Lo smart working è stato adottato da numerose aziende private e dal settore pubblico già dal 2020, dall'inizio della pandemia, per fronteggiare l'emergenza sanitaria garantendo la continuità del lavoro da remoto. Moltissime attività e aziende si sono organizzate in questa direzione per continuare a lavorare a distanza nel corso dei mesi, e tutt'ora utilizzano il lavoro da casa.

Con il termine dell'emergenza sanitaria, previsto per fine dicembre 2021, tuttavia non ci sarà uno stop allo smart working, perché molte aziende private continueranno ad utilizzare questa modalità di lavoro anche successivamente alla conclusione del 2021. E non si tratta solo di lavoratori dipendenti di aziende private, ma anche di lavoratori statali.

Secondo le ultime novità infatti, presto arriverà un nuovo contratto per lo smart working nelle amministrazioni pubbliche. I lavoratori dipendenti statali quindi da ottobre vedranno non pochi cambiamenti, come conferma anche un articolo di Tg24.sky.it in merito:

"Tra un mese arriverà il contratto sullo smart working nella Pubblica amministrazione al di fuori dell'emergenza. Lo ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, al Festival dell'Innovazione."

Non si può rinunciare quindi al lavoro da remoto, e anche per i lavoratori statali questa modalità di lavoro continuerà ad essere applicata, al pari di moltissimi lavoratori dipendenti nel settore privato.

Tra un mese quindi arriverà il nuovo contratto di smart working per gli statali: vediamo in questo articolo di cosa si tratta, come funzionerà il nuovo contratto e cosa vorrà dire per chi attualmente lavora nello statale.

Smart working e lavoratori statali: il nuovo contratto

Secondo le ultime novità, arriverà presto, per la precisione intorno al 15 ottobre 2021, il nuovo contratto di lavoro per gli statali in smart working. Secondo quanto spiegato da un articolo recente di Quifinanza.it, al momento non è più applicata la misura del lavoro al 50% in smart working per gli statali:

"I lavoratori del pubblico impiego sono in Italia 3,2 milioni. Per loro, a partire dallo scorso aprile, è venuta a cadere la soglia del 50% di lavoro in smart working, fissata durante l’emergenza Covid dal dicastero presieduto da Brunetta."

Questo vuol dire che ogni singola amministrazione può decidere autonomamente per l'applicazione dello smart working in base alle necessità. Il lavoro in smart working tuttavia non verrà lasciato al caso, perché con l'arrivo del nuovo contratto verranno messe per iscritto le modalità organizzative del lavoro da remoto dei dipendenti statali.

Non si supererà la soglia del 15% di lavoro svolto da remoto, e verranno fornite informazioni precise sull'organizzazione del lavoro da casa in questo senso. Il contratto quindi arriverà per regolamentare l'applicazione dello smart working nelle amministrazioni pubbliche, che al momento viene lasciato a discrezione di ogni singola amministrazione.

Anche se alcuni ancora sono scettici sulle tempistiche, si prevede che il contratto di lavoro in smart working per i lavoratori statali arriverà già ad ottobre, intorno al 15 del mese. Tuttavia c'è chi prevede che le nuove regole verranno applicate in tutte le amministrazioni pubbliche a partire dal prossimo anno, da gennaio 2022.

Nuovo contratto smart working per gli statali: cambierà lo stipendio?

Con la novità dell'arrivo del nuovo contratto per regolamentare lo smart working sono arrivati anche i confronti con i sindacati specifici. Alcuni infatti si chiedono cosa accadrà per gli stipendi con l'arrivo della nuova regolamentazione sullo smart working nelle pubbliche amministrazioni.

Lo stipendio tuttavia subirà delle variazioni, in positivo: si parla di un aumento complessivo degli stipendi per i lavoratori statali che va da 90 a 107 euro. Per chi lavora nelle amministrazioni pubbliche quindi potranno presto cambiare le modalità di lavoro anche fuori dall'emergenza sanitaria.

Questo perché il nuovo contratto verrà applicato non solamente per regolamentare periodi di crisi come quello appena trascorso, ma sarà la nuova realtà per moltissimi. Tuttavia viene anche precisato secondo le bozze del contratto che lo smart working verrà applicato unicamente dove ce ne sarà maggiormente bisogno, e anche nei casi specifici in cui i lavoratori si trovano ad affrontare situazioni di necessità in casa, come la presenza di bambini molto piccoli o di persone che richiedono assistenza.

Sì allo smart working, ma con una regolarizzazione a livello di contratto e con l'applicazione dello stesso in base alle necessità, queste sembrano essere le prospettive per la nuova applicazione del lavoro da remoto per i dipendenti del settore pubblico.

Smart working: i vantaggi per i dipendenti statali e non

Per i lavoratori dipendenti lo smart working può essere un vantaggio, e questo si è visto già dai primi mesi di crisi sanitaria, quando moltissime aziende si sono organizzate per garantire il lavoro da remoto ai propri dipendenti.

