di età e 38 di contributi, ritenuto il provvedimento in assoluto più costoso per le casse dell'Inps ed avanzando una propria proposta come riportato dal Giornale.it:

“costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro”.

Da qui l'assoluta necessità di mettere in campo una grande riforma del sistema pensionistico, i sindacati sono sul piede di guerra e già si sono adoperati nella presentazioni di possibili soluzioni che mantengano la possibilità di una uscita dal lavoro anticipata, possibilità che approfondiremo in seguito, fronte governo invece per il momento tutto tace.

Ci sono molte voci di corridoio sulle future novità, ma nulla di confermato, il tema infatti risulta essere delicato, rispetto ad una riforma ed ad un tempo che dovrà mettere d'accordo partiti, sindacati e parti sociali per il momento comunque c'è ancora un buon orizzonte temporale per poterci lavorare visto che le attuale norme vigenti per chiedere la pensione anticipata rimarranno in vigore fino al 1 gennaio 2022.

Di seguito un interessante video tratto dal canale youtube di Davide Manzo che in modo semplica, ma efficace ci spiega come calcolare i contributi versati e a quanto potrebbe ammontare l'importo del nostro assegno una volta raggiuni i requisiti per chiedere la pensione.

Pensione Anticipata: bocciata la soluzione Tridico

Il 2022 si avvicina e tra poco più di sei mesi, con la fine di Quota 100, molti lavoratori rischiano di andare in pensione fino a 5 anni più tardi rispetto a chi ha qualche mese in più di età o di contribuzione.

Una delle prime proposte di riforma è stata avanzate dall'attuale presidente dell'Inps Pasquale Tridico ipotizzando una doppia quota di uscita anticipata dal lavoro che prevede la possibilità di una pensione anticipata per tutti coloro con 62-63 anni di età e almeno 20 anni di contributi ai quali spetterebbe la sola parte contributiva, assegno che aumenterebbe al raggiungimento dei 67 anni di età  con l'aggiunta della parte retributiva ovviamente per chi l'avesse maturata.

Proposta però immediatamente bocciata dai sindacati (Cgil, Cisl e Uil) definendola una proposta di assoluta fantasia, inadeguata che non farebbe altro che gravare sulle spalle dei futuri pensionati, una vera e propria ingiustizia, l'ennesima verso i contribuenti italiani

La volontà delle associazioni sindacali resta quella di lasciare la possibilità a lavoratori che hanno maturato contributi contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, di poter scegliere la pensione anticipata senza alcun tipo di penalizzazione.

Pensione anticipata: la proposta dei sindacati

Le principali sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri  si sono immediatamente mosse per cercare di dare seguito a Quota 100 avanzando proposte di riforma affermando il bisogno di agire tempestivamente.

La proposta inoltrata dai sindacati risulta essere molto strutturata pensata abbracciando trasversalmente l'intera società di contribuenti, i punti cardine sono:

  • il soggetto contribuente può scegliere il trattamento di pensione anticipata una volta raggiunti i 62 anni di età e i 41 di contributi;
  • l’introduzione di una pensione di garanzia per giovani, lavoratori discontinui e/o con basse retribuzioni;
  • una maggiore attenzione per la categorie delle lavoratrici, donne, risultata essere la più danneggiata dai provvedimenti presi in ambito previdenziale negli ultimi anni;
  • maggiori tutele per le categorie svantaggiate e per i lavori definiti usuranti o gravosi;
  • rilancio della previdenza complementare
  • sostegno del reddito dei pensionati.

Sono questi i punti cardine della riforma pensioni messa sul tavolo del governo da parte dei sindacati e che proveranno a discutere con il Ministro del lavoro Andrea Orlando.

Da sottolineare, come già scritto in precedenza, l'uscita a 62 anni di età o 41 di contributi sarebbe possibile per quei contribuenti, uomini e donne, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996 questo con l’obiettivo, difatti, di garantire maggiore  flessibile dall’uscita dal lavoro.

Pensione anticipata fino al 31 dicembre 2021

In attesa della riforma sulle pensioni per tutto il resto del 2021 moltissimi cittadini che non hanno ancora compiuto i 67 anni e che quindi non hanno maturato ancora i requisiti per la pensione di vecchiaia potranno richiedere la pensione anticipata grazie ad una serie di opzioni da poter scegliere approvate dal  Governo Italiano e rivolta rivolte ai contribuenti.

