Il nuovo sistema delle aliquote Irpef è ormai giunto ad un'architettura ben chiara che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2022. L'emendamento del governo guidato da Mario Draghi presentato alla legge di bilancio 2022 in discussione presso le aule delle commissioni bilancio delle due camere, ha introdotto degli strumenti di protezione per coloro che, dalla rimodulazione delle aliquote Irpef, potrebbero perderci.

Il nuovo sistema fiscale sul reddito da lavoro, ma anche sulle pensioni, prevede quattro aliquote Irpef al posto delle attuali cinque, ma per evitare che ci siano perdite di soldi, da parte dei lavoratori e pensionati, il governo ha introdotto una clausola di salvaguardia, denominato clausola salva-bonus Irpef. In pratica, il nuovo sistema delle aliquote fiscali sui redditi da lavoro e pensioni avrebbe di fatto cancellato il bonus Irpef di 100 euro. Ma così non è, almeno per tutti. 

Infatti per i redditi fino a 15.000 euro rimane il bonus Irpef da 100 euro al mese, ma si sommano anche alcune detrazioni che saranno invece operative sui redditi compresi tra 28 mila e 30 mila euro. Il bonus Irpef invece rimane anche se in forma ridotta per i redditi fino a 28.000 euro.

Non va neanche dimenticato che dal 2022, e con esattezza da marzo 2022 parte anche l'assegno unico ai figli, che va a sostituire non solo alcuni bonus Inps, come il bonus bebè, il bonus mamma, ma anche le detrazioni per figli a carico e l'assegno al nucleo famigliare.

Il 2022 sarà l'anno della svolta della busta paga, sperando che gli italiani non ci rimetteranno e soprattutto che il guadagno non sia rappresentato da briciole.

Busta paga: la nuova riforma Irpef

Dal 1 gennaio 2022 ci sarà la nuova curva delle aliquote Irpef, che passeranno dalle attuali cinque a quattro. Il sistema della tassazione dei redditi da lavoro e delle pensioni sarà comunque sempre basato sul principio di progressione, ma sarà meno distorto in quanto si riduce la distanza tra un'aliquota e l'altra, in particolare per quelle della zona centrale della curva.

Le nuove aliquote Irpef in applicazione dal 2022 saranno:

  • 23% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 25% per redditi compresi tra 15.0001 e 28.000 euro;
  • 35% per redditi compresi tra 28.0001 euro e 50.000 euro;
  • 43% per redditi oltre 50.000 euro.

A cambiare quindi sono l'aliquota del 27% che si riduce di due punti e l'aliquota del 38% che scende a 35. Invece sparisce l'aliquota al 41%, mentre per l'aliquota al 43% il reddito da cui si applicata la tassazione passa da 75.000 euro a 50.000 euro.

Essendo la tassazione progressiva, significa che man mano che il reddito imponibile ai fini Irpef passa da uno scaglione fiscale all'altro, si applica l'aliquota corrispondente sulla differenza. Quindi a beneficiare delle nuove aliquote più basse non solo saranno coloro che percepiscono una busta paga fino a 28.000 euro, ma anche quelli che superano i 50.000 euro.

Nessuna invece novità sulla no tax area, che al momento rimane fissata a 8.145 euro all'anno (scende a 8.130 euro per i pensionati e 4.800 euro per i lavoratori autonomi).

Busta paga: che fine fa il bonus Irpef?

Introdotto da Renzi, il bonus in favore dei redditi più bassi, è stato poi trasformato in bonus Irpef, passando da 80 a 100 euro al mese. A beneficiarne i redditi fino a 28.000 euro, mentre per quelli fino a 40.000 euro, l'importo si riduceva fino ad azzerarsi in corrispondenza di 40.000 euro.

La revisione delle aliquote Irpef ha immediatamente posto un problema di salvaguardia del netto in busta paga considerando che tra nuovi scaglioni e assegno unico ai figli, il sistema delle detrazioni, che viene completamente riscritto, potrebbe far perdere soldi.

Inizialmente la proposta è stata quella di aumentare la detrazione per lavoro dipendente elevandola a 3.100 euro all'anno, in modo da inglobare anche il bonus Irpef. Invece l'emendamento del governo ha reintrodotto il bonus IRPEF mantenendolo integro fino ai redditi da 15.000 euro. Per i redditi oltre questa soglia e fino a 28.000 euro invece il bonus Irpef sarà rimodulato ma al momento non è chiaro in che modo. L'unica certezza è che il governo non ha intenzione di far perdere soldi. 