In linea generale si può dire che lo smart working è una soluzione che ha funzionato, perché anche nei mesi di chiusura delle attività e di crisi economica maggiore, ha contribuito a garantire una continuità nel lavoro per molti.

Inoltre il lavoro agile offre numerosi vantaggi legati al risparmio, sia per i lavoratori dipendenti privati e statali, sia per gli autonomi che per le imprese. Per i lavoratori si risparmia indubbiamente sul viaggio: sono limitati gli spostamenti da casa all'azienda in cui si è impiegati, e così si ottiene un risparmio indiscusso sui mezzi di trasporto.

Che si tratti di trasporto pubblico o della propria automobile, il costo per i biglietti, per gli abbonamenti o per il carburante viene completamente azzerato dalla possibilità di lavorare da casa. Anche per chi lavora in autonomia scegliere di lavorare da remoto è vantaggioso, come per le imprese. 

Molte di queste infatti possono risparmiare sugli affitti di locali e uffici adibiti al lavoro, risparmiare sui trasporti anche in questo caso, e garantire ai dipendenti una maggiore flessibilità organizzativa. Inoltre grazie a numerose tecnologie che vanno in aiuto dei lavoratori, è possibile organizzare incontri, riunioni e gestire il lavoro tramite un computer.

Infine lo smart working garantisce a chi riesce ad organizzarlo al meglio una flessibilità nel correlare impegni di lavoro e casa. Molti infatti hanno dichiarato di preferire il lavoro agile proprio per la facilità di organizzazione, in correlazione con esigenze di natura assistenziale verso anziani o bambini in casa.

Smart working per gli statali: arriverà per tutti?

Il nuovo contratto per il lavoro da remoto per i dipendenti statali arriverà presto, eppure secondo le indiscrezioni non sarà disponibile per tutti. Questo perché lo smart working si potrà applicare in base alle esigenze specifiche delle singole amministrazioni, ma non solo.

Non tutti potranno beneficiare di questo tipo di contratto, come spiega un articolo recente di Corriere.it:

"Secondo la prima bozza della trattativa Aran-sindacati, sono esclusi i lavori in turno e e quelli che richiedono l’uso costante di strumentazioni non remotizzabili."

Questo si traduce nell'applicazione del contratto individualmente, su casi specifici, in base alle effettive possibilità e necessità. Non sarà inoltre possibile lavorare come dipendente statale da remoto dall'estero, ma unicamente entro i confini nazionali.

Il contratto quindi stabilisce anche in quali modalità verrà applicato il lavoro da remoto: ci saranno fasce di reperibilità e fasce di non reperibilità, e sarà destinato ai singoli dipendenti statali in base alle specifiche mansioni, con un'attenzione particolare per quelle che effettivamente possono essere svolte da casa senza problemi.

In conclusione, si può dire che il contratto di smart working non sarà per tutti, ma verrà applicato in base alle specifiche esigenze e secondo criteri precisi, che vengono regolamentati dallo stesso contratto. In sostanza per molti si tratta di una continuazione di un lavoro che è già cambiato con l'emergenza sanitaria, ma che viene di fatto regolamentato.

Pubblica amministrazione: digitalizzazione e nuove assunzioni

Per la pubblica amministrazione è un periodo di cambiamenti, che non riguardano unicamente l'applicazione dello smart working. In particolare è iniziato già da mesi un processo di innovazione verso una crescente digitalizzazione dei sistemi, che consentirebbe una maggiore flessibilità nel lavoro. 

Flessibilità che per i cittadini si traduce in una maggiore velocità negli adempimenti burocratici, e in una maggiore facilità di accesso ai servizi dedicati erogati dalle diverse amministrazioni. Basta pensare ai rinnovi che hanno coinvolto alcune piattaforme rivolte ai cittadini, come il sito dell'Agenzia delle Entrate o i servizi INPS.

La digitalizzazione inoltre ha portato anche la necessità di introdurre nelle amministrazioni pubbliche nuovi professionisti, in particolare legati al mondo dell'informatica. Si tratta quindi di nuove assunzioni che garantiscono nuovi posti statali ai cittadini, attraverso bandi di concorso. 

Concorsi che dall'arrivo della pandemia si sono tenuti seguendo le principali misure di sicurezza per evitare la diffusione di nuovi contagi da Covid-19. Concorsi che sono stati talvolta modificati nelle modalità di partecipazione proprio per evitare ulteriori episodi di assembramento che avrebbero potuto causare una nuova diffusione del virus. Alcuni test hanno ridotto le date per la partecipazione, altri si sono svolti da remoto.

Come spiega il sito ufficiale del governo, sono stati aperti nuovi bandi per nuovi posti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni per laureati:

"Nella Gazzetta Ufficiale del 13 agosto 2021 è stato pubblicato il bando di concorso per il reclutamento, a tempo determinato, di 500 funzionari da dedicare alle attività di governance dell’attuazione degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)."

I bandi di concorso vengono rivolti soprattutto a giovani laureati, che possono trovare nuovo impiego dopo aver superato una serie di test per l'assunzione.