Congedo di paternità secondo INPS usato solo da 4 papà su 10

È da dieci anni, ormai, che l’Italia, attraverso la Legge Fornero, ha introdotto il congedo di paternità. Cosa è cambiato in questi dieci anni, dalla sua introduzione ad oggi? C’è stato un aumento delle madri-lavoratrici o una condivisione del ‘lavoro’ del genitore fra mamme e papà? Andiamo a scoprirlo subito

Congedo di Paternità, l’Italia (come al solito) è indietro rispetto al resto d’Europa

Ormai, in questi ultimi giorni, abbiamo analizzato come il nostro Paese sia culturalmente arretrato, un po’ in tutto. Abbiamo il primato di persone disponibili a lavorare e che non trovano un impiego, con una percentuale all’11 %, abbiamo anche il primato per le madri senza un impiego, pari al 42.6 %, e potrei continuare all’infinito, citando le pensioni, il salario minimo e molto altro ancora. 

Concentriamoci, però, sul Congedo di paternità. Come mai siamo tornati a parlare di questo? Semplice, perché in questi ultimi giorni è entrato a pieno regime il nuovo tipo di congedo obbligatorio di 10 giornate

L’Italia ha proceduto a piccoli passi. Se, prima, il congedo di paternità era di due soli giorni, negli anni sono stati aumentati a sette. Ora, per adeguarci – sentite bene – allo standard minimo europeo abbiamo aumentato, attraverso la Legge di Bilancio 2021, i giorni a 10. 

Fa imbarazzo la questione se pensiamo a paesi come la Francia, che ha quasi un mese di congedo, con 25 giornate, oppure come Spagna e Svezia che contano rispettivamente 112 giorni di congedo di paternità o addirittura 480 giorni. 

Insomma, mentre gli altri Paesi dell’Unione Europea sembra che vogliano progredire culturalmente, l’Italia pare voglia restare nella sua arretratezza culturale: il padre lavora e la madre cura la casa e i figli. Se negli altri Paesi si fanno progressi per quel che concerne la condivisione dei compiti, in Italia si continua a parlare di conciliazione, fra lavoro e vita privata, in particolare vita familiare.   

Congedo parentale, l’Italia record negativo per squilibrio tra uomo e donna e famiglia

Abbiamo analizzato qualche giorno fa lo squilibrio fra mamme e papà in Italia. Secondo i dati Istat ed Eurostat c’è un’enorme differenza per quel che concerne il lavoro di cura – che non comprende solo bambini, ma anche anziani o persone non autosufficienti – fra donne e uomini nel nostro Paese. 

Questo squilibrio continua ad esistere, e forse si accentua, nelle coppie con figli. Del resto, un minor utilizzo dei congedi di paternità che, secondo l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale INPS, vengono sfruttati solamente da 4 padri su 10, sta a significare una debolissima condivisione della genitorialità.

Le madri, ancora una volta, si sacrificano, accantonando la propria carriera lavorativa o accontentandosi di un lavoro qualunque, rinunciando alle proprie ambizioni professionali, per accudire i figli e pensare alla casa. I padri, ancora una volta, si occupano del lavoro e di ‘portare i soldi in casa’.

Disparità di trattamento fra uomini e donne: il Gender Gap

La colpa è anche del gender gap, la disparità di trattamento in termini economici tra donne e uomini. Si pensi che nel nostro Paese, nel settore privato, il divario retributivo tra uomo e donna è del 17 % ed è evidente già dall’anno successivo al diploma di laurea. 

Secondo il World Economic Forum, l’Italia si trova al 63° posto (classifica 2021) della Global Gender Gap. Nonostante la grossa scalata dal 2020 al 76° posto, al 2021, il nostro Paese risulta in fondo alle classifiche dell’Unione Europea, fra i peggiori. 

“La prima evidenza è il divario che separa le donne dagli uomini nel lavoro: per chiudere il gap saranno necessari 267,6 anni, se continueremo di questo passo.”

C’è davvero da spaventarsi, infatti, quando prendiamo atto del numero di donne con dei figli che ha rassegnato le dimissioni durante il 2020, con l’arrivo della pandemia di Covid: oltre 30 mila.

