Il DL Sostegni bis è stato ribattezzato Decreto Imprese e non ha caso, poiché contiene una serie di misure a sostegno delle attività difficoltà, per il valore di ben 40 miliardi di euro. La prima grande novità riguarda i Ristori alla Partita Iva, che questa volta saranno raddoppiati.

Il contributo a fondo perduto sarà infatti completamente diverso e offrirà il doppio della cifra rispetto agli incentivi assegnati dal DL Sostegni. Poiché non verrà restituita solo la percentuale relativa al calo di fatturato di un mese, ma saranno conteggiate due mensilità. 

Si parla poi di un cambio di requisiti che potrebbe far allargare ancora la schiera dei beneficiari dei Ristori e di una modifica nelle modalità di calcolo degli importi, che dovrebbe avvenire tenendo conto non più solo del fatturato, ma anche del bilancio di esercizio.

In ultimo, Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico, ha anticipato che, sempre a sostegno delle Partita Iva, sarà finanziato il Fondo di Garanzia PMI per l’assegnazione di prestiti agevolati.

Il contributo a fondo perduto per Partita Iva raddoppia

Dunque partendo dai Ristori alla Partita Iva, quello che sappiamo di certo è che aumenteranno gli importi del contributo a fondo perduto, perché restituiranno una percentuale calcolata su due mensilità e non più una sola.

Ma sul tavolo del governo anche un cambio dei requisiti di accesso al contributo. Le opzioni che si stanno valutando sono quelle di mantenere, come adesso, la soglia minima di calo di fatturato richiesta per accedere ai ristori al 30%, oppure abbassarla al 20%.

Questo vorrebbe dire che per accedere ai nuovi Ristori basterebbe dimostrare che dal 2019 al 2020 c’è stata una perdita pari al 20%, con un evidente aumento degli aventi diritto ai contributi.

La modifica più sostanziale riguarda però la possibilità di assegnare i Ristori non più tenendo conto del calo di fatturato, ma di fattori quali il risultato di esercizio.

Cosa cambia tra i Ristori assegnati per calo di fatturato e risultato di esercizio

Fino adesso il contributo a fondo perduto per Partite Iva è stato assegnato tenendo conto del calo di fatturato tra 2019 e 2020, cioè per avere i Ristori la differenza tra il fatturato lordo dei due anni deve essere pari almeno al 30%.

Il problema è che la fatturazione lorda, non tenendo conto delle spese di un’attività, quindi dei profitti netti, è un criterio parziale che non rispecchia le reali situazioni economiche di una Partita Iva.

Facendo un esempio davvero spicciolo, il fatturato lordo di un'attività può anche essere altissimo, ma se le uscite sono superiori alle entrate, allora l’attività è in crisi comunque.

Il risultato di esercizio invece è proprio la definizione degli utili e delle perdite di un’attività, poiché rappresenta la differenza tra i costi e le entrate. Ora, questa opzione è di gran lunga più realistica, perché analizzare le perdite di un’attività e il suo reale andamento, cosa che il fatturato lordo non fa. 

Come potrebbe essere calcolato l’importo dei Ristori del Decreto Imprese

Tuttavia, calcolare la cifra dei contributi sul risultato di esercizio richiede anche molto più tempo, perché l’impianto dei Ristori andrebbe stravolto e il calcolo e la verifica degli importi sarebbero attività molto più complesse.

A questo proposito la scelta del Governo potrebbe essere quella di far decidere al contribuente. Cioè potrebbe essere la Partita Iva a scegliere se vuole un contributo immediato, ma calcolato sul calo di fatturato, oppure se preferisce ricevere l’importo più lentamente, ma con un calcolo effettuato sul bilancio.

Altra alternativa potrebbe invece essere quella di dividere il nuovo contributo a fondo perduto in due quote, una basata sul calo di fatturato ed erogata immediatamente e una basata sul bilancio ed erogata tra qualche mese.

