Donna e lavoro, un binomio che in Italia non sempre funziona. In prospettiva occupazionale ed economica il solco tra uomini e donne è piuttosto profondo, una situazione che pone il Bel Paese tra gli stati in considerevole e crescente difficoltà nel progresso e nello sviluppo in Europa.

Un baratro di genere che ha un peso a dir poco rilevante, comprovato maggiormente dalle diversità territoriali e dall’elemento di sproporzione nel ruolo dirigenziale che, in Campania, raggiunge livelli estremi (in senso negativo): solo poco meno di 1 dirigente su 5 è donna, sebbene sia rincuorante l’aumento segnalato tra 2018-2019, per un +49%, oggi sconvolto dalla crisi.

Il tardo appuntamento con la Storia

La prima legge emanata sulla parità tra uomo-donna risale al 9 gennaio 1963 (n. 7, ossia Divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio e modifiche alla L. 26 agosto 1950, n. 860: «Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri»), con la quale furono predisposti alcuni principi fondamentali:

1. il datore di lavoro non può respingere l’assunzione di una donna recando come ragioni la sua situazione di coniugata o il suo status di gravidanza;

2. al datore di lavoro non è dato licenziare una donna per gravidanza o per matrimonio;

3. alla donna spetta una retribuzione uguale a quella dell’uomo a pari di attività lavorativa;

4. divieto di lavoro notturno soprattutto per le donne in gravidanza e per quelle i cui figli abbiano compiuto un anno;

Il 9 gennaio 1977 a seguito di una direttiva CE sulla parità uomo-donna è stata emanata una legge che preclude qualsiasi sorta di discriminazione, ovvero qualsiasi comportamento che concepisca un effetto pregiudizievole in ragione del sesso.

Ma non sempre ci si è mossi in questa direzione.

La testimonianza di Federica Mutti

Federica è una ragazza di 25 anni che lavoro nel mondo dell'online come Brand Strategist e come YouTube Content Creator sui temi dell'Imprenditoria Digitale, condividendo tutto ciò che sta apprendendo durante il suo percorso di crescita personale, professionale e imprenditoriale. La sua idea di web è quella di un “luogo”come importante opportunità per condividere conoscenza, ispirazioni e positività. Nella giornata dell’8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne ha parlato proprio di donne e di lavoro tra disparità e stereotipi di genere. Un video che vuole affrontare una tematica spesso presa troppo “alla leggera” come quello della questione femminile e della parità di genere.

La pandemia e il crollo del lavoro femminile

Forti le parole di Sabbadini (Istat):

Le donne pretendano ciò che meritano!

Il solo dicembre 2020 conta in Italia più di 101mila posti di lavoro persi: 99mila erano quelli appartenenti a donne, le quali hanno pagato un cospicuo pedaggio occupazionale alla pandemia. Sabbadini quindi non ha esitato a dichiarare: 

Servono leggi e servizi adeguati: la società deve cambiare

La domanda è semplice, forse banale, ma quanto mai opportuna: lavoratori e lavoratrici sono uguali? Come ci si sta muovendo a riguardo nel nostro Paese? In Italia sembrerebbe proprio di no. Una prima risposta pare segnalata dai dati Istat. I numeri devastanti di dicembre gridano al Paese quanto sia a dir poco immenso il baratro tra i due sessi (anche), una voragine che manco a dirlo abbraccia anche l’ambito lavorativo e professionale. La pandemia non ha fatto altro che accendere i riflettori su un problema stagnante di questo Paese, è stata soltanto un altro, l’ennesimo, motivo scatenante. L’ultimo mese del 2020 può fungere da esempio: il tasso di occupazione femminile è calato al 48,6% con la perdita di 1,4 punti percentuali, a fronte dei colleghi maschi che si sono fermati a 0,4 punti percentuali (67,5%). Trenta giorni in cui sono andati in frantumi 101mila posti: 99mila di questi di marca rosa, soprattutto under 50. E gli uomini? La pandemia e la crisi economica ne hanno colpiti solo 2mila.

In un anno l’occupazione ha subito un evidente tracollo, si contano nel complesso più di 444mila unità: di cui 312mila erano lavoratrici. La percentuale ammonta al 70%. Insomma, un dramma al femminile. Ma c’è di più. Tra le donne si è andato ampliando anche il tasso di inattività (più 42mila), specie in nel range di età 15-24 e 35-49. Valori che sono addirittura calati tra gli uomini. Possiamo affermare che il peggio sia alle spalle? Non ancora. L’ottimismo non sembra essere ancora tangibile, e il blocco dei licenziamenti protratto senza interruzione da metà marzo 2020 e la cassa integrazione Covid-19 estesa ormai in sostanza a tutti non agevolano pensieri felici.

Quale la direzione?

Nuovi fenomeni: smart working e didattica a distanza

La pandemia ha segnato un crollo dell’occupazione femminile senza precedenti. Gli esiti dei sondaggi Istat suscitano domande che percuotono irrimediabilmente le coscienze di ciascuno. Perché spetta alle donne il tributo più alto? Perché sono principalmente loro a pagare le conseguenze di questa crisi? Le risposte sono da ricercarsi a monte. Le donne nel nostro Paese svolgono “per definizione” mansioni alquanto precarie, lavori stagionali e solitamente malpagati, retribuiti meno rispetto ai colleghi uomini. Lo scarto sul salario medio si attesterebbe sul 20 %. Non è poco. Il Covid, come in tante circostanze o settori, ha aperto soltanto gli occhi su di una problematica abbastanza celebre. 

