Ormai il timer ha iniziato il suo conto alla rovescia e mancano circa 30 giorni al termine per richiedere uno dei contributi introdotti quest’anno come forma di sostegno alle Partite Iva. Parliamo della cosiddetta Cassa Integrazione per Partite Iva, ovvero il bonus ISCRO, che consiste in un'indennità mensile per i lavoratori autonomi.

Per adesso il contributo ha un’attivazione triennale che va dal 2021 al 2023 e ciascuna Partita Iva potrà usufruirne una sola volta nei tre anni.

A favore del bonus ISCRO vi sono i suoi importi che variano da 1.500 a 4.800 euro all’anno e sono erogati in sei versamenti con cadenza mensile, per cui la somma varia da i 250 agli 800 euro.

Proprio la cadenza mensile dei versamenti ha fatto sì che fin dalla sua nascita il bonus ISCRO fosse additato come la prima cassa integrazione per Partita Iva.

Tuttavia, il lato negativo di questo contributo INPS è certo il gran numero di requisiti richiesti perché si abbia diritto a beneficiarne.

La sua introduzione si deve al Governo Conte bis, poiché la nascita del bonus ISCRO è stata sancita con l'emanazione della Legge di Bilancio 2021 e ha poi trovato un’attivazione formale con il governo Draghi.

In ogni caso la sua scadenza è prevista per la fine del prossimo mese, perciò cerchiamo di capire in tempo come funziona il bonus ISCRO e non lasciamocelo sfuggire.

Tutte le informazioni sono offerte anche da TheWam.net nel loro recente video YouTube:

 

Partita Iva, nasce la cassa integrazione: il bonus ISCRO

Tra le misure a sostegno delle Partite Iva il 2021 vede l’ingresso in scena dell’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, il meglio noto bonus ISCRO.

Anche in questo caso si tratta di somme erogate agli autonomi come contributo a fondo perduto, cioè con un versamento diretto di liquidi, tuttavia a differenza dei classici Ristori, la cifra spettante come bonus ISCRO, non viene assegnata in un’unica soluzione, ma attraverso versamenti mensili che si protraggono per un semestre. 

La cifra al mese minima assegnabile è di 250 euro, mentre la massima di 800, ne consegue che l’importo totale assegnato ai beneficiari non può scendere sotto i 1.500 euro o salire sopra i 4.800 euro.

Questa è la somma massima che si potrà ricevere, perché per quanto il bonus ISCRO sia attivo per tre anni, le Partite Iva possono usufruirne solo una volta durante tutto il triennio.

Il bonus ISCRO è gestito dall’INPS perciò sarà accessibile solo agli iscritti all'Istituto, chi invece appartiene ad un altro ente previdenziale, se anche abbia i requisiti, non ha diritto a questo specifico contributo.

La moltitudine di requisiti che la Partita Iva deve avere per il bonus ISCRO

E veniamo alla parte più discussa e problematica del bonus ISCRO, i requisiti. Le condizioni per poterne beneficiare sono davvero molte ed è richiesto che sussistano in contemporanea. La Partita Iva cioè potrà beneficiare del bonus ISCRO solo se possiede tutti questi requisiti al momento della presentazione della domanda:

  • l’apertura della Partita Iva deve essere avvenuta almeno quattro anni prima;
  • l’ISEE in corso di validità non deve andare oltre il tetto massimo di 8.145 euro all’anno;
  • non sono ammessi arretrati non versati di contributi previdenziali;
  • non si deve ricevere NASpI, Reddito di Cittadinanza o qualsiasi altro tipo di prestazione collegata al reddito;
  • deve esserci stato un calo di fatturato minimo del 50%, valutabile confrontando la precedente dichiarazione dei redditi con la media di quanto dichiarato nei tre anni prima.

Ripetiamo ancora una volta che solo le Partite Iva che risultano iscritte all’INPS hanno diritto in presenza di tutti questi requisiti ad ottenere il bonus ISCRO.

Bonus ISCRO per Partite Iva, una CIG da 800 euro al mese

E veniamo agli importi. Il bonus ISCRO ha una cifra massima assegnabile al mese e una somma minima, ma cerchiamo di capire come si stabiliscono gli importi esatti per ciascun beneficiario.

Partendo dal presupposto che il bonus ISCRO viene versato per sei mesi, perché il suo scopo è restituire alla Partita Iva un semestre di fatturato, il primo step sarà prendere la vecchia dichiarazione dei redditi e sapere quanto si è fatturato l’anno precedente.

Immaginiamo per semplicità che una Partita Iva abbia fatturato 4.000 euro l’anno prima di richiedere il bonus ISCRO. Per calcolare gli importi assegnati mensilmente, dal fatturato annuo bisogna calcolare quello medio relativo a soli sei mesi, cioè dividiamo 4.000 euro per due, che ci dà 2.000 euro.

Questa è la cifra che l’anno precedente la Partita Iva ha guadagnato in media in un semestre e il bonus ISCRO assegna al mese proprio il 25% di questa cifra, cioè di 2.000 euro. Seguendo quindi il nostro esempio in questo caso spettano al mese come bonus ISCRO 500 euro (il 25% di 2.000 euro). Tale cifra sarà versata ai beneficiari dall’INPS per sei mesi in continuazione, quindi la Partita Iva in questo caso riceverà in un semestre 3.000 euro di bonus ISCRO (500 euro x 6).

