È pronta la riforma della cassa integrazione: il Ministro del lavoro Andrea Orlando a articolato il documento in sei pagine, all’interno delle quali non si fa esplicito riferimento alle somme e agli importi, ma per i quali ci è stato possibile anticipare qualcosa. 

La nuova cassa integrazione rispetta il principio di universalità e sarà rivolta a tutte le categorie di lavoratori, in possesso di qualsivoglia tipologia contrattuale. L’assegno verrà innalzato fino a quasi 1.200 euro, ma la riforma potrebbe avere una durata limitata nel tempo e assumere la forma sperimentale per un primo triennio.

Nonostante sia già possibile consultare la bozza della riforma degli ammortizzatori sociali, occorre chiarire che il dibattito con le parti sociali è stato fissato dapprima a lunedì 9 agosto 2021, mentre la discussione che infiammerà il provvedimento è attesa per settembre/ottobre.

Vediamo come cambia la cassa integrazione con la riforma degli ammortizzatori sociali: quali sono le tutele per i lavoratori, come cambiano le indennità di disoccupazione (Naspi e DIS-COLL) e i contratti di solidarietà e espansione. Le novità.

Riforma ammortizzatori sociali: cassa integrazione per tutti!

Parola d’ordine universalismo differenziato”: come si legge nel documento di riforma degli ammortizzatori sociali stilato da Orlando, l’obiettivo del provvedimento è creare un “modello di Welfare State inclusivo”.

In altre parole, quindi, gli ammortizzatori sociali verranno estesi a tutti i settori lavorativi, compresi quelli che ad oggi risultano esclusi, per esempio i lavoratori subordinati, gli apprendisti o i lavoratori a domicilio. Un sostegno più generoso di quello attuale, esteso anche alle aziende più piccole, che occupano da uno a quindici dipendenti. Ma attenzione: non a tutti saranno garantiti i medesimi sostegni, i medesimi importi e le stesse durate di sostegno statale. Di qui, appunto, l’universalismo “differenziato”.

In un primo momento, comunque, la riforma dovrebbe essere avviata per un periodo sperimentale di uno, due o al massimo tre anni. Infine, è stato pensato anche un meccanismo di premialità: per le aziende che rinunciano al largo utilizzo degli ammortizzatori sociali è previsto uno sconto sui contributi addizionali dovuti.

Cassa integrazione, cosa cambia con la riforma?

Un primo punto importante di intervento è la cassa integrazione: l’ammortizzatore più sfruttato nel corso della pandemia ha mostrato tutti i suoi punti deboli, spingendo l’Esecutivo a predisporre una riforma imminente.

Tutti i settori lavorativi avranno la loro cassa integrazione – anche per tale motivo è stata introdotta ISCRO per le Partite Iva – ma ciascun ammortizzatore sociale avrà le sue caratteristiche, la sua durata e i suoi importi. L’idea è quella di estendere la possibilità di richiedere la cassa integrazione anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, e includere nel sussidio anche i lavoratori subordinati, chi lavora a domicilio e gli apprendisti.

Una delle bozze precedenti della riforma prevedeva, inoltre, una durata massima variabile della cassa integrazione ordinaria e della cassa integrazione straordinaria:

  • 12 mesi al massimo (ovvero un anno) in un quinquennio mobile per le imprese con meno di 15 dipendenti;
  • 30 mesi al massimo (ovvero due anni e mezzo) in un quinquennio mobile per le imprese industriali e artigiane dell'edilizia e affini;
  • 24 mesi al massimo (ovvero due anni) per tutte le altre tipologie di imprese.

Per quanto riguarda, invece, le aziende ancora più piccole, fino a 5 dipendenti, l’idea è quella di prevedere due opzioni:

  • un ammortizzatore sociale dalla durata di sei mesi e mezzo per le aziende da 6 a 15 dipendenti;
  • un sostegno della durata di 13 settimane, ovvero 3 mesi, per le aziende con 5 dipendenti.

Mentre sugli importi non vi è alcun riferimento, si estendono anche le causali di accesso alla cig. Vengono aggiunte:

  • realizzazione di processi di transizione;
  • prospettata cessazione dell’attività;
  • liquidazione giudiziale.

Cassa integrazione fino a 1.200 euro: gli importi

Nonostante il riferimento ai fondi per finanziare la riforma non sia stato esplicitamente previsto, possiamo ipotizzare che – come riporta Il Sole 24 Ore – il tesoretto risparmiato dal cashback (circa 1,5 miliardi di euro) non sarà sufficiente a coprire la riforma. In aggiunta, stando alla bozza, occorrerebbero almeno altri 7 miliardi di euro, lievitando i fondi a 8 miliardi.

Nulla è ancora stato deciso, ma si guarda anche all’innalzamento degli importi degli assegni: attualmente si parla di 1.167 euro e 971 euro lordi, che potrebbero diventare una cifra unica per tutti. L’idea è di portare l’assegno a 1.199 euro.

Contratto di solidarietà e contratto di espansione rafforzati ed estesi

Ambiano anche il contratto di solidarietà e quello di rioccupazione, introdotti per la prima volta dal Decreto Sostegni bis. Mentre per il primo potrebbero essere introdotti premi economici in denaro a fronte della riduzione dell’orario di lavoro; per il contratto di espansione si potrebbe pensare a un’estensione anche alle aziende più piccole (almeno fino al 2026).

Indennità di disoccupazione: come cambiano con la riforma?

Anche le indennità di disoccupazione Naspi e DIS-COLL potrebbero cambiare con la riforma degli ammortizzatori sociali: in particolare, il potenziamento riguarderebbe la loro durata nel tempo.

Se, ad oggi, il décalage è previsto dal quarto mese, il taglio del 3% sull’importo potrebbe essere posticipato a data da destinarsi. Anche per l’indennità DIS-COLL viene posticipato il décalage, oltre ad estendere la durata ai mesi di contribuzione versati.