Come si calcolano gli importi dei Ristori 2021 del DL Sostegni

Dunque il Decreto Imprese dovrebbe apportare sostanziali modifiche ai Ristori per Partita Iva sia nella cifra assegnata, che dovrebbe essere maggiorata, sia nelle modalità di erogazione. 

Dei miglioramenti al contributo a fondo perduto sono già stati apportati nel 2021 eliminando il requisito dei codici Ateco di appartenenza e abbassando la soglia minima di calo di fatturato dal 33% al 30%.

Attualmente il calcolo degli importi avviene partendo dalla differenza di fatturato annuo tra il 2019 e il 2020. Questa cifra deve poi essere divisa per dodici, per calcolare il calo medio mensile avuto nel 2020. Ottenuto questo dato, cioè la perdita media mensile, si può procedere a determinare gli importi del contributo.

I Ristori infatti restituiscono alla Partita Iva una percentuale del calo medio mensile avuto nel 2020, tale percentuale è stabilita sul fatturato che l’attività ha avuto nel 2019:

  • meno di 100.000 euro, sarà assegnato il 60% del calo medio mensile dell’anno 2020;
  • tra 100.000 e 400.000 euro, il 50%;
  • tra 400.000 e 1.000.000 di euro, il 40%;
  • tra 1.000.000 e 5.000.000 di euro, il 30%;
  • tra 5.000.000 e 10.000.000 di euro, il 20%.

Ovviamente, con i Ristori del Decreto Imprese la cifra assegnata dovrebbe essere doppia rispetto a questo calcolo, poiché terrá conto delle perdite di due mensilità e non più una, a prescindere se il criterio usato sia il calo di fatturato o il risultato di esercizio.

Tutte le informazioni e le indicazioni su come ottenere il contributo a fondo perduto 2021 nel video YouTube di AmiraMondo:

Verso il modello Inglese dei Ristori alle Partite Iva?

Attualmente la finestra di tempo per chiedere i Ristori 2021 si chiude il 28 maggio, tempo dopo il quale il Governo conta di mettere a disposizione i nuovi contributi a fondo perduto del Decreto Imprese.

Se diamo uno sguardo all’Europa in effetti la scelta di tenere conto dei profitti netti è stata fatta da altri governi e in maniera molto più ordinata e costante della nostra. 

Ricordiamo che tra decreti, lockdown, Leggi di Bilancio e cadute di governo per mesi le nostre Partite Iva sono state lasciate senza sostegno e senza nessuna possibilità di guadagno.

Paesi come il Regno Unito hanno scelto per un piano di contributi organizzato in cinque quote erogate ogni tre mesi, dell’importo massimo di 7.500£, parliamo quindi di quasi 40.000£ ad attività per tutta la durata della pandemia. 

Non solo, oltre a fornire un sostegno costante senza lasciare mensilità scoperte, le Partite Iva inglesi per calcolare gli importi e diventare beneficiari dei soldi statali dovevano considerare i loro profitti netti.

Cioè il reale guadagno, eliminata ogni tipologia di spesa legata all’attività, che in UK vuol dire anche la carta igienica nei bagni. Ancora, per aver accesso ai contributi nel Regno Unito il fatturato lordo è un dato irrilevante, non esiste infatti un requisito basato sul calo di fatturato minimo.

Esiste piuttosto un requisito determinato dai profitti massimi, al netto di qualsiasi cosa, raggiunti negli anni precedenti. Parlando più chiaramente, nel Regno Unito hanno diritto ai contributi statli tutte le attività con utili netti inferiori a 50.000 euro all'anno. 

Certo anche questo sistema ha le sue pecche, ma almeno le Partite Iva inglesi hanno potuto contare su un sostegno da parte dello Stato continuo e costante, che tenesse conto delle reali perdite e cioè delle spese che le attività hanno dovuto affrontare senza guadagnare e non solo del fatturato.