A neanche 24 ore dal data in cui doveva essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Sostegni bis, arriva la notizia inattesa con un parziale dietrofront del Governo. La levata di scudi di Confindustria, ma anche le parole del premier Mario Draghi, hanno portato ad una nuova sintesi sul capitolo licenziamenti e cassa integrazione. Rispetto alla proposta del Ministro per il Lavoro, Andrea Orlando, termina il blocco del licenziamento il 30 giugno anche se le imprese chiedono la cassa integrazione per Covid, mentre per chi chiede la CIG ordinaria o straordinaria il divieto di licenziare fino al suo utilizzo.

Cassa integrazione: la proposta sul blocco licenziamenti

Quando è arrivata sul tavolo del Consiglio dei Ministri il 20 maggio, la bozza del Decreto Sostegni bis da 40 miliardi di euro, non contemplava la proposta che il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva presentato. E questo ha di fatto bloccato la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Ma è atteso per questa settimana. Un piccolo pasticcio che tuttavia non compromette la portata del decreto da 40 miliardi di euro a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori. Sicuramente esso verrà confermato in tutti gli aspetti, ma bisogna aspettare la risoluzione della parta sulla proposta del Ministro del Lavoro. Ma in cosa consisteva? In pratica il titolare del Ministero del Lavoro ha proposto di prorogare nuovamente, e senza preavviso, il blocco dei licenziamenti dopo il 30 giugno per chi intende avvalersi ancora della cassa integrazione Covid 19. Una proroga fino al 28 agosto dello stop dei licenziamenti. 

Ma chi aveva ricevuto il testo del DL che è stato discusso il 20 maggio non aveva trovato traccia di questa norma. E non ne fa cenno neanche il comunicato stampa che palazzo Chigi pubblica al termine del Cdm.

Cassa integrazione: il cambio di rotta

La reazione degli industriali è stata immediata. Non può un governo che nel Decreto Sostegni aveva confermato il termine del blocco dei licenziamenti il 30 giugno, fare marcia indietro. E' una questione di metodo. E' una questione di lealtà. Cosi il presidente di Confindustria Bonomi, alla notizia della proroga dello stop ai licenziamenti in caso di utilizzo dalla cassa integrazione.

Avere una contesto di lealtà istituzionale è fondamentale in un Paese che deve uscire da un periodo di crisi drammatica. Una crisi sanitaria, un crisi sociale, una crisi economica. Se non ci sono le fondamenta di un rapporto di lealtà istituzionale sarà molto difficile.

Una reazione dura che ha portato in poche ore il Governo a trovare una mediazione. E così è stato. La sintesi è un'eliminazione del blocco dei licenziamenti il 30 giugno, con la possibilità quindi dal 1 luglio di licenziare. Dal 1° luglio, le aziende di manifattura e costruzioni usciranno dalla cig Covid-19 e non avranno più divieti automatici di licenziare. Le imprese ancora in difficoltà, tuttavia, potranno tornare ad accedere alla cassa integrazione ordinaria o straordinaria, senza pagare i contributi addizionali fino al 31 dicembre. Solo per costoro, vale a dire per le realtà che utilizzeranno questa cig “scontata”, ossia l’esonero dal versamento della contribuzione addizionale (del 9%, del 12% e del 15% a seconda della durata dell’utilizzo), si allungherà il divieto di licenziamento per tutta la durata in cui fruiranno della cassa integrazione.

Si è giunti a questo compromesso dopo che il ministro Andrea Orlando ha paventato le dimissioni.

All’esito di un percorso di approfondimento tecnico - si legge in un comunicato di palazzo Chigi diffuso in serata -, svolto sulla base delle proposte avanzate dal ministro Orlando in consiglio dei ministri che prevedono un insieme più complessivo di disposizioni per sostenere le imprese e i lavoratori nella fase della ripartenza, è stata definita una proposta che mantiene la possibilità per le imprese di utilizzare la cassa integrazione ordinaria, anche dal primo di luglio, senza pagare addizionali fino alla fine dell’anno impegnandosi a non licenziare. Nell’ambito di questo percorso resta aperto il confronto con le parti sociali.

Cassa integrazione e licenziamenti: i sindacati sul piede di guerra

Non va giù ai sindacati questa mediazione. La proposta di Andrea Orlando, ministro del Lavoro, era ritenuta di buon senso in un momento in cui l'economia ancora non è ripartita del tutto. Dura la posizione della Cgil che con il suo segretario Maurizio Landini alza le barricate.

