Con le nuove limitazioni alla didattica in presenza, la scuola viene ancora sospesa, in concomitanza ai nuovi divieti agli spostamenti. Molti comuni sono nuovamente in zona rossa, rimane alto il rischio contagio da Covid-19, dato anche l’arrivo delle nuove varianti.

Per questo motivo, la scuola deve rinunciare ancora alla ripresa totale, perché in molti casi viene riconfermata la didattica a distanza. Di fatto uno studente su tre non può ancora tornare sui banchi di scuola, dalle scuole di infanzia alle superiori.

La situazione è complessa per gli studenti e per le famiglie, che in un anno si sono trovati a gestire le lezioni da casa con difficoltà talvolta dovute ai mezzi insufficienti (come computer e tablet) da cui collegarsi per seguire gli insegnanti. Allo stesso modo, anche per le scuole e i docenti la situazione ancora una volta è delicata.

Cosa significa didattica a distanza e perché spesso non funziona

L’espressione “didattica a distanza” è stata usata, e lo è ancora oggi, per parlare della gestione della scuola durante la pandemia. Il sito Teamword.it ci offre una descrizione precisa:

“Con Didattica a distanza (DAD) si intende una modalità di didattica che permette a studenti e insegnanti di proseguire il percorso di formazione e apprendimento anche se “fisicamente” distanti. Il supporto online e dei suoi strumenti gioca un ruolo fondamentale.”

La Didattica a Distanza è stata una soluzione, dallo scoppio della pandemia, per garantire la formazione agli studenti nonostante le limitazioni previste dalle misure prese per prevenire la diffusione del virus.

Facendo riferimento a tecnologie di supporto virtuale, la didattica a distanza ha incontrato non pochi problemi durante la sua attuazione concreta.

Una delle situazioni più comuni, dato che spesso anche lo smart working si è svolto da casa, è la possibilità ridotta di avere in casa un numero sufficiente di apparecchi, computer e tablet per garantire l’accesso al web sia a genitori che ai figli.

Con i mesi le famiglie italiane si sono adoperate sempre di più per portare in casa le tecnologie necessarie, ma non sempre è stato così semplice accedervi. Bisogna anche tenere conto che, mentre da un lato la didattica a distanza ha dato dei problemi alle famiglie, lo stesso ha fatto con scuole e insegnanti.

“Come fare didattica a distanza”? I dubbi degli insegnanti

Fin dall’inizio, le scuole e gli insegnanti si sono dovuti adattare alla situazione cercando in qualche modo di garantire la formazione agli studenti nonostante il momento di difficoltà legato ai distanziamenti. Con le scuole chiuse, molti insegnanti si sono aggiornati sulle competenze digitali necessarie a seguire da remoto gli alunni.

Se da un lato la DAD è servita nei primi mesi dallo scoppio della pandemia a dare un senso di continuità a bambini e ragazzi, che sono rimasti collegati da remoto con insegnanti e compagni di classe, dall’altro lato una situazione come questa perdurata nel tempo ha rivelato non poche difficoltà.

Alcuni dei problemi collegati ad una didattica a distanza perpetuata nel tempo sono:

•Difficoltà a fornire l’assistenza educativa di base a studenti con disabilità

•Aumento di assenze a riunioni online e bassa partecipazione degli studenti

•Difficoltà nell’organizzazione materiale della DAD

•Problemi tecnologici legati a computer, tablet e stampanti

Chi lavora nella scuola, direttori e insegnanti, spesso si trova tutt’oggi in difficoltà, perché, data l’innaturalezza di una formazione svolta totalmente da remoto, risulta complesso anche fornire l’educazione scolastica di base.

Se da un lato, c’è fiducia nella ripresa delle attività in presenza nei prossimi mesi, dall’altra la didattica a distanza perpetuata nel tempo ha dato risultati decisamente negativi.

Didattica a distanza senza internet: uno dei problemi principali

Il problema più grande che si è riscontrato nell’affrontare la didattica a distanza è sicuramente quello relativo all’assenza di internet. Non sempre le famiglie e le scuole sono state fin da subito in grado di sopperire a questa mancanza, e il lato tecnico e tecnologico della DAD si è rivelato un problema.

Le mancanze di adeguamento tecnologico ha spesso causato dissenso, e gli stessi alunni si sono sentiti discriminati in base alle possibilità tecnologiche della famiglia o degli insegnanti. Non sono mancati segnali di protesta:

"La didattica a distanza non è scuola! Non è scuola, non è diritto allo studio!”

