Buona uscita per licenziamento: ecco a chi e quando spetta

A chi e quando spetta la buona uscita per licenziamento? Ecco cosa c’è da sapere sull’importo aggiuntivo al TFR nei casi di licenziamento.

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In alcuni casi, quando un lavoratore viene coinvolto in un licenziamento, potrebbe avere diritto a ricevere una somma corrisposta da parte del proprio datore di lavoro, nel mento in cui si conclude effettivamente il rapporto lavorativo.

Stiamo parlando della possibilità del lavoratore che viene licenziato di ricevere la cosiddetta buona uscita per licenziamento.

Tuttavia, occorre sottolineare che la buona uscita per licenziamento non è un’indennità riconosciuta dal diritto italiano, ma piuttosto una forma di soluzione spesso utilizzata dal datore di lavoro, con l’obiettivo di andare a limitare eventuali danni di un contenzioso.

In questo articolo, dunque, andiamo a vedere quali sono le caratteristiche della buona uscita per licenziamento, specificando a chi e quando spetta nei confronti dei lavoratori.

Come funziona la buona uscita per licenziamento

Viene definita buona uscita per licenziamento quel tipo di indennità che viene corrisposta da parte di un datore di lavoro, nei confronti di uno o più dipendenti, nel momento in cui prende la decisione di avviare la pratica di licenziamento.

Un errore che viene sempre più spesso commesso quando si parla di buona uscita per licenziamento riguarda il fatto che questa somma viene confusa con il trattamento del TFR.

Non è così. Infatti, il TFR, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto, spetta nei confronti di tutti i lavoratori dipendenti, e corrisponde una determinata somma che viene erogata nel momento in cui sta per concludersi un determinato periodo lavorativo.

Dunque, la buona uscita per licenziamento rappresenta una somma che potrebbe essere erogata da parte dei datori di lavoro nei confronti dei lavoratori, in aggiunta al trattamento di fine rapporto.

Come visto nell’introduzione, infatti, la buona uscita per licenziamento oggi è uno strumento utilizzato dal datore di lavoro al fine di andare a limitare i danni di un possibile rischio di contenzioso intrapreso dal lavoratore coinvolto dal licenziamento.

Gli importi della buona uscita per licenziamento

Per quanto riguarda gli importi della buona uscita per licenziamento, non essendo un trattamento riconosciuto dalla normativa italiana, non è possibile individuare una cifra fissa.

La somma, infatti, cambia a seconda del datore di lavoro e delle situazioni di licenziamento che coinvolgono il lavoratore.

Va detto, inoltre, che la buona uscita per licenziamento potrà essere corrisposta in un’unica soluzione oppure attraverso diverse rate, a seconda degli accordi intrapresi tra il datore di lavoro e l’ex dipendente.

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Quando spetta la buona uscita per licenziamento

Non esiste una regola precisa per quanto riguarda le situazioni in cui è previsto il pagamento da parte del datore di lavoro di una buona uscita per licenziamento. Questo perché questo importo non è inserito nel diritto italiano.

Tuttavia, è possibile fare riferimento ai casi e alle situazioni in cui oggi viene utilizzato in modo particolare dai datori di lavoro, per capire quando spetta la buona uscita per licenziamento.

Nello specifico, i casi particolari in cui il lavoratore potrebbe effettivamente accedere alla buona uscita riguardano essenzialmente quelle situazioni di licenziamento, considerato ingiusto, ovvero senza motivazioni ritenute valide.

Dunque, il datore di lavoro potrebbe optare per la soluzione della buona uscita per licenziamento soprattutto in quelle situazioni in cui il lavoratore coinvolto nel licenziamento potrebbe decidere di avvalersi di un contenzioso, ritenendo di essere stato licenziato ingiustamente.

A titolo esemplificativo, queste sono le situazioni particolari dove il datore di lavoro potrebbe prendere la decisione di corrispondere una buona uscita in aggiunta al trattamento di fine rapporto, nei confronti dei lavoratore licenziato:

  • licenziamento senza giusta causa

  • licenziamento considerato illegittimo;

  • lavoratore ha svolto mansioni diverse da quelle previste dal suo contratto;

  • lavoro svolto senza regolare contratto;

  • mancanza di pagamenti di stipendi. 

A questi casi si aggiungono anche altre due possibili situazioni in cui il datore di lavoro potrebbe procedere con il pagamento di una buona uscita per licenziamento.

Nello specifico, quando viene licenziato il lavoratore per la rinuncia al trasferimento di sede senza giustificato motivo, o se all’interno dell’azienda il lavoratore ha vissuto dei comportamenti scorretti.

Buona uscita per licenziamento: i dipendenti pubblici

Cosa succede alla buona uscita per licenziamento se invece si tratta di lavoratori dipendenti che svolgono la propria prestazione presso un pubblico impiego?

Nei casi in cui si tratta di dipendenti pubblici, la legge prevede una tipologia specifica di buona uscita, che consiste in una determinata somma di denaro per il termine del rapporto di lavoro con lo Stato.

Stiamo parlando del Trattamento di Fine servizio, che spetta sia nei casi in cui un lavoratore è stato coinvolto da licenziamento che anche quando è prossimo all’accesso alla pensione.