Per noi la partita non è chiusa. Vi è il rischio che dal primo luglio vi saranno migliaia di persone senza lavoro e questo perchè il governo ha ascoltato un po' troppo Confindustria. Il governo - ha aggiunto - ha scelto di prendere una decisione che non ci convince: intendiamo proseguire per portare a casa maggior tutela per le persone che lavorano. 

Il tema di fondo, di certo non contestabile, è che se le aziende ricevono aiuti di Stato, e questi aiuti sono utilizzati dalle aziende, allora per loro ci deve essere il vincolo a non licenziare. 

Anche CISL e UIL manifestano a pieno la loro contrarietà sul tema. Il timore è che si abbatti uno tsunami sociale ed occupazionale perchè da luglio migliaia di lavoratori potrebbere perdere il posto di lavoro. Molto forte la posizione di Pierpaolo Bombardieri della UIL

In questa settimana, mentre noi chiediamo 'zero morti sul lavoro', qualcuno chiede 'zero diritti' e sono le stesse associazioni datoriali che, in questo anno, hanno avuto il 74% dei finanziamenti dello Stato a favore delle aziende.

Intanto si annunciano scioperi e manifestazioni. Mentre il premier Mario Draghi da Bruxelles auspica che sindacati ed imprese trovino una mediazione.

Cassa integrazione: gli ultimi pagamenti

Con la sospensione del blocco dei licenziamenti, le imprese (almeno quelle più grandi) potranno iniziare a licenziare. Per quelle più piccole ed in difficolta, ci sarà invece la possibilità di richiedere la CIG ordinaria o straordinario, o il fondo di solidarietà senza pagare le contribuzioni aggiuntive. Per chi sta percependo la cassa integrazione Covid 19, giugno potrebbe essere l'ultimo mese. Infatti il mese di maggio è stato messo già in pagamento. Anche se la conferma si può avere solo accedendo al fascicolo previdenziale Inps. Proprio da questo fascicolo si potrà anche verificare il periodo di cassa integrazione richiesto dal datore di lavoro e l’eventuale pagamento.

Calcolare l’importo della Cig è semplice, basterà infatti seguire la procedura per accedere al “Fascicolo previdenziale del cittadino” sul sito dell’Inps e cliccare su Prestazioni e Pagamenti. L’importo della Cig per Covid-19 non corrisponde all’80% dello stipendio. L’Inps infatti fissa ogni anno, dei valori massimali della cassa integrazione, in relazione a due fasce di reddito, ad esempio:

  • retribuzione lorda mensile del lavoratore fino a 2159,48, (I° massimale)
  • retribuzione lorda superiore a 2159,48. (II° massimale)

Per calcolare l’importo lordo della CIG coronavirus 2021 quindi si prende l’importo del massimale della cassa integrazione e si moltiplica per ore sospese, considerando l’intero arco temporale nel quale la prestazione si è svolta. All’importo lordo della Cig, occorre poi aggiungere il rateo della tredicesima e quattordicesima all’80%.

Decreto Sostegni bis: confermate le altre misure

Resta confermato tutto il corposo pacchetto di altre misure presentate dal ministro Orlando nella bozza del Dl: ovvero l’estensione del contratto d’espansione alle imprese con almeno 100 dipendenti, il ricorso ai contratti di solidarietà per le imprese con un calo del 50% del fatturato (con l’indennità al 70%), la proroga di 6 mesi della cassa per cessazione, il blocco della riduzione dell’importo della Naspi dal 4 mese, l’esonero contributivo al 100% per i dipendenti del commercio e turismo riportati al lavoro dopo la cig, quattro mensilità di Rem.

Tra i pacchetti che sostengono seppure indirettamente il lavoro c'è anche la conferma del bonus mutuo prima casa. Una misura per le giovani famiglie, che proprio per effetto di lavori precari o addirittura senza lavoro non possono creare il loro futuro. Per loro una serie di bonus sulla prima casa da poter richiedere in fase di acquisto. All'inizio sembrava che l'unico requisito fosse l'età, ossia 36 anni. Ma sono comparsi anche i limiti reddituali. Non è però chiaro in modo inequivocabile se ad esempio l'ISEE è un parametro sia per la cancellazione delle imposte sulla compravendita (registro, catastale e ipotecarie) che sull'imposta di registro sul mutuo, ed anche per poter accedere al fondo di garanzia fino al 100% per accendere il mutuo.