Congedo di paternità e congedi parentali Inps: come e quanto si utilizzano

I giorni obbligatori per il congedo di paternità sono davvero, davvero, pochi. Anche i papà che richiedono il congedo di paternità sono pochi. Secondo gli ultimi dati raccolti da Inps, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, negli ultimi 6 anni il numero dei padri che ha fatto richiesta di un congedo è del 20 %

La percentuale si alza di altri 20 punti percentuali se guardiamo l’ultimo anno, anche se continua a non raggiungere la soglia del 40 %. Come abbiamo sottolineato anche prima, la spiegazione è semplice e le motivazioni sono due.

La prima ha carattere puramente economico e la seconda ha carattere culturale! Entrambe si incrociano.

Gli stipendi degli uomini sono, in media, più elevati di quelli delle donne. Quando una famiglia fa un figlio, infatti, tende sempre a sacrificare, quando è necessario, lo stipendio che tra i due risulta essere il più basso. 

Questo articolo del Corriere della Sera riporta le parole utilizzate da Riccarda Zezza, fondatrice di Lifeed

“proprio perché gli uomini guadagnano di più aumentare il congedo di paternità obbligatorio costerebbe di più anche allo Stato.”

Sempre secondo la Zezza, inoltre, fare una scelta di questo tipo, aumentando i giorni del congedo di paternità e, dunque, investendo ancora di più in questa misura si ovvierebbe alle seguenti problematiche:

  • avremmo un miglioramento per quel che riguarda la condizione della disoccupazione femminile, poiché diminuirebbe. Secondo i dati Eurostat, infatti, in Italia abbiamo oltre due milioni di donne tra i 25 e i 54 anni che non è occupata e che non cerca nemmeno un impiego;

  • inizieremo ad avere più culle piene. Secondo Istat, infatti, le nascite in Italia sono al minimo storico, con solo 399.400 nati nel 2021;

  • inizieremo ad avere padri più presenti per i loro figli;

  • inizieremo a vedere – per usare la terminologia utilizzata anche dalla Zezza – meno ‘coppie che scoppiano’.

Congedo di paternità, ecco chi e quando può chiederlo all’Inps

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo la Legge 28 giugno 2012 n 92 ha istituito due tipologie di congedo:

  • obbligatorio
  • facoltativo

che potevano essere richiesti all’Inps in maniera alternativa al congedo di maternità della stessa madre, e che potevano essere utilizzati dai padri lavoratori dipendenti, solamente fino al quinto mese del bambino appena nato: il congedo di paternità.

Con la Legge 30 dicembre 2021, entrambi i congedi sono stati stabilizzati e possono essere, pertanto, domandati all’Inps. Come possiamo leggere sul sito ufficiale dell’istituto nazionale per la previdenza sociale:

Possono fruire dei congedi i padri lavoratori dipendenti, anche adottivi, affidatari o collocatari entro e non oltre il quinto mese dalla nascita o dall’ingresso in famiglia o in Italia in caso di adozione nazionale o internazionale, oppure dall’affidamento.

Congedo di paternità: come funzionano i congedi, come richiederli all’Inps e quanto spetta

Ai papà che lavorano come dipendenti sono state concesse dieci giornate di congedo obbligatorio che potranno essere sfruttate anche in maniera non continuativa. Il congedo obbligatorio (10 giorni) può essere richiesto dal 1° gennaio 2021 per tutti gli eventi di:

  • nascita, 
  • adozione;
  • affidamento.

Il secondo congedo di paternità è il congedo facoltativo, che potrà essere richiesto dal papà solo se la mamma lavoratrice deciderà di non sfruttare un giorno di congedo di maternità.

Il padre lavoratore dipendente ha diritto, per i giorni di congedo di paternità – sia obbligatorio che facoltativo – a un'indennità giornaliera a carico dell'INPS pari al 100 % della retribuzione.

Infine, per usufruire del congedo di paternità, il padre lavoratore dovrà comunicare almeno due settimane in anticipo i giorni che intenderà prendere