Per le donne il 2020 è stato un anno disastroso per il lavoro: su 101.000 occupati in meno, a causa dello scoppio della pandemia e la successiva crisi economica, 99.000 sono donne. A fronte di un dato ISTAT come questo si rileva che la popolazione femminile, ancora una volta è svantaggiata nel mercato del lavoro italiano.

Ma non tutto è perduto, perché sono previse particolari agevolazioni a tutte le aziende che prevedono di assumere donne nel 2021, ma non solo. Questo tipo di bonus proposto dal governo sarà valido anche per il 2022.

Il bonus consiste in agevolazioni fiscali fino a 6.000 euro per l’assunzione di donne all’interno dell’azienda, e si rivolge in particolare alle categorie femminili svantaggiate. Una comunicazione INPS spiega in cosa consiste l’erogazione del bonus.

Chi può richiedere il bonus assunzioni femminili

Il bonus è accessibile a tutti i datori di lavoro privati che intendono assumere dipendenti femminili in condizioni svantaggiate. Il contributo, che porta ad un notevole risparmio fiscale, non è destinato alle pubbliche amministrazioni o agli enti pubblici.

Sono quindi escluse le camere di commercio e artigianato, le associazioni, le Amministrazioni dello Stato e le università. Il bonus, che può arrivare anche fino a una cifra di 6.000 euro, è destinato alle aziende che assumono donne svantaggiate. Rientrano nella definizione:

•Donne che hanno compiuto almeno 50 anni e sono disoccupate da più di un anno;

•Donne che, indipendentemente dall’età, sono residenti in regioni che possono essere ammesse a finanziamenti da parte di fondi dell’Unione Europea. La condizione fondamentale è che siano disoccupate da almeno sei mesi;

•Sempre senza vincoli di età, tutte le donne che lavorano in professioni e settori caratterizzati da una forte disparità di occupazione, e che si trovano senza lavoro da almeno sei mesi. Per ottenere l’agevolazione, la donna deve essere assunta in uno di questi settori, indicati tramite decreto del Ministero del Lavoro, con base dati rilevati dall'ISTAT;

•Indipendentemente dall’età, donne che sono senza lavoro da almeno due anni. Si parla qui di una disoccupazione di lunga durata, per cui l’assunzione da parte dell’azienda che beneficia del bonus segue due anni di disoccupazione completa (o con guadagni al di sotto di 4.800 euro annui);

La disparità di genere nel mondo del lavoro, nel 2020 si è acutizzata, ma è un trend che continua da molto tempo, radicato nella cultura e nel mercato del lavoro italiano.

Disoccupazione femminile: perché serve un bonus per le assunzioni

Il Ministero del Lavoro ha definito i settori in cui c’è minoranza di dipendenti femminili. Le aree in cui le donne ancora sono più svantaggiate sono: il settore agricolo e delle costruzioni, industria di estrazione e manifatturiera, energetica. Ma anche servizi di trasporto, servizi delle pubbliche amministrazioni e imprese di informazione e comunicazione.

Alcuni dati riassumono bene la situazione: nel settore agricolo per esempio il tasso di disparità è del 49%: su 360 uomini che lavorano, ne corrispondono 123 donne. Praticamente un terzo dei lavoratori maschili compone la fetta femminile.

Eppure, anche escludendo i settori dove la disparità è così marcata, si vedono differenze anche per altre aree: ingegneri, architetti e professionisti simili sono per la maggior parte uomini, con predominanza nei ruoli di direzione.

Il bonus assunzioni va incontro a tutte le donne, di qualsiasi età, per l’inserimento in questi specifici settori, perché sono favorite dagli sgravi fiscali proposti alle aziende che le assumono. L’incentivo per le assunzioni femminili è totale, lo sgravio fiscale può arrivare al 100%.

L’agevolazione riguarda assunzioni a tempo determinato, indeterminato e trasformazioni di contratto da determinato a indeterminato. Le agevolazioni prevedono che il bonus fiscale sia destinato anche per i part time. Per la durata dell’incentivo, sono destinati:

•12 mesi di agevolazione fiscale nel caso di contratto a tempo determinato;

•18 mesi di agevolazione fiscale nel caso di contratto a tempo indeterminato;

•18 mesi complessivi nel di agevolazione fiscale nel caso di assunzione (da contratto già agevolato) a tempo indeterminato;

Quali bonus ci sono per le aziende che assumono personale femminile?

