La disoccupazione si concretizza quando alcuni cittadini occupabili, cercano attivamente un lavoro appropriato e dignitoso, ma non riescono a trovarlo. In un paese la disoccupazione viene misurata da quello che gli economisti chiamano tasso di disoccupazione, che non fa altro che dividere il numero dei disoccupati per il totale della forza lavoro occupata.

La disoccupazione è uno degli indicatori più importanti dello stato economico di un paese.

Il termine "disoccupazione" è spesso frainteso. I disoccupati non sono tutti coloro i quali non lavorano in un determinato momento, ma solo coloro che, secondo l'Istat, nelle ultime quattro settimane hanno effettuato almeno una ricerca attiva di lavoro e sarebbero disposti a iniziarne uno nelle due settimane successive. Le persone che non cercano attivamente lavoro non sono classificate come disoccupate.

Quanti tipi di disoccupazione conosciamo?

I tipi esistenti di disoccupazione, sono quattro. Vediamoli nei dettagli:

1. Disoccupazione derivante da domanda carente

La disoccupazione in questo caso è la conseguenza naturale di una diminuzione della domanda e/o di una recessione.

Quando le aziende sperimentano una riduzione della domanda dei loro prodotti o servizi, rispondono tagliando la loro produzione e licenziando parte della loro forza lavoro, con l'obbiettivo di risparmiare sui costi. I costi delle risorse umane sono i più pesanti per le aziende che lavorano in Italia, ecco perché, a volte, licenziare diventa uno dei modi principali per "risparmiare".

La disoccupazione causata dalla riduzione della domanda da parte delle aziende è dovuta ad alti tassi di interesse, alla recessione globale e/o alla crisi finanziaria. 

2. Disoccupazione frizionale

La disoccupazione frizionale è quella che si verifica nel periodo che intercorre tra un vecchio lavoro e un nuovo lavoro. Per esempio è disoccupazione frizionale quella che si verifica quando un lavoratore che si è dimesso o è stato licenziato, sta cercando un altro lavoro, magari più adatto alle proprie capacità o meglio retribuito. Possiamo dire questo tipo di disoccupazione è fisiologica e temporanea.

3. Disoccupazione strutturale

La disoccupazione strutturale si verifica quando le competenze acquisite dai cittadini in cerca di lavoro non coincidono con le competenze richieste dalle aziende e dagli imprenditori che stanno cercando risorse umane. 

Ma si può verificare anche quando i lavoratori sono disponibili ma non hanno la possibilità di raggiungere il posto geografico dove il lavoro dovrebbe svolgersi. 

La disoccupazione strutturale si verifica anche quando c'è un cambiamento tecnologico che porta a non aver più bisogno di risorse umane a causa di un'automazione del processo produttivo.

4. Disoccupazione volontaria

La disoccupazione volontaria si verifica quando un lavoratore decide spontaneamente di lasciare il lavoro perché la retribuzione non gli permette di vivere dignitosamente. 

Quali sono gli effetti della disoccupazione?

L'impatto della disoccupazione non è un problema che riguarda solo il lavoratore o la sua famiglia. La disoccupazione ha degli effetti nefasti a catena sull'economia di tutto il paese. 

La disoccupazione ha effetti spiacevoli su famiglie, relazioni e comunità. I disoccupati, infatti, consumeranno ovviamente di meno, quindi i consumi caleranno e questo porterà ad una recessione dell'economia.  

Un aumento dei disoccupati porterà ad una diminuzione degli acquisti e dei consumi, di conseguenza questo provocherà una diminuzione del potere d'acquisto, che a sua volta provocherà minori entrate per le imprese che, a loro volta, potrebbero pensare di recuperare i costi licenziando altri lavoratori. Si entra così in un circolo vizioso difficile da interrompere senza interventi governativi. 

Cala il tasso di disoccupazione in Italia

Nel secondo trimestre di quest'anno le ore lavorate di Contabilità Nazionale, secondo l'Istat, registra un aumento di quasi il 4% rispetto ai tre mesi precedenti e di quasi il 21% rispetto allo stesso trimestre del 2020.

Il tasso di disoccupazione è diminuito di ben tre punti rispetto ai precedenti tre mesi, attestandosi al 9,8% ; in calo anche il tasso di inattività.

Sale il tasso di occupazione in Italia

Il tasso di occupazione sale di un punto rispetto ai tre mesi precedenti. L'aumento coinvolge maggiormente i giovani tra i 15 e i 34 anni (+1,5 punti).

Sale anche il numero di occupati, oggi pari a 22 milioni 785 mila, in crescita rispetto al primo trimestre 2021 (+338 mila) L'aumento riguarda in parte gli assunti a tempo indeterminato (+80 mila,), in parte i lavoratori indipendenti (+33 mila) , ma la spinta più grande è data dai contratti a tempo determinato (+226 mila).

Aumentano gli occupati nelle industrie e nei servizi dello 0,7%. In aumento anche le ore lavorate per dipendente, che crescono del 3,4% su base congiunturale e del 29,2% su base tendenziale. Diminuiscono anche le ore di Cassa Integrazione.

Rispetto al periodo pre-pandemia, però, mancano all'appello ancora 678.000 occupati. La maggioranza di essi  sono donne: 370.000.