Il mercato del lavoro ancora non si è ripreso del tutto dalla crisi economica scoppiata con l'arrivo della pandemia, e in particolare sono stati introdotti negli ultimi mesi bonus e aiuti ai cittadini, tra cui la cassa integrazione. Arriva in questi giorni una nuova proposta per la riforma che vede il lavoro al centro, in particolare per estendere nuovamente l'applicazione della cassa integrazione.

Come spiega Ilsole24ore.com in un articolo recente, la riforma è in attesa di conferme: 

“Nella nuova proposta di riforma che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha inviato alle parti sociali viene confermata la cancellazione della cassa in deroga, è prevista l’estensione della cassa integrazione ordinaria alle imprese non coperte da strumenti ordinarie che non aderiscono a fondi di solidarietà bilaterali.”

Ricordiamo che la cassa integrazione è un ammortizzatore sociale a cui molte aziende si sono appellate per poter garantire ai propri dipendenti un'entrata economica mensile senza la perdita del posto di lavoro. Vediamo nei dettagli cosa prevede la riforma sugli ammortizzatori sociali.

Cassa integrazione: il cuscinetto per i lavoratori

Per i lavoratori la cassa integrazione in molti contesti è stata un vero e proprio cuscinetto al rischio di perdere il posto di lavoro, insieme al blocco dei licenziamenti. Questa misura ha previsto un sostegno per molti cittadini italiani nei momenti più critici di crisi. Secondo i dati più recenti, sono state moltissime le ore autorizzate dall'INPS proprio per la misura della cassa integrazione.

La riforma si attendeva da diverso tempo, e al momento si discute per l'attuazione delle proposte. Esistono tuttavia diversi tipi di cassa integrazione, in particolare sono stati richiesti in larga misura gli accessi alla cassa con causale "Covid-19".

Per l'emergenza sanitaria l'INPS ha messo a disposizione diverse misure di aiuto ai cittadini: dai congedi parentali alla NASPI, dalla cassa integrazione alle indennità per i lavoratori.

La cassa integrazione con motivazione "Covid-19" è stata un vero e proprio cuscinetto per molti italiani che hanno potuto così mantenere il proprio posto di lavoro, e ricevere una erogazione mensile corrispondente ad una parte di stipendio normalmente percepito.

Al momento proprio su questa misura si prevede una semplificazione dell'accesso, anche perché tra le diverse tipologie di cassa integrazione messe a disposizione, non è raro che molte aziende siano andate in confusione, soprattutto per quale misura scegliere e quando sarebbe stato possibile vederla applicata.

Osservatorio cassa integrazione INPS: i dati

Se andiamo a vedere i dati relativi alla cassa integrazione richiesta nel mese di giugno 2021, l'INPS in una comunicazione ufficiale spiega che le richieste di accesso a questa misura sono aumentate esponenzialmente:

“In questo mese sono state autorizzate 527.613.006 ore. Il 99,7% delle ore di CIG Ordinaria, in Deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale “emergenza sanitaria Covid-19”."

Si tratta di un numero decisamente elevato, valutando che per la cassa integrazione ordinaria, relativa all' emergenza sanitaria, si parla di un aumento che supera il 600%. Invece per quella straordinaria l'aumento è del 75%, e rispetto anche alla cassa in deroga sono aumentate le richieste, almeno del 100%.

Bisogna precisare che esistono delle differenze tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Per la cassa ordinaria l'INPS eroga mensilità di denaro ai cittadini che hanno visto ridurre o sospendere l'attività di lavoro a causa di eventi non a loro direttamente riconducibili, causati dall'azienda o da eventi esterni.

Si tratta in questo caso di una mensilità che prevede lo 80% dell'erogazione rispetto allo stipendio normale. Il termine ultimo con cui si può richiedere questa particolare misura è di 3 mesi, che possono arrivare a 12 in situazioni straordinarie.

La cassa integrazione straordinaria invece riguarda modifiche strutturali all'azienda, e anche qua si parla di una misura che copre il 80% della normale mensilità erogata. Per tutti gli altri esisete la cassa integrazione in deroga, per specifiche aziende o nel caso di commercianti e coltivatori.

L'aumento documentato dall'INPS riguarda le richieste a tutti i tipi di cassa integrazione, con particolare importanza alle richieste con causale covid-19.

Riforma cassa integrazione: le ipotesi

La riforma per questa misura così richiesta dalle aziende italiane per i propri dipendenti mette al primo posto l'estensione della cassa integrazione a chi ne ha ancora necessità. Si tratta in particolare di allargare la misura dell'ammortizzatore sociale alle imprese e ai lavoratori specifici, in modo da garantire l'accesso a questa misura a tutti senza escludere aziende e cittadini.

In questo senso l'ipotesi è quella di allargare la cassa integrazione anche ai lavoratori che lavorano in apprendistato o a domicilio, e sostenere anche le imprese che hanno pochi dipendenti.

