E’ stato pubblicato il 14 aprile il rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Il documento “Going for Growth” ha evidenziato i problemi mondiali acuiti dalla situazione di stallo, dovuta alla pandemia Covid-19. 

La crisi economica italiana conclamata è stata confermata dai dati riportati nel documento dell’Organizzazione. Tra i principali focus troviamo la problematica crescita del livello di disoccupazione: un trend in aumento già dagli anni precedenti; il PIL pro capite, e l’aumento vertiginoso di diseguaglianza economica e sociale. 

Disoccupazione e debito pubblico

Parlando dal punto di vista della disoccupazione interna al paese si riscontra un trend in crescita dal 2010. Nel 2019 già si aggirava intorno al 60%, adesso con salita a picco dalla crisi del 2020. 

Il fallimento di gran parte dei medio-piccoli imprenditori, la cassa integrazione, lo stallo degli ampiamenti dell’organico; tante le concause che porteranno ad acuire il problema già presente da tempo. 

La fascia più colpita quella dei giovani: poche assunzioni, poca esperienza e consequenziale senso di smarrimento. Il blocco momentaneo dei licenziamenti per i dipendenti, istituito dal Dpcm ancora in vigore, è solo un palliativo. 

Il problema si presenterà non appena ci sarà il vero sblocco, i dati del rapporto parlano chiaro. Lo stretto rapporto tra PIL procapite e debito pubblico aggrava la situazione generale. I dati delle analisi dell’Ocse sostengono che L’Italia presenti un Pil pro capite in continua diminuzione ed inferiore del 26% rispetto agli altri paesi dell’Organizzazione. 

Anche la produzione è in crisi: si parla del 17% in meno rispetto al resto dei paesi, c’è bisogno di incentivi alla manodopera. 

Dalla disoccupazione alla diseguaglianza economica e sociale, il divario è anche digitale

Non solo il problema della mancanza di posti di lavoro, ma soprattutto quello del divario economico caratterizza la società italiana dell’ultimo anno. Il Covid-19 non ha fatto altro che evidenziare ancora di più differenze tra i tanto ricchi e i tanto poveri. 

Il divario è analizzabile anche dal punto di vista digitale: quanti dispositivi tecnologici deve avere una famiglia per permettere scuola e lavoro ad ogni componente? Tra la didattica a distanza e lo smartworking, tante famiglie si sono trovate penalizzate dal peso economico della tecnologia. 

Come ogni crisi insegna, se da una parte c’è chi muore di fame, dall’altra c’è chi triplica i guadagni. Basti pensare in macro: Cina, tra i paesi più colpiti dal virus, con una crescita del Pil attraverso gli investimenti pubblici in un 2020 di lockdown. Italia e tante altre nazioni non vantano gli stessi dati. 

Se si guarda la situazione interna al paese italiano si ritrova la stessa formula: migliaia di autonomi gridano nelle piazze per essersi ritrovati in fallimento. La disparità economica in Italia ha i livelli più alti rispetto a tutte le altre economie avanzate. 

Il 20% più povero della popolazione dispone del 6,6% del reddito totale, così si legge nel rapporto. 

Le soluzioni dell’Ocse: bisogna fermare la disoccupazione, cambiare le sorti dell’economia italiana

Molte delle sfide strutturali dell’Italia sono state aggravate dalla crisi provocata dal COVID-19” si legge nell’incipit del documento pubblicato dall’Ocse

La priorità essenziale per favorire la ripresa è rappresentata dalla promozione dell’efficienza della pubblica amministrazione, principalmente nell’ottica di migliorare la gestione degli investimenti pubblici

Passaggi chiave, questi ultimi, per un efficace utilizzo dei fondi del Recovery Fund, ma dal governo Conte in poi, ancora nessuna traccia del Recovery Plan. 

Disoccupazione e diseguaglianza economica? Puntare sull’istruzione, il primo punto del rapporto dell’Ocse

I dati sul livello dell'istruzione italiana sono inferiori alla media di quelli dei paesi analizzati dall’Organizzazione. Proprio perché la crisi per il Covid-19 porterà dati ancora più preoccupanti, è necessario riformare l’intero settore delle scuole, così viene dichiarato nel rapporto. 

I problemi di diseguaglianza e disoccupazione sorgono soprattutto per quella parte di popolazione che “ha uno scarso livello di competenze e un basso livello di formazione continua”.

A tal fine è necessario superare gli ostacoli al coordinamento dei vari livelli ed enti di governo e definire le priorità in materia di finanziamenti”, riporta il documento.  

