La notizia è fresca e farebbe già gola a molti lavoratori. Il taglio di due aliquote Irpef, fa immediatamente gridare a più soldi in busta paga. Ma non è proprio così. Perchè quando si parla di riforma fiscale e abbassamento delle tasse, si deve poter ipotizzare un vantaggio reale per tutti i lavoratori che hanno una busta paga. 

Invece le prime analisi effettuate anche dai tecnici del ministero dell'economia e delle finanze, mostra che alla fine a beneficiare di più saranno i più ricchi, come parlamentari e politici.

Il taglio dell'Irpef nelle due aliquote centrali, quella che dal 27% passa al 25% e dal 38% passa al 35%, non fa altro che produrre un vantaggio fiscale per i corrispondenti scaglioni di reddito: 15-28 mila e 28-50 mila euro. Resta invariata l'aliquota più bassa del 23% applicata ai redditi fino a 15.000 euro, così come non c'è al momento alcuna variazione della no tax area, che rimane a 8.174 euro.

Considerando che l'Irpef è una tassazione progressiva, che però si applica solo sulla quota eccedente lo scaglione di reddito di riferimento, a beneficiare in pieno del taglio Irpef saranno i redditi oltre i 50.000 euro. Infatti per loro ci sarà sia il beneficio sull'aliquota del 25% che del 35%. 

Quindi si tratterebbe di un bluff dell'esecutivo guidato da Mario Draghi che lascerebbe con pochi spiccioli al mese in più le famiglie con un reddito medio intorno ai 20.000 euro.

Allora proviamo a fare qualche conto per capire chi guadagna e chi no, in attesa anche di capire se a marzo 2022 l'Inps sarà in grado di pagare l'assegno unico ai figli, a tutte le famiglie italiane.

Busta paga: la struttura dell'Irpef

I lavoratori che percepiscono la busta paga, ma anche i pensionati che ricevono dall'Inps il pagamento della pensione da lavoro, devono pagare l'Irpef, l'imposta sui redditi delle persone fisiche.

L'Irpef è un'imposta che colpisce in modo progressivo i redditi imponibili dei lavoratori e pensionati. La progressione è dettata dagli scaglioni di reddito, ai quali sono associate le aliquote di prelievo. 

In attesa che la legge di bilancio 2022 venga approvata e quindi trovi ufficialità anche la riforma dell'Irpef, le aliquote vigenti sono:

  • 0% per redditi fino a 8.174 euro, cosiddetta no tax area;
  • 23% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per redditi compresi tra 15.0001 e 28.000 euro;
  • 38% per redditi compresi tra 28.0001 euro e 55.000 euro;
  • 41% per redditi compresi ra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per redditi oltre 75.000 euro.

La progressione è caratterizzata dal fatto che man mano che il reddito cresce, si applicano tutte le aliquote Irpef che si incontrano.

Ad esempio per un reddito da 40.000 euro, si pagherà il 23% su 15.000 euro, il 27% sulla differenza tra 28 e 15 mila euro, ed il 38% sulla differenza tra 40 mila euro e 28.000 euro. In totale l'Irpef su un reddito di 40.000 euro (al netto dei contributi versati all'Inps) è di 11.520 euro. Il rapporto tra Irpef versata e reddito imponibile, determina l'aliquota media.

Per ridurre il peso dell'Irpef ci sono poi le detrazioni fiscali e l'assegno al nucleo famigliare. Nelle prime rientrano le detrazioni per figli e coniuge a carico. Questi importi permettono quindi di abbattere il peso dell'Irpef.

Busta paga: la riforma Irpef 2022

L'accordo politico è stato trovato. Ora si attende che ci sia l'ok di Mario Draghi e poi l'inserimento mediante un emendamento nella legge di bilancio2022.

Così si è espresso il viceministro al Ministero dello Sviluppo Economico Gilberto Pichetto

C’è l’accordo politico ad agire sulle aliquote Irpef. E altrettanto un ragionamento sull’Irap che vede una scelta verticale, partendo dalle 850mila persone fisiche, autonomi e ditte individuali, aggiungendo eventualmente le start up. Questo è l’accordo politico, ora Franco ne deve parlare con Draghi, noi con i nostri partiti e poi rivederci. 

Ed il ministro del MEF, Daniele Franco ha anche convocato per lunedì 29 novembre alle ore 19.00 le tre sigle sindacali proprio per discutere della proposta di riforma Irpef, che però non piace cosi come è stata pensata. 

La struttura delle aliquote Irpef passa da 5 a 4, e riduce due aliquote. I nuovi scaglioni, che ricordiamo sono per ora solo una proposta, diventerebbero nel 2022 in questo modo:

  • 0% per redditi fino a 8.174 euro, cosiddetta no tax area;
  • 23% per redditi fino a 15.000 euro;
  • 25% per redditi compresi tra 15.0001 e 28.000 euro;
  • 35% per redditi compresi tra 28.0001 euro e 50.000 euro;
  • 43% per redditi oltre 50.000 euro.
  • Quindi scompare l'aliquota del 41%.

Riprendendo l'esempio del reddito imponibile di 40.000 euro, con la nuova Irpef, la tassazione diventerebbe 10.900 euro, con un risparmio annuo di 620 euro, pari a 51,66 euro al mese.

Il beneficio massimo si otterrebbe in corrispondenza di redditi medio alti, mentre sui redditi bassi sotto i 28.000 euro, il beneficio è minimo.

Riforma Irpef 2022: chi ci guadagna in busta paga?