Secondo le proposte la cassa integrazione in deroga dovrebbe essere eliminata, mentre saranno potenziate quella ordinaria e quella straordinaria, con nuove prospettive di applicazione. In quest'ottica si cerca di garantire una misura di sostegno come questa anche alle imprese di piccole dimensioni, con pochi dipendenti, e che al momento risultano scoperte.

Inoltre viene introdotto anche un metodo che si basa sul premiare i titolari o aziende che non utilizzano ammortizzatori sociali di questo tipo per un lungo periodo.

Riforma ammortizzatori sociali: prospettive

Oltre alla riforma che vede delle modifiche sostanziali alla cassa integrazione, verranno introdotte secondo le ipotesi nuove forme di sostegno e tutela per lavoratori dipendenti e autonomi.

Per i lavoratori subordinati ad un datore di lavoro, vengono quindi aggiunte delle forme di ammortizzatori sociali per le piccole imprese, fino ad un solo dipendente, e viene garantito il fondo di integrazione salariale (FIS) per le imprese che rimangono scoperte dalle misure.

Oltre all'eliminazione della cassa integrazione in deroga e al potenziamento di quella ordinaria e straordinaria, le nuove misure dovrebbero anche garantire nuove politiche attive per l'inserimento dei cittadini nel mercato del lavoro, come spiega Pmi.it in un articolo recente:

"Insieme agli ammortizzatori si potenziano le  politiche attive, collegando i due strumenti fra loro (percorsi formativi, pensati sulla base dei fabbisogni, in modo da far incontrare maggiormente domanda e offerta)."

la prospettiva è quella di migliorare l'attuale situazione del lavoro e garantire così ai cittadini un maggiore accesso anche grazie a contratti stipulati appositamente come il contratto di rioccupazione, volto di inserire i dipendenti che si trovano in disoccupazione in modo indeterminato.

Nuovi sostegni agli autonomi con la riforma

Con la riforma inoltre dovrebbero essere introdotti anche nuovi aiuti per tutti quei lavoratori che operano in modo autonomo, controllando per esempio la nuova indennità ISCRO resa disponibile per chi lavora in autonomia.

I lavoratori autonomi in particolare sono stati penalizzati dallo scoppio della pandemia soprattutto a causa della crisi, e hanno registrato in molti casi una diminuzione del fatturato complessivo.

A questo tipo di lavoratori per alcuni mesi sono stati stanziati contributi a fondo perduto specifici, ma al momento si sta pensando ad una riforma più strutturale per introdurre alcuni sussidi. In particolare si propone l'inserimento di nuovi sostegni rivolti alla maternità, che possano essere stabilmente utilizzati come strumenti di aiuto anche per gli autonomi.

Chi chiede la cassa integrazione?

A chiedere l'accesso alla cassa integrazione negli scorsi mesi sono stati diversi settori, aziende diversificate tra loro, ma in particolare attività legate alla produzione. Una notizia recente spiega che il settore dell'artigianato è uno di quelli più colpiti dalla crisi e che più si è rivolto alla misura di cassa integrazione per tutelare il lavoro dei dipendenti.

Come spiega Lanazione.it questo settore si trova in una crisi nera in particolar modo in alcune regioni come la Toscana:

"Non gode per nulla di buona salute il  comparto artigianale  della nostra regione. Rappresenta il 7,8% delle imprese italiane, ma ‘consuma’ il 13% della cassa integrazione dell’intero Paese."

Secondo quanto visto anche dei dati INPS, non sono poche le persone che attingono alla cassa integrazione richiesta delle aziende per poter sopperire alla situazione economica difficile del momento, e con l'estate per alcune aziende la ripresa non è un dato certo.

Chi può fare a meno della cassa integrazione

Tuttavia alcune notizie positive arrivano da altre aziende. In particolare in Reggio Emilia sono scese le richieste di cassa integrazione quasi della metà. Il dato è riportato da un articolo di Reggioonline.com:

"Se tra gennaio e giugno del 2020 erano state più di 21 milioni di ore, nello stesso periodi di quest’anno il totale è sceso a poco meno di 11 milioni, con una flessione del 48,6%."

Si tratta del settore dell'industria manifatturiera e metalmeccanica. Lo stesso vale anche per il settore edilizio, che ha visto in questi mesi una ripresa trainata anche soprattutto dai bonus e dalle agevolazioni fiscali messe a disposizione dallo stato.

Per questo settore in particolare c'è stato un aumento del lavoro disponibile proprio perché molti cittadini hanno scelto di ristrutturare la propria abitazione approfittando delle agevolazioni fiscali come il superbonus 110%.

Si parla di settori che possono fare a meno della cassa integrazione, se confermano l'andamento positivo nella mancanza di richieste in questo senso. Tuttavia la riforma prevista per quelli che sono gli ammortizzatori sociali al momento attivi, ha a che fare con un allargamento della cassa integrazione.

Soprattutto di fronte al fatto che moltissime aziende sul territorio italiano sono molto piccole, con pochissimi dipendenti, e negli scorsi mesi sono rimaste escluse dalla possibilità di accedere a forme di sostegno al reddito.