Per ottenere successo e farsi strada nel mondo del lavoro post Covid occorrerà fare affidamento su determinate competenze. Ne possiamo suggerire almeno cinque, ossia resilienza, flessibilità, competenze linguistiche e informatiche. Ad oggi sarebbero queste le skills necessarie alla battaglia e alla conquista del mondo del lavoro post pandemia.

Il contesto lavorativo si mostra ai nostri giorni in maniera totalmente differente rispetto a pochi anni fa. Il panorama che ci si pone innanzi, in quella che è stata delineata come epoca post-Covid, è, del resto, stato soggetto alla tremenda crisi sanitaria e specialmente economica, la quale non potrà non avere profondi contraccolpi nell’immediato futuro

Sarebbe altresì poco corretto ipotizzare che a oggi la ricerca di un potenziale lavoro sia impensabile, poiché, almeno sulla carta, di pari opportunità nel nostro Paese così come in diversi altri se ne contano ancora diverse.

Fatto sta che sarebbe necessario adattarsi con plasticità alle trasformazioni che sono andate sviluppandosi nel corso di questi ultimi tempi in quanto è indubitabile quanto la pandemia abbia imposto un aggiornamento forzato ad intere arterie professionali, adattando strategie completamente ex novo e mutando anche gli stessi traguardi aziendali e d’impresa.

Le competenze che solitamente erano più ricercate un paio di anni fa pertanto potrebbero rivelarsi come non più congrue all’entrata nel mondo del lavoro e a riscuotere affermazione nell’età del post-Covid.

La domanda sorge allora spontanea, ci si chiederà quindi quali possano essere dunque le competenze di cui si avrà bisogno per avere la possibilità di inserirsi con maggiore semplicità nell’ambiente professionale. Andiamo alla scoperta delle cinque per eccellenza. 

Marco Montemagno sul suo canale YouTube spiega come esplorare e sviluppare nuove competenze

Padronanza della lingua inglese

Nessuna perplessità a riguardo: chi non mostri una certa padronanza della lingua inglese non avrà molto spazio all’interno del mondo del lavoro, tutto al più se abbia l’ambizione di rivestire una carica importante nel contesto di un’azienda proiettata sui mercati esteri.

Non è tutto, a pensarci bene una buona dimestichezza con la lingua inglese oggi è richiesta perlopiù in tutti gli ambienti lavorativi: si pensi all’alberghiero o quello meramente legato al turismo, o anche al commerciale o il terziario in generale. 

Basti sfogliare i diversi annunci di lavoro che sono stati pubblicati durante mesi recenti per averne una riprova: chi non presenti una discreta padronanza dell’inglese avrà veramente esigue opportunità di essere ingaggiato. Chiunque si voglia inserire con una relativa comodità nell’universo lavoro dovrà dunque apprendere una lingua, questa la conditio sine qua non.

Funzionali potrebbero essere iscrizioni a dei corsi oppure il seguire le lezioni di inglese su Preply, una piattaforma in grado di permettere la scelta di un docente tra i numerosissimi in lista e di poter acquisire la conoscenza di una lingua in modalità online e personalizzata incentrando quest’esperienza  sulle proprie esigenze. È così che si può andare alla consulta dei molteplici docenti dei loro prezziari e procurarsi un programma vestito ad hoc: quella proposta potrebbe rivelarsi allora una ricca risorsa.

Uso pratico dei mezzi informatici

Nel corso della crisi sanitaria in tanti si sono trovati innanzi questa cruda verità: l’essere padroni degli strumenti informatici, oggi come oggi, non è questione di pareri, ma si pone come una sfida, una assoluta esigenza. Ragioniamo solo sul fatto che tanti e tanti dipendenti si siano trovati improvvisamente scaraventati in una nuova tipologia di lavoro, lo smart working, un approccio al lavoro che è destinato ad avere un costante trionfo anche negli anni che verranno.

Coloro che non si dimostreranno in grado di saper smanettare nel migliore dei modi il PC con relativi programmi informatici di base verrà escluso arbitrariamente dal mondo professionale poiché nel mondo in cui viviamo (e lavoriamo) ogni azienda ne fa un ampio impiego.

Nell’opportunità non si fosse molto rodati nell’uso di mezzi tecnologici, converrà affidarsi allora a un corso specifico che sostenga l’apprendimento dell’utilizzo quantomeno dei software e degli strumenti di base.

Le imprescindibili competenze digitali

Occorre ammetterlo, è fuor di dubbio che oggi chi sia in assoluta padronanza di competenze digitali abbia certamente un qualcosa in più in ambito lavorativo rispetto a quanti invece non ne siano in possesso. L’essere in grado di gestire con professionalità i social network, contare sulle basi del web design e via dicendo sta divenendo giorno dopo giorno più importante poiché la realtà circostante cambia a una rapidità inaudita.

Nel mondo che verrà, quello post covid, saranno impiegati con più frequenza gli e-commerce e i canali web, non si tratterà solamente della vendita ma ci si orienterà anche verso obiettivi volti alla promozione e alla comunicazione. 

La capacità di sapersi adattare

Tra le competenze necessarie all’inserimento nel mondo del lavoro uscito dalla pandemia troveremo senz’altro la capacità di adattamento, una competenza più che mai fondamentale. Nel corso dei mesi della pandemia e dei durissimi giorni di lockdown sono stati tantissimi i settori che hanno dovuto in un qualche modo reinventarsi, i cambiamenti sono stati infiniti, le ripercussioni, anche per il prossimo futuro, molteplici.

