Gli scienziati ce la stanno mettendo tutta nel lanciare l’allarme sul pesante cambiamento climatico in corso e già gli eventi cominciano ad essere incontrollabili e sempre più massicci e imprevedibili.

Dall’Europa all’Asia, dall’Oceania all’America passando per l’Africa e senza tralasciare l’Antartide, nessuno, ma proprio nessuno dei continenti è indenne dalla furia degli eventi metereologici.

Caldo torrido, piogge torrenziali, alluvioni, tornado, incendi, sono solo alcuni dei regali che indipendentemente dalla stagione, e indipendentemente da dove ci troviamo in tutto il mondo, riceviamo in cambio dal pianeta Terra. 

Una restituzione che sa di beffa, una resa al mittente con tanto di auguri di buona fortuna sono il ringraziamento per quanto abbiamo fatto di peggio nell’ultimo secolo nel non aver stabilizzato il clima.

Nel sito del WWF (www.wwf.it) in un’intera sezione dedicata all’argomento si menziona come:

“Oggi siamo di fronte a fenomeni climatici sempre più estremi, frequenti e devastanti. Molte specie stanno reagendo al cambiamento: alcuni uccelli migratori stanno cambiando le date di arrivo e di partenza anno dopo anno, le fioriture stanno anticipando, le specie montane si spingono, finché possono, in alta quota.”

Non si tratta solo di un problema legato al surriscaldamento globale e al consequenziale scioglimento dei ghiacciai

La temperatura media della terra si è alzata di 1.1 gradi centigradi, dato rilevato nel 2019 rispetto al periodo di pre-industrializzazione. Proprio il 2019 è stato l’anno riconosciuto come tra i più caldi, anche se questo 2021 non sta regalando brezze primaverili. 

Come riportato dal sito ufficiale dell’Unione Europea (ec.europa.eu):

“Il periodo 2011-2020 è stato il decennio più caldo mai registrato, con una temperatura media globale di 1,1ºC al di sopra dei livelli preindustriali nel 2019. Il riscaldamento globale indotto dall'uomo è attualmente in aumento a un ritmo di 0,2ºC per decennio.”

Il decennio rientra infatti tra i più caldi da quando è possibile registrare in modo corretto e attendibile la variazione della temperatura climatica.

Non solo il clima è cambiato, conseguenza peggiore sono i ghiacciai che perdono il 12,85 % del loro volume ogni dieci anni, trasformando in modo radicale gli equilibri dell’intero globo con i risultati che sono evidenti.

Eppure ancora facciamo "orecchie da mercante", ma se non corriamo ai ripari presto o tardi molte delle nostre sicurezze oltre che delle nostre fonti di sostentamento saranno totalmente azzerate.

A chi diamo la colpa del cambiamento climatico?

Il problema del cambiamento climatico è determinato dal surriscaldamento del globo terrestre.

E il surriscaldamento del pianeta è determinato unicamente dall’essere umano

La principale causa dell’innalzamento delle temperature in scala globale è l’immissione dei gas serra nell’atmosfera terrestre e avviene per opera dell’uomo. 

Anidride carbonica, azoto, metano, i gas responsabili, sono aumentati rispettivamente del 147%, 123% e 259%.

Solo nel 2020 la CO2 presentava una concentrazione rilevata nell'atmosfera terrestre che superava del 48% il livello pre-industriale (parliamo del periodo antecedente il 1750).

L’abbattimento delle foreste, causato dalla deforestazione, non permette di fare da regolatore del clima alle piante, preziose più che mai per assorbire la CO2 che invece resta presente nell’atmosfera in grandi quantità.

L’aumento del metano è causato dagli allevamenti intensivi e dal processo di digestione dei bovini.

Azoto e gas fluorurati vengono prodotti dall’uso dei fertilizzanti e da apparecchi che li utilizzano, causando il cosiddetto effetto serra.

Tutto avviene per mano dell’uomo e tutto invece che calare aumenta.

Fenomeni climatici piegano il nostro territorio e le nostre economie

Gli attuali fenomeni climatici come le inondazioni, i violenti temporali, gli incendi ai livelli di quelli che stanno devastando la nostra penisola questa estate insieme a quelli dolosi naturalmente, non fanno altro che peggiorare la situazione climatica. 

Proprio in questi giorni e come sempre “proprio” in piena estate, complici le alte temperature, la carenza di acqua nel terreno e i forti venti, stiamo assistendo alla grave perdita di ettari ed ettari di terreni in Sicilia, Sardegna, Puglia, Abruzzo, per non parlare di quelli in Turchia, Grecia, California. 

Gli incendi stanno mettendo in ginocchio intere economie agricole e locali e portando via quanto di più prezioso abbiamo, intere aree protette incenerite in poche ore dalla furia del fuoco e dalla stoltezza dell’uomo.

Il Corriere della Sera su www.corriere.it riporta dati drammatici:

“…sono stati ben 37.407 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco per incendi di bosco e vegetazione su tutto il territorio nazionale, 16.000 interventi in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.”

Siccità e dissesti idrogeologici, hanno tutti una matrice comune: la mano dell’uomo. 