Il bonus prevede un’agevolazione fiscale che può arrivare fino a 6.000 euro, per un esonero complessivo del 100% per i contributi complessivi inerenti il contratto. Per le aziende diventa così più conveniente procedere con assunzioni di personale femminile, e il bonus prevede un’erogazione per tutto il 2021 e per il 2022, fattore che potrebbe favorire la ripresa del lavoro femminile.

Le aziende che procedono con assunzioni di personale femminile, per ottenere il bonus fiscale, sono obbligate a versare con regolarità i contributi previdenziali, rispettare le norme di legge per la tutela dei lavoratori, rispettare le norme dei contratti nazionali.

Il calo generale dell’occupazione, e in particolare quella femminile, è un dato che spinge il governo ad erogare sempre più agevolazioni, fiscali e sotto forma di bonus, per raggiungere i cittadini italiani. Alla luce anche delle recenti manifestazioni femministe, per la tutela del lavoro di questa fascia di popolazione, ci si aspetta che altri bonus seguano a quello che incentiva l’occupazione.

Il tasso di disoccupazione generale in Italia è salito al 9%, con una percentuale del 29,7% nella fascia giovanile. Non solo disoccupati che cercano lavoro e assunzioni, ma anche inattivi. Il numero di inattivi, cioè di coloro che non studiano e non lavorano, è salito a 13.759.000.

Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, si è visto un drastico calo anche delle partite iva e dei freelance, 79.000 in meno rispetto alla fine del 2020. Anche su questo verso, la recessione ha colpito molto di più le donne piuttosto che gli uomini.

Donne senza lavoro possono chiedere assegni INPS: non solo bonus assunzioni

Le donne che sono rimaste senza lavoro, possono avere un ulteriore bonus, un sostegno INPS che va da 500 a 1050 euro. Il bonus varia in base alla dichiarazione ISEE: se il reddito complessivo annuale è inferiore a 9.360 euro è possibile chiedere un contributo all’INPS, in particolare se sussistono condizioni in cui ci sono familiari a carico.

Non solo incentivi per le assunzioni femminili destinate alle aziende, ma alle donne è previsto anche un sussidio INPS. Inoltre, per le donne con figli sono previsti particolari sussidi, come il bonus asilo nido, che ha come obiettivo la copertura delle spese della retta per il pagamento del nido per bambini di età inferiore ai tre anni.

Si ricorda anche il bonus bebè, che è stato riproposto anche per il 2021. In questo caso si tratta di un assegno mensile, per un massimo di 12 mensilità, che può essere richiesto per tutto il primo anno di vita del bebè.

Non solo bonus assunzioni: i dati del 2020

Nonostante i bonus per le assunzioni, i dati relativi all’anno trascorso non sono stati incoraggianti, e il 2021 si apre con una festa della donna in nero. Non solo lavorativamente, ma anche per la sfera sociale la condizione della donna è peggiorata notevolmente, anche perché in questo duro periodo le donne molto spesso hanno dovuto perdere o rinunciare al posto di lavoro.

Seguire anziani e figli, gestire la situazione pandemia anche dal punto di vista dell’assistenza ai più fragili, sono tutte aree di cui molto spesso si occupano le donne, lasciando il lavoro fuori casa in secondo piano.

Il Fatto Quotidiano ne ha parlato in questi giorni:

“Secondo un sondaggio Ipsos per We World, la pandemia ha messo in ginocchio le entrate economiche e occupazione femminile. Sempre più donne, inoltre, lasciano il proprio lavoro o rinunciano a cercarlo perché impegnate nella cura e nell'assistenza di parenti.”

La situazione economica femminile provoca in automatico una maggior dipendenza delle donne dalle famiglie di origine o dal partner, e rema contro al trend di indipendenza che si era affermato in leggera crescita nel 2019. In linea generale il salario delle donne è più ridotto rispetto a quelli degli uomini.

Ma questa situazione non solo è problematica per la sfera femminile, ma anche per la controparte maschile. In un periodo in cui l’equilibrio tra i sessi dovrebbe essere ormai raggiunto, sembra invece di fare enormi passi indietro, favoriti dall’emergenza pandemia che ha colpito anche l’Italia.

Lo stesso Mario Draghi ha parlato in questi giorni della questione: per raggiungere una parità di genere reale c’è ancora tanto da fare. Il governo si propone impegnato nella lotta alla parità di genere, il cui raggiungimento purtroppo per l’Italia è più lontano che per molti altri paesi europei.

Draghi ha preso ad esempio gli asili nido, che potrebbero sostenere molto di più le donne italiane nel ruolo di madri, e gli obiettivi europei sono ancora lontani su questo punto.