Attuazione di un piano per ingenti investimenti pubblici, il secondo punto per combattere la disoccupazione crescente.

Un altro grafico del rapporto mostra i livelli degli investimenti pubblici ancora una volta più bassi rispetto a quello degli altri paesi. Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico la strategia da attuare è la stessa pensata dalla Cina: ampie somme negli investimenti pubblici in modo da rilanciare l’economia bloccata da troppo tempo. 

Per permettere ciò c’è bisogno di una grande manovra sulla pubblica amministrazione, bisogna alleggerire la burocrazia in modo da agevolare e velocizzare gli appalti e l’attuazione dei progetti in ambito pubblico. 

L’elemento chiave per la ripresa economica è l’utilizzo dei fondi del Recovery.Il successo dipenderà dunque dalla capacità di migliorare l’attuazione, la gestione e la determinazione delle priorità in materia di investimenti pubblici di qualità” si legge nel rapporto.

Migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione operando sulle disparità regionali; questo il progetto per ovviare agli alti tassi di disoccupazione concentrati nel sud del paese.

Uno dei problemi italiani è quello della disomogeneità nella produzione e nell’occupazione che varia da regione a regione.

"Le disparità regionali in termini di capacità di attuazione, nonché gli ostacoli al coordinamento tra i vari livelli di governo devono, tuttavia, essere superati”, spiega l’Organizzazione nel report.

Come si può agire sull’amministrazione pubblica se le regioni si trovano di fronte a situazioni radicalmente differenti l’una dall’altra? Non è poi questo il principio dei grossi problemi riportati sul piano vaccinale?

 “Al fine di attrarre maggiori investimenti privati, occorre identificare con chiarezza, grazie all’uso sistematico di analisi costi-benefici, le priorità infrastrutturali di lungo periodo in grado di favorire la crescita” viene spiegato nell’analisi. 

Una prima riforma deve interessarre il settore giudiziario: importante lo snellimento di tutti i procedimenti amministrativi. In coda una maggiore digitalizzazione di tutte le operazioni.

Le iniziative per l’introduzione di piattaforme digitali di più facile utilizzo per l’utente sembrano poi cozzare con la lunghezza delle procedure amministrative. Piattaforme e amministrazione dovrebbero andare pari passo a tutti i livelli di governo, questo il prezioso consiglio dell’Organizzazione.

Le importanti riforme già attuate tra il 2019/2020

• Aumento degli investimenti pubblici

• Il cosiddetto Decreto Semplificazioni. Tale decreto ha semplificato le procedure per gli appalti pubblici

• i servizi pubblici diventati accessibili via smartphone (Il termine era il 28 febbraio 2020). Tale servizio, basato su un unico sistema di identificazione digitale dei cittadini permette una varietà di servizi con pochi click.

• Introduzione di assegni più elevati per i figli a carico a partire dal 2022.

• Introduzione del piano Cashless Plan alla fine del 2020 per incoraggiare il digitale rispetto all'utilizzo del contante. 

Oltre ai suggerimenti per l’ottimizzazione dei processi già avviati, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha stilato dei nuovi punti chiave per il 2021 con il focus sulla produttività e la digitalizzazione.  

I nuovi punti chiave per le riforme del 2021

Innanzitutto sarà importante rimuovere i vincoli per favorire l’installazione più rapida di infrastrutture per le telecomunicazioni.

Tra le varie complicazioni da attutire sicuramente quelle legate al telelavoro. Accrescere le capacità digitali e le nozioni professionali dei manager di ogni ambito: fondamentale per il livello complessivo di competenze necessario per favorire la diffusione delle tecnologie.

Come ultimo punto, ma non per importanza, c'è l’impegno di portare a compimento le riforme delle banche cooperative e popolari. 

Sarà una ripresa di difficile attuazione ma necessaria per far ripartire l’economia interna e l’esportazione del Made in Italy nei contesti esteri. La socialità, nota fondamentale per i rapporti lavorativi, dovrà rinascere e adattarsi sempre di più a piattaforme digitali. 

Se già precedentemente era improbabile, adesso è più che certo che la tecnologia non potrà più uscire dalle nostre case; anzi, sarà il più valido supporto per quanto riguarda una ripresa sul piano dei rapporti economici.

Dal punto di vista dell’istruzione ci sono ancora tanti pareri discordanti sulla Dad; ma anche in questo caso, dopo un anno di pandemia, bisognerà ricordarsi dell’utilità dei dispositivi tecnologici: vederli come nostri alleati, non come ostacolo, questa la chiave della ripresa.