In base ai dati raccolti dagli analisti del Ministero dell'Economia e Finanze, il reddito medio dichiarato dagli italiani è di 21mila euro (24mila per quelli con contratti stabili, 9.600 euro per chi ha avuto solo contratti a termine). 

Ma proprio questa fascia di reddito riceverà il minor beneficio dalla riforma Irpef. Detto in altro modo, per loro ci saranno briciole.

Infatti, in base alle prime elaborazioni della nuova struttura dell'Irpef, per chi percepisce un reddito imponibile di circa 20mila euro, con detrazioni fiscali invariate pagherà 4.700 euro contro i 4.800 attuali e si ritroverà quindi in tasca solo 100 euro in più all’anno: 8,3 euro al mese.

A guadagnarci di più i redditi alti. Il beneficio maggiore lo otterranno coloro che percepiscono 50.000 euro. Infatti in base alle nuove aliquote Irpef, per loro la tassazione passerà da oltre 15.100 euro a 14.200 euro circa, con un risparmio annuo di 920 euro, pari a 76,6 euro al mese. 

Così come il vantaggio fiscale si riduce sui redditi bassi, anche sui redditi alti il beneficio si assottiglia sempre più.

Busta paga: la riforma Irpef penalizza i redditi bassi e famiglie

Il vero bluff però è per chi ha un reddito che non supera i 15.000 euro all'anno. Si pensi ai lavoratori part-time, oppure ai lavoratori stagionali. In assenza di una revisione delle detrazioni, per loro non ci sarà alcuna novità dalla riforma fiscale, se non l'assegno unico ai figli, qualora appunto nel nucleo familiare ci siano figli di età inferiore ai 21 anni. 

Il governo Draghi offre una pizza agli operai e una cena stellata ai manager, è il riassunto fatto da Giovanni Paglia, responsabile nazionale economia di Sinistra Italiana. 

Forti sono i dubbi anche sull'incidenza della nuova Irpef sui redditi dei single, rispetto a quelli di una famiglia. In base ad uno studio dei Consulenti del lavoro un nucleo con due lavoratori che guadagnano entrambi 22.250 euro (45mila in totale) non tenendo conto delle detrazioni avrebbe un beneficio di 300 euro, esattamente come il single con un reddito da 30mila euro.

Busta paga: che fine fanno le detrazioni Irpef?

La riforma fiscale dell'Irpef non solo passa attraverso il taglio dell'Irpef, sempre che ci sia un emendamento in tal senso e che la proposta trovi il gradimento del primo ministro Mario Draghi e sia accettato dalle parti sociali, ma anche dalla riforma delle detrazioni fiscali.

Mentre la detrazione per lavoratore dipendente dovrebbe rimanere, le detrazioni fiscali per figli a carico si consolideranno nel nuovo assegno unico ai figli che l'Inps inizierà a liquidare da marzo 2022, a tutte le famiglie con figli minorenni, e di età tra 18 e 21 anni purchè rispettino alcuni requisiti.

Il nuovo assegno unico esce quindi dalla busta paga. La voce della detrazione per figli a carico e coniuge a carico viene esclusa dallo stipendio, che quindi avrà un netto a pagare diverso se si considera la riforma Irpef.

In compensazione, l'Inps, sulla base della domanda presentata dalle famiglie a partire dal 1 gennaio 2022, erogherà ogni mese per dodici mesi l'assegno unico ai figli, il cui importo è stato già definito.

Resteranno invece in vigore le detrazioni per lavoratore dipendente.

Riforma Irpef: assegno unico al posto delle detrazioni

Addio alle detrazioni per figli e coniuge e all'assegno al nucleo famigliare e benvenuto al nuovo assegno unico ai figli. Da marzo 2022 la busta paga cambia fisionomia ed importo, anche in virtù della riforma dell'Irpef.

Con il decreto attuativo varato dal governo il 18 novembre, si conoscono anche gli importi dell'assegno unico ai figli, che sarà erogato dall'Inps a partire da marzo 2022, solo su domanda, ed in base all'ISEE.

La soglia minima dell'ISEE che da diritto all'importo più alto è di 15.000 euro. A salire poi l'importo dell'assegno unico si riduce. 

Per ciascun figlio:

  • 175 euro al mese co ISEE fino a 15mila euro,
  • da 175 a 50 euro con ISEE da 15mila a 40mila euro,
  • 50 euro con ISEE oltre 40mila euro.

Dal terzo figlio in poi, i valori sono maggiorati per ogni figlio e quindi diventano:

  • 260 euro con ISEE fino a 15mila euro,
  • da 75 euro a 260 euro con ISEE da 15mila a 40mila euro,
  • 75 euro con ISEE oltre 40mila euro o senza ISEE.

Per le famiglie con più di quattro figli, si sommerà anche l'importo mensile di 100 euro.

Sono previste anche maggiorazioni in presenza di genitori lavoratori, pari a 30 euro per figlio, oppure in presenza di una mamma con età inferiore a 21 anni, con 20 euro per figlio.

Per figli con disabilità invece le maggiorazioni variano in base all'età.

Per i minorenni si riceveranno 105 euro al mese in più in caso di non autosufficienza, 95 euro in caso di disabilità grave e 85 euro in caso di disabilità media. In presenza di maggiorenni disabili e fino a 21 anni si riceveranno 50 euro al mese in più (che si sommano all’assegno previsto tra i 18 e i 21 anni) mentre oltre i 21 anni si continuerà a ricevere un assegno in base all’Isee che andrà da 85 a 25 euro al mese.