Ricordiamo che a prescindere dal risultato di questo calcolo nessun beneficiario potrà avere più di 800 euro al mese e meno di 250 euro.

Tutto quello che la Partita Iva deve sapere per richiedere il bonus ISCRO

E veniamo alla domanda di richiesta per diventare beneficiari del bonus ISCRO. A costo di diventare pedanti ripetiamo ancora una volta che il bonus ISCRO può essere richiesto solo dai lavoratori autonomi titolari di Partita Iva e iscritti all’INPS, che hanno i requisiti prima elencati.

In nessun caso sono ammessi autonomi senza Partita Iva o iscritti ad un ente previdenziale diverso.

Trattandosi quindi di un bonus INPS la richiesta va fatta in modo classico, cioè accedendo alla piattaforma dell'istituto e svolgendo la procedura telematica.

I bonus INPS possono anche essere richiesti contattando l’ente telefonicamente oppure con l’ausilio di Caf e Patronati di Zona.

Per il bonus ISCRO 2021 il termine ultimo per l’invio delle richieste si chiude il 31 ottobre, data ricorrente perché è stata la Legge di Bilancio a stabilire che ogni anno la finestra di tempo utile alle domande si chiuda a fine ottobre.

L’INPS effettuerà un controllo incrociato con l’Agenzia delle Entrate al fine di verificare la correttezza dei requisiti del richiedente, come ad esempio l’anno di attivazione della Partita Iva.

In ogni caso, qualora la richiesta per il bonus ISCRO fosse erroneamente respinta, ma il richiedente è convinto di avere i requisiti può chiedere il riesame della domanda. Molto spesso infatti uno degli errori più frequenti è che i dati in possesso dell’INPS non combacino con quelli dichiarati dal richiedente. Questa tipologia di errore può essere anche imputabile ad anomalie di software, nel qual caso sarà data la possibilità al richiedente di chiarire la situazione e quindi ottenere il bonus ISCRO se gli spetta.

Anche qualora il bonus ISCRO fosse sospeso dopo l’erogazione per problematiche di questo tipo si potrà intervenire contattando l’INPS.

Casistiche in cui la Partita Iva può perdere il bonus ISCRO

Si faccia attenzione perché se il bonus ISCRO ha stabilito dei requisiti di accesso, queste condizioni devono essere mantenute per tutto il tempo che si riceve l'importo spettante o il beneficio decade.

Parlando più specificatamente, se si verificano alcune condizioni mentre si riceve l'indennità si perde il bonus ISCRO, ad esempio:

  • se si chiude la Partita Iva;
  • si passa ad altro ente professionale;
  • si diventa titolari di trattamento pensionistico o altra prestazione legata al reddito.

Se la Partita Iva decade dal beneficio non solo non riceverà più gli importi di bonus ISCRO, ma dovrà anche restituire all’INPS anche quelli ricevuti in precedenza, quando già non c’erano più i requisiti.

Bonus ISCRO alla Partita Iva, ma dove sono stati trovati i soldi?

E vendiamola ad un'altra nota dolente, poiché se abbiamo detto che i requisiti selettivi e stringenti del bonus ISCRO lasciano fuori molti, altro malumore è stato generato dalla modalità con cui si è scelto di reperire i finanziamenti utili all’esistenza di questo contributo, cioè aumentando agli autonomi iscritti all’INPS le tasse contributive.

È stata infatti inserita un’aliquota aggiuntiva dedicata al bonus ISCRO e la maggiorazione sarà in vigore almeno fino alla fine del 2023.

Per quanto riguarda quest’anno al momento l’insieme dei contributi da versare all’INPS è pari al 25,98%, poiché il 25% è costituito dall’aliquota ordinaria, a questa devono aggiungersi due aliquote aggiuntive, una dello 0,72% con cui si finanziano i vari congedi e una dello 0,26%, che è la nuova aliquota per il bonus ISCRO.

Ma le brutte notizie non finiscono qui per le Partite Iva iscritte all’INPS perché nei due anni seguenti, cioè 2022 e 2023, ci sarà ancora un aumento dei contributi da pagare, visto che l’aliquota per il bonus ISCRO salirà allo 0,51% e così per il biennio il totale da pagare sarà pari allo 26,23%.

Bonus ISCRO per pochi, Anno Bianco della Partita Iva per molti

Gli sfortunati autonomi iscritti all’INPS, anche se non possono beneficiare del bonus ISCRO, dovranno comunque pagare l’aumento dei contributi se non rientrano in un altro provvedimento, cioè l’Anno Bianco.

Questo consiste nella possibilità di un esonero contributivo per le Partite Iva, di massimo 3.000 euro, applicabile qualora sussistano delle condizioni:

  • il 33% minimo di perdita di fatturato nel biennio 2019-2020;
  • un fatturato complessivo di massimo 50.000 euro nel 2019.

Nel caso si possa beneficiare del bonus contributivo l’applicazione non sarà automatica, ma si dovrà fare richiesta.

Si tenga presente che a differenza del bonus ISCRO l’Anno Bianco è un provvedimento aperto a tutti i lavoratori autonomi a prescindere dall’ente previdenziali a cui sono iscritti.

Anche la procedura di richiesta viene stabilita in modo indipendente da ogni ente, ma le scadenze per la presentazione delle domande sono imposte dall’alto e diverse: il 30 settembre per gli Iscritti INPS, il 31 ottobre per le altre casse professionali.

In ogni caso si tratta di un provvedimento in scadenza, soprattutto per gli iscritti INPS!