Si dipanano all'orizzonte le prospettive per la pensione anche per i caregiver, ossia quelle persone che si occupano dei familiari con gravi handicap. A prevedere questa figura e a tutelarne i diritti, ci pensa la Legge 104, che ha provveduto anche a normare l'età della pensione e a tutelare l'accesso a Quota 41 ed all'Ape Sociale. Queste due misure, infatti, costituiscono le strade maestre per poter accedere alla pensione anticipata, senza necessariamente attendere i requisiti richiesti dalla Legge Fornero.

I caregiver hanno quindi la possibilità di aderire all'Ape Sociale, che stando alle indicazioni che sono trapelate in queste settimane, dovrebbe essere prorogata con la prossima Legge di Bilancio. L'Ape Sociale permette di andare in pensione al compimento dei 63 anni con 30 di contributi. Il diretto interessato, però, deve prendersi cura di un familiare convivente da almeno sei mesi.

La seconda strada percorribile è quella di accedere a Quota 41. In questo caso è permesso l'accesso alla pensione ai caregiver che abbiano almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni di età. Anche in questo caso devono assistere un un familiare disabile, ma devono aver versato almeno 41 anni di contributi.

Pensione: Ape Sociale Vs Quota 41

Quota 41 e Ape Sociale sono due strade parallele per consentire l'accesso alla pensione dei caregiver. La prima strada è leggermente più ostica: sarà possibile uscire dal lavoro solo e soltanto nel momento in cui i diretti interessati abbiano maturato 41 anni di contributi, un anno dei quali deve essere stato versato prima del compimento dei 19 anni. Non tutti riescono a maturare un'anzianità contributiva tale da permettere loro di andare in quiescenza molto velocemente (il lavoratore che avesse iniziato a lavorare a 18 anni e avesse maturato 41 anni di contributi potrebbe andare in pensione non prima dei 59 anni). L'Ape sociale risulterebbe una strada da percorrere più facilemente: sono richiesti almeno 63 anni, ma i contributi necessari (30 anni) sono raggiungibili più facilmente, soprattutto per quanti non abbiano avuto una vita lavorativa continuativa.

Per il momento siamo in attesa dell'approvazione della nuova Legge di Bilancio, nella quale potrebbero essere inserite delle novità più appetibili per i caregiver. In quell'occasione il Governo, guidato da Mario Draghi, potrebbe mettere sul tavolo alcune iniziative molto appetibili per quanti stiano usufruendo delle agevolazioni legate alla Legge 104.

Il caregiver, ma di cosa stiamo parlando!

Negli ultimi tempi quella del careviger è una figura di cui si sente sempre più spesso parlare. Questo termine potrebbe essere tradotto in Italiano come colui che dà le cure. In estrema sintesi il caregiver è quella persona che si prende cura di un familiare anzianto, con difficoltà o disabilità. Necessaria, quanto mai indispensabile, quella del caregiver è figura che vive nell'ombra, troppo spesso nel silenzio. E per la quale i riconoscimenti e le tutele non sono ancora sufficienti.

Sì, certo. Oggi come oggi ci sono i permessi garantiti dalla Legge 104 e un fondo istituito appositamente per i caregiver. Qualcosa si muova, ma non ancora abbastanza. Per cercare di capire i motivi di queste carenze, che la Legge 104 non è riuscita completamente a colmare, è bene cercare di scattare una fotografia del caregiver. Stiamo parlando di una persona che stia occupando, a titolo gratuito e al di fuori del proprio ambito professionale, dell'assistenza di un figlio, di un genitore o di un qualsiasi altro familiare disabile o non autosufficiente.

In molti casi i caregiver sono costretti ad abbandonare il lavoro. Troppo spesso lo devono fare da giovani, perché hanno la necessità di dedicarsi alle cure di un figlio o di un genitore, che in loro assenza non avrebbe alcuna possibilità di vivere da solo. Giusto per avere un'idea, basti pensare che in Italia, secondo i dati Istat aggiornati al 2020, i caregiver costituiscono il 17% della popolazione: stiamo parlando di almeno 8,5 milioni di persone. Principalmente sono donne:

  • con età inferiore ai 45 anni: il 30%
  • con un'età compresa tra i 46 ed i 60 anni: 40%;
  • sono disoccupate: il 60%.

Queste persone dedicano ai propri familiari tra le 12 e le 20 ore settimanali. A volte anche di più.

Il lavoro del caregiver!

Abbiamo visto chi sia il cargiver. Proviamo a vedere che cosa fa. Principalmente si occupa:

  • dell'assistenza del malato, somministrando farmacie o terapie;
  • acquista e si occupa delle prescrizioni dei medicinali e delle visite specialistiche;
  • si occupa dell'igiene personale del malato, nel caso in cui non sia autosufficiente;
  • si occupa dei pati e di quanto sia legato alla cura e all'assistenza del familiare malato.

Senza dubbio un lavoro molto faticoso, che massacra il caregiver sia sotto il profilo fisico che sotto quello psicologico. La sua vita, il più delle volte, si riduce a poca socialità e molto stress. Per questo che è possibile affermare che l'attuale normativa non tuteli a sufficienza i caregiver, che si dedicano per amore all'assistenza dei familiari, ma che rischiano di trovarsi con un pugno di mosche nel momento in cui vanno in pensione.