Chi vorrà provare a fare carriera dovrà dimostrare una forte capacità di adattamento alle repentine trasformazioni, aggiornando con costanza il proprio percorso e proponendo alternative all’insegna dell’innovazione. Non è tutto: gli stessi trend di lavoro oggi si rivelano del tutto mutati rispetto a quelli vigenti nel periodo antecedente la pandemia.

Sono tante le aziende che vanno a proporre la modalità smart working, che agli occhi di molti potrebbe sembrare una forma di lavoro agevole, anche se così non è, in quanto necessita di una spigliata dote di organizzazione. 

Essere predisposti all’innovazione

Nel panorama lavorativo del post pandemia, chi dimostrerà di contare su di una attitudine all’innovazione partirà senz’altro in vantaggio poiché tale competenza acquista sempre più valore sul mercato. Il lockdown forzato ha sancito il fallimento di tantissime realtà imprenditoriali.

Ma nello stesso periodo diverse altre hanno fatto tesoro dell’esperienza, rimanendo in piedi e, anzi, trasformando in alcune circostanze il momento cruciale in un vero e proprio slidingdoors di crescita e positività.

Traguardo pensabile solo per merito di quanti sono stati capaci di mettere a disposizione la loro propensione all’innovazione e che sono stati in grado di congegnare alternative all’avanguardia per coordinare il business alla nuova e complessa circostanza che si stava venendo a creare.

Chi sarà all’altezza di tale competenza avrà quindi ottime possibilità di fare carriera: nel mondo moderno la dinamicità, la laboriosità e una prospettiva a lungo termine sono in grado di fare la differenza per le aziende. Del resto, per migliorarsi è fondamentale sapersi ripensare e rimodulare di continuo, adattandosi alle trasformazioni, costante dei nostri giorni.

Competenze sempre in atto

Le competenze dovrebbero avere quella facoltà di rigenerarsi e riproporsi di continuo

La competenza è quella capacità di applicare una conoscenza in un contesto dato, individuandone le specifiche caratteristiche e adoperando comportamenti funzionali al raggiungimento dell’obiettivo. Le competenze coinvolgono conoscenze, esperienza, perseguimento degli obiettivi, processi di studio. 

Per esplicitarsi le competenze hanno bisogno di un dato contesto, non esistono se non in una situazione specifica e concreta (non può darsi d’astratto). Le competenze sono bricolage di conoscenze, abilità e attitudini (atteggiamenti e motivazioni). Le competenze sono ancorate alla realtà, alla vita vera: hanno a che fare con la risoluzione di un problema, con l’attuazione e il conseguirsi di uno scopo (andrebbero impostate come un problem solving).

Competenze, sapere combinatorio e trasversale

Ma cosa sono realmente le competenze? Che si tratti di formazione o di lavoro, non vi è dubbio, quando si parla di competenze l’accezione è quella di un sapere combinatorio, un intreccio di capacità (caratteristiche individuali) e di conoscenze (oggetti culturali afferenti alle varie aree del sapere), di aspetti immateriali e pensabili (valori) ed elementi concreti e tangibili (comportamenti e azioni). 

L’esercizio delle competenze avviene in contesti diversificati, ed è qui che si gioca il livello della competenza. Le competenze trasversali cono quelle che accompagnano tutte le esperienze della vita e tutte le sfere della conoscenza (discipline, ricerca): un andirivieni di formazione, potenziamento ed esercizio che va dalla vita alla scuola, poi dalla scuola alla vita, sfociando nelle esistenze di ciascuno, abbracciando ogni aspetto della vita, compreso quello lavorativo e professionale.

Da qui l’appellativo di competenze per la vita, connesse ai valori sociali e personali di ogni persona. 

Competenze e contesto lavorativo

Con una visione meramente volta a un ambito lavorativo, andremo a riferirci senz’altro a quattro tipi di competenze: organizzative, relazionali, sociali e le “celebri” trasversali. Le aziende individuano le competenze tramite un processo ben strutturato, gestendo il suo patrimonio di competenze in base ai valori, agli obiettivi e alle strategie di business dell’azienda stessa.

Un mood gestionale che sposta il focus della gestione delle risorse dalle metodologie alle persone e alle loro relazioni. Le competenze sono un bagaglio che appartiene a ciascuna persona, skills, capacità, abilità e attitudini, che ogni singolo può adoperare in una molteplicità di situazioni e circostanze lavorative e professionali. 

Praticamente gli addetti alle competenze (ossia alle risorse umane) dovranno affrontare la questione della formalizzazione dei repertori (o famiglie) di competenze e del tracciamento delle competenze acquisite e certificate. Per far ciò dovranno aver presente le competenze come un insieme organizzato di 

1. Conoscenze (sapere), competenze teoriche, che si devono perlopiù al percorso di studi svolto dal soggetto, a livello di istruzione scolastica o di approfondimenti personali.

2. Abilità tecnico professionali (saper fare), capacità acquisite “facendo” (direttamente sul lavoro o durante percorsi formativi); equivalgono a una capacità pratica a fare. Abilità che sono sviluppate durante attività pratiche e che contano una forte valenza pratica e applicativa. Solitamente indirizzate al conseguimento di un risultato.

3. Abilità trasversali (saper essere), sfera della personalità del soggetto e alle sue capacità relazionali. A torto e spesso ritenute competenze di importanza minore ma invece essenziali in particolare per quei lavori che presumono comunicazione e cooperazione all’interno di team di lavoro. Infatti rimandano ad atteggiamenti, motivazioni, rappresentazioni, disposizioni del soggetto che facilitano o meno il suo coinvolgimento in un processo di lavoro che prevede l’intervento in contemporanea o in successione di più operatori a vari livelli.