Sicuramente non avere un computer, o avere pochi dispositivi in casa da cui collegarsi è stato uno dei primi problemi affrontati nel 2020, e ad oggi, anche se in parte risolti, si continua a storcere il naso per questa modalità di insegnamento basato sulla tecnologia.

Quando finirà la didattica a distanza? La scuola è di nuovo a rischio

La scuola in presenza è di nuovo a rischio, perché la didattica a distanza è al momento ancora largamente usata, e ancora si proseguirà a limitare la scuola in presenza. Questo vale soprattutto per le zone che sono nuovamente considerate ad alto rischio per la diffusione del virus, e alcune regioni sono così più penalizzate di altre.

Sono state introdotte nel tempo misure volte a continuare la didattica a distanza ma con un ritorno alla presenza almeno in parte, dividendo la DAD in categorie:

•DAD 100%: quando la didattica a distanza è totale

•DAD 50%: quando si alternano in modo uguale didattica a distanza e in presenza

•DAD 75%: quando la didattica è prevista a distanza per il 75% e in presenza per il restante 25%

Visti i recenti aggiornamenti sulla situazione della diffusione del virus, e i rinnovati blocchi agli spostamenti, la didattica ne ha risentito, specialmente dove si stava in qualche modo tornando alla normalità. Per la DAD che era prevista al 50% per alcune scuole, ora diventerà al 75%, e così via riducendo le ore in presenza.

La diffusione del virus nelle scuole è solo uno dei motivi per cui si continua a scegliere la DAD: il problema sta anche nell’affollamento dei mezzi pubblici di trasporto, che comporta un maggior rischio di contagio. Per limitare l’uso dei pullman e dei bus scolastici, il governo continua a scegliere la didattica a distanza per contenere i momenti di assembramento.

Didattica a distanza per tutti: cresce il malcontento nelle scuole

Il malcontento nelle scuole si aggira già da mesi, e con le rinnovate misure di restrizione per poter spostarsi e creare assembramenti, gli insegnanti ancora una volta hanno dovuto adattarsi alla situazione, e non sempre questo ha portato ad un esito positivo.

L’Anief, associazione sindacale che si rivolge a docenti e formatori, ha sottolineato già a ottobre come, a livello contrattuale, le scuole non erano pronte a continuare ulteriormente sulla via della DAD, perché gli scenari da gestire per gli insegnanti sono diversi da quelli previsti normalmente per i contratti in essere:

“Abbiamo chiesto da diversi giorni al Ministero dell’Istruzione di riaprire il tavolo per realizzare una contrattazione integrativa per disciplinare la didattica a distanza. Occorrono regole professionali chiare, da collocare nel contratto di lavoro. E occorre farlo subito. Perché l’emergenza è destinata a durare, visto che i contagi da Covid sono in aumento.”

A distanza di mesi, le proteste aumentano anche da parte di dirigenti e insegnanti, stanchi di dover tenere chiuse le scuole e non poter garantire un servizio formativo normale. La storia di un dirigente scolastico di Torino sta girando sul web: ha letteralmente occupato la scuola come segno di protesta, portando con sé coperte, cuscini e tutto quello che gli serve per rimanere nell’edificio.

La scuola in questione è da mesi in didattica a distanza, al 100%, e il dirigente ha inviato alle famiglie la sua volontà di protestare per l’ingiustizia che i giovani devono subire. Sono numerose le manifestazioni per la scuola che stanno nascendo in queste ore, e molti pensano che quella avviata dal dirigente torinese non sarà la prima.

Proteste per la didattica a distanza, la scuola è in pericolo

Oltre alle proteste da parte di docenti e dirigenti, si moltiplicano quelle di genitori e alunni, che comunicano il proprio disappunto per la situazione via web. A Genova per esempio alcuni genitori hanno girato dei video pitturandosi il viso con alcune fasce rosse, a sottolineare la lenta e silenziosa guerra per i diritti dei figli di poter andare a scuola.

La scuola, per come la conosciamo, sembra essere in pericolo, e la didattica a distanza, usata come soluzione temporanea per troppo tempo, diventa deleteria anche per le famiglie. Una delle polemiche maggiori riguarda i centri commerciali.

Come sottolinea la protesta partita da Genova, con l’hashtag #giulemanidallascuola, non è accettabile che nella stessa regione i centri commerciali vengano aperti e le scuole no. Una situazione paradossale, per le famiglie italiane che da mesi non possono mandare a scuola i figli.

Alcuni protestano sul web, altri manifestano in piazza per difendere il diritto degli studenti di ricevere una formazione corretta a scuola, e la didattica a distanza è considerata non accettabile, per un periodo di tempo così lungo.