Busta paga: chi beneficia del taglio Irpef?

Il sistema degli scaglioni interesserà tutti i lavoratori con busta paga ed i pensionati, che superano la no tax area. Ma ognuno avrà un beneficio diverso, proprio perchè la curva delle aliquote Irpef è progressiva. Secondo però i primi calcoli sembra che a beneficiare maggiormente del taglio dell'Irpef sono i redditi medio alti perchè otterranno una riduzione di tassazione per effetto dell'applicazione delle aliquote ridotte sia nello scaglione con il 25% che con il 35%. 

Le proiezioni stimate dai Consulenti del Lavoro, mostrano che a trarre i maggiori vantaggi dalla riforma delle aliquote Irpef sono i redditi compresi tra 30 mila e 50 mila euro. Invece proprio sui redditi più bassi, il vantaggio sarebbe ridotto. Per evitare ciò, l'emendamento del governo con la reintroduzione del bonus Irpef ed alcune detrazioni, permetteranno di poter avere in busta paga più soldi.

Sulle detrazioni al momento non è dato ancora sapere quali saranno e soprattutto di quale entità. Mentre è confermato che il bonus Irpef sarà applicato per i redditi fino a 15.000 euro. Facciamo alcuni esempi.

Il lavoratore o pensionato che percepisce un reddito imponibile da 15.000 euro all'anno, pagherà il 23% di Irpef, pari a 3.450 euro ma godrà del bonus Irpef per intero di 1.200 euro all'anno. Quindi la sua Irpef netta sarà di 2-2.250 euro.

Salendo di reddito invece il beneficio decresce ad esempio a 8,3 euro al mese per i redditi imponibili di 20.000 euro, per aumentare considerevolmente sopra i 40.000 euro. Con un reddito di 50.000 euro, la tassazione passerà da oltre 15.100 euro a 14.200 euro circa, con un risparmio annuo di 920 euro, pari a 76,6 euro al mese. 

Busta paga: la novità dell'assegno unico ai figli

Nel 2022 l'altra novità rilevante che investirà tutte le famiglie residenti in Italia con figli è l'introduzione dell'assegno unico ai figli, che sostituirà le detrazioni per figli a carico e l'assegno al nucleo famigliare. Tuttavia, il nuovo assegno unico non verrà corrisposto in busta paga ma sarà versato sul conto corrente direttamente dall'Inps, a fronte di una domanda che da gennaio dovrà essere presentata sulla piattaforma che la stessa Inps metterà a disposizione. Il pagamento però avrà inizio a marzo 2022.

Il 18 novembre scorso, il governo ha ufficializzato gli importi che saranno pagati per l'assegno unico ai figli assicurando che rispetto ai bonus e alla detrazione per figli, la somma non penalizzerà alcuna famiglia, avendo introdotto una clausola di salvaguardia.

Di seguito gli importi che l'Inps riconoscerà da marzo, e che quindi non si troveranno nella busta paga. Gli importi sono legati all'ISEE, la cui soglia più bassa per beneficiare dell'importo più alto dell'assegno è fissata a 15.000 euro. L'importo è pagato per ogni figlio.

  • 175 euro al mese con ISEE fino a 15mila euro; passa a 260 euro se i figli sono tre
  • da 50 a 175 euro con ISEE da 15mila a 40mila euro, passa a 75 e 260 euro se i figli sono tre
  • 50 euro con ISEE oltre 40mila euro, passa a 75 euro con tre figli. Questa cifra è riconosciuta anche in assenza di ISEE. 

Per le famiglie numerose, con quattro e più figli invece l'Inps aggiungerà l'importo mensile di 100 euro.

Particolare attenzione è posta alle famiglie con i genitori che lavarono o le madri giovanissime con meno di 21 anni. In queste situazioni l'assegno unico è incrementato di 30 euro e 20 euro per figlio.

In presenza invece di figli con disabilità, gli importi sono incrementati di altre somme che variano in base alla gravità e all'età:

  • 105 euro al mese in più in caso di non autosufficienza,
  • 95 euro in caso di disabilità grave 
  • 85 euro in caso di disabilità media.