Le opzioni ad oggi in vigore per poter richiedere la pensione anticipata presso l'Inps sono all'incirca sette, chiaramente per ogni opzione sono previsti dei requisiti che vanno dall'età anagrafica, ai contributi versati per finire alle categorie di genere e di lavoro di appartenenza.

Le opzioni che garantiscono l'accesso al tanto agognato assegno pensionistico Inps anticipato variano dalla più gettonata nonchè dalla più discussa Quota 100, all'Opzione donna o all'Ape sociale, particolare attenzione è stata data ai lavoratori delle fasce più deboli come disabili, caregiver, lavoratori appartenenti a categorie considerate usuranti e disoccupati.

Quota 41

Il primo provvedimento per richiedere l'uscita dal lavoro in modo anticipato è quota 41.

E' un modello che prevede il pensionamento anticipato con il solo requisito legato all'età contributiva, fissata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi di età per le donne.

In questo caso si avrebbe diritto al pensionamento anche senza il requisito anagrafico dei 67 anni di età con l'assegno pensionistico che non subirebbe alcuna penalizzazione.

Pensione anticipata con Quota 100, Opzione donna e APE sociale

Altre formule per l'accesso alla pensione anticipata Inps prorogate in seguito all’introduzione della Legge di Bilancio 2021 sono:

  • Quota 100 che permette l'accesso al pensionamento anticipato per tutti coloro che avranno raggiunto un’età anagrafica di 62 anni e una contributiva di 38 anni;
  • APE sociale che dà la possibilità di un pensionamento anticipato a categorie di lavoratori impegnati in attività usuranti  oltre che ha disoccupati di lungo periodo, disabili e caregiver, In questo caso il provvedimento prevede un pensione anticipata raggiunti i 63 anni di età con un assegno che puo' raggiungere come massimo importo 1.500 euro per 12 mensilità;
  • Opzione donna prorogata tramite la Legge di bilancio 2021 per altri tre anni e che potrebbe diventare un provvedimento strutturale. Opzione donna prevede la possibilità di richiedere la pensione anticipata a tutte quelle contribuenti sia dipendenti che autonome che hanno raggiunto rispettivamente i 58 e i 59 anni di età insieme ad una età contributiva di 35 anni.

L'iniziativa è piaciuta molto alle varie sigle sindacali che hanno chiesto il completamento del provvedimento con l'aggiunta della Quota mamma che prevede un anno di bonus contributivo per figlio.

Pensione anticipata: contratto di espansione

L'ultima ipotesi nonchè la più recente ufficializzata dal governo anche per favorire un ricambio generazionale, sostenibile all'interno del mondo del lavoro, dove a pensionamenti anticipati seguono nuove assunzioni è rappresentato dal nuovo contratto di espansione.

Il Contratto di espansione prevede una serie di regole e requisiti rivolta all'azienda e si basa fondamentalmente su un accordo bilaterale con le parti sociali per garantire come già scritto  l’uscita dei lavoratori più vicini alla pensione e di programmare nuove assunzioni.

Nell'ultimo decreto Sostegni bis il governo ha deciso di ampliare al platea delle aziende aventi diritto estendendo il contratto di espansione ad aziende che hanno nel proprio organico da 100 dipendenti in su.

I requisiti richiesti dal lavoratore dipendente che ha deciso di chiedere la pensione anticipata tramite il Contratto di espansione è rappresentato dal fatto che manchino meno di 60 mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

In questo caso il lavoratore avrà diritto ad uno scivolo della durata di 60 mesi, ma con quali conseguenze?Chiaramente lavorando meno anni si avranno meno contributi versati ed un assegno pensionistico inferiore.

Consideriamo un lavoratore con uno stipendio di 1.500 netti mese, se la sua nascita risale al 1969 avrebbe sicuramente i requisiti per chiedere la pensione anticipata nel 2022 invece che aspettare quella di vecchiaia nel 2027.

Se dovesse fare questa scelta si vedrebbe una pensione ridotta del 12% passando 1.200 a 1.049 euro netti.

Nel lasso di tempo di 5 anni compreso tra l'anticipo e la maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia riceverebbe 811 euro.