Con l'approvazione del decreto sul Green Pass del 16 settembre, cambia anche lo scenario sulla busta paga dei lavoratori, a partire da ottobre. Il decreto approvato all'unanimità dal Consiglio dei Ministri, ha esteso l'obbligo del green pass a tutti i lavoratori pubblici e del settore privato a far data dal 15 ottobre. Ma cosa centra la busta paga con il green pass? Il collegamento è immediato. Per chi non si presenta a lavoro perchè senza green pass scatta la sospensione dello stipendio dal primo giorno. Per le imprese con meno di 15 dipendenti, la busta paga sarà sospesa a partire dal quinto giorno.

Il green pass diventa quindi importante per poter entrare nel proprio posto di lavoro, anche se la sua assenza non determinerà alcuna procedura di licenziamento.

L'obiettivo del Governo con il decreto Green Pass2 è quello di accelerare la campagna vaccinale ed arrivare a quella copertura che garantirebbe l'immunità di gregge. Perchè ora questa accelerazione? Il timore è che con l'arrivo dell'inverno il virus del Covid-19 e le sue varianti possa rialzare la testa e quindi rimettere in pericolo la vita quotidiana, la salute e l'economia.

Come ha sostenuto il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, questo decreto è 

un decreto per continuare ad aprire il Paese

Busta paga: a rischio 23 milioni di lavoratori

L'estensione del green pass nel mondo del lavoro sia pubblico che privato, riguarda 23 milioni di lavoratori. Tra i lavoratori privati anche coloro che svolgono attività mediante partita IVA oppure assunti con contratti di collaborazione come colf, baby-sitter e badanti. Così come nella pubblica amministrazione, l'obbligo scatta anche in capo ai paralamentari, ai lavoratori del Quirinale, dei tribunali. Riguardo ai lavoratori autonomi o professionisti, il green pass sarà obbligatorio anche per elettricisti, idraulici, tassisti, o i consulenti che si recano in azienda o enti pubblici. L'obbligo scatta anche se il lavoratore autonomo si reca presso una casa di privati per eseguire dei lavori. 

Ma l'obbligo riguarderà anche i dipendenti delle Autorità amministrative indipendenti, comprese la Commissione nazionale per la società e la borsa e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Banca d’Italia, degli enti pubblici economici e degli organi di rilievo costituzionale. L’obbligo è esteso anche ai titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice, come sindaci, presidenti di giunta, parlamentari. 

Sono esclusi al momento solo i lavoratori in smart-working, per i quali sia il Ministro Brunetta che il Ministro Speranza rilasceranno dei decreti a firma di Mario Draghi. Invece restano esclusi dal green pass i lavoratori che mediante certificato medico attestino la non obbligatorietà del green pass.

Busta paga: cosa rischia chi non ha il green pass

Con il primo decreto green pass, quello per intenderci che lo rendeva obbligatorio per accedere al bar e restare all'interno per consumare al tavolo una caffè, o al ristornate per cenare in compagnia, ed ancora sui treni e mezzi a lunga percorrenza, nei cinema, teatri, stadi, ecc, erano rimasti esclusi tutti i lavoratori intesi come soggetti che svolgono l'attività all'interno di luoghi privati o pubblici sia in forma dipendente che autonoma. Eppure, quegli stessi lavoratori, in veste di cittadini avrebbero comunque dovuto esibire il green pass per andare al ristorante e consumare il pasto all'interno. 

Dal 15 ottobre il green pass diventa obbligatorio sul luogo di lavoro sia esso pubblico che privato. A doverlo avere tutti i lavoratori. Chi è sorpreso senza green pass rischia una multa che può arrivare fino a 1.500 euro. Anche il datore di lavoro rischia la multa se a seguito di controlli si appura che lo stesso non abbia messo in campo le misure per la verifica del possesso del green pass da parte dei lavoratori. 

Per chi non ha il green pass c'è anche la sospensione dal lavoro con la conseguente sospensione della busta paga.

Nel settore pubblico, il lavoratore è considerato assente ingiustificato in caso di mancanza del green pass, fino al giorno di presentazione del green pass. Dal quinto giorno scatta anche la sospensione del lavoro e la sospensione della busta paga. 

Nel settore privato, il lavoratore senza green pass è sospeso in modo immediato e a partire dal quinto giorno, il datore di lavoro può sostituirlo con altro lavoratore, ed applicare la sospensione che non può superare i 10 giorni.

Per le imprese con meno di 15 dipendenti la sospensione dall’attività lavorativa scatta dal quinto giorno di mancata presentazione della certificazione verde e la durata può corrispondere a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, che non può superare i 10 giorni.