Non solo incendi, come il caso del Comasco, con il Lago di Como letteralmente invaso dai detriti per migliaia e migliaia di tonnellate, materiale trasportato a valle dalla furia dei fiumi e dei torrenti, causato da piogge torrenziali che riversano quantità di acqua in pochi minuti ai livelli di quanto dovrebbe piovere in un anno.

Come riportato dall’AGI (www.agi.it):

“Stando a quanto riferito dai vigili del Fuoco all’AGI, sono centinaia gli interventi che hanno dovuto compiere, localizzati soprattutto nei paesi lacustri di Blevio, Lezzeno, Brienno, Laglio, Colonno e Argegno”.

E la nostra economia? Ci sembra che la cosa non ci sfiori?

Sbagliamo! Quando parliamo di intere economie agricole e locali messe in ginocchio, parliamo di una economia circolare che presto potrà metterci nella condizione di dire addio a molti mercati che potremmo definire impensabili.

Per non parlare degli ingenti danni che dovranno essere affrontati soltanto invocando lo stato di emergenza e di calamità.

A cosa diremo addio nei prossimi decenni a causa del cambiamento climatico

Questa ampia premessa ci introduce nel cuore di questo approfondimento. Quali economie saranno a rischio?

Concentrandoci sulla produzione agricola e tralasciando per un momento l’indubbio impatto che incendi e alluvioni possano dare luogo a crisi economiche legate al turismo e alle economie locali di cui per esempio la nostra penisola fonda buona parte del proprio PIL, potremmo banalmente dire addio a prodotti come il cioccolato entro il 2050

Un team di studiosi ha infatti supposto che il riscaldamento globale sia la causa della costante siccità che sta uccidendo le piante di cacao la cui produzione è concentrata in zone tropicali calde e umide come il Sud America e l’Africa equatoriale. 

Si prevede che la temperatura ad esempio in Ghana e Costa D’Avorio possa salire da qui al 2050 di 3,8 gradi centigradi, il che eliminerebbe la fonte di sostentamento della pianta, ovvero l’elevata umidità necessaria a sopravvivere. Aspettiamoci un aumento del prezzo del prodotto finito, laddove è prevista una carenza della materia prima, lo stesso prezzo del cioccolato salirà alle stelle. 

Una soluzione a cui stanno già lavorando i ricercatori sarà quella di “adattare” la pianta a resistere a temperature differenti attraverso modificazioni genetiche che ne permettano la sopravvivenza in luoghi del pianeta diversi, magari più freschi.

Come il cioccolato, anche l’amato tartufo nero potrebbe scomparire ed “estinguersi” entro il 2100

Lo studio questa volta è dei ricercatori dell’Università di Stirling in Scozia. I fattori che potrebbero portare il prodotto a scomparire sono oltre agli incendi, un clima più secco e meno umido. 

Il conto alla rovescia è stimato per una perdita di produzione che passerà dal 78 al 100% negli ultimi trenta anni del secolo attuale, per non parlare della perdita economica che un prodotto le cui oscillazioni di prezzo al Kg cambiano di anno in anno e si attestano attualmente per il Tuber Melanosporum (Tartufo nero pregiato) a 780 euro per Kg, potrà portare nel business di chi lo commercia.

Dopo cioccolato e tartufo, altri cibi saranno a rischio. Per restare su qualcosa di molto amato, il caffè potrebbe scomparire entro il 2080. 

Per la precisione parliamo del caffè arabica, che per le stesse ragioni di siccità e aumento delle emissioni di gas, potrebbe essere messo a dura prova nella salvezza delle sue piantagioni.

Altre economie come quella Turca dei pistacchi, nocciole o delle noci, sta già accusando il colpo. E’ già infatti dal 2014, da sette anni che la produzione di frutta secca è calata di oltre 250mila tonnellate.

Insieme alla produzione Turca anche il tanto amato burro di arachidi, subirà un irrefrenabile calo produttivo, dovuto a fenomeni di siccità seguiti a inondazioni, sempre più frequenti in America Latina dove si producono le arachidi. L’alternativa? Produrle in un clima più mite, ci sono all’attivo già produzioni italiane di arachidi.

Per non parlare del miele, questa volta l’ovvia ragione della sua possibile scomparsa è la decimazione del popolo delle api, fortemente provate dai pesticidi, è in forte calo, e pertanto in forte calo sarà anche la produzione del miele.

Seguono l’avocado, già rincarato, a causa degli incendi in California, paese tra i maggiori produttori del frutto tanto amato per le sue caratteristiche nutritive ma soprattutto modaiolo. Si necessita per produrlo di un grande consumo idrico, per 500 grammi di questo frutto servono 272 litri di acqua. Un doppio svantaggio, troppa richiesta, riduce anche i livelli di acqua. 

E le banane, già segnate dalla malattia che ne ha colpito intere piantagioni gli scorsi anni, nonostante abbiamo incrementato la loro produzione, rischiano il capovolgimento del trend entro il 2050 a causa delle alte temperature. 

Per questo e molto altro, l’impegno della Comunità Internazionale è ad oggi di riconoscere la necessità di portare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 ºC e di proseguire negli sforzi limitandolo il più possibile a 1,5 ºC .

Come disse lo stesso Obama in Alaska durante uno dei summit sul clima: "I cambiamenti climatici costituiscono la sfida del secolo". Mai più di oggi cominciamo ad esserne consapevoli.