Lavoro e dimissioni: quando si definiscono per giusta causa!

Spesso, per accedere ad alcuni sussidi, come la NASpI, è necessario che le dimissioni siano pervenute per giusta causa. Ma quando possiamo definirle per giusta causa? Quando possono portare alla NASpI? Come dimostrare la giusta causa? Scoprilo qui!

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Come abbiamo sempre sottolineato parlando di una delle misure dedicate ai lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione, la NASpI, essa viene erogata dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale solamente nei confronti dei lavoratori che si trovano disoccupati contro la loro volontà

Questo significa che si tratta di licenziamento voluto dal datore di lavoro, oppure di dimissioni per giusta causa. Insomma, la motivazione per la quale il disoccupato si trova in quello stato non deve essergli completamente imputabile. 

Ebbene, può accadere che il datore di lavoro non rispetti quelli che sono i suoi obblighi nei confronti dei dipendenti

Alcuni esempi? Beh, possiamo sicuramente menzionare i ritardi nei pagamenti, il mancato versamento dei contributi utili alla pensione del lavoratore oppure altre cose. 

Ricorda: quando parliamo di dimissioni per giusta causa facciamo riferimento a fattori non imputabili al lavoratore, ma al datore di lavoro. 

Ma cosa prevede la Legge in questi casi? Beh, quando parliamo di queste difficili situazioni, la Legge prevede la possibilità di recedere immediatamente dal rapporto di lavoro.

Vuoi scoprire meglio come funzionano le dimissioni per giusta causa? Allora, questo articolo è pensato apposta per te!

Prima di procedere, ti consiglio la visione di questo video, realizzato dall'Avvocato Angelo Greco sul diritto di dimettersi per giusta causa per i ritardi sul versamento dello stipendio: 

Dimissioni per giusta causa: una breve panoramica di cosa accade di solito!

Dunque, come abbiamo visto, nel caso in cui venissero violati in qualche modo i diritti del lavoratore, esso può recedere nell’immediato dal contratto di lavoro. 

Di conseguenza, potrà sfruttare le ormai famose dimissioni per giusta causa, che hanno anche il compito di tutelare i diritti del lavoratore che, in caso contrario, potrebbero essere lesi. 

Ebbene, vediamo insieme un po’ di informazioni circa questa modalità di dare le dimissioni e poi ci addentreremo più nello specifico nel mondo delle dimissioni per giusta causa. 

Dunque, come saprai bene, le dimissioni sono l’atto per mezzo del quale il lavoratore esprime la sua volontà a cessare un rapporto di lavoro. Allo stesso modo, quando tale iniziativa viene presa dal datore di lavoro, si parla di licenziamento. Tale premessa era doverosa in quanto è essenziale conoscere i termini giusti per non cadere in possibili fraintendimenti. 

Ricorda: coloro che procedono a sottomettere le loro dimissioni devono osservare un periodo di preavviso. 

In che senso? Beh, il collettivo che viene applicato fissa la durata esatta del periodo di preavviso. L’obiettivo di tale periodo è quello di consentire all’azienda di trovare un sostituto di colui che ha deciso di dimettersi. 

Ricorda sempre che il recesso per giusta causa è normato dalla Legge e consente al dipendente di interrompere in via immediata il suo rapporto di lavoro. 

Ovviamente, oltre a questo, come avrai capito, le dimissioni per giusta causa danno anche la possibilità di accedere alle prestazioni dedicate ai disoccupati, come la NASpI. 

Le difficoltà delle dimissioni per giusta causa!

È importante evidenziare che non sempre risulta facile rassegnare le dimissioni per mezzo di questa procedura. Infatti, spesso la decisione è così drastica (a seguito di un grave comportamento del datore di lavoro) che il lavoratore non ha la possibilità di effettuare nemmeno i giorni di preavviso indicati. 

Ma cosa accade in questa casistica? Ricordiamo che tale metodologia di cessazione del contratto di lavoro è normata dalla legge. 

Ecco, si tratta dell’articolo numero 2119 del Codice Civile. È stata proprio la giurisprudenza ad evidenziare quando le dimissioni per giusta causa possono essere accordate al lavoratore. Alcuni esempi sono i casi che abbiamo visto in precedenza, come il mancato pagamento o il mancato versamento dei contributi. 