In tutti i casi non c'è licenziamento del lavoratore.

Busta paga: ad ottobre tremano tutti

Quando si mette mani sulla busta paga, i lavoratori sono molto sensibili. Questa volta il Governo ha fatto una scelta unica nel panorama mondiale, ma da apripista e da alcuni già applaudita con una scelta da copiare, che con molta probabilità farà fare un ulteriore salto alla curva delle vaccinazioni.

La sospensione dal lavoro, la sospensione della busta paga e le multe sono dei forti deterrenti per lavoratori e datori di lavoro per non adeguarsi alla nuova norma. Per questo motivo il Governo ha dato un mese affinchè tutti i datori di lavoro si possano organizzare con i controlli. Questi potranno essere puntuali o a campione, ma resta sempre in capo al datore di lavoro appurare che i lavoratori che accedono agli uffici e posti di lavoro, siano dotati di green pass. 

Il decreto suggerisce che il controllo avvenga all'atto di ingresso in azienda. Nello specifico,

I datori di lavoro definiscono, entro il 15 ottobre 2021, le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro e individuano con atto formale i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle violazioni degli obblighi. Per i lavoratori esterni e per i volontari spetta ai propri datori di lavoro verificare il rispetto delle prescrizioni.

Ogni giorno di assenza del lavoratore per mancanza di green pass è ingiustifcata e questo significa riduzione della busta paga per le giornate di assenza. In caso di sospensione dal lavoro, la busta paga subirà una decurtazione dal primo giorno in cui il lavoratore era senza green pass fino al suo rientro.

Busta paga: come evitare il salasso

Questa volta Mario Draghi è andato giù pesante. Ma lo aveva preannunciato già ad agosto, e così è stato. L'ampliamento della platea dell'obbligo del green pass non si è fatta attendere, ed è diventato un decreto legge del 16 settembre, immediatamente esecutivo non appena sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il punto del nuovo decreto green pass2 è che non si potrà accedere al posto di lavoro senza green pass o senza opportuna dichiarazione medica sull'inopportunità al vaccino.

Quindi la sospensione dal lavoro non dipende dall'essere o meno vaccinati. Ma se si ha o meno il green pass. Questa certificazione verde si può avere in diversi modi: con il vaccino, completato sia alla prima dose (si deve attendere 14 giorni prima di ricevere il green pass, mentre è immediato in caso di vaccino successivo all'aver contratto il Covid-19) che con le due dosi, con i test antigenici (rapidi per i quali la validità del green pass è di 48 ore) e molecolari (con i quali invece il green pass ha validità 72 ore). 

Quindi per continuare a percepire regolarmente la busta paga l'opzione è solo una: avere il green pass, mediante il ciclo vaccinale oppure con i testi rapidi o molecolare a distanza rispettivamente di 48 o 72 ore. Chi non vuole vaccinarsi potrà continuare a recarsi in azienda a patto che ogni 2 giorni effettui il tampone. Il costo è a carico del cittadino, ma  prezzi calmeriati. Si pagano 15 euro, anziché 22, per gli adulti e 8 euro dai 12 ai 18 anni.

Busta paga e green pass: attenzione alle dichiarazioni false

Andare a lavoro a tutti i costi pur non avendo il green pass, non è consentito. E pertanto ogni mezzo illegale è perseguito anche penalmente oltre che civilmente. 

Le fattispecie di reato possono esse l'uso di un green pass contraffatto, oppure l'utilizzo di un green pass falso. Nel primo caso si tratta di manipolare il green pass, e di usare quindi un certificato non vero; nel secondo caso, l'uso di un green pass falso non appartenente al lavoratore lo espone al rischio di falsificazione. Per la contraffazione, la pena è la reclusione da sei mesi a tre anni, ridotta fino a un terzo. Nel caso di utilizzo di green pass falso, appartenente ad altra persone, si può aggiungere anche il reato di sostituzione di persona e la pena arriva ad un anno ridotto di un terzo. 

La denuncia può scattare da parte di chiunque ed in particolare di coloro che i datori di lavoro hanno nominato come controllori per verificare la presenza del green pass. 

Oltre alla reclusione si aggiungono anche le multe per assenza di green pass che vanno da 600 a 1.500 euro

Non c'è invece il rischio di essere licenziati, per cui il lavoratore conserverà il posto di lavoro, ma con una busta paga ridotta a partire dal primo giorno per assenza ingiustificata. 

Anche i datori di lavoro sono multati se, dai controlli effettuati dalle autorità di pubblica sicurezza, si accerta la presenza di lavoratori senza Green Pass. Per loro c'è una sanzione da 400 a 1.000 euro.