Tra smart working e dad, il dilemma carriera-famiglia

Lo smart working si è posto poi come carico improvviso e incredibilmente pesante. Diverse sono le donne che si sono trovate a dover lavorare di punto in bianco in remoto e con figli in dad a cui badare. Una giornata all’insegna di impegno e fatica, in costante crescita. Non farsi trascinare dalle faccende domestiche diviene un vero e proprio numero da circo con gli spazi e le distanze casa-lavoro completamente cancellate. L’alba di una nuova routine spinge diverse donne a un bivio, a scelte drastiche. A ripresentarsi nei loro cuori è l’atavico dilemma esistenziale: famiglia o carriera? L’antinomia, però, non si porrebbe se le italiane potessero far affidamento su di un sistema di welfare più obiettivo e vigoroso, in grado di assicurare loro la libertà di impegnarsi nella realizzazione professionale con le stesse possibilità ed energie dei loro colleghi uomini. Ci si auspica allora una vera parità.

«Essere donna, che impresa!» Parla Stefania Brancaccio

Nel corso del 2020, su 1.336.227 imprese femminili, circa 4.000 sono state costrette a chiudere i battenti a causa della pandemia. Una situazione che è stata discussa ampiamente durante l’incontro webinar «Essere donna…che impresa!» progettato e messo in atto dal Gruppo Giovani Imprenditori di Unione Industriali Napoli, presieduto da Alessandro Di Ruocco, in partnership con Ernst&Young. Il meeting è stata l’occasione per diverse manager di confrontarsi, portando nel cuore del dibattito i propri percorsi esistenziali e le proprie idee. A rappresentare l’universo imprenditoriale rosa anche Stefania Brancaccio, Cavaliere del lavoro, vicepresidente Coelmo.

Stefania Brancaccio è stata la firmataria nel 2010 del manifesto WEPs, Women's Empowerment Principles esposto dal Global Compact delle Nazioni Unite con tanto di sette assiomi suggeriti da reali pratiche aziendali al fine di promuovere presupposti paritari per le donne. Le parole della Brancaccio giungono puntuali

È veramente molto importante riuscire, all'interno delle aziende che sottoscrivono questi punti, a misurare se effettivamente esiste una politica di empowerment della presenza femminile, cominciando dalla parità dello stipendio, dalla parità del trattamento, dalla salute, dalla sicurezza delle donne, promuovendo la formazione professionale.

Stefania Brancaccio e Coelmo, da 70 anni priorità ad ambiente e impresa sociale

Innovazione e impresa nel Mezzogiorno, questo il vessillo di Coelmo, che si occupa della produzione di di gruppi elettrogeni industriali e marini. Si deve ai costanti investimenti in ricerca e sviluppo l’attuale realizzazione di soluzioni uniformate alla sostenibilità ambientale. Alla vicepresidenza c’è, come detto, proprio Stefania Brancaccio.

Il suo mood di impresa è ben preciso: 

Una comunità di persone. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di contribuire alla trasformazione del territorio. Abbiamo scelto di restare in Campania, con stabilimenti a Marcianise e Acerra, e valorizzare le risorse umane locali.

I dipendenti toccano quota 130, il fatturato sfiora circa 40 milioni di euro e la produzione è destinata al mercato estero per l’80 per cento. La Brancaccio afferma che

La sostenibilità non può essere un esercizio su carta, è un obbligo morale per le aziende. I nostri stabilimenti sono a impatto zero e abbiamo sempre seguito il principio dell’innovability, l’innovazione possibile, con impatto diretto sul sociale: dalla qualità della vita dei nostri dipendenti agli effetti sociali sul territorio.

L’importanza della collaborazione uomo-donna

La collaborazione tra uomo e donna in ambito lavorativo è alla base dell’operato della top manager di Hitachi Ltd, Lorena Dellagiovanna

Non sono una fan delle quote rosa, ne capisco l’importanza, ma baso il mio lavoro sulla collaborazione. La diversità è la chiave del successo. L'Italia ha molte donne in posizione di board ma non di leadership e questo significa che le si sceglie per le quote e non per puntare su di loro. 

Per quel che riguarda le conclusioni ci si è affidati a Carla Recupito e Mariaceleste Lauro, consigliere GGI con Delega pari opportunità e leadership femminile, che hanno poi evidenziato anche altri elementi culturali in grado di sostenere il cambiamento: la prospettiva è quella di raggiungere una parità sociale ed economica, femminile e giovanile, essenziale anche per le strategie e i programmi della intera comunità europea.

Carla Recupito, volgendo la sua attenzione alle nuove generazioni, ha anche asserito: 

È necessario far comprendere che fare impresa non è difficile e che l'impresa non è un totem irraggiungibile. Dopo la pandemia entreremo nelle scuole, per incontrare i più giovani e avvicinarli ad un’idea di impresa che richiede sì sacrifici, impegno e studio continuo, ma non per questo è un obiettivo impossibile.

Mariaceleste Lauro, ad Alilauro SpA ha proseguito così: 

Questo è l'avvio di un percorso di consapevolezza che ci condurrà tutti insieme al superamento delle difficoltà che contraddistinguono ancora oggi l'universo femminile. Siamo una realtà importante, uno dei motori dello sviluppo del paese, una delle chiavi dello sviluppo post pandemia e dobbiamo tenerne conto oggi più che mai.

Il webinar va ad inserirsi in un ciclo di meeting voluti dal GGI di Napoli che è andato avanti con «Opportunità e sfide sul mercato dei minibond» il 22 aprile e con l’atto conclusivo «Opzioni di fundraising per PMI e Startup» il 29 aprile.

Chiuderei con le parole dell’aviatrice statunitense Amelia Earhart

La donna che può inventare il suo proprio lavoro è la donna che otterrà fama e fortuna.