Anzi, andiamo a vedere più nel dettaglio quali sono i casi in cui il lavoratore può rassegnare le sue dimissioni per giusta causa, in modo da scoprire tutte le possibilità.

Dimissioni per giusta causa: ecco quando è possibile darle!

Come abbiamo sottolineato in precedenza, quando parliamo di dimissioni per giusta causa dobbiamo sempre tenere a mente che facciamo riferimento ad una procedura che si applica quando il datore di lavoro lede, in qualche modo, i diritti del lavoratore. 

Insomma, le cause della fine del contratto di lavoro, in questi casi, non sono imputabili al lavoratore, ma direttamente al datore di lavoro. 

Questo vuol dire che il dipendente, in base a quanto stabilito dalla Legge, può ricorrere all’immediata cessazione del rapporto di lavoro, che prende il nome di dimissioni per giusta causa. 

Eppure, non tutti i casi di dimissioni volontarie possono essere considerati “per giusta causa”. Infatti, essendo una possibilità prevista dalla Legge, la Giurisprudenza ha anche normato le possibilità dei lavoratori per accedere alle dimissioni per giusta causa. 

Abbiamo fatto alcuni esempi nel corso dell’articolo, ma ora andiamo più nello specifico a comprendere quali sono le cause che possono portare il lavoratore a rassegnare le sue dimissioni per giusta causa. 

Al primo posto abbiamo senza ombra di dubbio il mancato pagamento (o in alcuni casi il ritardo frequente sul versamento delle retribuzioni). Insomma, il pagamento è un diritto del lavoratore e, come tale, non deve essere scavalcato dal datore di lavoro.

Lo stesso vale quando il datore di lavoro, come abbiamo accennato anche in precedenza, non versa i contributi utili per la pensione del lavoratore. 

Ma queste non sono le uniche cause che portano un lavoratore alle dimissioni per giusta causa! Infatti, dobbiamo ovviamente citare anche le molestie sessuali, il mobbing, la pretesa del datore di lavoro che tu compia atti illeciti o ingiurie.

Infine, non possiamo non citare anche una delle cause più frequenti che porta i lavoratori a “licenziarsi”, ossia il demansionamento. Ovviamente, in questi casi bisogna entrare più nello specifico in quanto in alcuni casi il peggioramento delle mansioni è previsto dalla legge. 

Tuttavia, quando si parla di dimissioni per giusta causa, facciamo riferimento ad un demansionamento tale che porta a gravi ripercussioni economiche per il lavoratore. 

Come funziona la procedura di dimissioni per giusta causa? È tutto online!

Vuoi scoprire come funziona la procedura telematica per avanzare le dimissioni online? Beh, allora te ne parlo subito!

Il dipendente che è intenzionato a “licenziarsi” per giusta causa dovrà immediatamente comunicare quali sono state le motivazioni che hanno portato a tale decisione. Insomma, deve far comprendere fin dal principio che non si parla di dimissioni ordinarie. 

Attenzione: le dimissioni devono essere comunicate esclusivamente in via telematica. 

Questo vuol dire che tutte le dimissioni che vengono comunicate in modi differenti non risultano essere efficaci. 

Di conseguenza, bisognerà procedere per mezzo della procedura telematica ed inviare al proprio datore di lavoro i moduli relativi alle dimissioni. Ebbene, all’interno di tali moduli il dipendente potrà barrare la casella prevista per le “dimissioni per giusta causa”. 

Come provare le dimissioni per giusta causa?

Una delle preoccupazioni principali dei lavoratori che decidono di dimettersi per giusta causa è quella di non riuscire a provare, per l’appunto, la giusta causa. 

Ma non c’è nulla di difficile! Prendiamo ad esempio il mancato pagamento degli stipendi. 

In questo caso, basterà una prova documentale che attesti l’esistenza del contratto del lavoro e sostenere di non aver ricevuto alcuna retribuzione. 

Il compito di difendersi spetterà al datore di lavoro che dovrà dimostrare la falsità delle tue accuse, qualora non fosse responsabile di quanto affermato.